Fa un certo effetto entrare in contatto con tante persone alle quali è negato un diritto elementare come la libertà di parola.
Certe cose noi le diamo sempre per scontate.
Qui al Citizen Media Summit - organizzato da Global Voices (qui la versione italiana) - si parla di tortura e carcere come se si commentasse la semifinale degli Europei.
Se volete seguire in diretta l’iniziativa, c’è una diretta streaming, oppure il live blogging di Diego (grazie al quale sto capendo di cosa si parla).
Più tardi provo a riordinare le idee sue questa esperienza, finora molto bella. E siamo solo al primo giorno.

E su Flickr c’è la prova della nostra presenza a Budapest. Sullo sfondo, intenti a seguire il dibattito. Qui si lavora!

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Translation by Babelfish (excuse me sorry for mistakes)

It makes a sure effect to meet many people to which an elementary right, like the word freedom, is denied. For Italians such item are discounted.
At the
Citizen Media Summit - organized by Global Voices - they speak about torture and jail as we can speak about European Soccer Championship.
You can follow summit by web streaming, or by Diego’s live blogging (that helps me to understand what speakers are talking about).
Later I’ll try to reorder my thoughts on this experience, up to now very interesting one.
And it’s only to the first day.





A volte capita che torno ad appassionarmi al mio lavoro.
Ogni tanto torno a occuparmi dei problemi delle persone, a raccontare il disagio dei più deboli, a denunciare i disservizi, a dare voce a chi subisce i soprusi.
A volte mi capita di fare il giornalista sul territorio - o nella fanga, direbbe Zoro - con gli stessi stimoli che mi hanno spinto, tanti anni fa, a fare questo mestiere.
Non capita spesso, ma quando capita il tempo della mia vita privata si riduce sensibilmente.
Per questo motivo ho smesso di scrivere su queste pagine e ho anche dimenticato - il 21 giugno - di festeggiare il primo anno di vita del mio blog.
Spero che la passione per il mio lavoro non passi mai, ma spero di trovare anche il tempo per coltivare questo spazio, che mi sta aiutando anche a fare meglio il mio lavoro.

E domani si parte, alla scoperta di Global Voices!

La foto è di Francesco.




Non sono proprio un esperto informatico e quindi mi guardo bene dal parlare di software o diavolerie tecnologiche.
Però Firefox mi piace, perchè funziona bene e - soprattutto - perché adoro il software libero e la filosofia che lo ispira.
Per questo ho aderito alla campagna per il lancio di Firefox 3, che punta a diventare il programma più scaricato in un giorno.
Prenotate anche voi il dowload cliccando qui sotto e spargete la voce. Firefox se lo merita.

Download Day - Italian

Via Luca Conti. (Il Daje è un marchio registrato)





Oggi ho dato un’occhiata al nuovo sito internet del Tg1 e mi sembra piuttosto interessante.
Ora non vorrei passare per aziendalista (quando c’è da criticare lo faccio) ma, secondo me, ci sono diverse novità che - in un panorama dell’informazione così ingessato e conservatore - potrebbero servire a rinnovare il Tg1 (la Rai?).
Provo ad analizzarle.
1. I blog del Tg1. E’ singolare - ma sicuramente positivo - che proprio il Tg più "istituzionale" della Rai sia il primo ad aprirsi a questo nuovo strumento di comunicazione. La Repubblica e L’Espresso, ad esempio, hanno una piattaforma di blog, ma i cosiddetti "blog d’autore" sono di personaggi di diverso tipo, tra i quali c’è anche qualche giornalista del gruppo (Mario Tedeschini LalliAlessandro Gilioli, Federico Rampini, Vittorio Zambardino, solo per citare quelli che leggo abitualmente).
Lo stesso vale per La7, sulla cui piattaforma non ci sono blog del Tg7 (ma ci sono, ad esempio quello di Mario Adinolfi e quello del nuovo leader della "sinistra dajista", Zoro). Il Tg5 non mi sembra abbia blog redazionali.
Il Tg1, che io sappia, è l’unica redazione ad avere dei blog di testata: quello del direttore, Gianni Riotta; "Passato/presente", di Roberto Olla; "Fa’ la cosa giusta", di Giovanna Rossiello; quello dell’inviato Pino Scaccia, che non è proprio un blogger di primo pelo e che credo abbia avuto un ruolo importante nell’apertura di questa piattaforma del Tg1 (è solo una mia idea, ma non ho nessuna conferma).
Presentando il nuovo sito del Tg1, Scaccia dice: "Una maniera per noi di guardare cosa c’è dall’altra parte del teleschermo, ma soprattutto l’occasione per chi assiste di non essere più soggetto passivo ma di intervenire con consigli, suggerimenti e critiche".
Scusate se è poco.

