Questa twittata di Enrico - mentre Al Gore presentava a Roma la versione italiana di Current Tv - mi ha dato lo spunto per rimettere le mani su un post che sto cercando di scrivere da un po’ di tempo.
Non ho la minima intenzione di dare un giudizio su questo nuovo prodotto editoriale che, del resto, ha appena aperto.
Ma da quando ho iniziato a frequentare internet - visto il lavoro che faccio - mi sono chiesto quali caratteristiche dovesse avere il giornalismo "del" web e non "sul" web (la stessa differenza evidenziata da Enrico).
Cosa vuol dire?
La carta stampata ha un suo linguaggio, una sua tecnica, caratteristiche diverse dal giornalismo televisivo o da quello radiofonico.
Un settimanale è diverso da un quotidiano o da un mensile.
Il mezzo utilizzato per fare informazione condiziona il modo di fare informazione, al punto che oggi non si parla più di giornalismo, ma di giornalismi.
Ma esiste un giornalismo del web?
Da quello che ho potuto vedere fino a oggi, girando un po’ in rete, mi sembra che - almeno in Italia - i linguaggi dell’informazione siano ancora legati ai media tradizionali.
Ci sono le edizioni on line dei quotidiani (Repubblica, Corriere della Sera, su tutti), che pur con qualche differenza (aggiornamenti in tempo reale; archivio a disposizione dei lettori; forum dei lettori) ricalcano il modello delle versioni cartacee. E’ apprezzabile comunque il lavoro fatto - anche a livello sindacale - per integrare le due redazioni (cartacea e on line).
Per quanto riguarda la televisione, dopo una serie di esperimenti poco edificanti, ora c’è Current.
Le risposte di Al Gore alle domande dei giornalisti e dei blogger, su alcuni aspetti fondamentali, sono state piuttosto evasive.
Anche a me ha lasciato molte perplessità (ma sono sempre pronto a farmi smentire dai fatti, ci mancherebbe).
Soprattutto su tre aspetti:
1. Gore ha detto che il 30 per cento della programmazione sarà garantita dai video realizzati dai telespettatori/reporter. Per una Tv che trasmette 24 ore su 24, il 30 per cento equivale a 7 ore di programmazione quotidiana. Siamo sicuri che in Italia ci siano tanti video-maker capaci di garantire una tale quantità di prodotto, con una qualità (tecnica e giornalistica) accettabile? E poi, i reportage giornalistici inviati a Current da chi saranno valutati? Nelle Faq ho trovato questa frase: "potete inviare un pod, o anche solo una parte di esso affinché venga valutato dal team che si occupa del Collective Journalism. (…) Per caricare un pod è necessario leggere ed accettare il codice etico del Collective Journalism. (Il codice etico è ancora presente sulla pagina di upload? Non credo. Se non c’è, potete non prendere in considerazione questa parte)". Io questo codice etico non l’ho trovato, ma in conferenza stampa, il direttore Tommaso Tessarolo ha detto che "gli unici criteri di selezione saranno la tutela dei bambini (non li chiamate minori per favore) e il buon senso". Mi sembra un po’ poco per garantire la qualità dell’informazione.
2. E’ stata posta una domanda sulla tutela (anche legale) che avranno gli autori dei video trasmessi da Current. 
Gore ha risposto che non hanno mai avuto problemi del genere, ma che saranno pronti a difendere i reporter.
Anche questa risposta mi ha lasciato un po’ interdetto, perchè ho avuto l’impressione che si ignorasse completamente la legislazione italiana sulla stampa. Chi pensa che la libertà di stampa significhi pubblicare tutto, senza regole, mi spaventa come quelli che censurano.
3. L‘ultimo aspetto su cui rifletterei (ce ne sarebbero altri ma mi sono già dilungato troppo, per i miei gusti) è relativo al mezzo impiegato: è vero che Current sarà on line, ma principalmente sarà trasmessa su un canale tv satellitare del bouquet di Sky.
Non ho ancora capito se sarà "in chiaro" o a pagamento (e in questo caso non mi sembrerebbe una bella cosa).
Ma mettiamo da parte questo aspetto.
Mettiamo da parte il fatto che in Italia l’editore di Sky, Rupert Murdoch, è un monopolista della Tv satellitare, dunque non proprio un modello di libertà di stampa e democrazia.
Mettiamo da parte il fatto che Gore abbia scelto di andare in televisione, nonostante abbia detto in conferenza che internet è la libertà e che la televisione è in mano ai poteri economici e politici.
Messo da parte tutto questo, si torna al discorso inziale: cosè Current? Web-tv o tv-on-web?
Direi la seconda e mi dispiace che uno con i soldi di Gore (che ha eluso anche la domanda di Alessio sui finanziatori di Current) avrebbe potuto sperimentare di più.
Avrebbe potuto investire di più sulla ricerca di un nuovo modo di fare informazione, di un nuovo giornalismo del web che - prima o poi - conquisterà il primato sui media tradizionali (non credo che li annienterà, ma sicuramente li metterà in crisi).
Staremo a vedere. In bocca al lupo a chi c’è dentro.
P.S. Sull’argomento mi farebbe piacere conoscere l’opinione di chi ha assistito alla presentazione di Current (e ha fatto la cronaca live su Twitter). Esperti della materia, studiosi del web e illustri colleghi giornalisti. Senza impegno eh!