Torno per l’ultima volta - lo giuro - sulla vicenda che ha coinvolto il blog olimpico della Rai e sulle polemiche feroci che si sono abbattute su Giampiero De Luise, il giornalista incaricato di gestirlo.
Con una sintesi straordinaria Luca De Biase ha riassunto la storia e ha messo in evidenza "i pregiudizi reciproci" tra giornalisti e blogger, che impediscono di ragionare con obiettività sui fenomeni che riguardano la rete.
Io ho deciso di andare a verificare di persona come stanno realmente le cose.
Non conosco personalmente De Luise, ma ho scoperto che è un giornalista impegnato da undici anni nello sviluppo dei new media, in un’azienda che - pur essendo arrivata per prima - non ha mai investito molto in questo settore.
De Luise - in veste di sindacalista - si è anche impegnato per migliorare la qualità dell’informazione di Raisport, pagando in prima persona le sue battaglie.
Faccio questa premessa, perchè trovo veramente intollerabile l’aggressione subita da questa persona, da parte di chi ha usato il blog olimpico della Rai come valvola di sfogo contro la Rai.
Tra i tanti blog che si sono occupati della vicenda - oltre a quelli che ho già citato - oggi ho letto quello di Aghost che dice: "in Rai non hanno ancora ben chiara la distinzione tra blog e forum".
Io credo, invece, che molti blogger non abbiano ben chiara la distinzione tra la Rai e le persone che lavorano in Rai, magari portando avanti ogni giorno delle piccole e invisibili battaglie, per offrire agli utenti un servizio pubblico migliore.
Non voglio difendere l’azienda per la quale lavoro, che altre volte ho criticato.
Non voglio neanche star qui a spiegare quali sono i problemi che ogni giorno - dietre le quinte - affrontano le persone che danno il massimo per soddisfare i bisogni dei telespettatori, degli ascoltatori e - perchè no - degli utenti che seguono le Olimpiadi in rete.
Dico solo che De Luise sta gestendo da solo il blog olimpico - oltre al sito di Raisport, con i sei canali streaming (oltre a Raidue e Rasport Più) che trasmettono in diretta ogni evento olimpico - passando 14 ore delle sue giornate pechinesi davanti al monitor e non in un albergo a cinque stelle, come vorrebbe far credere un quotidiano che, guarda caso, appartiene allo stesso editore del gruppo televisivo concorrente della Rai.
Continuo a credere che i blog possano rappresentare utili strumenti di informazione, ma serve la collaborazione, un lavoro comune di blogger e giornalisti, non il pregiudizio e l’arroganza.
Io per aprire questo blog ho chiesto aiuto a chi ne sa più di me e continuo a farlo ogni volta che mi trovo in difficoltà.
Senza queste persone, non ce l’avrei mai fatta.
Non voglio fare una difesa d’ufficio di un collega - che, tra l’altro, non ne ha bisogno - ma mi piacerebbe che certi blogger, riconoscessero ai giornalisti le loro competenze.
E che, magari, prima di scatenare i linciaggi, andassero a verificare come stanno le cose e scegliessero con cura l’obiettivo delle loro invettive.





Torno a scrivere dopo una breve pausa estiva e lo faccio perchè l’Olimpiade di Pechino ha messo in evidenza ancora una volta come uno strumento libero, democratico e partecipativo - come è il blog - possa essere usato in maniera illiberale, antidemocratica e volgare.
Mi riferisco a quanto sta accadendo sul blog che la Rai ha aperto, per stabilire un rapporto tra i giornalisti inviati ai Giochi e gli utenti.
Al primo post, tra i tanti complimenti per l’iniziativa, sono comparsi i primi insulti nei confronti della Rai e dei giornalisti che stanno seguendo l’Olimpiade.
E il testo del primo post era semplicemente: "Presto i commenti dei nostri inviati a Beijing2008".
Nel secondo post, Giampiero De Luise - inviato della Rai a Pechino, incaricato di curare il blog - risponde alle critiche e fornisce spiegazioni alle richieste di chiarimento dei lettori più educati.
Ma inesorabili arrivano altri commenti violenti, insulti, ingiurie che costringono De Luise - nel terzo e ultimo post - a chiudere le comunicazioni, dopo aver cancellato i commenti più volgari.
Tanto per non sembrare aziendalista - e chi mi segue sa bene che non lo sono - premetto che secondo me la Rai poteva anche investire un po’ di più sul blog olimpico, visto che ha messo una sola persona a gestirlo.
Premetto anche che De Luise forse poteva andare avanti, cancellando i commenti ingiuriosi e continuando a tenere aperto un canale con i telespettatori più civili, anche quelli critici (come del resto ha fatto nel secondo post).
Ciò detto, mi sembra assurdo che gli utenti della rete, così forieri di modernità e innovazione, non abbiano apprezzato lo sforzo della Rai - un’azienda che sta attraversando un momento poco felice - di aprire un canale informativo attraverso un blog, per coprire un evento così importante cone l’Olimpiade (coperto, tra l’altro, anche con una rete televisiva analogica, una sul digitale terrestre, una sul satellite e otto canali streamig in internet).
Credo che l’innovazione non vada d’accordo con il pregiudizio e l’ideologia e invece, troppo spesso, mi trovo a leggere nei blog parole intrise di pregiudizio e di ideologia, a partire da quello che guida le migliori classifiche italiane e insulta i giornalisti nelle piazze.
Credo che le novità vadano valutate positivamente, a prescindere.
Poi si può criticare e - nel caso di un servizio pubblico - è un diritto criticare.
Ma credo che, con la chiusura del blog olimpico della Rai, si sia persa una bella occasione per far capire alla Rai che il blog può essere uno strumento utile a migliorare l’informazione, a stabilire un rapporto diretto e uno scambio con chi, di solito, è solo utente passivo dell’informazione.
Questo, almeno, è il motivo per cui io - da giornalista della Rai - ho deciso di aprire un blog.
Forse lo stesso motivo per cui lo hanno fatto altri colleghi come Sandro Ruotolo, Pino Scaccia e Pino Bruno e per cui lo ha fatto il direttore del Tg1, Gianni Riotta.
Spero che - dopo questa brutta esperienza - i dirigenti di Viale Mazzini e i direttori di testata abbiano ancora voglia di investire uomini e mezzi per informare attraverso i blog.