2. I commenti. La formula del blog, consente di commentare i post, l’impostazione del sito, ma anche gli stessi servizi del Tg e le scelte redazionali. Che i telespettatori abbiano una gran voglia di dire la loro sull’informazione del servizio pubblico, lo dimostra il gran numero di commenti al video nel quale Riotta presenta il sito. Molte segnalazioni dei telespettatori sono già state recepite e hanno contribuito a migliorare la qualità del sito (resta ancora da risolvere il problema - direi piuttosto grave - che impedisce di vedere i video con il Mac). Altre, si spera, serviranno a migliorare anche la qualità del Tg1. Non sarà street-journalism, ma è di sicuro un primo passo verso la partecipazione dei cittadini.

3. L’informazione del web. Questo è un mio vecchio pallino: cercare un linguaggio giornalistico del web. Sicuramente ci vorrà del tempo, ma credo che sul sito del Tg1 ci sia qualcosa di nuovo anche in questo senso. Ad esempio - a differenza di quanto si può vedere nel Tg - il sito ospita interviste inedite, documenti, speciali. Un giornalista televisivo, di solito, ha a disposizione un minuto - al massimo un minuto e mezzo - per raccontare un avvenimento. Sul web ora c’è la possibilità di consultare tutto il materiale che - per esigenze di sintesi - non è stato trasmesso nel Tg. Al suo debutto, il sito del Tg1 presenta uno speciale dedicato al Festival di Cannes e uno speciale-web del Tg1 Economia.

4. L’archivio. Il patrimonio di immagini e documenti conservato negli archivi della Rai è la nostra memoria storica. Iniziare a mettere a disposizione dei cittadini i servizi del Tg (disponibili anche in podcast), mi sembra un importante passo avanti. Per consultare le teche della Rai, in ogni caso, c’è anche un servizio apposito.

Lo ammetto, non sono novità sconvolgenti, ma sono contento che la Rai - l’informazione della Rai - abbia iniziato a confrontarsi in maniera più seria di quanto non abbia fatto finora, con questo mezzo.
Sono contento come giornalista della Rai, come blogger, ma soprattutto come cittadino.





I prodigi della tecnologia continuano ancora a stupirmi.
Già mi sembrava un miracolo riuscire a ricevere e inviare posta elettronica dal telefono, ora dal BlackBerry posso anche visualizzare il mio blog in un formato più leggero, ideale per chi si connette con dispositivi mobili (pda, cellulari, wap, symbian, Nokia n95, ecc.).
Ovviamente questa scoperta non è farina del mio sacco. La notizia l’ho appresa dal blog di Daniele Salamina e la trasformazione di Sirdrake.tv in blog-mobile non poteva che essere opera della mia fantastica webmastra Monica, che per fortuna ogni tanto torna da Roma!
Ora lo sapete: se proprio non riuscite a fare a meno di me, potete leggermi anche dal cellulare!





Questa twittata di Enrico - mentre Al Gore presentava a Roma la versione italiana di Current Tv - mi ha dato lo spunto per rimettere le mani su un post che sto cercando di scrivere da un po’ di tempo.
Non ho la minima intenzione di dare un giudizio su questo nuovo prodotto editoriale che, del resto, ha appena aperto.
Ma da quando ho iniziato a frequentare internet - visto il lavoro che faccio - mi sono chiesto quali caratteristiche dovesse avere il giornalismo "del" web e non "sul" web (la stessa differenza evidenziata da Enrico).

Cosa vuol dire?
La carta stampata ha un suo linguaggio, una sua tecnica, caratteristiche diverse dal giornalismo televisivo o da quello radiofonico.
Un settimanale è diverso da un quotidiano o da un mensile.
Il mezzo utilizzato per fare informazione condiziona il modo di fare informazione, al punto che oggi non si parla più di giornalismo, ma di giornalismi.
Ma esiste un giornalismo del web?

Da quello che ho potuto vedere fino a oggi, girando un po’ in rete, mi sembra che - almeno in Italia - i linguaggi dell’informazione siano ancora legati ai media tradizionali.

Ci sono le edizioni on line dei quotidiani (Repubblica, Corriere della Sera, su tutti), che pur con qualche differenza (aggiornamenti in tempo reale; archivio a disposizione dei lettori; forum dei lettori) ricalcano il modello delle versioni cartacee. E’ apprezzabile comunque il lavoro fatto - anche a livello sindacale - per integrare le due redazioni (cartacea e on line).

