Ok ok, ricomincio a scrivere.
Non è facile dopo più di due mesi di pausa.
C’è tanto da dire.
Iniziamo con gli appuntamenti.
Domani mattina sarò al RomeCamp08.
Verso le 12 discuteremo di un tema nuovo: rapporto tra media tradizionali e new media, tra giornalisti e blogger.
Ne parlerò con Achille e Fabrizio.
Se vi interessa siamo qui, in diretta streaming.

Aggiornamento: il dibattito è rinviato alle 15.





Torno a scrivere dopo una lunga pausa e pubblico un comunicato dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.
Lo faccio per far capire, a chi ancora non lo avesse ben chiaro, che qualcuno continua a lavorare per mettere in ginocchio la Rai.
I giornalisti - che ogni giorno ci mettono la faccia e prendono anche gli schiaffi - vorrebbero un servizio pubblico migliore.
Qui si parla di "digitalizzazione", cioè di una cosa che le reti concorrenti hanno già fatto da anni.
In Rai se ne discute.

"Troppi ritardi, troppe ombre sulla digitalizzazione in Rai dei quali non siamo e non saremo complici.
La ripercussione è molto grave su tutta l’azienda in prospettiva a medio termine.
Ma rischi e disagi sono notevolissimi ed attuali, al Tg2 e a Rai News 24.
Pur nel contesto di un governo aziendale scaduto e da tempo in fase di ordinaria amministrazione, occorre una scossa.
Se questa dovrà nascere da uno sciopero dei giornalisti, saremo pronti.
Intanto l’Usigrai avvia una fase di mobilitazione e chiede un urgente incontro sul tema al massimo livello.
Anche la politica, pero’, non puo’continuare con i suoi balletti e le sterili contrapposizioni.
Occorre subito un accordo bipartisan per una legge da approvare in tempi rapidissimi – e c’e’ la prova provata che tutto si puo’ fare in Parlamento in men che non si dica – che dia autonomia e certezza di governo al Servizio Pubblico radiotelevisivo". 

 

P.S. Scusate se non ho molto tempo per scrivere, ma sto organizzando un matrimonio. A presto.
 





Torno per l’ultima volta - lo giuro - sulla vicenda che ha coinvolto il blog olimpico della Rai e sulle polemiche feroci che si sono abbattute su Giampiero De Luise, il giornalista incaricato di gestirlo.
Con una sintesi straordinaria Luca De Biase ha riassunto la storia e ha messo in evidenza "i pregiudizi reciproci" tra giornalisti e blogger, che impediscono di ragionare con obiettività sui fenomeni che riguardano la rete.
Io ho deciso di andare a verificare di persona come stanno realmente le cose.
Non conosco personalmente De Luise, ma ho scoperto che è un giornalista impegnato da undici anni nello sviluppo dei new media, in un’azienda che - pur essendo arrivata per prima - non ha mai investito molto in questo settore.
De Luise - in veste di sindacalista - si è anche impegnato per migliorare la qualità dell’informazione di Raisport, pagando in prima persona le sue battaglie.
Faccio questa premessa, perchè trovo veramente intollerabile l’aggressione subita da questa persona, da parte di chi ha usato il blog olimpico della Rai come valvola di sfogo contro la Rai.
Tra i tanti blog che si sono occupati della vicenda - oltre a quelli che ho già citato - oggi ho letto quello di Aghost che dice: "in Rai non hanno ancora ben chiara la distinzione tra blog e forum".
Io credo, invece, che molti blogger non abbiano ben chiara la distinzione tra la Rai e le persone che lavorano in Rai, magari portando avanti ogni giorno delle piccole e invisibili battaglie, per offrire agli utenti un servizio pubblico migliore.
Non voglio difendere l’azienda per la quale lavoro, che altre volte ho criticato.
Non voglio neanche star qui a spiegare quali sono i problemi che ogni giorno - dietre le quinte - affrontano le persone che danno il massimo per soddisfare i bisogni dei telespettatori, degli ascoltatori e - perchè no - degli utenti che seguono le Olimpiadi in rete.
Dico solo che De Luise sta gestendo da solo il blog olimpico - oltre al sito di Raisport, con i sei canali streaming (oltre a Raidue e Rasport Più) che trasmettono in diretta ogni evento olimpico - passando 14 ore delle sue giornate pechinesi davanti al monitor e non in un albergo a cinque stelle, come vorrebbe far credere un quotidiano che, guarda caso, appartiene allo stesso editore del gruppo televisivo concorrente della Rai.
Continuo a credere che i blog possano rappresentare utili strumenti di informazione, ma serve la collaborazione, un lavoro comune di blogger e giornalisti, non il pregiudizio e l’arroganza.
Io per aprire questo blog ho chiesto aiuto a chi ne sa più di me e continuo a farlo ogni volta che mi trovo in difficoltà.
Senza queste persone, non ce l’avrei mai fatta.
Non voglio fare una difesa d’ufficio di un collega - che, tra l’altro, non ne ha bisogno - ma mi piacerebbe che certi blogger, riconoscessero ai giornalisti le loro competenze.
E che, magari, prima di scatenare i linciaggi, andassero a verificare come stanno le cose e scegliessero con cura l’obiettivo delle loro invettive.





