A volte capita che torno ad appassionarmi al mio lavoro.
Ogni tanto torno a occuparmi dei problemi delle persone, a raccontare il disagio dei più deboli, a denunciare i disservizi, a dare voce a chi subisce i soprusi.
A volte mi capita di fare il giornalista sul territorio - o nella fanga, direbbe Zoro - con gli stessi stimoli che mi hanno spinto, tanti anni fa, a fare questo mestiere.
Non capita spesso, ma quando capita il tempo della mia vita privata si riduce sensibilmente.
Per questo motivo ho smesso di scrivere su queste pagine e ho anche dimenticato - il 21 giugno - di festeggiare il primo anno di vita del mio blog.
Spero che la passione per il mio lavoro non passi mai, ma spero di trovare anche il tempo per coltivare questo spazio, che mi sta aiutando anche a fare meglio il mio lavoro.

E domani si parte, alla scoperta di Global Voices!

La foto è di Francesco.




Oggi ho dato un’occhiata al nuovo sito internet del Tg1 e mi sembra piuttosto interessante.
Ora non vorrei passare per aziendalista (quando c’è da criticare lo faccio) ma, secondo me, ci sono diverse novità che - in un panorama dell’informazione così ingessato e conservatore - potrebbero servire a rinnovare il Tg1 (la Rai?).
Provo ad analizzarle.
1. I blog del Tg1. E’ singolare - ma sicuramente positivo - che proprio il Tg più "istituzionale" della Rai sia il primo ad aprirsi a questo nuovo strumento di comunicazione. La Repubblica e L’Espresso, ad esempio, hanno una piattaforma di blog, ma i cosiddetti "blog d’autore" sono di personaggi di diverso tipo, tra i quali c’è anche qualche giornalista del gruppo (Mario Tedeschini LalliAlessandro Gilioli, Federico Rampini, Vittorio Zambardino, solo per citare quelli che leggo abitualmente).
Lo stesso vale per La7, sulla cui piattaforma non ci sono blog del Tg7 (ma ci sono, ad esempio quello di Mario Adinolfi e quello del nuovo leader della "sinistra dajista", Zoro). Il Tg5 non mi sembra abbia blog redazionali.
Il Tg1, che io sappia, è l’unica redazione ad avere dei blog di testata: quello del direttore, Gianni Riotta; "Passato/presente", di Roberto Olla; "Fa’ la cosa giusta", di Giovanna Rossiello; quello dell’inviato Pino Scaccia, che non è proprio un blogger di primo pelo e che credo abbia avuto un ruolo importante nell’apertura di questa piattaforma del Tg1 (è solo una mia idea, ma non ho nessuna conferma).
Presentando il nuovo sito del Tg1, Scaccia dice: "Una maniera per noi di guardare cosa c’è dall’altra parte del teleschermo, ma soprattutto l’occasione per chi assiste di non essere più soggetto passivo ma di intervenire con consigli, suggerimenti e critiche".
Scusate se è poco.

2. I commenti. La formula del blog, consente di commentare i post, l’impostazione del sito, ma anche gli stessi servizi del Tg e le scelte redazionali. Che i telespettatori abbiano una gran voglia di dire la loro sull’informazione del servizio pubblico, lo dimostra il gran numero di commenti al video nel quale Riotta presenta il sito. Molte segnalazioni dei telespettatori sono già state recepite e hanno contribuito a migliorare la qualità del sito (resta ancora da risolvere il problema - direi piuttosto grave - che impedisce di vedere i video con il Mac). Altre, si spera, serviranno a migliorare anche la qualità del Tg1. Non sarà street-journalism, ma è di sicuro un primo passo verso la partecipazione dei cittadini.

3. L’informazione del web. Questo è un mio vecchio pallino: cercare un linguaggio giornalistico del web. Sicuramente ci vorrà del tempo, ma credo che sul sito del Tg1 ci sia qualcosa di nuovo anche in questo senso. Ad esempio - a differenza di quanto si può vedere nel Tg - il sito ospita interviste inedite, documenti, speciali. Un giornalista televisivo, di solito, ha a disposizione un minuto - al massimo un minuto e mezzo - per raccontare un avvenimento. Sul web ora c’è la possibilità di consultare tutto il materiale che - per esigenze di sintesi - non è stato trasmesso nel Tg. Al suo debutto, il sito del Tg1 presenta uno speciale dedicato al Festival di Cannes e uno speciale-web del Tg1 Economia.

