I suoi video sono arrivati in tv il 24 ottobre, nella nuova serie di "Parla con me", il programma di Serena Dandini.
Avrei voluto scrivere dell’esordio di Diego su Raitre, ma per pigrizia ho sempre rimandato.
Lo faccio oggi, mostrandovi - se non lo avete visto venerdi scorso in tv - la sedicesima puntata di Tolleranza Zoro: il segnale.
Secondo me è grandioso.

 

 

Già che ci sono, segnalo la nascita del blog della Fondazione Daje. Che cos’è?
La spiegazione la affido alle parole dell’ideologo:

"Intorno al Partito Democratico, dopo la sconfitta elettorale, sono spuntati come funghi fondazioni, associazioni, think-tank di ogni genere. La Fondazione Daje nasce da un video di Zoro e più che una vera fondazione è un gruppo di auto-aiuto politico in costante equilibrio tra cazzeggio e serietà. Perfetto per democratici afflitti dalla sindrome da PD moscio".
 





Non mi ha mai convinto troppo l’idea di una informazione "user generated content", cioè prodotta direttamente degli utenti.
E’ vero - come sostiene Granieri - che "oggi tutti abbiamo, nei nostri sistemi operativi, l’occorrente per registrare e montare video".
Sebbene creda anche io che il sistema dell’informazione oggi non possa prescindere dall’impiego di mezzi tecnici più agili e più economici, sono convinto che siano ancora i contenuti a fare la differenza.
Non è un caso che, finora, tutti gli esperimenti di web tv visti in Italia non siano stati in grado di dare scossoni significativi a un panorama informativo piuttosto stagnante.
Poco più di sei mesi fa, Al Gore portò nel nostro Paese la sua Current Tv, annunciando che il 30 per cento della programmazione sarebbe stato assicurato dai video prodotti dagli utenti.
Allora espressi le mie perplessità e oggi, anche chi in quel progetto ha creduto con grande entusiasmo, investendo molte energie, sostiene che "sono bastati pochi anni per capire che gli utenti nella maggior parte dei casi hanno poco da dire. La blogosfera italiana ne è un esempio lampante. A parte pochi rari casi, è un rincorrersi a vicenda".
Se fatica Current, che punta a una informazione generalista, figuriamoci quanto possa arrancare YouDem - la nuova Tv del Pd - che dagli utenti si aspetta contenuti limitati alla sola sfera politica.
Mario Tedeschini Lalli dice "il mio interesse è per la sopravvivenza del giornalismo (non necessariamente dei “giornalisti”) nel nuovo universo mediale".
Condivido in pieno e - come il professor Epifani - credo che oggi ci si debba interrogare su "come si evolve la professione del giornalista con lo sviluppo dei media sociali"?
Chi mi legge sa che questo interrogativo è alla base della mia decisione di aprire un blog.
Finora ho detto la mia su questi argomenti, oggi voglio lanciare una sfida e una proposta che - per il momento - riguarda solo chi vive in Basilicata, ma che può diventare un esperimento pilota anche per altre regioni.
La Tgr, la Testata Giornalistica Regionale della Rai, ha già avviato in alcune sedi - e lo farà in tutte a partire dal 19 gennaio 2009 - una nuova striscia informativa del mattino (dalle 7.30 alle 8.00).
"Buongiorno Regione" - questo il titolo della rubrica - si svilupperà sul modello del rotocalco informativo, con un conduttore in studio, edizioni flash del tg, collegamenti in diretta e qualche contributo registrato.
Tra questi ultimi, ho proposto che "Buongiorno Regione" della Basilicata possa contenere uno spazio informativo, realizzato prendendo spunto da tutto ciò che in rete (video, blog, denunce, segnalazioni di luoghi di particolare interesse, curiosità dai vari paesi, ecc.) abbia attinenza con la vita e le cronache regionali.
Non mi interessa prendere qualunque cosa che odori di lucano e mandarla in onda, ma piuttosto vorrei creare un rapporto di collaborazione tra redazione e cittadini/utenti.
Le notizie raccolte in rete saranno valutate, approfondite e verificate con metodo giornalistco, che non vuol dire censura, ma semplicemente fare il nostro lavoro.
La proposta è stata accolta dal Caporedattore, Renato Cantore, che mi ha anche autorizzato a rilanciarla in rete.
Mi convince l’idea di una informazione basata sulla collaborazione, lo scambio di inotizie, tra giornalisti e cittadini, ognuno con un ruolo ben preciso.
La palla passa alla "blogosfera" lucana. Se ci siete battete un colpo. E spargete la voce.

