Amo il mio lavoro, anche perchè mi permette di conoscere persone di ogni tipo.
Questi incontri, a volte, mi lasciano dentro la sensazione di aver vissuto istanti irripetibili, in compagnia di personaggi unici.
Mi è accaduto a luglio dello scorso anno, quando ho intervistato Carlo Colombaioni, un clown, un artista vero.
Un uomo straordinario, che forse non finirà mai nei libri di storia, nonostante abbia fatto qualcosa di importante per l’umanità: ha regalato sorrisi.
Lo faceva con semplicità, con trucchi e giocolerie talmente semplici e ingenui da sembrare impossibili, in questi nostri tempi così complessi.
A Potenza è salito sul palco per l’ultima volta, grazie a Marianna, Cico e Sara che lo hanno invitato, a fare quello che sarebbe stato l’ultimo atto di una vita spettacolare.
Era vecchio, stanco, malato e si muoveva a fatica trascinando la gamba che si era slogato il giorno prima.
Nonostante tutto era lì, perchè quello era l’unico luogo in cui poteva realizzare il sogno della sua vita: far ridere. 
Alla fine dello spettacolo era stremato, ma non si è sottratto neanche all’intervista di chi voleva sapere qualcosa di più, di chi gli avrebbe rivolto le domande che gli avevano già rivolto migliaia di volte, in tutto il mondo.
Anche a Potenza si è concesso fino in fondo, come avrà fatto fino all’ultimo istante della sua affascinante vita, finita giovedì scorso.
Non riesco a immaginare un funerale triste per un clown, per questo gli dedico una risata: lo scopo della sua vita.
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