In questi giorni, si è visto in rete un nuovo tentativo di integrazione tra informazione tradizionale e nuovi linguaggi della comunicazione.
Dopo La Repubblica - che ha lanciato NetMonitor, di cui ho già scritto - è Il Sole 24 Ore a tentare di stabilire un rapporto tra i vecchi e stantii old media e la modernità,  l’innovazione, il nuovo che avanza: i blog.
Con 10 domande, il prestigioso quotidiano economico chiede agli abitanti della rete di porre una domanda - attraverso un breve video - ai candidati premier alle prossime elezioni politiche.
Dopo tante chiacchiere sui giornalisti che odiano i blog, l’iniziativa (segnalatami da Antonella, che è anche una delle artefici dell’esperimento) mi è sembrata molto interessante.
Soprattutto perché è ancora una volta la stampa "tradizionale" a ricercare un modo nuovo di utilizzare la rete - sfruttando le sue peculiarità - per offrire un’informazione più completa, più articolata, o semplicemente diversa da quella dei giornali, della radio, della televisione.
Quello che non mi ha convinto sono alcuni temi proposti dai blogger, o "cittadini digitali" come si è definito qualcuno: democrazia digitale; tecnologia e saggezza; burocrazia digitale; economia digitale; scuola giovani e digitale.
E’ questo che la rete chiede al prossimo Governo?
Ho sempre sentito parlare di autoreferenzialità della blogosfera ma - accecato dall’innovazione di cui mi sembrava portatrice - non comprendevo bene il senso di questa parola, di questa critica rivolta agli abitanti della rete.
Forse comincio a capire.
E mi aspetto la prossima domanda: presenterete un disegno di legge per regolamentare, una volta per tutte, le classifiche di BlogBabel?

 

Aggiornamento
Anche Monica ha scritto un post sull’argomento.
Tra i commentatori, Nicola Mattina (che ha realizzato 10domande) mette in evidenza che sono state poste anche domande su temi di interesse generale.
E’ vero, ma la domanda di Elena (sulla condizione femminile), quella dello stesso Nicola (sulla trasparenza nella pubblica amministrazione) e poche altre, mi sembrano delle eccezioni. La maggior parte delle domande riguardano un "mondo digitale" che vedo troppo lontano dalla realtà.
Maxime scrive che per "pubblicare lì le tue domande devi necessariamente essere pratico di strumenti avanzati della rete. E se la modalità è duepuntozero, è molto probabile che anche le stesse domande siano duepuntozero. Ogni «settore» ha le sue domande".
Il problema secondo me è proprio questo, Max. Se i frequentatori della rete continuano a confrontarsi e a ragionare solo sul proprio "settore", difficilmente la rete riuscirà a cambiare la società.
Ne abbiamo già parlato a Roma: io sono convinto che il web sia portatore di innovazione.
Ma se i suoi "abitanti" continuano a considerarlo come una riserva indiana, credo che difficilmente la nostra real life potrà trarne qualche beneficio.





Sul tema della discussione di qualche sera fa (della quale prometto a breve un montaggio video), interviene anche Dario, sostenendo una tesi che mi sento di condividere: se a Porta a Porta si parla di internet in maniera poco corretta (per usare un eufemismo), non è per screditare i blog a vantaggio dell’informazione tradizionale, ma solo per scarsa conoscenza.
Scrive Dario:

Ci circondano tanti Bruno Vespa, i vostri amici usano Twitter, o scrivono su un blog, sanno cos’è MySpace, o usano MSN?
Se la risposta è NO allora non c’è da stupirsi del vespaio che vi ronza nell’orecchio, nè bisogna proteggersi troppo dai pungiglioni ma essere disposti per quanto possibile all’apertura: in un Paese che è uno degli
ultimi posti in Europa per la banda larga, l’ADSL e l’Internet veloce, vuoi che ci si continui a stupire a bocca aperta?

E a dimostrare per l’ennesima volta che i giornalisti non ce l’hanno con i blog, arriva Netmonitor, una bella iniziativa di Repubblica.it.
  Si tratta di un blog - curato da giornalisti - che racconta le prossime elezioni politiche e la campagna elettorale, attraverso l’occhio dei blog.
L’iniziativa è molto interessante e - oltre a dare "visibilità della rete come spazio pubblico", come diece Giuseppe - credo che rappresenti uno dei pochi esempi in italia di integrazione tra una testata giornalistica e i blog.
Tuttavia, leggendo i primi post di Netmonitor - e soprattutto i commenti - mi convinco sempre di più che la completa libertà di espressione non è sempre un vantaggio.
In nome della libertà di espressione, a volte, si da spazio a chi vuole solo creare confusione, limitando la libertà di chi vuole discutere seriamente.
Tutto ciò rende la sfida di Repubblica - e di Vittorio Zambardino, che cura la nuova iniziativa editoriale - ancora più difficile e stimolante.
In bocca al lupo!