 

 

 





Il tema non è sicuramente nuovo, ma è quello che professionalmente mi interessa di più: il web sta cambiando i mezzi di comunicazione tradizionali e il sistema dell’informazione?
Ne abbiamo parlato al RomeCamp, nel dibattito organizzato da Cannocchiale.tv, che è iniziato con un leggerissimo ritardo (appena tre ore) rispetto a quanto annunciato.
Se ve lo siete perso e se avete intenzione di punirvi, qui sotto c’è la registrazione del match tra Achille, Fabrizio e me (tutti vergognosamente d’accordo).
Dura una ventina di minuti.

 

 





Ok ok, ricomincio a scrivere.
Non è facile dopo più di due mesi di pausa.
C’è tanto da dire.
Iniziamo con gli appuntamenti.
Domani mattina sarò al RomeCamp08.
Verso le 12 discuteremo di un tema nuovo: rapporto tra media tradizionali e new media, tra giornalisti e blogger.
Ne parlerò con Achille e Fabrizio.
Se vi interessa siamo qui, in diretta streaming.

Aggiornamento: il dibattito è rinviato alle 15.





Torno per l’ultima volta - lo giuro - sulla vicenda che ha coinvolto il blog olimpico della Rai e sulle polemiche feroci che si sono abbattute su Giampiero De Luise, il giornalista incaricato di gestirlo.
Con una sintesi straordinaria Luca De Biase ha riassunto la storia e ha messo in evidenza "i pregiudizi reciproci" tra giornalisti e blogger, che impediscono di ragionare con obiettività sui fenomeni che riguardano la rete.
Io ho deciso di andare a verificare di persona come stanno realmente le cose.
Non conosco personalmente De Luise, ma ho scoperto che è un giornalista impegnato da undici anni nello sviluppo dei new media, in un’azienda che - pur essendo arrivata per prima - non ha mai investito molto in questo settore.
De Luise - in veste di sindacalista - si è anche impegnato per migliorare la qualità dell’informazione di Raisport, pagando in prima persona le sue battaglie.
Faccio questa premessa, perchè trovo veramente intollerabile l’aggressione subita da questa persona, da parte di chi ha usato il blog olimpico della Rai come valvola di sfogo contro la Rai.
Tra i tanti blog che si sono occupati della vicenda - oltre a quelli che ho già citato - oggi ho letto quello di Aghost che dice: "in Rai non hanno ancora ben chiara la distinzione tra blog e forum".
Io credo, invece, che molti blogger non abbiano ben chiara la distinzione tra la Rai e le persone che lavorano in Rai, magari portando avanti ogni giorno delle piccole e invisibili battaglie, per offrire agli utenti un servizio pubblico migliore.
Non voglio difendere l’azienda per la quale lavoro, che altre volte ho criticato.
Non voglio neanche star qui a spiegare quali sono i problemi che ogni giorno - dietre le quinte - affrontano le persone che danno il massimo per soddisfare i bisogni dei telespettatori, degli ascoltatori e - perchè no - degli utenti che seguono le Olimpiadi in rete.
Dico solo che De Luise sta gestendo da solo il blog olimpico - oltre al sito di Raisport, con i sei canali streaming (oltre a Raidue e Rasport Più) che trasmettono in diretta ogni evento olimpico - passando 14 ore delle sue giornate pechinesi davanti al monitor e non in un albergo a cinque stelle, come vorrebbe far credere un quotidiano che, guarda caso, appartiene allo stesso editore del gruppo televisivo concorrente della Rai.
Continuo a credere che i blog possano rappresentare utili strumenti di informazione, ma serve la collaborazione, un lavoro comune di blogger e giornalisti, non il pregiudizio e l’arroganza.
Io per aprire questo blog ho chiesto aiuto a chi ne sa più di me e continuo a farlo ogni volta che mi trovo in difficoltà.
Senza queste persone, non ce l’avrei mai fatta.
Non voglio fare una difesa d’ufficio di un collega - che, tra l’altro, non ne ha bisogno - ma mi piacerebbe che certi blogger, riconoscessero ai giornalisti le loro competenze.
E che, magari, prima di scatenare i linciaggi, andassero a verificare come stanno le cose e scegliessero con cura l’obiettivo delle loro invettive.





