Qualche riflessione conclusiva sulla bella esperienza di Budapest.
Probabilmente tra qualche anno sarà pronto anche il video che Diego e io abbiamo girato prima, durante e dopo (accompagnati in giro per la città da un tassista naziskin) il Citizen Media Summit, organizzato da Global Voices.
Sono tornato a casa contento di aver conosciuto tanta bella gente, tanti blogger che hanno trovato il modo per rendere il blog uno strumento utile, facendolo diventare un mezzo di informazione dove la libertà di informazione è negata.
Poi, tornando in Italia, ho scoperto che un un giornalista siciliano, Carlo Ruta - che non usava il blog (oggi oscurato) come mezzo di informazione, ma lo aveva fatto diventare comunque uno strumento utile - è stato condannato per il reato di "stampa clandestina".
Ho sempre pensato che i blog utilizzati come un giornale dovessero essere regolamentati esattamente come i giornali.
Ma in questo caso, non si trattava di un giornale, non c’era la cronaca periodica di qualche avvenimento. C’erano invece molti documenti interessanti sulla mafia e soprattutto sull’assassinio di Giovanni Spampinato - cronista de L’Ora e de L’Unità - ucciso nel 1972.
E’ possibile sostenere la causa di Carlo Ruta con una petizione promossa da Giornalismi.info.
Poi ho scoperto pure che il Governo italiano non vuole più discutere in Parlamento la legge, con la quale vorrebbe mandare in galera i giornalisti che pubblicano le intercettazioni.
Altro che disegno di legge, meglio un decreto.
Il decreto legge ha effetto immediato e - visto che sui giornali potrebbe finire anche qualche altra intercettazione dei colloqui telefonici tra Berlusconi e i dirigenti Rai - è meglio far presto.
Allora ho ripensato ad Alaa, giovane blogger egiziano, arrestato per aver manifestato in favore dei magistrati.
Ho pensato alle parole di Luis Carlos che ha spiegato come Chavez stia cercando di cambiare la costituzione del Venzuela aggirando le regole, poggiandosi sulla forza elettorale acquisita grazie alla massiccia presenza su tutte le reti televisive.
Oppure ai giovani blogger cinesi, iraniani, siriani, che ogni giorno cercano di aggirare la censura che - dopo aver imbavagliato la stampa - blocca (o tenta di bloccare) anche la rete.
Ma in Italia c’è la democrazia, è tutta un’altra storia, vero?

Non aggiungo altro, se non questi due video, nei quali siamo intervistati da Eleonora, traduttrice della versione italiana di Global Voices che forse, nei prossimi anni, potrebbe diventare anche da noi un’importante strumento di comunicazione e di controinformazione.
Da tener presente che l’intervista l’abbiamo "concessa" alla fine del meeting ed eravamo molto stanchi e senza fondotinta!

Alfredo  

Diego

 

Sul sito di Radio Radicale c’è anche l’ottimo reportage di Sara Tescione.

Ogni tanto anche una buona notizia.
Bentornata Ingrid!

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Translation by Babelfish (excuse me sorry for mistakes)

Some conclusive considerations about the beautiful experience in Budapest.
Maybe within the next few years the movie that
Diego and I filmed - before, during and after (getting around the city by a naziskin taxi-driver) the Citizen Media Summit, organized from Global Voices - will be ready.
I came back home glad to met much interesting people, many blogger which have found the way to make blog an useful instrument, making it to become means of information, in that countries where information freedom is denied.
Then, coming back in Italy, I discovered that a sicilian journalist,
Carlo Ruta - who didn’t use blog (today darkened) like means of information, but he made it a useful instrument - was condemned for “clandestine press “ crime.
I always thought that blog used as a newspaper had to be restricted exactly like newspapers.
But Ruta’s blog wasn’t a newspaper. It was, instead, a collection of many interesting documents about Mafia and about the murder of
Giovanni Spampinato - reporter for L’Ora and L’Unità - killed in 1972.
It’s possible to support the cause of Carlo Ruta with a
petition, by Giornalismi.info.
Then I have discovered also that Italian Government doesn’t want to discuss in Parliament the law with which they want to arrest journalists who publish phone interceptions.
Not by a bill,
best a decree.
Law decree has immediate effect and - since on other call interceptions between Berlusconi and Rai management could be published by newspaper  - it is better to make soon.
Then I thought to
Alaa - young Egyptian blogger - arrested in order to have manifested in favour of magistrates.
I thought to the words of
Luis Carlos - from Venezuela - who explained as Chavez "wanted to change the constitution outside the rules but with elections", thanks to a massive presence on all net televisions.
Or Chinese, Iranian, Syrian young bloggers who every day try to elude censorship that before stopped press and now blocks (it tries to block) also internet.
But in Italy there is the democracy, is all an other history, true?

I don’t add to other, but only these two movies, in which we are interviewed from Eleonora, translator of the Italian version of Global Voices that perhaps, in the next few years, could become also in Italy an important information and communication instrument.
Attention please: we "granted” interview at the end of the meeting, when we were a lot tired and without make-up!

