Torno a scrivere dopo una breve pausa estiva e lo faccio perchè l’Olimpiade di Pechino ha messo in evidenza ancora una volta come uno strumento libero, democratico e partecipativo - come è il blog - possa essere usato in maniera illiberale, antidemocratica e volgare.
Mi riferisco a quanto sta accadendo sul blog che la Rai ha aperto, per stabilire un rapporto tra i giornalisti inviati ai Giochi e gli utenti.
Al primo post, tra i tanti complimenti per l’iniziativa, sono comparsi i primi insulti nei confronti della Rai e dei giornalisti che stanno seguendo l’Olimpiade.
E il testo del primo post era semplicemente: "Presto i commenti dei nostri inviati a Beijing2008".
Nel secondo post, Giampiero De Luise - inviato della Rai a Pechino, incaricato di curare il blog - risponde alle critiche e fornisce spiegazioni alle richieste di chiarimento dei lettori più educati.
Ma inesorabili arrivano altri commenti violenti, insulti, ingiurie che costringono De Luise - nel terzo e ultimo post - a chiudere le comunicazioni, dopo aver cancellato i commenti più volgari.
Tanto per non sembrare aziendalista - e chi mi segue sa bene che non lo sono - premetto che secondo me la Rai poteva anche investire un po’ di più sul blog olimpico, visto che ha messo una sola persona a gestirlo.
Premetto anche che De Luise forse poteva andare avanti, cancellando i commenti ingiuriosi e continuando a tenere aperto un canale con i telespettatori più civili, anche quelli critici (come del resto ha fatto nel secondo post).
Ciò detto, mi sembra assurdo che gli utenti della rete, così forieri di modernità e innovazione, non abbiano apprezzato lo sforzo della Rai - un’azienda che sta attraversando un momento poco felice - di aprire un canale informativo attraverso un blog, per coprire un evento così importante cone l’Olimpiade (coperto, tra l’altro, anche con una rete televisiva analogica, una sul digitale terrestre, una sul satellite e otto canali streamig in internet).
Credo che l’innovazione non vada d’accordo con il pregiudizio e l’ideologia e invece, troppo spesso, mi trovo a leggere nei blog parole intrise di pregiudizio e di ideologia, a partire da quello che guida le migliori classifiche italiane e insulta i giornalisti nelle piazze.
Credo che le novità vadano valutate positivamente, a prescindere.
Poi si può criticare e - nel caso di un servizio pubblico - è un diritto criticare.
Ma credo che, con la chiusura del blog olimpico della Rai, si sia persa una bella occasione per far capire alla Rai che il blog può essere uno strumento utile a migliorare l’informazione, a stabilire un rapporto diretto e uno scambio con chi, di solito, è solo utente passivo dell’informazione.
Questo, almeno, è il motivo per cui io - da giornalista della Rai - ho deciso di aprire un blog.
Forse lo stesso motivo per cui lo hanno fatto altri colleghi come Sandro Ruotolo, Pino Scaccia e Pino Bruno e per cui lo ha fatto il direttore del Tg1, Gianni Riotta.
Spero che - dopo questa brutta esperienza - i dirigenti di Viale Mazzini e i direttori di testata abbiano ancora voglia di investire uomini e mezzi per informare attraverso i blog.





"Di che mi dovrei vergognare?
Anzi in quelle
intercettazioni, sì mi ci riconosco".
(
intervista al Corriere della Sera dell’1.7.2008)


Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha respinto la richiesta di licenziamento di Agostino Sacca’ - Direttore di Rai Fiction - avanzata dal Direttore Generale, Claudio Cappon, per motivi disciplinari.
Ai dipendenti Rai non resta che adeguarsi alle decisioni dei dirigenti e Carlo Verna - segretario dell’Usigrai - avanza una proposta:


"E adesso ci sia un indulto disciplinare in Rai. Dopo l’esito del caso Saccà (…) formalizzeremo, provocatoriamente, la richiesta la prossima settimana in Paritetica, la riunione periodica tra azienda e sindacato.