Sarà per lo spirito agonistico del momento, forse per la voglia di non perdere una sfida.
Sta di fatto che la redazione di Raisport - anzi Giampiero De Luise - ha ricominciato timidamente a scrivere sul blog della Rai, dedicato all’Olimpiade di Pechino.
Mi piace credere che i responsabili del blog abbiano valutato a mente fredda la bufera che si è abbattuta su di loro e le critiche - quelle costruttive - nei confronti di un esperimento che onestamente non era partito proprio bene.
Sono contento che questo esperimento vada avanti e mi auguro che si prendano in considerazione anche le riflessioni circolate in questi giorni nei blog che si sono occupati della vicenda (Massimo Mantellini, Dario Salvelli, Auro, Marta, Cristiano, Marina, Stefano, Generazione Blog, Vincenzo, Sghedo).
Ci sono parecchi spunti interessanti e ragionamenti - dalla "parte sana" della blogosfera - che puntano a costruire invece di distruggere.
I giornalisti (una generalizzazione che ha lo stesso valore di "blogosfera") forse capiscono poco dei meccanismi della rete e l’esperimento olimpico della Rai lo ha dimostrato.
I blogger forse conoscono meno alcuni meccanismi dell’informazione.
Probabilmente, mettendo insieme le diverse competenze diventeremo tutti un po’ più bravi.
E magari i blog si trasformeranno in utili mezzi di informazione.

P.S. Mi sono permesso di riunire i link dei blog che hanno affrontato l’argomento, visto che nel servizio di tracciamento delle discussioni di BlogBabel - tanto rimpianto quando BB aveva chiuso - non c’è traccia di questa discussione.
Sicuramente dipende dal fatto che gli autori non hanno messo i feeds, i tags, gli scripts, i widgets, i pings, i freaks, i Chips e tutti gli altri accessori che non possono mancare in un blog di qualità.