4. L’archivio. Il patrimonio di immagini e documenti conservato negli archivi della Rai è la nostra memoria storica. Iniziare a mettere a disposizione dei cittadini i servizi del Tg (disponibili anche in podcast), mi sembra un importante passo avanti. Per consultare le teche della Rai, in ogni caso, c’è anche un servizio apposito.

Lo ammetto, non sono novità sconvolgenti, ma sono contento che la Rai - l’informazione della Rai - abbia iniziato a confrontarsi in maniera più seria di quanto non abbia fatto finora, con questo mezzo.
Sono contento come giornalista della Rai, come blogger, ma soprattutto come cittadino.





In questi giorni, si è visto in rete un nuovo tentativo di integrazione tra informazione tradizionale e nuovi linguaggi della comunicazione.
Dopo La Repubblica - che ha lanciato NetMonitor, di cui ho già scritto - è Il Sole 24 Ore a tentare di stabilire un rapporto tra i vecchi e stantii old media e la modernità,  l’innovazione, il nuovo che avanza: i blog.
Con 10 domande, il prestigioso quotidiano economico chiede agli abitanti della rete di porre una domanda - attraverso un breve video - ai candidati premier alle prossime elezioni politiche.
Dopo tante chiacchiere sui giornalisti che odiano i blog, l’iniziativa (segnalatami da Antonella, che è anche una delle artefici dell’esperimento) mi è sembrata molto interessante.
Soprattutto perché è ancora una volta la stampa "tradizionale" a ricercare un modo nuovo di utilizzare la rete - sfruttando le sue peculiarità - per offrire un’informazione più completa, più articolata, o semplicemente diversa da quella dei giornali, della radio, della televisione.
Quello che non mi ha convinto sono alcuni temi proposti dai blogger, o "cittadini digitali" come si è definito qualcuno: democrazia digitale; tecnologia e saggezza; burocrazia digitale; economia digitale; scuola giovani e digitale.
E’ questo che la rete chiede al prossimo Governo?
Ho sempre sentito parlare di autoreferenzialità della blogosfera ma - accecato dall’innovazione di cui mi sembrava portatrice - non comprendevo bene il senso di questa parola, di questa critica rivolta agli abitanti della rete.
Forse comincio a capire.
E mi aspetto la prossima domanda: presenterete un disegno di legge per regolamentare, una volta per tutte, le classifiche di BlogBabel?

 

Aggiornamento
Anche Monica ha scritto un post sull’argomento.
Tra i commentatori, Nicola Mattina (che ha realizzato 10domande) mette in evidenza che sono state poste anche domande su temi di interesse generale.
E’ vero, ma la domanda di Elena (sulla condizione femminile), quella dello stesso Nicola (sulla trasparenza nella pubblica amministrazione) e poche altre, mi sembrano delle eccezioni. La maggior parte delle domande riguardano un "mondo digitale" che vedo troppo lontano dalla realtà.
Maxime scrive che per "pubblicare lì le tue domande devi necessariamente essere pratico di strumenti avanzati della rete. E se la modalità è duepuntozero, è molto probabile che anche le stesse domande siano duepuntozero. Ogni «settore» ha le sue domande".
Il problema secondo me è proprio questo, Max. Se i frequentatori della rete continuano a confrontarsi e a ragionare solo sul proprio "settore", difficilmente la rete riuscirà a cambiare la società.
Ne abbiamo già parlato a Roma: io sono convinto che il web sia portatore di innovazione.
Ma se i suoi "abitanti" continuano a considerarlo come una riserva indiana, credo che difficilmente la nostra real life potrà trarne qualche beneficio.





Credo che sia il post più lungo che abbia scritto finora, però il tema non si può liquidare in poche righe.

Riprendo una discussione aperta e interrotta al PiùBlogCamp di Roma, agli inizi di Dicembre.
Per chi non l’avesse seguita, si parlava di rapporto tra blog e giornali, anzi tra blogger e giornalisti.
Il tema era stato proposto da Claudio (se volete, ci sono le slide), che rifletteva sul rapporto tra blog e media tradizionali. E diceva: 

  1. I blog affiancano i media tradizionali. I media tradizionali sfruttano i blog come fonte di notizie.
  2. I blog creano contenuti, colmando un vuoto nell’informazione. I media tradizionali parlano dei blog solo per fare sensazionalismo.

