E’ morto Franco Carlini. Lo conoscevo solo di nome, ma non avevo mai letto niente di suo.
Il triste evento mi ha portato sulle pagine del suo blog e ho trovato diverse riflessioni sul giornalismo, come questa.
Leggendo i commenti al suo post e anche i commenti lasciati al mio post precedente, mi sembra di assistere a uno scontro tra blogger e giornalisti che - a mio avviso - non ha ragione di esistere.alpi-hrovatin
Come giornalista, non credo di poter essere accusato di corporativismo, visto che ho più volte parlato di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Come ho più volte parlato della necessità di ripensare la professione giornalistica, in funzione dei new media e - soprattutto - della nascita dei blog.
Ma se è giusto che i giornalisti si confrontino con questo fenomeno - che inevitabilmente sposta le frontiere dell’informazione - allo stesso tempo è giusto che i "blogger di professione" (non so se la definizione è corretta, ma ci siamo capiti) si confrontino con il giornalismo, analizzandolo nel suo complesso.
cirielloE’ facile dire "i giornalisti non sono liberi, non raccontano la verità e pensano solo a influenzare il nostro modo di pensare".
Non voglio scomodare la memoria di chi ha perso la vita per raccontare la verità, ma mi limito a ricordare il lavoro di tanti giornalisti che - anche in Italia - realizzano inchieste che raccontano i mali del nonstro Paese, senza timori, senza preoccuparsi di scomodare il potente di turno.cutuli
Non basta avere la libertà di scrivere ciò che si vuole, per essere gio
rnalisti. E’ un mestiere come un altro e - come ogni mestiere - richiede delle nozioni tecniche, tanta passione e un po’ di talento personale.
Io uso il computer da quando avevo dieci anni (qualcuno ricorda il Commodore Vic 20?), ma non mi considero un informatico.
Proviamo a discutere senza dogmatismo.
Il tema è troppo importante per essere ridotto all’ennesimo "scontro di civiltà".





Il giornalismo, la blogosfera, i cambiamenti del sistema dell’informazione.
Sto cercando di ragionare su questi temi da diversi giorni, anche leggendo gente che su questi temi ragiona già da molto tempo, come Antonio Sofi, Giuseppe Granieri, Massimo Mantellini e Giovanni Calia (ce ne sono sicuramente altri, ma ho iniziato da loro), o conversando di domenica mattina con Pino Scaccia sul suo blog.

stainoCredo che su questi temi nessuno abbia la verità in tasca e che ci si trovi ancora in una fase di ricerca.
In “Blog Generation”, Granieri parla del “problema dell’ornitorinco”, cioè della necessità di riadattare di continuo le nostre categorie di interpretazione, per spiegare la “rete”.
Credo che l’ornitorinco sia ancora tutto da definire e mi rendo conto che io - blogger di "primo pelo" - sono una delle persone meno adatte a farlo.

Da giornalista, però, mi pongo ogni giorno il problema di capire come sta cambiando il mio lavoro, con l’avvento delle tecnologie e - soprattutto - con la nascita dei blog.
Sono tanti gli argomenti da affrontare. Inizio da quello già sollevato nelSciopero precedente post e ripreso da Giovanni e dai sui commentatori: l’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti e - come proposto provocatoriamente da Giovanni - la nascita di un Ordine dei Blogger.

Credo che il discorso si debba muovere su due binari distinti: da una parte la tutela di chi scrive (giornalista o blogger che sia), dall’altra la tutela dei lettori.

Il primo problema, secondo me, è di natura sindacale, più che "ordinistica".
Chiunque presti la sua opera intellettuale a un editore ha il diritto di essere pagato e tutelato.
Finché qualcuno guadagnerà sul lavoro degli altri, avrà il dovere di pagarlo.
C’è poco da aggiungere.

Il secondo tema, invece, credo sia molto serio.
Io immagino l’Ordine come un organismo di autocontrollo, che sottragga i giornalisti a pressioni e forme di condizionamento da parte del potere politico.
Questo non significa - come dicono molti - difendere una casta, ma difendere l’autonomia dei giornalisti, quindi la libertà di stampa, quindi il diritto dei cittadini ad essere informati, nel rispetto di un solo criterio: la verità.
Non sono così ingenuo da non rendermi conto che oggi l’Ordine dei giornalisti non svolge questa funzione ed è proprio per questo che ho chiesto provocatoriamente: "a cosa serve l’Ordine dei Giornalisti"?

giulianoSono convinto che per scrivere e informare ci si debba assumere delle responsabilità e - quindi - accettare il rispetto di alcune regole.
Non è possibile insultare o diffamare qualcuno senza pagarne le conseguenze.
E’ vero che l’Ip permette di individuare l’autore degli articoli pubblicati sui blog, ma credo (lo dico senza alcuna cognizione tecnica) che non sia impossibile nascondere la propria identità.
E questo è un problema. Non so se un Ordine dei blogger possa risolverlo, ma - sono d’accordo con Giovanni e anche con Mantellini - il problema ce lo dobbiamo porre.

Di sicuro, è necessario ridefinire la figura del giornalista: non possiamo più ignorare l’esistenza di nuove forme di comunicazione. Se lo facessimo rischieremmo di restare esclusi dal sistema dell’informazione. Non oggi, forse, ma tra qualche anno sarà così.

I miei sono pensieri sparsi, lanciati lì per discutere. Possibilmente evitando toni accesi o volgarità. Grazie.





Enzo BaldoniIl 26 agosto di tre anni fa - in Iraq - fu ucciso Enzo Baldoni.
Era un giornalista. Uno che voleva raccontare a tutti i costi l’orrore della guerra. Anche a costo di lasciarci la pelle.
Oggi lo ricorda - sul suo blog - un altro bravo giornalista, l’inviato del Tg1 Pino Scaccia.
E ricorda quando Renato Farina - un’agente segreto mascherato da giornalista, ora radiato dall’Ordine - lo sbeffeggiava dalle pagine di Libero
.
Enzo non c’è più.
Farina ancora scrive su Libero.
«Renato Farina - ha detto il direttore di Libero Vittorio Feltri - scriverà per noi in base alla Costituzione, che consente fino a ora la libera espressione del pensiero. Non ha attività redazionali o incarichi gerarchici, perciò credo che abbia il diritto di dire quello che pensa».
Mi chiedo: a cosa serve l’Ordine dei Giornalisti?