Torno a scrivere dopo una breve pausa estiva e lo faccio perchè l’Olimpiade di Pechino ha messo in evidenza ancora una volta come uno strumento libero, democratico e partecipativo - come è il blog - possa essere usato in maniera illiberale, antidemocratica e volgare.
Mi riferisco a quanto sta accadendo sul blog che la Rai ha aperto, per stabilire un rapporto tra i giornalisti inviati ai Giochi e gli utenti.
Al primo post, tra i tanti complimenti per l’iniziativa, sono comparsi i primi insulti nei confronti della Rai e dei giornalisti che stanno seguendo l’Olimpiade.
E il testo del primo post era semplicemente: "Presto i commenti dei nostri inviati a Beijing2008".
Nel secondo post, Giampiero De Luise - inviato della Rai a Pechino, incaricato di curare il blog - risponde alle critiche e fornisce spiegazioni alle richieste di chiarimento dei lettori più educati.
Ma inesorabili arrivano altri commenti violenti, insulti, ingiurie che costringono De Luise - nel terzo e ultimo post - a chiudere le comunicazioni, dopo aver cancellato i commenti più volgari.
Tanto per non sembrare aziendalista - e chi mi segue sa bene che non lo sono - premetto che secondo me la Rai poteva anche investire un po’ di più sul blog olimpico, visto che ha messo una sola persona a gestirlo.
Premetto anche che De Luise forse poteva andare avanti, cancellando i commenti ingiuriosi e continuando a tenere aperto un canale con i telespettatori più civili, anche quelli critici (come del resto ha fatto nel secondo post).
Ciò detto, mi sembra assurdo che gli utenti della rete, così forieri di modernità e innovazione, non abbiano apprezzato lo sforzo della Rai - un’azienda che sta attraversando un momento poco felice - di aprire un canale informativo attraverso un blog, per coprire un evento così importante cone l’Olimpiade (coperto, tra l’altro, anche con una rete televisiva analogica, una sul digitale terrestre, una sul satellite e otto canali streamig in internet).
Credo che l’innovazione non vada d’accordo con il pregiudizio e l’ideologia e invece, troppo spesso, mi trovo a leggere nei blog parole intrise di pregiudizio e di ideologia, a partire da quello che guida le migliori classifiche italiane e insulta i giornalisti nelle piazze.
Credo che le novità vadano valutate positivamente, a prescindere.
Poi si può criticare e - nel caso di un servizio pubblico - è un diritto criticare.
Ma credo che, con la chiusura del blog olimpico della Rai, si sia persa una bella occasione per far capire alla Rai che il blog può essere uno strumento utile a migliorare l’informazione, a stabilire un rapporto diretto e uno scambio con chi, di solito, è solo utente passivo dell’informazione.
Questo, almeno, è il motivo per cui io - da giornalista della Rai - ho deciso di aprire un blog.
Forse lo stesso motivo per cui lo hanno fatto altri colleghi come Sandro Ruotolo, Pino Scaccia e Pino Bruno e per cui lo ha fatto il direttore del Tg1, Gianni Riotta.
Spero che - dopo questa brutta esperienza - i dirigenti di Viale Mazzini e i direttori di testata abbiano ancora voglia di investire uomini e mezzi per informare attraverso i blog.





Trascorrere il primo assaggio di ferie a Kinder (la colonia estiva di Condor) poteva essere rischioso: tranne Diego e famiglia (il motivo per cui abbiamo deciso di andare) e il professor Sofi, non conoscevamo quasi nessuno; poi io ero convinto che in estate si potesse andare solo al mare; infine, quando posso Condor lo ascolto, ma da qui a decidere di andare in vacanza con conduttori e ascoltatori della trasmissione - per quanto possa essere aziendalista - mi sembrava troppo.
Ma dove non arriva l’amore per la Rai, c’è la Fondazione Daje a farmi muovere.
Così, Mariangela e io ci siamo sorbiti quei pochi chilometri che separano Potenza da Gressoney Saint Jean, ma alla fine cotanta audacia è stata ripagata: molto piacevole la compagnia; molto bella la Valle d’Aosta (vabbè, ma l’Italia è tutta bella); ottimo il cibo (ma d’altronde in Italia si mangia bene ovunque); poi mi è piaciuta addirittura la montagna, perchè anche d’estate ti incute rispetto e ammirazione, proprio come il mare; mi sono piaciuti i conduttori e gli ascoltatori (anche se molti - sembrerà pazzesco - non avevano neanche un blog).
Ho conosciuto meglio un po’ di persone che conoscevo solo tramite blog o twitter (Massimo e la sua splendida famiglia, il nuovo responsabile tesseramento della Fondazione Alessandro; Rossella, Mario e Rebecca; Vittorio); ne ho conosciute altre che non conoscevo proprio e che mi sono piaciute molto (Valentina, le archeologhe Alba, Laura e Marianna, Lorenzo e Sveva, Stefano, Fabio, Amedeo and so on…).
Molto bravi gli organizzatori della manifestazione (Sandro, Carla e Enrica-Renata) che ci hanno ospitato e fatto divertire, con grande professionalità e sempre con il sorriso sulle labbra.
La solita grande prestazione atletica della Fondazione che si è manifestata con l’arrampicata libera di una delle pareti più difficili del Monte Rosa (che noi abbiamo attaccato con grande semplicità e in scioltezza) e con il terzo posto di Mariangela nella classifica generale del torneo di Wii (se non l’avessi battuta io a tennis sarebbe arrivata prima, ma a noi non piace barare, siamo fatti così).
Una bella scoperta, poi, Luca e Matteo che come testimoniano alcune foto pubblicate su Flickr ormai sono entrati nella Fondazione.
Infine, un pensiero a Diego, Michela e Anita, con i quali ormai costituiamo quasi una famiglia e il "quasi" dipende dal fatto che noi Anita la accoglieremmo volentieri come figlia adottiva, ma difficilmente loro accoglierebbero i nostri otto cani.
Vabbè, allora amici come prima!