Sarà per lo spirito agonistico del momento, forse per la voglia di non perdere una sfida.
Sta di fatto che la redazione di Raisport - anzi Giampiero De Luise - ha ricominciato timidamente a scrivere sul blog della Rai, dedicato all’Olimpiade di Pechino.
Mi piace credere che i responsabili del blog abbiano valutato a mente fredda la bufera che si è abbattuta su di loro e le critiche - quelle costruttive - nei confronti di un esperimento che onestamente non era partito proprio bene.
Sono contento che questo esperimento vada avanti e mi auguro che si prendano in considerazione anche le riflessioni circolate in questi giorni nei blog che si sono occupati della vicenda (Massimo Mantellini, Dario Salvelli, Auro, Marta, Cristiano, Marina, Stefano, Generazione Blog, Vincenzo, Sghedo).
Ci sono parecchi spunti interessanti e ragionamenti - dalla "parte sana" della blogosfera - che puntano a costruire invece di distruggere.
I giornalisti (una generalizzazione che ha lo stesso valore di "blogosfera") forse capiscono poco dei meccanismi della rete e l’esperimento olimpico della Rai lo ha dimostrato.
I blogger forse conoscono meno alcuni meccanismi dell’informazione.
Probabilmente, mettendo insieme le diverse competenze diventeremo tutti un po’ più bravi.
E magari i blog si trasformeranno in utili mezzi di informazione.

P.S. Mi sono permesso di riunire i link dei blog che hanno affrontato l’argomento, visto che nel servizio di tracciamento delle discussioni di BlogBabel - tanto rimpianto quando BB aveva chiuso - non c’è traccia di questa discussione.
Sicuramente dipende dal fatto che gli autori non hanno messo i feeds, i tags, gli scripts, i widgets, i pings, i freaks, i Chips e tutti gli altri accessori che non possono mancare in un blog di qualità.





Torno a scrivere dopo una breve pausa estiva e lo faccio perchè l’Olimpiade di Pechino ha messo in evidenza ancora una volta come uno strumento libero, democratico e partecipativo - come è il blog - possa essere usato in maniera illiberale, antidemocratica e volgare.
Mi riferisco a quanto sta accadendo sul blog che la Rai ha aperto, per stabilire un rapporto tra i giornalisti inviati ai Giochi e gli utenti.
Al primo post, tra i tanti complimenti per l’iniziativa, sono comparsi i primi insulti nei confronti della Rai e dei giornalisti che stanno seguendo l’Olimpiade.
E il testo del primo post era semplicemente: "Presto i commenti dei nostri inviati a Beijing2008".
Nel secondo post, Giampiero De Luise - inviato della Rai a Pechino, incaricato di curare il blog - risponde alle critiche e fornisce spiegazioni alle richieste di chiarimento dei lettori più educati.
Ma inesorabili arrivano altri commenti violenti, insulti, ingiurie che costringono De Luise - nel terzo e ultimo post - a chiudere le comunicazioni, dopo aver cancellato i commenti più volgari.
Tanto per non sembrare aziendalista - e chi mi segue sa bene che non lo sono - premetto che secondo me la Rai poteva anche investire un po’ di più sul blog olimpico, visto che ha messo una sola persona a gestirlo.
Premetto anche che De Luise forse poteva andare avanti, cancellando i commenti ingiuriosi e continuando a tenere aperto un canale con i telespettatori più civili, anche quelli critici (come del resto ha fatto nel secondo post).
Ciò detto, mi sembra assurdo che gli utenti della rete, così forieri di modernità e innovazione, non abbiano apprezzato lo sforzo della Rai - un’azienda che sta attraversando un momento poco felice - di aprire un canale informativo attraverso un blog, per coprire un evento così importante cone l’Olimpiade (coperto, tra l’altro, anche con una rete televisiva analogica, una sul digitale terrestre, una sul satellite e otto canali streamig in internet).
Credo che l’innovazione non vada d’accordo con il pregiudizio e l’ideologia e invece, troppo spesso, mi trovo a leggere nei blog parole intrise di pregiudizio e di ideologia, a partire da quello che guida le migliori classifiche italiane e insulta i giornalisti nelle piazze.
Credo che le novità vadano valutate positivamente, a prescindere.
Poi si può criticare e - nel caso di un servizio pubblico - è un diritto criticare.
Ma credo che, con la chiusura del blog olimpico della Rai, si sia persa una bella occasione per far capire alla Rai che il blog può essere uno strumento utile a migliorare l’informazione, a stabilire un rapporto diretto e uno scambio con chi, di solito, è solo utente passivo dell’informazione.
Questo, almeno, è il motivo per cui io - da giornalista della Rai - ho deciso di aprire un blog.
Forse lo stesso motivo per cui lo hanno fatto altri colleghi come Sandro Ruotolo, Pino Scaccia e Pino Bruno e per cui lo ha fatto il direttore del Tg1, Gianni Riotta.
Spero che - dopo questa brutta esperienza - i dirigenti di Viale Mazzini e i direttori di testata abbiano ancora voglia di investire uomini e mezzi per informare attraverso i blog.





