Oggi avrei voluto scrivere uno dei miei soliti post noiosi su giornalismo e blog, prendendo spunto da un interessante saggio di Antonio Sofi che ho letto ieri.
Ma stamattina ho cambiato idea, perchè ho scoperto un blog che parla di come il Partito Democratico si stia orientando verso nuove strategie di comunicazione.
Ebbene si, anche i leader del centrosinistra hanno scelto Twitter per confrontarsi sul nuovo programma elettorale!

veltroniVeltroni noi corriamo da soli.

 


bertinottiBertinotti @Veltroni non ce la farete mai

  


veltroniVeltroni yes we can

 


bertinottiBertinotti eh?

 


bertinottiBertinotti non capisce l’inglese

 


veltroniVeltroni @Bertinotti sei giurassico. fattelo insegnare da Rutelli. rofl!

 


rutelli Rutelli @Veltroni ah, sei simpatico

 


veltroniVeltroni @Rutelli ahah plis visit de uebsite

 


rutelliRutelli il mio inglese è perfetto

 


veltroniVeltroni @Rutelli dimostralo. traduci: ciao, come ti chiami?

 


rutelliRutelli hi, how do you call you?

 


veltroniVeltroni quanti anni hai?

 


rutelliRutelli how may years you have?

 


veltroniVeltroni mi chiamo Francesco e sto bene

 


rutelliRutelli I call me Francesco and I stay good

 


dalema D’Alema e ti han messo alla cultura! ahah

 


pannella Pannella mi prendete nel vostro partito?

 


veltroniVeltroni @Pannella mmm, non so. ce la giochiamo a morra

 


pannellaVeltroni @Veltroni vai

 


veltroniVeltroni 1, 2, 3…sasso

 


pannellaPannella forbice

 


veltroniVeltroni @Pannella ho vinto, sei fuori. vai pure a rompere le balle ai comunisti

 


pannellaPannella protesta pacificamente

 


pannellaPannella inizia lo sciopero della fame

 


fassinoFassino ehi raga, ho portato i bomboloni caldi

 


pannellaPannella termina lo sciopero della fame

 


fassinoFassino @Pannella sei la solita merdaccia

 


mastella Mastella la smettete di mandarmi i virus per e-mail?

 


prodiProdi LOL

 

 

Ma non vi illudete: il post noioso è solo rimandato!
 






Non voglio commentare la giornata politica perchè non è il mio lavoro e perchè non lo farei in maniera lucida.

Dico solo due parole sulla copertura - da parte dei media - del voto al Senato.
Antonio Sofi su SpinDoc mette in evidenza il ruolo svolto dal web: sia per la diretta video (prodotta dalla Web Tv del Senato e riproposta dalle principali testate giornalistiche), sia per aver offerto un luogo in cui confrontarsi e commentare in tempo reale ciò che stava accadendo (attraverso Twitter o Excite, come suggerisce Diego).
Per quanto riguarda la televisione, la Rai ha garantito una copertura dell’avvenimento, con dirette su Raitre (poi passata su Raidue) e Rai News 24, quest’ultima anche via web.
Ecco, questa è l’informazione che mi piace: i diversi media che si integrano e riescono a raggiungere tutti, in ogni luogo, in ogni istante, offrendo anche la possibilità di scambiarsi opinioni.

Non ho detto niente di nuovo, lo so, ma avevo bisogno di pensare ad altro!


 





Credo che sia il post più lungo che abbia scritto finora, però il tema non si può liquidare in poche righe.

Riprendo una discussione aperta e interrotta al PiùBlogCamp di Roma, agli inizi di Dicembre.
Per chi non l’avesse seguita, si parlava di rapporto tra blog e giornali, anzi tra blogger e giornalisti.
Il tema era stato proposto da Claudio (se volete, ci sono le slide), che rifletteva sul rapporto tra blog e media tradizionali. E diceva: 

  1. I blog affiancano i media tradizionali. I media tradizionali sfruttano i blog come fonte di notizie.
  2. I blog creano contenuti, colmando un vuoto nell’informazione. I media tradizionali parlano dei blog solo per fare sensazionalismo.

