Non sarò originale, ma per me De Andrè è stato molto più di un cantante.
Il vuoto dei nostri giorni, senza di lui è ancora più vuoto.
La regia di questo video è di Gabriele Salvatores.

 





L’archeologia è una delle mie tante passioni e in questi giorni mi ha colpito l’accesa disputa tra Salvatore Settis e Gabriella Carlucci: roba da brividi.
Molti conoscono la Carlucci - oggi Deputato della Repubblica - per meriti artistici (Portobello, Festivalbar, Cantagiro, Sanremo e poi addirittura Cocco, Giallo, Luna di Miele e Buona Domenica).
Forse non tutti sanno, invece, che Salvatore Settis è uno dei maggiori archeologi italiani e che - tra le altre cose - dirige la Scuola Normale Superiore di Pisa ed è presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
Proprio in questa veste, si è permesso di scrivere un articolo sul Sole 24 Ore (ripreso da Sos Patrimonio), nel quale - in sintesi - diceva: il Ministro Biondi vuole investire sui beni culturali, ma il Governo Berlusconi ha tagliato praticamente tutti i fondi destinati alla gestione, al recupero e alla tutela del nostro patrimonio storico e culturale.
L’On. Carlucci dalle pagine del suo blog non risponde nel merito delle accuse mosse da Settis, ma ne chiede direttamente le dimissioni.
Perchè?
"Per aver palesemente dimostrato - scrive la Parlamentare - di non condividere la linea di rilancio delle attività culturali disegnata del Ministro Bondi".
Più o meno dello stesso tenore il comunicato stampa di Francesco Giro, che di Bondi è Sottosegretario.
Leggendo gli interventi dei protagonisti di questa vicenda si scopre che:

  1. Settis non ha accusato Bondi.
  2. L’illustre docente si è limitato a fare i conti dei tagli previsti dal Governo.
  3. Nessuno (né Carlucci, né Giro, né tantomeno Bondi) si è sognato di smentire - cifre alla mano - i tagli paventati da Settis.
  4. L’uso della punteggiatura dell’On Carlucci è piuttosto disinvolto.
     

Per esprimere un parere sui primi tre punti, si può firmare la petizione promossa dal blog di Archeologia Italiana.
Per il quarto punto, sarebbe bene che l’On. Carlucci andasse a chiedere consigli al Prof. Settis, prima di cacciarlo dal Ministero.

 

Foto di Lo_So e Akgwatson 




Amo il mio lavoro, anche perchè mi permette di conoscere persone di ogni tipo.
Questi incontri, a volte, mi lasciano dentro la sensazione di aver vissuto istanti irripetibili, in compagnia di personaggi unici.
Mi è accaduto a luglio dello scorso anno, quando ho intervistato Carlo Colombaioni, un clown, un artista vero.
Un uomo straordinario, che forse non finirà mai nei libri di storia, nonostante abbia fatto qualcosa di importante per l’umanità: ha regalato sorrisi.
Lo faceva con semplicità, con trucchi e giocolerie talmente semplici e ingenui da sembrare impossibili, in questi nostri tempi così complessi.
A Potenza è salito sul palco per l’ultima volta, grazie a Marianna, Cico e Sara che lo hanno invitato, a fare quello che sarebbe stato l’ultimo atto di una vita spettacolare.
Era vecchio, stanco, malato e si muoveva a fatica trascinando la gamba che si era slogato il giorno prima.
Nonostante tutto era lì, perchè quello era l’unico luogo in cui poteva realizzare il sogno della sua vita: far ridere.
Alla fine dello spettacolo era stremato, ma non si è sottratto neanche all’intervista di chi voleva sapere qualcosa di più, di chi gli avrebbe rivolto le domande che gli avevano già rivolto migliaia di volte, in tutto il mondo.
Anche a Potenza si è concesso fino in fondo, come avrà fatto fino all’ultimo istante della sua affascinante vita, finita giovedì scorso.
Non riesco a immaginare un funerale triste per un clown, per questo gli dedico una risata: lo scopo della sua vita.





