Sempre a proposito di incidenti mortali sul lavoro, propongo anche qui la vignetta pubblicata da Giulio Laurenzi sul Quotidiano della Basilicata.

morti bianche





Oggi i dirigenti dello stabilimento Fiat di Melfi erano stati convocati in Prefettura a Potenza, dal sottosegretario alla salute Giampaolo Patta.
L’illuso voleva che firmassero - insieme a sindacati, confindustria e enti locali - un protocollo d’intesa per prevenire gli infortuni sul lavoro.
Ma gli uomini della Fiat sono passati in Prefettura a salutare - tanto per non sembrare sgarbati - e poi hanno detto che a quel tavolo non si sarebbero seduti.
Come mai?
Perchè le decisioni su materie tanto delicate - hanno spiegato - le prendono i dirigenti della casa-madre, quelli che stanno a Torino.
In fondo, ieri pomeriggio, è morto solo un operaio in casa loro.
Dopo questo fastidio, non potevano certo scomodarsi per andare a Potenza a parlare di sicurezza sul lavoro.
Però hanno precisato che a loro, la sicurezza sul lavoro, sta molto a cuore.

E scusate se questo sarcasmo non cambierà nulla, ma non posso fare altro.





Oggi in Italia sono morti quattro operai.
In Piemonte, a Venezia, a Roma e alla Fiat di Melfi, in Basilicata.
Tutti pronti con la nuova ondata di indignazione?
Tranquilli, tanto dura poco.

p.s. Non ho fatto in tempo a postare che i morti sono diventati cinque.





Se io faccio una giornata di sciopero la pago con il mio stipendio (come lavoratore).
Se un camionista fa una giornata di sciopero la pago con il mio stipendio (come consumatore).

C’è qualcosa che non quadra.
 





Giovanni ragiona sui recenti fatti di cronaca e sui rischi di atteggiamenti xenofobi e razzistici che potrebbero diffondersi (o si stanno già diffondendo) nel nostro Paese.
Leonardo, ci ricorda alcuni recenti crimini, sottolineando che i responsabili (o presunti tali) sono tutti italiani.
Ivan invece ricorda che un mese fa un italiano condannato per stupro, ottenne le attenuanti per "le particolari impronte culturali ed etniche”. Era di origini sarde.

Ieri riflettevo con Mariangela su quello che sta succedendo in bambina straziiquesti giorni e mi è venuto in mente uno spettacolo, messo in scena qualche tempo fa da L’Albero di Minerva.
Uno spettacolo molto bello che raccontava una storia molto triste: quella dei copii strazii.
I copii strazii sono i ragazzi di strada di Bucarest.
Quelli che - dopo la fine della dittatura di Ceausescu, nel 1989 - sono stati abbandonati dalle tante famiglie rumene ridotte in miseria.

Bambini - tra i 4 e i 20 anni - che hanno trovato rifugio nelle fogne di Bucarest, facendole diventare la loro casa.
Furti, droga, prostituzione, malattie veneree, aids: questa è l’infanzia che hanno conosciuto.
Oggi, chi di loro è riuscito a sopravvivere, forse è tra i criminali che infestano le nostre città.

In questi giorni, i telegiornali e i giornali si sono occupati abbondantemente della atroce fine di Giovanna Reggiani e della presenza dei romeni e dei rom (non sono la stessa cosa) in Italia.bambino strazii
La solita abbuffata mediatica, scatenata dall’emozione del momento e che, molto probabilmente, si andrà esaurendo nei prossimi giorni.
E poi, le strumentalizzazioni di una politica, ormai ridotta a rissa continua.
Si guarda tutto dalla superficie, senza mai mettere la testa sotto il pelo dell’acqua.
Lo fa la politica, lo fa la stampa, lo fanno i cittadini.

bambino sorriso"Un bambino che è coperto soltanto dall’immondizia che gli hanno buttato addosso gli altri.
Un bambino che ha dimenticato anche come si piange, risparmiando le lacrime per quando ha sete.
Un bambino dimenticato dalla sorte e dai suoi simili.
Simili che gli hanno dato il vestito che a loro non piaceva più e gli spiccioli che occupavano troppo spazio in tasca, senza dargli il giorno di domani".

Questa l’ha scritta Alina. Una ragazza romena.

P.S. Oggi un amico è diventato più saggio, più maturo (un modo carino per dire "più vecchio"). Tanti auguri a colui che mi sta facendo scoprire i tanti misteri della rete! Buon compleanno Giuseppe.