Venti giorni fa, nel Tg della Basilicata abbiamo dato notizia dell’arresto di un professore dell’ateneo lucano, per molestie sessuali nei confronti delle proprie studentesse, in cambio di buoni voti agli esami.
La notizia, ovviamente, è stata ripresa dall’Ansa, da tutti i quotidiani locali e anche da Tele Norba.
Nessuna traccia sulla stampa nazionale.
Oggi - dopo venti giorni, al limitar del mese di luglio - La Repubblica si accorge del fattaccio e lo pubblica, con tanto di foto del Prof che palpa la sua allieva.
Si scatena il putiferio: la nostra redazione viene tempestata di telefonate dalle testate nazionali della Rai.
Su quella che - solo dopo venti giorni - è diventata una notizia, si buttano a pesce anche il Tg5 delle 20, Sky Tg 24 (con tanto di inviato a Matera) e - neanche a dirlo - Studio Aperto.
Evidentemente, ogni notizia ha la sua stagione: tette e culi vanno forte solo in piena estate.
Non un giorno prima, non un giorno dopo.





Trascorrere il primo assaggio di ferie a Kinder (la colonia estiva di Condor) poteva essere rischioso: tranne Diego e famiglia (il motivo per cui abbiamo deciso di andare) e il professor Sofi, non conoscevamo quasi nessuno; poi io ero convinto che in estate si potesse andare solo al mare; infine, quando posso Condor lo ascolto, ma da qui a decidere di andare in vacanza con conduttori e ascoltatori della trasmissione - per quanto possa essere aziendalista - mi sembrava troppo.
Ma dove non arriva l’amore per la Rai, c’è la Fondazione Daje a farmi muovere.
Così, Mariangela e io ci siamo sorbiti quei pochi chilometri che separano Potenza da Gressoney Saint Jean, ma alla fine cotanta audacia è stata ripagata: molto piacevole la compagnia; molto bella la Valle d’Aosta (vabbè, ma l’Italia è tutta bella); ottimo il cibo (ma d’altronde in Italia si mangia bene ovunque); poi mi è piaciuta addirittura la montagna, perchè anche d’estate ti incute rispetto e ammirazione, proprio come il mare; mi sono piaciuti i conduttori e gli ascoltatori (anche se molti - sembrerà pazzesco - non avevano neanche un blog).
Ho conosciuto meglio un po’ di persone che conoscevo solo tramite blog o twitter (Massimo e la sua splendida famiglia, il nuovo responsabile tesseramento della Fondazione Alessandro; Rossella, Mario e Rebecca; Vittorio); ne ho conosciute altre che non conoscevo proprio e che mi sono piaciute molto (Valentina, le archeologhe Alba, Laura e Marianna, Lorenzo e Sveva, Stefano, Fabio, Amedeo and so on…).
Molto bravi gli organizzatori della manifestazione (Sandro, Carla e Enrica-Renata) che ci hanno ospitato e fatto divertire, con grande professionalità e sempre con il sorriso sulle labbra.
La solita grande prestazione atletica della Fondazione che si è manifestata con l’arrampicata libera di una delle pareti più difficili del Monte Rosa (che noi abbiamo attaccato con grande semplicità e in scioltezza) e con il terzo posto di Mariangela nella classifica generale del torneo di Wii (se non l’avessi battuta io a tennis sarebbe arrivata prima, ma a noi non piace barare, siamo fatti così).
Una bella scoperta, poi, Luca e Matteo che come testimoniano alcune foto pubblicate su Flickr ormai sono entrati nella Fondazione.
Infine, un pensiero a Diego, Michela e Anita, con i quali ormai costituiamo quasi una famiglia e il "quasi" dipende dal fatto che noi Anita la accoglieremmo volentieri come figlia adottiva, ma difficilmente loro accoglierebbero i nostri otto cani.
Vabbè, allora amici come prima!