Quest’anno qualcuno ha deciso di dedicare il 25 aprile a una manifestazione contro la stampa.
A me piace ancora celebrare questa giornata - e non perchè sono un giornalista - a chi ha sacrificato la propria vita per regalarci uno Stato democratico e quindi anche la libertà di stampa.
Sto preparando un post nel quale racconterò la storia di uno di questi personaggi.
Nel frattempo, segnalo, sostengo e invito a sostenere l’iniziativa promossa da Mondine 2.0.
Il 25 aprile farò di tutto per essere a Campegine, con le 7000 persone che canteranno insieme al Coro delle Mondine di Novi, "perchè la musica è una cosa che fanno - o dovrebbero fare - tutti e che ha - o dovrebbe avere - una dimensione in cui ci si ritrova in una storia e in una comunità".
In ogni caso, il mio blog sarà sicuramente tra i 100 che daranno voce a questa iniziativa.
Volete farlo anche voi?
Scrivete un post dedicato al 25 aprile e mettete sul vostro blog il "badge" e il "ribbon" (per i più tecnici: la "patacca" qui sopra e la "striscetta" che vedete in alto a destra) che trovate su questa pagina.
Dietro a questa ennesima, bella iniziativa ci sono le energie e il cuore di Valeria e di Alberto.
Grazie a loro, alle mondine e anche a chi ci ha regalato la festa del 25 aprile.
 

 





 

Mi ricordo le sue vignette su Paese Sera.
Poi l’ho conosciuto in uno dei "Venerdì culturali", che insieme a Diego organizzavamo nel Circolo "Woody Allen". Partecipò a una serata dedicata alla satira, insieme a Sergio Staino, ElleKappa, Paolo Hendel.
E’ morto Angese.
Non aggiungo altro alle parole di Jacopo.

Ciao Sergio

 





Se avete dei bambini, o semplicemente avete ancora voglia di giocare con la fantasia, vi suggerisco di andare a vedere la mostra "Mondo Babonzo", allestita nella Città della Scienza di Napoli.
Si tratta di una buffa carrellata di animali immaginari, nati dalla fantasia di Stefano Benni, messi su carta da Altan e realizzati da Pietro Perotti, un ex operaio che ha licenziato la Fiat per diventare un mago della gommapiuma e di altre misteriose sostanze.
In alcune sezioni della mostra, i bambini possono anche giocare e inventare nuovi animali.
I grandi possono provare a immaginare un mondo diverso.

CinfaleproCINFALEPRO

In seguito alla caccia spietata, molti animali selvatici si sono rifugiati in una profonda tana, l’unica dove i cacciatori non riescono a spingersi.
La, nel ristretto e promiscuo spazio, sono nati amori alquanto inconsueti.
Il Cinfalepro è il frutto di uno di questi amori.
Il suo papà era un cinghiale, la sua mamma una lepre e un nonno era fagiano.

TurboranoTURBORANO

Questo uccello - dopo il passaggio di una petroliera, che per fatale combinazione scaricò centomila tonnellate di greggio - si è dovuto adattare al nuovo ambiente.
Non potendo più volare, per via delle ali impastate di petrolio, si è dotato di un metabolismo turbo: ingoia petrolio e lo brucia come un motore.
Come vedete è dotato anche di una marmitta.
Fa i sessanta chilometri all’ora ed è disponibile anche in versione cabriolet e familiare.

Questi sono solo due esempi.
Qui ne trovate altri.
Per vederli tutti andate a Napoli.