Complete reportage from Citizen Media Summit 2008 is on Radio Radicale siteweb. By Sara Tescione.





E’ iniziata da poco la seconda giornata del Citizen Media Summit e dopo la sessione di ieri mi sono reso conto che la presunta guerra tra bogger e giornalisti è una prerogativa tutta italiana.
Ory Okolloh - blogger Keniana - ha spiegato che nel suo blog ha raccontato e documentato le violenze che si sono scatenate dopo le ultime elezioni nel suo Paese e che molti giornalisti l’hanno aiutata a raccogliere il materiale pubblicato.
Alaa Abdel Fatah - che abbiamo intervistato - ci ha detto che in Egitto i blogger e i giornalisti sono perseguitati allo stesso modo: se parlano finiscono in carcere, spesso torturati.
Clothilde Le Coz di Reporters sans Frontières ha spiegato che la sua organizzazione (che è un’organizzazione di giornalisti) da anni assiste legalmente centinaia di blogger, perseguitati dai regimi dei rispettivi Paesi.
Insomma, dove la libertà di informare è un bene prezioso, si lavora tutti insieme per difenderlo, blogger e giornalisti.
Purtroppo, dall’Italia - oltre a noi - di blogger e giornalisti ne sono arrivati pochini.
C’è Eleonora Pantò che oggi presenterà la versione italiana di Global Voices e Sara Tescione di Radio Radicale.
Anche lei, come me, è venuta di sua sponte e a sue spese.
Nessuna testata giornalistica italiana ha ritenuto questo evento degno di un inviato.
Intanto, Diego continua a fare live blogging.
 

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I try to translate for Global Voices friends.

The second day of Citizen Media Summit Just started.
After the session of yesterday, I realized that the war between bloggers and journalists is only an italian prerogative.
Ory Okolloh - a Kenian blogger - explained that on her blog she told and documented the violence unleashed after the last elections in her country and she said that many journalists helped her to collect the published material.
Alaa Abdel Fatah - we interviewed him - told us that Egypt bloggers and journalists are persecuted in the same way: if they describe only the facts they are imprisoned, or tortured.
Clothilde Le Coz, from
Reporters sans Frontières, explained that her organization (which is a journalists organization) for  many years legally assisted hundreds of bloggers, persecuted by the regimes of their countries.
In short, where information freedom is a valuable asset, all together - bloggers and journalists - are working to preserve it.
But from Italy - besides us - few bloggers and journalists arrived in Budapest.
There is
Eleonora Pantò, that today will present the Italian version of Global Voices and Sara Tescione, from Radio Radicale.
She is here - like me - by her own and paying by own pockets.
No Italian mainstream media covered this event with a reporter.
Meanwhile, Diego continues
live blogging.

Photos by Madmonk and Maneno.org





Fa un certo effetto entrare in contatto con tante persone alle quali è negato un diritto elementare come la libertà di parola.
Certe cose noi le diamo sempre per scontate.
Qui al Citizen Media Summit - organizzato da Global Voices (qui la versione italiana) - si parla di tortura e carcere come se si commentasse la semifinale degli Europei.
Se volete seguire in diretta l’iniziativa, c’è una diretta streaming, oppure il live blogging di Diego (grazie al quale sto capendo di cosa si parla).
Più tardi provo a riordinare le idee sue questa esperienza, finora molto bella. E siamo solo al primo giorno.

E su Flickr c’è la prova della nostra presenza a Budapest. Sullo sfondo, intenti a seguire il dibattito. Qui si lavora!

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Translation by Babelfish (excuse me sorry for mistakes)

It makes a sure effect to meet many people to which an elementary right, like the word freedom, is denied. For Italians such item are discounted.
At the
Citizen Media Summit - organized by Global Voices - they speak about torture and jail as we can speak about European Soccer Championship.
You can follow summit by web streaming, or by Diego’s live blogging (that helps me to understand what speakers are talking about).
Later I’ll try to reorder my thoughts on this experience, up to now very interesting one.
And it’s only to the first day.





A volte capita che torno ad appassionarmi al mio lavoro.
Ogni tanto torno a occuparmi dei problemi delle persone, a raccontare il disagio dei più deboli, a denunciare i disservizi, a dare voce a chi subisce i soprusi.
A volte mi capita di fare il giornalista sul territorio - o nella fanga, direbbe Zoro - con gli stessi stimoli che mi hanno spinto, tanti anni fa, a fare questo mestiere.
Non capita spesso, ma quando capita il tempo della mia vita privata si riduce sensibilmente.
Per questo motivo ho smesso di scrivere su queste pagine e ho anche dimenticato - il 21 giugno - di festeggiare il primo anno di vita del mio blog.
Spero che la passione per il mio lavoro non passi mai, ma spero di trovare anche il tempo per coltivare questo spazio, che mi sta aiutando anche a fare meglio il mio lavoro.

E domani si parte, alla scoperta di Global Voices!

La foto è di Francesco.