"Di che mi dovrei vergognare?
Anzi in quelle
intercettazioni, sì mi ci riconosco".
(
intervista al Corriere della Sera dell’1.7.2008)


Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha respinto la richiesta di licenziamento di Agostino Sacca’ - Direttore di Rai Fiction - avanzata dal Direttore Generale, Claudio Cappon, per motivi disciplinari.
Ai dipendenti Rai non resta che adeguarsi alle decisioni dei dirigenti e Carlo Verna - segretario dell’Usigrai - avanza una proposta:


"E adesso ci sia un indulto disciplinare in Rai. Dopo l’esito del caso Saccà (…) formalizzeremo, provocatoriamente, la richiesta la prossima settimana in Paritetica, la riunione periodica tra azienda e sindacato.

(…) Uguaglianza e uniformità di trattamento impongono quantomeno una sanatoria per chi ha compiuto piccole trasgressioni, o magari è sotto procedimento disciplinare per aver esercitato diritti d’opinione (è il caso, per esempio, di
Loris Mazzetti) che l’azienda non vuole riconoscere".

P.S. Qualcuno è in grado di spiegare la spiegazione fornita dal "comunista gentiluomo", Sandro Curzi, per la sua astensione?

 

 





Valerio Cataldi è un giornalista che ha sempre fatto questo mestiere con passione, cercando di dare voce a chi non ne ha, raccontando la sofferenza degli ultimi.
Anche quando lavoravamo insieme a Videouno (una delle prime tv private a Roma) si è sempre occupato di disagio mentale, povertà, tossicodipendenza, emigrazione.
Dopo una lunga gavetta, anche Valerio è arrivato in Rai - al Tg2 - dove continua a raccontare quelle storie.
Ne ha raccontata una che parla di "Bambini con la pistola", quelli che le organizzazioni criminali usano per spacciare droga, per riscuotere i soldi dai commercianti vittime del racket, o anche per sparare.
Per questo servizio - andato in onda il 27 gennaio in Tg2 Dossier (per ora il video completo non si può vedere perchè il sito del Tg2 è in ristrutturazione) - Valerio ha ricevuto il Premio Marco Luchetta, dedicato al giornalista della Rai che - insieme ai colleghi Alessandro Ota e Dario D’Angelo - fu ucciso da una granata a Mostar il 28 gennaio 1994.
Stavano realizzando un servizio giornalistico sui bambini vittime della guerra balcanica e anche quella che ha raccontato Valerio è una guerra.
E anche in questa guerra muoiono i bambini.
Questo è un assaggio del reportage.

 

 

 





S. = Saccà
P. = Presidente

 

P: con la Elena Russo non c’era più niente da fare? Non c’è modo…?
S: no .. c’è un progetto interessante .. adesso io la chiamo ..
P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di…
S: chi mi dà il numero?
P: Evelina Manna … io non c’è l’ho …
S: chiamo ..
P: no, guarda su Internet ..
S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io ..
P: ti spiego che cos’è questa qui ..
S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente ..
P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere …
S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta..
P: allora … è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) ….
S: ma questo nome è un problema mio …
P: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato …
S: capito tutto …
P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …

(da L’Espresso)

Magnaccia e mignotte, accordi incrociati tra aziende concorrenti, dirigenti-zerbino del premier di turno.
Come se nulla fosse accaduto.
Nonostante tutto, le uniche emergenze sulle quali si concentra la politica sono le intercettazioni e la legge blocca-processi.
Nessuno che si preoccupi della qualità del servizio radiotelevisivo pubblico.
Quello che segue è il comunicato stampa di Carlo verna, segretario nazionale dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai).
Lo pubblico, così, tanto per ricordare che ci sono anche giornalisti che hanno a cuore l’autonomia e la qualità dell’informazione.

 

"L’imbarazzante caso Sacca’ conferma quello che da sempre sosteniamo: senza un’indipendenza vera dai partiti la Rai muore.
Un fiume di intercettazioni telefoniche, dal tono piu’ che eloquente, non e’ bastato a consentire una valutazione serena e tempestiva sulla permanenza del dirigente.
La logica politica, che imponeva di “sedare e sopire”, ha prevalso su quella industriale.
Il Servizio Pubblico non reggerebbe altri tre anni di governo aziendale nominato con i criteri spartitori della Gasparri.
Il nuovo Cda non può continuare ad essere un “parlamentino”.
La politica, anziche’ litigare sul Presidente della Vigilanza, ragioni costruttivamente sulle regole per dare autonomia all’azienda.
Qualunque accordo sui nomi dei prossimi amministratori sarebbe una sconfitta per la Rai, per i suoi lavoratori, per gli abbonati e per il Paese".

 

P.S. Altro che Mastella, il Governo Prodi potrebbe essere caduto grazie all’intervento della signorina Manna. Hai capito?