Torno dopo una settimana di assenza dal blog, per parlarvi dell’ultimo libro che ho letto: Lucani altrove. Un popolo con la valigia (Ed. Memori).
Lo ha scritto Renato Cantore, caporedattore del Tg Regionale della Basilicata della Rai.
cantore“Ma è il tuo capo - direte voi - c’è un conflitto di interessi”.
Chi mi conosce, sa bene che se non avessi apprezzato il libro - oltre a dirglielo in faccia - non ne avrei neanche parlato.
Invece il libro mi è piaciuto, perché racconta storie curiose,  a volte divertenti, spesso commoventi.
Le storie dei lucani che - dal’800 a oggi - se ne sono andati dalla Basilicata e hanno fatto fortuna altrove.
Le storie delle “Basilicate” che si possono trovare in ogni parte del mondo, dove vivono 800 mila lucani (per chi non lo sapesse in Basilicata ce ne sono circa 600 mila).
C’è la storia di chi - partito da Rapone alla volta di New York - si è inventato una scuola guida per poveri e con la patente ha dato loro un mestiere per vivere. Oggi è miliardario.
C’è la storia del giovane musicista di Pisticci che - a Toronto, in Canada - ha messo su un’emittente radiofonica, che ancora oggi - cinque anni dopo la sua morte - trasmette in 33 lingue diverse e occupa un centinaio di persone.
Poi ci sono i giovani contadini di Muro Lucano, Genzano, Montemilone, Palazzo San Gervasio,  che presero un treno diretto in Belgio, per farsi inghiottire nelle viscere della terra, a lavorare nelle miniere.
Oppure il frate cappuccino di Montescaglioso, che andò in Mozambico, non a predicare il vangelo ma a farlo vivere nelle 270 cooperative formate con le donne di quel paese. Nelle società di credito etico, che hanno aiutato quelle donne e i loro bambini a trovare una strada verso la salvezza. Non quella eterna, ma almeno quella terrena.
Storie di piccoli grandi eroi, che hanno affrontato viaggi estenuanti, umiliazioni e stenti, discriminazioni.lucanialtrove
Nel libro queste storie sono raccontate come in un diario (inutile dire che è scritto bene, visto che è scritto da un giornalista :P) e parlano di Lucani di talento, che hanno saputo portare le loro idee innovative anche in Paesi molto innovativi e lì si sono affermati, si sono distinti.
Sullo sfondo, la storia drammatica dell’emigrazione che ancora oggi continua a svuotare i piccoli centri lucani e del mezzogiorno.
Un secolo fa, la scelta di partire era dettata dalla miseria. Ci voleva coraggio per lasciare tutto e andare verso l’ignoto. Non tutti ce l’hanno fatta.
Ma perché i giovani lucani continuano a partire anche oggi? Perchè non spendere il loro talento nella propria terra, “una terra - come scrive con ironia Lina Wertmuller, nella prefazione del libro - rimasta fortunatamente indietro, dove l’avanzare della cosiddetta civiltà, che altrove ha provocato grandi disastri, non ha ancora cancellato in maniera irreparabile quel mondo antico di straordinaria e segreta bellezza, rappresentato dai nostri paesi”.
Ma dove andate ragazzi? C’è tanto da fare qui.





A bocca aperta con il naso all’insù, seguivo ammirato le acrobazie aree di Ely.Mifavolare
Insieme a Caterina e Francesca, forma il Gruppo "Mi Fa Volare".
Sono artiste vere.
Come tutti quelli che stanno partecipando al Lucania Buskers Festival.
satorGente semplice, genuina, che vive in giro per il mondo, dorme dove capita, mangia quando capita.
Si esibiscono nelle piazze per puro amore della loro arte. Semplicemente per far divertire, o per stupire il loro pubblico.
Alla fine dicono "per questo spettacolo non abbiamo preso soldi. Se volete lasciare un offerta ci fate contenti".
E iniziano a girare tra la folla con il cappello che si riempie di monetine (non sempre, a dire il vero).
Ely e le sue compagne; i musicisti calabresi del "Sax Quartet Sator"; gli acrobati-clown del gruppo francesce "La Berlue"; il "Jeco" friulano, che si attacca alle persone che incontra per strada; il gruppo Keniota "Super Mambo".Laberlue
Ognuno di loro sa fare qualcosa!

Non è poco, in un’epoca in cui - per avere successo, andare in televisione, essere venerati dal pubblico e guadagnare pure un sacco di soldi - non è richiesta alcuna abilità.
Guardavo questi artisti e mi passavano davati agli occhi i vari tronisti, letterine, amici degli amici. Jeco
E pure Fabrizio Corona.
Mi è venuto in mente che tra qualche giorno sarà in Basilicata.
Stavolta non da imputato, ma da ospite.
Sembra incredibile, ma qualcuno lo ha invitato.
Se posso dare un consiglio, andate a
vedere i buskers.
Fino al 12 agosto sono in Basilicata.
Costano molto meno e valgono molto, molto di più.

P.S. Qualche sera fa avevo incontrato uno dei più grandi clown italiani viventi: Carlo Colombaioni. colombaioniLo ha invitato a Potenza l’Officina del Circo di Avigliano.
Appesantito dai suoi 74 anni, da un ictus che lo ha semiparalizzato e da una caviglia slogata il giorno prima, non si è neanche sognato di rinunciare al suo spettacolo.
Ha portato in scena la vera passione.
"Io morirò qui - mi ha detto alla fine dello spettacolo - il teatro sarà il mio cimitero".


Ma che aspettate a batterci le mani, a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani, i veri guitti sopra il carrozzone.
Venite tutti in piazza fra due ore, vi riempirete gli occhi di parole
la gola di sospiri per amore e il cuor farà tremila capriole.

 

 ["Comica Finale", Dario Fo - 1958]