Per quanto riguarda la televisione, dopo una serie di esperimenti poco edificanti, ora c’è Current.
Le risposte di Al Gore alle domande dei giornalisti e dei blogger, su alcuni aspetti fondamentali, sono state piuttosto evasive.
Anche a me ha lasciato molte perplessità (ma sono sempre pronto a farmi smentire dai fatti, ci mancherebbe).
Soprattutto su tre aspetti:

1. Gore ha detto che il 30 per cento della programmazione sarà garantita dai video realizzati dai telespettatori/reporter. Per una Tv che trasmette 24 ore su 24, il 30 per cento equivale a 7 ore di programmazione quotidiana. Siamo sicuri che in Italia ci siano tanti video-maker capaci di garantire una tale quantità di prodotto, con una qualità (tecnica e giornalistica) accettabile? E poi, i reportage giornalistici inviati a Current da chi saranno valutati?  Nelle Faq ho trovato questa frase: "potete inviare un pod, o anche solo una parte di esso affinché venga valutato dal team che si occupa del Collective Journalism. (…) Per caricare un pod è necessario leggere ed accettare il codice etico del Collective Journalism. (Il codice etico è ancora presente sulla pagina di upload? Non credo. Se non c’è, potete non prendere in considerazione questa parte)". Io questo codice etico non l’ho trovato, ma in conferenza stampa, il direttore Tommaso Tessarolo ha detto che "gli unici criteri di selezione saranno la tutela dei bambini (non li chiamate minori per favore) e il buon senso". Mi sembra un po’ poco per garantire la qualità dell’informazione.

2. E’ stata posta una domanda sulla tutela (anche legale) che avranno gli autori dei video trasmessi da Current.
Gore ha risposto che non hanno mai avuto problemi del genere, ma che saranno pronti a difendere i reporter.
Anche questa risposta mi ha lasciato un po’ interdetto, perchè ho avuto l’impressione che si ignorasse completamente la legislazione italiana sulla stampa. Chi pensa che la libertà di stampa significhi pubblicare tutto, senza regole, mi spaventa come quelli che censurano.

3. L‘ultimo aspetto su cui rifletterei (ce ne sarebbero altri ma mi sono già dilungato troppo, per i miei gusti) è relativo al mezzo impiegato: è vero che Current sarà on line, ma principalmente sarà trasmessa su un canale tv satellitare del bouquet di Sky.
Non ho ancora capito se sarà "in chiaro" o a pagamento (e in questo caso non mi sembrerebbe una bella cosa).
Ma mettiamo da parte questo aspetto.
Mettiamo da parte il fatto che in Italia l’editore di Sky, Rupert Murdoch, è un monopolista della Tv satellitare, dunque non proprio un modello di libertà di stampa e democrazia.
Mettiamo da parte il fatto che Gore abbia scelto di andare in televisione, nonostante abbia detto in conferenza che internet è la libertà e che la televisione è in mano ai poteri economici e politici.
Messo da parte tutto questo, si torna al discorso inziale: cosè Current? Web-tv o tv-on-web?

Direi la seconda e mi dispiace che uno con i soldi di Gore (che ha eluso anche la domanda di Alessio sui finanziatori di Current) avrebbe potuto sperimentare di più.
Avrebbe potuto investire di più sulla ricerca di un nuovo modo di fare informazione, di un nuovo giornalismo del web che - prima o poi - conquisterà il primato sui media tradizionali (non credo che li annienterà, ma sicuramente li metterà in crisi).
Staremo a vedere. In bocca al lupo a chi c’è dentro.

P.S. Sull’argomento mi farebbe piacere conoscere l’opinione di chi ha assistito alla presentazione di Current (e ha fatto la cronaca live su Twitter).  Esperti della materia, studiosi del web e illustri colleghi giornalisti. Senza impegno eh!





Da tre giorni sto cercando di buttare giù due righe sul MateraCamp, ma i tanti post, i commenti, le foto messe in rete dai tanti partecipanti mi hanno impedito di farlo.
Sto facendo una full-immersion di emozioni. Quelle che abbiamo vissuto in quei due-tre giorni trascorsi a Matera.
Non mi metto a linkare tutti perchè non ce la faccio fisicamente, ma sono convinto che il MateraCamp è andato così bene perchè ha partecipato tanta bella gente.
Tutti stanno parlando di queste giornate in termini esaltanti e non dico altro. Solo due cose.