(…) Uguaglianza e uniformità di trattamento impongono quantomeno una sanatoria per chi ha compiuto piccole trasgressioni, o magari è sotto procedimento disciplinare per aver esercitato diritti d’opinione (è il caso, per esempio, di
Loris Mazzetti) che l’azienda non vuole riconoscere".

P.S. Qualcuno è in grado di spiegare la spiegazione fornita dal "comunista gentiluomo", Sandro Curzi, per la sua astensione?

 

 





Valerio Cataldi è un giornalista che ha sempre fatto questo mestiere con passione, cercando di dare voce a chi non ne ha, raccontando la sofferenza degli ultimi.
Anche quando lavoravamo insieme a Videouno (una delle prime tv private a Roma) si è sempre occupato di disagio mentale, povertà, tossicodipendenza, emigrazione.
Dopo una lunga gavetta, anche Valerio è arrivato in Rai - al Tg2 - dove continua a raccontare quelle storie.
Ne ha raccontata una che parla di "Bambini con la pistola", quelli che le organizzazioni criminali usano per spacciare droga, per riscuotere i soldi dai commercianti vittime del racket, o anche per sparare.
Per questo servizio - andato in onda il 27 gennaio in Tg2 Dossier (per ora il video completo non si può vedere perchè il sito del Tg2 è in ristrutturazione) - Valerio ha ricevuto il Premio Marco Luchetta, dedicato al giornalista della Rai che - insieme ai colleghi Alessandro Ota e Dario D’Angelo - fu ucciso da una granata a Mostar il 28 gennaio 1994.
Stavano realizzando un servizio giornalistico sui bambini vittime della guerra balcanica e anche quella che ha raccontato Valerio è una guerra.
E anche in questa guerra muoiono i bambini.
Questo è un assaggio del reportage.

 

 

 





S. = Saccà
P. = Presidente

 

P: con la Elena Russo non c’era più niente da fare? Non c’è modo…?
S: no .. c’è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
S: chi mi dà il numero?
P: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo ..
P: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io ..
P: ti spiego che cos’è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta..
P: allora … è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ….
S: ma questo nome è un problema mio …
P: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …

(da L’Espresso)

Magnaccia e mignotte, accordi incrociati tra aziende concorrenti, dirigenti-zerbino del premier di turno.
Come se nulla fosse accaduto.
Nonostante tutto, le uniche emergenze sulle quali si concentra la politica sono le intercettazioni e la legge blocca-processi.
Nessuno che si preoccupi della qualità del servizio radiotelevisivo pubblico.
Quello che segue è il comunicato stampa di Carlo verna, segretario nazionale dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai).
Lo pubblico, così, tanto per ricordare che ci sono anche giornalisti che hanno a cuore l’autonomia e la qualità dell’informazione.

 

"L’imbarazzante caso Sacca’ conferma quello che da sempre sosteniamo: senza un’indipendenza vera dai partiti la Rai muore.
Un fiume di intercettazioni telefoniche, dal tono piu’ che eloquente, non e’ bastato a consentire una valutazione serena e tempestiva sulla permanenza del dirigente.
La logica politica, che imponeva di “sedare e sopire”, ha prevalso su quella industriale.
Il Servizio Pubblico non reggerebbe altri tre anni di governo aziendale nominato con i criteri spartitori della Gasparri.
Il nuovo Cda non può continuare ad essere un “parlamentino”.
La politica, anziche’ litigare sul Presidente della Vigilanza, ragioni costruttivamente sulle regole per dare autonomia all’azienda.
Qualunque accordo sui nomi dei prossimi amministratori sarebbe una sconfitta per la Rai, per i suoi lavoratori, per gli abbonati e per il Paese".

 

P.S. Altro che Mastella, il Governo Prodi potrebbe essere caduto grazie all’intervento della signorina Manna. Hai capito?





