Nei mesi scorsi - in piena campagna elettorale - siamo stati travolti dai titoli (di giornali e tg) sulle tante emergenze nazionali: l’emergenza sicurezza (ancor più grave se i reati erano commessi da stranieri), l’emergenza salari (con le famiglie che non arrivavano a fine mese), l’emergenza infortuni sul lavoro, l’emergenza rifiuti in Campania.
Per giorni e giorni l’informazione italiana ha scelto di occuparsi di un tema - o di un altro - in maniera massiccia, come se ci fosse stato un accordo tra tutte le testate per la scelta degli argomenti.
Già, la scelta.
Ma chi sceglie le notizie in Italia? Chi detta l’agenda ai giornali e ai telegiornali?
Perchè in questi giorni la stampa è concentrata - all’unisono - sul grande tema delle interecettazioni telefoniche?
Come mai oggi alla criminalità, agli stipendi bassi (sempre più bassi a causa del costo del gasolio), agli infortuni sul lavoro e ai rifiuti in Campania si dedica sempre meno spazio?
All’inizio dell’anno Luca De Biase si domandava: “l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo mettendoci in rete, può arrivare a influire sull’agenda del paese”? 
A me sembra che neanche l’informazione tradizionale sia più in grado di condizionare le scelte della politica, l’agenda del Paese.
Piuttosto è il contrario: l’informazione è al traino della politica e non riesce più - tranne qualche rara eccezione - a spingere la politica a occuparsi dei temi che stanno a cuore ai cittadini.
Ormai è uno stanco rituale: l’emergenza pirati della strada (con la terribile variante dell’emergenza Suv); d’estate c’è l’emergenza caldo e l’emergenza siccità; d’inverno arriva l’emergenza maltempo e - se venerdì prossimo perdiamo anche con la Romania - allora si che ci piomberà addosso la vera l’emergenza Nazionale.
Quello dell’emergenza, ultimamente, è un concetto ampiamente diffuso dai mezzi di informazione.
L’emergenza rifiuti, l’emergenza sicurezza, l’emergenza rom.
C’è un’emergenza per tutto. Anche se in realtà ci sono dati oggettivi che smentiscono la gravità di certi fenomeni.
"Ma l’emergenza - obietta qualcuno - non si valuta sulla base dei dati, ma sulla percezione che i cittadini hanno di quel fenomeno".
Allora, visto che a formare la "percezione" contribuiscono i mezzi di informazione (è chiaro che se ogni giorno spari un titolo su un fatto che non esiste, alla fine la gente comincia a percepirlo), mi sento di sostenere l’appello rivolto ai giornalisti da altri giornalisti.
Riguarda, in particolare, il modo in cui i media stanno trattando le notizie che riguardano gli immmigrati e soprattutto i rom.
Ma può essere estesa a molti altri temi trattati dai giornali e telegiornali.
Le parole sono importanti. Se usate male possono scatenare razzismo e intolleranza.
E mi sembra che dal rapporto sui diritti umani di Amnesty International l’Italia non esce molto bene.
Grazie a Gilioli per la segnalazione. La foto dei bambini rom è di Giosabba.
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