Contestai a Claudio queste tesi, sostenendo che in realtà – a parte qualche rara eccezione – i giornalisti ignorano completamente cosa sia un blog, il web 2.0, il social network. Altro che copiare!
La brusca interruzione del dibattito - che aveva coinvolto anche Maxime, JtheoKiro e Markingegno – mi fece passare per un giornalista conservatore che si oppone alla modernizzazione introdotta dai blog nel panorama informativo.

In realtà, chi mi conosce sa bene che le novità non mi spaventano.
Nel 1997 ho fondato un giornale telematico (non lo guardate perché sono anni che non lo curo più) scritto esclusivamente per il web, quando al massimo esistevano le copie telematiche dei quotidiani cartacei.
Da qualche mese ho deciso di aprire un blog (grazie Stefano per averlo evidenziato), perché mi sembra uno strumento utile per un giornalista e perché credo che i giornalisti abbiano il dovere di conoscere, comprendere e saper gestire i nuovi strumenti della comunicazione. Altrimenti rischiano di diventare inutili.

Qui non si tratta di stabilire se informano meglio i blog o i media tradizionali. Si tratta semplicemente di strumenti diversi, come sono diversi i giornali, la radio, la televisione.
La differenza la fa il mezzo (dal punto di vista tecnico) e la fa chi lo usa (dal punto di vista qualitativo).
E chi cerca di affermare la supremazia di un mezzo sull’altro - lo abbiamo visto nei giorni scorsi con il presunto sorpasso, poi smentito, di internet sulla televisione - lo fa solo per interessi economici: chi vuole investire sul web deve convincere tutti che il web è il mezzo più seguito.

Come giornalista, piuttosto, mi pongo un quesito: come posso utilizzare questi nuovi strumenti, per migliorare la qualità dell’informazione?

Qualche giorno fa, Mario Tedeschini Lalli metteva in evidenza come Repubblica.it abbia aggiornato i lettori in tempo reale sull’esito delle elezioni primarie nello stato americano dell’Iowa.
E sullo stesso argomento - leggo su SpinDoc - l’informazione in tempo reale c’è stata anche grazie a Twitter.
Lo stesso mezzo (il web) è stato utilizzato per informare sullo stesso argomento, in maniera diversa, da giornalisti e non-giornalisti, che hanno fornito informazioni diverse, ma non in contrapposizione tra loro.
Allora, senza dilungarmi troppo, voglio dire che giornalisti e blogger (sempre che si voglia riconoscere l’esistenza di questa categoria, ma lo faccio per esigenza di sintesi, sfidando le ire dei mieimaestri), possono svolgere un ruolo importante nel panorama informativo, ognuno con un ruolo diverso.
A condizione che i primi imparino a conoscere i nuovi mezzi che hanno a disposizione. Ma per questo servirà una grande opera di alfabetizzazione, perche’, come dice il giornalista americano Howard  Owens (che scopro sempre grazie a Mario Tedeschini Lalli), la maggior parte dei giornalisti evita "di toccare internet, se non per qualche email, una ricerca su Google di tanto in tanto e non sia mai che clicchino su un link a Wikipedia". Dall’altra parte, sarebbe auspicabile la nascita di tanti blog di qualità, ricchi di contenuti, che anche i giornalisti possano utilizzare come fonte di informazione (sempre citando la fonte, ovviamente).
Non mi voglio arrogare il diritto di dire come deve essere fatto un blog. In questo ha ragione Catepol. Ognuno scrive quello che vuole sul proprio blog.
Però poi dobbiamo renderci conto - buttando l’occhio ogni giorno sui temi trattati nella blogosfera - che si parla quasi sempre di questioni tecniche (e su quelle non metto bocca, perchè ho la mia consulente), oppure di temi ripresi dalla stampa nazionale. Raramente ci sono novità.
Mi piacerebbe - e credo che ci siano le potenzialità per farlo - che dai blog arrivasse, invece, una ventata di innovazione e di creatività, in un sistema dell’informazione oggi troppo ingessato. Se avete voglia, il dibattito è aperto.

Le immagini sono di: M.Karshis - ShutterCat7 - Danyanais