Oggi ho dato un’occhiata al nuovo sito internet del Tg1 e mi sembra piuttosto interessante.
Ora non vorrei passare per aziendalista (quando c’è da criticare lo faccio) ma, secondo me, ci sono diverse novità che - in un panorama dell’informazione così ingessato e conservatore - potrebbero servire a rinnovare il Tg1 (la Rai?).
Provo ad analizzarle.
1. I blog del Tg1. E’ singolare - ma sicuramente positivo - che proprio il Tg più "istituzionale" della Rai sia il primo ad aprirsi a questo nuovo strumento di comunicazione. La Repubblica e L’Espresso, ad esempio, hanno una piattaforma di blog, ma i cosiddetti "blog d’autore" sono di personaggi di diverso tipo, tra i quali c’è anche qualche giornalista del gruppo (Mario Tedeschini LalliAlessandro Gilioli, Federico Rampini, Vittorio Zambardino, solo per citare quelli che leggo abitualmente).
Lo stesso vale per La7, sulla cui piattaforma non ci sono blog del Tg7 (ma ci sono, ad esempio quello di Mario Adinolfi e quello del nuovo leader della "sinistra dajista", Zoro). Il Tg5 non mi sembra abbia blog redazionali.
Il Tg1, che io sappia, è l’unica redazione ad avere dei blog di testata: quello del direttore, Gianni Riotta; "Passato/presente", di Roberto Olla; "Fa’ la cosa giusta", di Giovanna Rossiello; quello dell’inviato Pino Scaccia, che non è proprio un blogger di primo pelo e che credo abbia avuto un ruolo importante nell’apertura di questa piattaforma del Tg1 (è solo una mia idea, ma non ho nessuna conferma).
Presentando il nuovo sito del Tg1, Scaccia dice: "Una maniera per noi di guardare cosa c’è dall’altra parte del teleschermo, ma soprattutto l’occasione per chi assiste di non essere più soggetto passivo ma di intervenire con consigli, suggerimenti e critiche".
Scusate se è poco.

2. I commenti. La formula del blog, consente di commentare i post, l’impostazione del sito, ma anche gli stessi servizi del Tg e le scelte redazionali. Che i telespettatori abbiano una gran voglia di dire la loro sull’informazione del servizio pubblico, lo dimostra il gran numero di commenti al video nel quale Riotta presenta il sito. Molte segnalazioni dei telespettatori sono già state recepite e hanno contribuito a migliorare la qualità del sito (resta ancora da risolvere il problema - direi piuttosto grave - che impedisce di vedere i video con il Mac). Altre, si spera, serviranno a migliorare anche la qualità del Tg1. Non sarà street-journalism, ma è di sicuro un primo passo verso la partecipazione dei cittadini.

3. L’informazione del web. Questo è un mio vecchio pallino: cercare un linguaggio giornalistico del web. Sicuramente ci vorrà del tempo, ma credo che sul sito del Tg1 ci sia qualcosa di nuovo anche in questo senso. Ad esempio - a differenza di quanto si può vedere nel Tg - il sito ospita interviste inedite, documenti, speciali. Un giornalista televisivo, di solito, ha a disposizione un minuto - al massimo un minuto e mezzo - per raccontare un avvenimento. Sul web ora c’è la possibilità di consultare tutto il materiale che - per esigenze di sintesi - non è stato trasmesso nel Tg. Al suo debutto, il sito del Tg1 presenta uno speciale dedicato al Festival di Cannes e uno speciale-web del Tg1 Economia.

4. L’archivio. Il patrimonio di immagini e documenti conservato negli archivi della Rai è la nostra memoria storica. Iniziare a mettere a disposizione dei cittadini i servizi del Tg (disponibili anche in podcast), mi sembra un importante passo avanti. Per consultare le teche della Rai, in ogni caso, c’è anche un servizio apposito.

Lo ammetto, non sono novità sconvolgenti, ma sono contento che la Rai - l’informazione della Rai - abbia iniziato a confrontarsi in maniera più seria di quanto non abbia fatto finora, con questo mezzo.
Sono contento come giornalista della Rai, come blogger, ma soprattutto come cittadino.