La prima: un ringraziamento a Clarita che si è trovata improvvisamente a gestire l’organizzazione una manifestazione complicatissima. Lo ha fatto in maniera impeccabile e sempre con il sorriso sulle labbra, anche se non è stata in Fgci.
E’ stata bravissima e con lei hanno dato il massimo anche il suo Gianfranco, la mitica Catepol con husband altrettanto mitico, Donato e gli altri blogger lucani che hanno lavorato per ospitare nel migliore dei modi i campers.
Si poteva fare di più? Meglio? Sicuramente si, ma per come sono andate le cose, tutti hanno dato il massimo.

La seconda: in questo MateraCamp ha prevalso l’aspetto "social", anche se nel dibattito non sono mancati interventi interessanti e appassionati, come quelli di Antonella e Marco, di Elena/Velas, di Alessio (anche se credo sarà migliore ciò che "presenterà" Magda tra un paio di mesi!).
Non voglio fare analisi sociologiche sul fenomeno (non ho neanche la lucidità necessaria per farlo), ma solamente sottolineare che molti dei partecipanti avevano voglia di conoscere, incontrare, re-incontrare, ascoltare, raccontare, ridere, rilassarsi.
Il contesto era quello ideale e ne abbiamo approfittato.
Con Mariangela siamo arrivati a Matera dopo un periodo difficile e abbiamo trovato persone bellissime: quelli che conoscevamo già, gli amici e quelli che abbiamo sentito subito vicini, con i quali abbiamo condiviso momenti intensi, anche di intenso cazzeggio, ma intensi.
Amici? Una definizione impegnativa dopo un solo incontro, ma io ho il brutto difetto di fidarmi delle mie emozioni e delle mie sensazioni. Diego è sicuramente un amico, lo era già prima.
Sono sicuro che Enrico, Diana, Stefano, la Signora Franca, la star Laura (non blogstar, solo star) e Antonio, lo diventeranno presto.

Ah dimenticavo una cosa importantissima: daje!!!!

Le foto sono di Giovy, Googlisti e Epifani (se non sbaglio)

[Aggiornamento] Ieri ho scritto di getto le mie impressioni a caldo (a caldo? dopo tre giorni!).
Oggi voglio aggiungere un saluto alle persone che ho incontrato a Matera e che mi ha fatto piacere rivedere.
Non è una classifica in ordine di importanza, ma rispetta solo l’ordine dettato dalla mia memoria.
Inizio da Susan, anche se non se lo meriterebbe per quello che vota.
Poi Giuseppe, che non conoscevo - né personalmente, né professionalmente - e che è stato una bella scoperta, sotto tutti i punti di vista.
Maxime, che avevo conosciuto a Roma, come il clan campano Manfrys-Lord Zarcon-Kiro.
Gigi e Donato, co-protagonisti della prima puntata del defunto web-to-web.
Le "virago" Marileda e Paola e poi i blogger lucani che - oltre a partecipare - hanno offerto il loro calore agli ospiti: Mirella (che è pure romanista, anche se deve essere rieducata sul rispetto della figura del Capitano), Carlo (che non ci ha fatto trovare l’agognato espressino al bar di DataContact, ma si è impegnato al massimo per soddisfare il nostro palato), Stefania (che ancora non si decide ad aprire un blog), Gioffry e i "potentini" Maria, Vito e Lorenza.
I due mini-blogger Riccardo e il mitico Sebi (che è pure amico mio!)
E ancora, Francesco della Compagnia del Cavatappi che ci ha sfamato, con un buffet meraviglioso e che - secondo me - resta uno dei più interessanti esempi di come, anche in Basilicata, si possa fare impresa sfruttando la rete. Mi piacerebbe che diventassero un modello per molti giovani lucani.
L’ultimo saluto a Giovy, che ci ha fatto la foto più poetica. Questa.

Tutti avranno pensato che si trattasse delle mani dei Silvia e Pietro, prossimi sposi .
In realta siamo noi.
Non avrei mai creduto di fare un post del genere.
Ma alla fine ho ceduto alla tentazione, perchè mi faceva veramente piacere salutare tutti e sicuramente qualcuno l’ho dimenticato.
Farò delle aggiunte day by day.





