C’è un libro di Marco Travaglio che mi ha colpito in maniera particolare: La scomparsa dei fatti.
Dimostra - dati alla mano - che l’informazione oggi è completamente concentrata sulle opinioni piuttosto che sulle notizie, i fatti.
Così, anche a proposito di un prospettato ritorno all’energia nucleare, il dibattito nel nostro Paese è ancora una volta tutto ideologico.
Essere favorevoli o contrari al nucleare è un atto di fede!
Nel 1987 ho sostenuto il referendum contro il nucleare e - sembrerà strano - oggi non mi pento di averlo fatto.
Non perchè sono della squadra degli antinuclearisti (se iniziassimo a studiare seriamente il modo per produrre energia dall’atomo in maniera pulita, sarei ben felice), ma perchè - oggi come allora - i rischi sono ancora tutti presenti e perchè il nucleare non è neanche così conveniente da un punto di vista economico.
Lo dice Jeremy Rifkin in un articolo segnalato da Sergio (ogni tanto fa anche qualcosa di buono).
Tra le tante cose interessanti che dice - che invito a leggere - affronta un problema irrisolto: l’eliminazione delle scorie.
Il ministro Scajola ha annunciato dal Giappone che l’Italia tornerà al nucleare, perchè serve energia pulita, ma di scorie non ha parlato.
Nè lui, nè tutti coloro che - ogni giorno sulla stampa - sostengono la necessità di tornare al nucleare.
Le scorie non esistono, neanche nei mezzi d’informazione (la scomparsa dei fatti).
Eppure il problema è ancora irrisolto, anche in America: "davvero l’Italia - dice Rifkin - crede di poter far meglio di noi? L’esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".
Dove le vogliamo mettere queste benedette scorie?
Se non stanno bene nel deserto del Nevada, in quale regione italiana possiamo immaginare di realizzare un deposito di rifiuti radioattivi?
 

 





marcia scanzanoDa qualche giorno mi ronzano nelle orecchie alcune dichiarazioni, sentite alla radio o lette sui giornali, a proposito dell’energia nucleare.
Sul nucleare militare, c’è in rete un inquietante post sull’ottimo blog di Pino Scaccia (alla faccia di chi dice che giornalisti e blog non vanno d’accordo).
Sul nucleare civile c’è qualcuno che oggi prova a spingere il nostro Paese verso una strada, che abbiamo lasciato con il referendum del 1987.
Le argomentazioni sono sempre le stesse: c’è la crisi energetica; tra qualche anno il petrolio finirà; le fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico, ecc.) costano troppo.
Non credo di avere un atteggiamento ideologico sull’argomento e sono anche d’accordo con
Bersani, quando dice che dobbiamo lavorare nella ricerca, per capire se è possibile ottenere energia nucleare pulita.
Ma oggi la situazione è quella descritta da Prodi. C’è poco da fare.
Le centrali nucleari non sono sicure e - soprattutto - producono scorie radioattive.
Nel 2003 la Basilicata fu individuata - dal Governo guidato da Silvio Berlusconi - come sito in cui realizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari.
Quell’idea fu bocciata (e il decreto ritirato), non solo per la protesta popolare  - decisa, ma estremamente civile - dei lucani.
A dire che era un progetto folle furono diversi scienziati, tra i quali il premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia.
Da allora, non mi risulta che la ricerca scientifica abbia trovato un modo per produrre energia nucleare senza scorie.
Cioè senza lasciare rifiuti che continuano ad inquinare per secoli, per millenni in alcuni casi.
Allora perchè il problema viene posto solo ed esclusivamente solo in termini economici, ignorando completamente i rischi per la salute delle persone?

Perchè questi signori provano a cancellare una decisione presa dai cittadini nel 1987?
nicoletta
Eppure, da allora la situazione non è cambiata. O qualcuno ha scoperto il metodo per smaltire le scorie senza problemi? Non mi sembra.
E’ possibile che quando ascolto la radio o leggo certe dichiarazioni, mi devo sentire un povero idiota, contrario al progresso?
Soldi, soldi, soldi. Solo di quelli si parla.
Ma conta ancora qualcosa la vita umana?