Il tema non è sicuramente nuovo, ma è quello che professionalmente mi interessa di più: il web sta cambiando i mezzi di comunicazione tradizionali e il sistema dell’informazione?
Ne abbiamo parlato al RomeCamp, nel dibattito organizzato da Cannocchiale.tv, che è iniziato con un leggerissimo ritardo (appena tre ore) rispetto a quanto annunciato.
Se ve lo siete perso e se avete intenzione di punirvi, qui sotto c’è la registrazione del match tra Achille, Fabrizio e me (tutti vergognosamente d’accordo).
Dura una ventina di minuti.
Ok ok, ricomincio a scrivere.
Non è facile dopo più di due mesi di pausa.
C’è tanto da dire.
Iniziamo con gli appuntamenti.
Domani mattina sarò al RomeCamp08.
Verso le 12 discuteremo di un tema nuovo: rapporto tra media tradizionali e new media, tra giornalisti e blogger.
Ne parlerò con Achille e Fabrizio.
Se vi interessa siamo qui, in diretta streaming.
Quello dell’emergenza, ultimamente, è un concetto ampiamente diffuso dai mezzi di informazione.
L’emergenza rifiuti, l’emergenza sicurezza, l’emergenza rom.
C’è un’emergenza per tutto. Anche se in realtà ci sono dati oggettivi che smentiscono la gravità di certi fenomeni.
"Ma l’emergenza - obietta qualcuno - non si valuta sulla base dei dati, ma sulla percezione che i cittadini hanno di quel fenomeno".
Allora, visto che a formare la "percezione" contribuiscono i mezzi di informazione (è chiaro che se ogni giorno spari un titolo su un fatto che non esiste, alla fine la gente comincia a percepirlo), mi sento di sostenere l’appello rivolto ai giornalisti da altri giornalisti.
Riguarda, in particolare, il modo in cui i media stanno trattando le notizie che riguardano gli immmigrati e soprattutto i rom.
Ma può essere estesa a molti altri temi trattati dai giornali e telegiornali.
Le parole sono importanti. Se usate male possono scatenare razzismo e intolleranza.
E mi sembra che dal rapporto sui diritti umani di Amnesty Internationall’Italianon esce molto bene.
Grazie a Gilioli per la segnalazione. La foto dei bambini rom è di Giosabba.
Quello che vedete qui sotto è il commento lasciato su Twitter da Andrea Beggi, al termine della diretta streaming di ieri sera su Mogulus.
Non possiamo che essere felici di come è andata la prima "prova tecnica di trasmissione", di un qualcosa che ancora non abbiamo ben definito, ma che sembra interessante.
Informazione? Discussione? Approfondimento? Confronto?
Ancora non ci è ben chiaro l’intento di questo esperimento.
In ogni caso, ieri sera si sono connesse più di cinquanta persone, per seguire la nostra discussione sul rapporto tra giornalismo e web, tra giornalisti e blogger.
Non voglio entrare nel merito del tema trattato, ma voglio ragionare sulle possibili prospettive di questa iniziativa, partita quasi per caso da Antonio e me, rilanciata da Gigi e portata avanti da Matteo, Donato e tanti altri (scusate se non cito tutti).
Mi interessano, piuttosto, alcuni aspetti che spero vengano approfonditi nelle prossime trasmissioni.
La domanda che mi ronza in testa è: come vogliamo continuare a usare il mezzo, per discutere e confrontarci, o per informare?
La differenza non è da poco e, forse, proprio da qui nascono molte incomprensioni tra giornalisti e blogger, tra old e new media.
Credo che questo possa essere il tema della prossima puntata (se siete d’accordo) e cerco di spiegare meglio cosa intendo.
Se decidiamo di utilizzare la rete (la web tv) per discutere guardandoci in faccia, rendiamo più forte il socialnetwork. E questo è sicuramente un aspetto interessante.
Ma il target sarebbe sempre lo stesso: i frequentatori della rete.
Ci accontentiamo di questo?
Io no: a me piacerebbe "esportare" nella società civile l’innovazione di cui la rete è portatrice.
E’ più o meno quello che sta dicendo da un po’ di tempo anche Luca De Biase, con il discorso sull’agenda-setting (come può fare la rete a incidere sulle scelte della politica?).
Se continuiamo a parlare tra di noi, questo non avverrà mai o, comunque, avverrà molto lentamente.
Allora - direte voi - come pensi di allargare la cerchia?
Ovviamente non ho risposte, anche perchè questo mezzo lo sto ancora scoprendo.
Da giornalista, però, mi sono posto il problema di come si può utilizzare questo mezzo per informare e non solo per comunicare (che finora mi sembra l’impiego più diffuso).
Secondo me, colmare un vuoto informativo (tutto da individuare) può servire a suscitare l’interesse nei confronti del web, anche da parte di chi non ha un blog, non usa twitter o gli altri socialnetwork.
Dare notizie che gli altri media non danno, può servire ad allargare la cerchia, a contaminare e innovare la real life, attraverso la rete, con la rete.
Se volete, dite la vostra.
In ogni caso, credo dovremmo ringraziare tutti Bruno Vespa, per averci offerto lo spunto!