Contestai a Claudio queste tesi, sostenendo che in realtà – a parte qualche rara eccezione – i giornalisti ignorano completamente cosa sia un blog, il web 2.0, il social network. Altro che copiare!
La brusca interruzione del dibattito - che aveva coinvolto anche Maxime, JtheoKiro e Markingegno – mi fece passare per un giornalista conservatore che si oppone alla modernizzazione introdotta dai blog nel panorama informativo.

In realtà, chi mi conosce sa bene che le novità non mi spaventano.
Nel 1997 ho fondato un giornale telematico (non lo guardate perché sono anni che non lo curo più) scritto esclusivamente per il web, quando al massimo esistevano le copie telematiche dei quotidiani cartacei.
Da qualche mese ho deciso di aprire un blog (grazie Stefano per averlo evidenziato), perché mi sembra uno strumento utile per un giornalista e perché credo che i giornalisti abbiano il dovere di conoscere, comprendere e saper gestire i nuovi strumenti della comunicazione. Altrimenti rischiano di diventare inutili.

Qui non si tratta di stabilire se informano meglio i blog o i media tradizionali. Si tratta semplicemente di strumenti diversi, come sono diversi i giornali, la radio, la televisione.
La differenza la fa il mezzo (dal punto di vista tecnico) e la fa chi lo usa (dal punto di vista qualitativo).
E chi cerca di affermare la supremazia di un mezzo sull’altro - lo abbiamo visto nei giorni scorsi con il presunto sorpasso, poi smentito, di internet sulla televisione - lo fa solo per interessi economici: chi vuole investire sul web deve convincere tutti che il web è il mezzo più seguito.

Come giornalista, piuttosto, mi pongo un quesito: come posso utilizzare questi nuovi strumenti, per migliorare la qualità dell’informazione?

Qualche giorno fa, Mario Tedeschini Lalli metteva in evidenza come Repubblica.it abbia aggiornato i lettori in tempo reale sull’esito delle elezioni primarie nello stato americano dell’Iowa.
E sullo stesso argomento - leggo su SpinDoc - l’informazione in tempo reale c’è stata anche grazie a Twitter.
Lo stesso mezzo (il web) è stato utilizzato per informare sullo stesso argomento, in maniera diversa, da giornalisti e non-giornalisti, che hanno fornito informazioni diverse, ma non in contrapposizione tra loro.
Allora, senza dilungarmi troppo, voglio dire che giornalisti e blogger (sempre che si voglia riconoscere l’esistenza di questa categoria, ma lo faccio per esigenza di sintesi, sfidando le ire dei mieimaestri), possono svolgere un ruolo importante nel panorama informativo, ognuno con un ruolo diverso.
A condizione che i primi imparino a conoscere i nuovi mezzi che hanno a disposizione. Ma per questo servirà una grande opera di alfabetizzazione, perche’, come dice il giornalista americano Howard  Owens (che scopro sempre grazie a Mario Tedeschini Lalli), la maggior parte dei giornalisti evita "di toccare internet, se non per qualche email, una ricerca su Google di tanto in tanto e non sia mai che clicchino su un link a Wikipedia". Dall’altra parte, sarebbe auspicabile la nascita di tanti blog di qualità, ricchi di contenuti, che anche i giornalisti possano utilizzare come fonte di informazione (sempre citando la fonte, ovviamente).
Non mi voglio arrogare il diritto di dire come deve essere fatto un blog. In questo ha ragione Catepol. Ognuno scrive quello che vuole sul proprio blog.
Però poi dobbiamo renderci conto - buttando l’occhio ogni giorno sui temi trattati nella blogosfera - che si parla quasi sempre di questioni tecniche (e su quelle non metto bocca, perchè ho la mia consulente), oppure di temi ripresi dalla stampa nazionale. Raramente ci sono novità.
Mi piacerebbe - e credo che ci siano le potenzialità per farlo - che dai blog arrivasse, invece, una ventata di innovazione e di creatività, in un sistema dell’informazione oggi troppo ingessato. Se avete voglia, il dibattito è aperto.

Le immagini sono di: M.Karshis - ShutterCat7 - Danyanais