Prima delle elezioni i mezzi di informazione hanno dato ampio risalto alle aggressioni e agli episodi di violenza commessi da immigrati, al punto da farle diventare "emergenza".
Nelle ultime 48 ore a Roma si sono verificate due aggressioni: la prima nei confronti di commercianti stranieri nel quartiere del Pigneto; la seconda nei confronti di un conduttore radiofonico dell’emittente DeeGay.it.
I tg della sera hanno dato la notizia in questo modo.

Tg3 delle 19.00
Primo titolo e apertura dedicata ai due episodi di violenza, con un servizio di cronaca di Isabella Mezza, la notizia letta in studio da Maria Cuffaro sui commenti politici, un’intervista al sindaco Alemanno e un’altra intervista - sempre sull’argomento - a Giovanna Melandri.

Tg1 delle 20.00
Nei titoli non c’è traccia della notizia. Apertura dedicata all’emergenza rifiuti (si si, anche questa è "emergenza"), con intervista al procuratore antimafia Pietro Grasso e diretta da Montecitorio di Bruno Luverà sui commenti politici, compreso un servizio sulla summer school della fondazione Italiani Europei di D’Alema e sullo studio sui parlamentari italiani elaborato dalla fondazione "Rodolfo De Benedetti", con intervista al direttore della fondazione, Tito Boeri. A seguire: servizio su una donna trovata morta nel lago d’Iseo; l’aggressione di un ragazzo in discoteca di Frosinone, probabilmente ad opera dei buttafuori; poi - finalmente - la notizia dell’aggressione al Pigneto, con tanto di diretta dalla manifestazione antirazzista, organizzata nella zona: ma della manifestazione non si vede neanche un’immagine e Carlotta Mannu lancia un servizio realizzato da lei stessa, nel pomeriggio, con le interviste agli immigrati aggrediti, al sindaco Alemanno (che ha condannato il gesto), agli abitanti del quartiere. Poi si torna in studio e Attilio Romita anticipa la notizia dei premi assegnati ai film italiani a Cannes. Dell’aggressione al dj gay neanche l’ombra.

Tg2 delle 20.30
Non ho fatto in tempo a vedere i titoli, ma la notizia è arrivata subito dopo l’apertura dedicata alla rivolta contro le discariche a Napoli (trattata con un servizio di cronaca di Fabio Chiucconi e la stessa intervista del Tg1 a Pietro Grasso, realizzata da Francesca Ghidini.
Il servizio è stato lanciato da Maria Concetta Mattei, evidenziando che il raid del Pigneto non avrebbe una matrice politica. Nel servizio viene ribadito lo stesso concetto (diffuso dalla polizia), riportando anche il commento del sindaco Alemanno. Nel servizio, l’episodio del Pigneto viene messo in relazione all’aggressione del dj, con tanto di commento della ministra Carfagna: "quello che è accaduto è gravissimo. L’orientamento sessuale non può essere motivo di discriminazione".





 

Questo blog aderisce alla campagna di Caterpillar "M’illumino di meno".






Non voglio commentare la giornata politica perchè non è il mio lavoro e perchè non lo farei in maniera lucida.

Dico solo due parole sulla copertura - da parte dei media - del voto al Senato.
Antonio Sofi su SpinDoc mette in evidenza il ruolo svolto dal web: sia per la diretta video (prodotta dalla Web Tv del Senato e riproposta dalle principali testate giornalistiche), sia per aver offerto un luogo in cui confrontarsi e commentare in tempo reale ciò che stava accadendo (attraverso Twitter o Excite, come suggerisce Diego).
Per quanto riguarda la televisione, la Rai ha garantito una copertura dell’avvenimento, con dirette su Raitre (poi passata su Raidue) e Rai News 24, quest’ultima anche via web.
Ecco, questa è l’informazione che mi piace: i diversi media che si integrano e riescono a raggiungere tutti, in ogni luogo, in ogni istante, offrendo anche la possibilità di scambiarsi opinioni.

Non ho detto niente di nuovo, lo so, ma avevo bisogno di pensare ad altro!