Arriveranno da tutta Italia e si riverseranno nei vicoli dei Sassi, gli antichi e suggestivi rioni materani.
Si riconosceranno immediatamente perché pronunceranno parole tipo: Twitter, plug-in, page rank e altri incomprensibili termini.
Tra loro si rivolgeranno domande come: "hai aggiornato la release di Word Press?", oppure "hai scaricato le foto su Flickr?".
I blogger sono persone strane, è vero. Ma non sono pericolose e possono anche risultare simpatiche.
Il 3 maggio si incontreranno a Matera - dalle 10 alle 18 alle Monacelle – e discuteranno di tecnologie, internet, innovazione, di vecchi e nuovi modi di comunicare, lavorare, fare affari, divertirsi.
Ne discuteranno tra loro e con tutti i cittadini che vorranno partecipare al secondo BarCamp di Matera, la prima città del mezzogiorno d’Italia a ospitare una manifestazione del genere.
Il BarCamp è una "non-conferenza", nel senso che il tema del dibattito non è imposto da chi organizza ma è deciso da chi partecipa.
Si prende un post-it, ci si scrive sopra il titolo e l’ora in cui si intende fare l’intervento e si incolla in bacheca.
Il dibattito su ogni singolo tema dura pochi minuti, poi chi è interessato ad approfondire si sposta in un’altra sala.
 
Tenere un BarCamp in una città del sud, vuol dire anche riflettere sulle opportunità di sviluppo offerte dalla rete, da internet. Vuol dire raccontare ai giovani materni, lucani, italiani, che si può anche lavorare sfruttando le potenzialità della rete.
Ma nel barCamp a raccontare sono le esperienze di chi ce l’ha fatta.
 
Il concetto di "rete" ha anche ispirato gli organizzatori della manifestazione che hanno cercato di coinvolgere tutti i soggetti presenti sul territorio, perché se si lavora insieme si lavora meglio.
Così è arrivata la disponibilità del complesso "Le Monacelle", che ospita la manifestazione; ci saranno i ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Matera che gestiranno il buffet offerto agli ospiti da un gruppo di giovani imprenditori di Lauria, "La compagnia del Cavatappi" (vendono prodotti tipici lucani va internet), da "Tesori di Lucania" e dall’Associazione per la valorizzazione del pane di Matera; le guide della Cooperativa Artezeta accompagneranno gli ospiti alla scoperta delle bellezze storiche e artistiche della città; Videouno curerà la diretta dell’evento che sarà trasmessa dal MioTg; poi l’acqua Gaudianello, l’Apt di Basilicata, le associazioni Blues On, Amici del Turista e Egghia, Exent, Trend Expo.

Qui finisce il comunicato stampa, ma se volete saperne di più leggete qui, se ancora vi dovete prenotare andate sul wiki.
Se ancora non siete soddisfatti, rivolgetevi a Clara che si è dovuta sobbarcare da sola l’organizzazione dell’intera manifestazione, in maniera impeccabile (con il supporto del suo tesoro e di Catepol & husband), fino a fornire ai partecipanti le previsioni del tempo su Matera!
In chiusura, per chi non lo sapesse, aggiungere che nel primo MateraCamp (avevo saputo della sua esistenza da Diego) è iniziata la mia avventura da blogger.
Se questo è il risultato, pensateci bene prima di venire!

La mia prima partecipazione a un BarCamp - in veste di cronista - l’ha immortalata Stefano Epifani.




E’ amico mio eh! Che si sappia in giro.

 

Sulla performance di Luca Luciani non voglio infierire.
Dico solo che, secondo me, l’aspetto più inquietante della vicenda non è la gaffe su Austerlitz-Waterloo, ma il fatto che le grandi aziende italiane siano nelle mani di gente del genere.
Se questi sono i nostri manager, perchè stupirsi del tracollo di Alitalia e di altri grandi gruppi industriali.
Potrei fare altri esempi, ma tengo famiglia e mi astengo.

 





Impegni di famiglia mi impediscono di continuare a lavorare per il MateraCamp, in programma il prossimo 3 maggio.
Mi dispiace molto, ma sono sicuro che l’agguerrito staff  organizzativo farà del suo meglio, per garantirvi un ottimo soggiorno in una città unica al mondo (non a caso è patrimonio dell’Unesco).
Continuate ad iscrivervi sul Wiki ufficiale e ricordatevi di prenotare un posto letto, altrimenti rischiate di dormire nella Gravina.
Spero di essere con voi almeno in quei giorni.

 

Di sicuro non riuscirò ad essere al TwitterCamp, organizzato dall’attivissimo Gigi il quale - a parte il colore del pigiama che dovranno indossare i partecipanti quando andranno al letto - mi sembra che abbia già previsto tutto ciò che serve a rendere perfetta una manifestazione.
Si svolgerà il 18 aprile a Venezia e - anche in questo caso - sarà una bella occasione per vedere tanta gente simpatica e una città splendida (non a caso è patrimonio dell’Unesco).
Poi, se non ci sono io, è un altro buon motivo per andarci!