Mi rendo conto che oggi per essere considerati bravi giornalisti è sufficiente pubblicare le notizie cancellate da direttori, come Minzolini, sempre impegnati a dare una rappresentazione della realtà distorta e di parte.
In questo desolante panorama informativo, Enrico Mentana è diventato il direttore del Tg più apprezzato in Italia. Ha avuto il merito di prendere un Tg dagli ascolti bassissimi e portarlo a livelli mai raggiunti dal notiziario de La7.
Lo ha fatto proponendo un telegionale quasi monotematico (in gran parte è occupato dalla pagina politica), pieno di suoi commenti (molto poco anglosassone anche in questo), ma forte del fatto che alla stessa ora sulla principale rete Rai andava in onda un Tg a dir poco imbarazzante. Circostanza che gli ha permesso di far passare quasi inosservata l’assenza, dal suo Tg, di notizie relative alla vita di questo Paese, ai lavoratori che perdono il posto, che si arrampicano sui tetti o sulle gru, agli studenti che protestano (degni di attenzione solo se si spaccano vetrine o si incendiano auto).
Detto questo, lo ringraziamo infinitamente di aver cercato di bilanciare in qualche modo un’informazione per la quasi totalità controllata da un gestore unico, proprietario di un impero televisivo e in grado di piazzare suoi uomini di fiducia in tutti i posti chiave della Rai (che sono ancora tutti lì).
Un merito che, tuttavia, non dà il il diritto a Mentana di andare contro le regole: ebbene sì, valgono anche per lui.
Regole stabilite dai contratti, dallo statuto dei lavoratori, dalle leggi di questo Stato (almeno finchè Marchionne e i suoi seguaci non le cancelleranno).
Il direttore del Tg La7, invece, è sempre stato piuttosto insofferente alle relazioni sindacali e lunedì scorso ha negato al comitato di redazione - il Cdr, l’organismo sindacale dei giornalisti - di leggere un comunicato nel corso del Tg. Non entro nel merito del contenuto, ma è importante ricordare che lo stesso comunicato è stato letto - perché è previsto dalle regole (art. 34 del CCNLG) e non perché i direttori sono più magnanimi - nei Tg della Rai, di Mediaset, di Sky e pubblicato sui quotidiani.
Mentana, invece, forte dello share (mi ricorda un Presidente del Consiglio che si faceva forte del voto del popolo) ha deciso che lui poteva essere esonerato dalla lettura di questo comunicato, perché era noioso, perché avrebbe rovinato il “suo” telegiornale.
Inevitabilmente - e secondo me giustamente - il Cdr sostenuto dall’Associazione della Stampa Romana ha fatto quello che fa in questi casi un sindacato: ha minacciato una azione legale.
Apriti cielo! Chi può permettersi di criticare il direttorissimo… ah no, quello era l’altro… insomma, è bastata la minaccia di una denuncia per comportamento antisindacale (art. 28 dello statuto dei lavoratori) per attribuire a Mentana il diritto di fare il suo editoriale… no, il suo comunicato, nel suo Tg - ovviamente senza replica o contraddittorio - per dire che si dimetteva perché quei cattivoni del sindacato avevano osato imporgli il rispetto di una legge, a lui, al migliore, ma figuriamoci!
E poi per dare più forza alle sue ragioni, ha detto in diretta (mentendo) che il presidente di Stamparomana, Paolo Butturini, aveva “confermato la denuncia”. In realtà, lo stesso Butturini aveva spiegato che la denuncia era stata solo minacciata e che, comunque, c’erano tutti i presupposti per presentarla.
Al termine di una tesissima assemblea di redazione, i giornalisti del Tg La7 hanno approvato un comunicato nel quale si chiedeva a Mentana di rimanere, ma di rispettare le regole, come fanno tutti i comuni mortali, almeno quelli onesti.
A quel punto, ad assemblea conclusa, il direttore ha convocato nella sua stanza un manipolo di fedelissimi e ha dettato loro un nuovo comunicato - approvato da un’altra assemblea, mai convocata - nel quale la redazione prendeva le distanze dall’iniziativa di Stamparomana.
Anche in questo caso mi torna alla mente l’ex direttore del Tg1 che inviò i suoi fedelissimi a raccogliere firme a suo sostegno, inserendo in una lista nera chi si fosse rifiutato di firmare.
Lungi da me la tentazione di difendere Minzolini (che la Rai avrebbe dovuto cacciare prima dell’intervento della magistratura, semplicemente perché perdendo ascolti stava danneggiando l’azienda). Ma mi domando perché il richiamo alle regole vale solo per alcuni. Quale diritto divino assegna a Mentana la possibilità di andare contro la legge? Perché nella redazione de La7 non dovrebbero valere le regole che valgono in tutte le redazioni giornalistiche?
Sono contento che Stamparomana abbia preso una posizione netta nei confronti delle violazioni di Mentana. Vuol dire che il mio sindacato tutela i miei dirittti, indipendentemente dalla controparte: se un direttore non rispetta le regole deve essere criticato, si chiami Minzolini o Mentana, Masi o Mineo, Preziosi o Berlinguer.
Il direttore del Tg La7 dimostrasse di essere veramente un bravo giornalista, cominciando a confontarsi con le persone che ogni giorno mandano in onda il “suo” telegiornale.
Sappiamo che Mentana è il migliore di tutti, ma ogni tanto i migliori devono abbassarsi al livello più basso. Se non lo fanno vuol dire che hanno paura di avvicinarsi troppo a chi è più in basso e magari, da vicino, scoprire di non essere veramente i migliori.





Oggi l’Italia sta vivendo uno dei momenti più bui per la libertà di stampa e quindi anche per la democrazia.
Con il voto di fiducia del Senato sul disegno di legge sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, il bavaglio all’informazione si avvia a diventare legge.
Con la nuova norma i cittadini non potranno più essere informati su ciò che accade nel Paese: niente più notizie su scandali, violazioni, abusi, stragi, truffe. La scure del silenzio di Stato cala sull’Italia.
I giornalisti della Rai avevano chiesto con forza al Senato di fermarsi, di non approvare una legge liberticida. Così non è stato.
L’Usigrai denuncia questo attacco al diritto-dovere dei giornalisti a informare, e al diritto dei cittadini a essere informati.
Siamo e saremo con la Federazione Nazionale della Stampa per ogni iniziativa di lotta, di testimonianza della verità dei fatti.
Ora il nostro appello è rivolto alla Camera e ai deputati: ripensateci!





Si sa che la realtà percepita è diversa dalla realtà reale.
Ma ormai, lo sanno tutti: quella che conta è la realtà percepita.
Avevo percepito che la classifica del campionato di calcio di serie A fosse diversa da quella pubblicata da tutti i mezzi di informazione.
Oggi arriva la conferma dall’Adiconsum, che rende nota la classifica, "depurata" dagli errori arbitrali.
Così cambiano le prime posizioni:
1a Roma 87
2a Juventus 86
3a Inter 76
4o Milan 72
5a Fiorentina 62

La sera del 14 aprile scorso - al Killer Beer con Diego, Antonella, Marta, Arturo e Alessandro - ho cercato di dimostrare che il Pd aveva vinto le elezioni (la scena è stata immortalata nelle foto scattate da Marta).

 

Vuoi vedere che anche la mia percezione dei risultati elettorali alla fine si rivelerà esatta?
Ebbene si, Veltroni è il Presidente del Consiglio percepito!

 

 





La sua prima apparizione il "daje" l’ha fatta nell’ultimo video di Diego, poi è diventato il tormenone del Materacamp.
L’ideologo del "dajismo", Antonio Sofi ha iniziato a definirne i contorni e la prospettiva ideale.
Da quel momento è stato un crescendo inarrestabile: su Facebook è partita la Fondazione Daje, poi c’è stato il primo incontro pubblico e infine la consacrazione su La Repubblica, con l’articolo di domenica scorsa, a pagina 11.
 

E’ un gioco goliardico, o una cosa seria? Il dubbio ronza in testa a più di qualcuno. Chissà.
Ma intanto, l’articolo di Repubblica non è sfuggito all’apparato di un Partito Democratico, che ancora non sembra aver capito perchè ha perso le elezioni e - tantomeno - come vincere le prossime.
Mi ha sorpreso la reazione di Gianni Cuperlo, che era stato pure indicato da Diego - nella sua ospitata a Matrix - tra i giovani dirigenti che potrebbero guidare il partito verso nuovi successi.
In un passaggio del post scritto oggi - al secondo capoverso - il buon Gianni (che fu anche il mio ultimo segretario nazionale della Fgci) liquida con una battuta quello che Repubblica chiama "fenomeno".
Non capisco, francamente, perchè un giovane dirigente di partito non senta il bisogno di ragionare un po’ su questa voglia di partecipazione delle persone. Che è diversa dalla protesta "vaffanculista" alla Grillo, che non pensa di risolvere i suoi problemi in maniera con spranghe e bastoni, che non si rifugia nel comodo astensionismo.
No, il "popolo" della Fondazione Daje - in gran parte - ha votato Veltroni e continua ad aspettarsi da questo Partito Democratico un po’ di risposte chiare. Vorrebbe  dei dirigenti che - quelle poche volte che si trovano in strada, tra la gente - si fermassero ad ascoltarla, invece di andare a cercare i fotografi e le telecamere, come ha fatto Rutelli in visita nel mercato di via Orvieto a Roma (lo ha documentato Diego in un video presentato in anteprima nella Daje Night).
Invece niente. Arrivano gli sberleffi, al massimo una pacca sulla spalla ("Zoro - alias Diego Bianchi - l’autore di un blog strepitoso e di una serie di filmati assai divertenti sul Pd").
Come a dire: si è un bravo ragazzo, ma lui gioca. Noi facciamo politica.
E poco importa se anche uno come Mattia (altro ex fgci, che invece di farsi trovare un lavoro dal partito ha preferito andare avanti con le sue forze) scrive nei commenti di Cuperlo: "per quanto riguarda la critica di Diego, era chiaro che le tue fossero solo delle battute, ma andando oltre alle battute puoi raccontarci qui sul blog cosa intendi fare per superare questa situazione? Diego qualcosa sta smuovendo, io sono scettico, ma almeno qualcosa fa. Tu cosa pensi di fare"?
Ecco, bella domanda. Voi che fate la politica sul serio, cosa pensate di fare?

"Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso".
F. Guccini - L’Avvelenata