Qualche riflessione conclusiva sulla bella esperienza di Budapest.
Probabilmente tra qualche anno sarà pronto anche il video che Diego e io abbiamo girato prima, durante e dopo (accompagnati in giro per la città da un tassista naziskin) il Citizen Media Summit, organizzato da Global Voices.
Sono tornato a casa contento di aver conosciuto tanta bella gente, tanti blogger che hanno trovato il modo per rendere il blog uno strumento utile, facendolo diventare un mezzo di informazione dove la libertà di informazione è negata.
Poi, tornando in Italia, ho scoperto che un un giornalista siciliano, Carlo Ruta - che non usava il blog (oggi oscurato) come mezzo di informazione, ma lo aveva fatto diventare comunque uno strumento utile - è stato condannato per il reato di "stampa clandestina".
Ho sempre pensato che i blog utilizzati come un giornale dovessero essere regolamentati esattamente come i giornali.
Ma in questo caso, non si trattava di un giornale, non c’era la cronaca periodica di qualche avvenimento. C’erano invece molti documenti interessanti sulla mafia e soprattutto sull’assassinio di Giovanni Spampinato - cronista de L’Ora e de L’Unità - ucciso nel 1972.
E’ possibile sostenere la causa di Carlo Ruta con una petizione promossa da Giornalismi.info.
Poi ho scoperto pure che il Governo italiano non vuole più discutere in Parlamento la legge, con la quale vorrebbe mandare in galera i giornalisti che pubblicano le intercettazioni.
Altro che disegno di legge, meglio un decreto.
Il decreto legge ha effetto immediato e - visto che sui giornali potrebbe finire anche qualche altra intercettazione dei colloqui telefonici tra Berlusconi e i dirigenti Rai - è meglio far presto.
Allora ho ripensato ad Alaa, giovane blogger egiziano, arrestato per aver manifestato in favore dei magistrati.
Ho pensato alle parole di Luis Carlos che ha spiegato come Chavez stia cercando di cambiare la costituzione del Venzuela aggirando le regole, poggiandosi sulla forza elettorale acquisita grazie alla massiccia presenza su tutte le reti televisive.
Oppure ai giovani blogger cinesi, iraniani, siriani, che ogni giorno cercano di aggirare la censura che - dopo aver imbavagliato la stampa - blocca (o tenta di bloccare) anche la rete.
Ma in Italia c’è la democrazia, è tutta un’altra storia, vero?

Non aggiungo altro, se non questi due video, nei quali siamo intervistati da Eleonora, traduttrice della versione italiana di Global Voices che forse, nei prossimi anni, potrebbe diventare anche da noi un’importante strumento di comunicazione e di controinformazione.
Da tener presente che l’intervista l’abbiamo "concessa" alla fine del meeting ed eravamo molto stanchi e senza fondotinta!

Alfredo  

Diego

 

Sul sito di Radio Radicale c’è anche l’ottimo reportage di Sara Tescione.

Ogni tanto anche una buona notizia.
Bentornata Ingrid!

**********************

Translation by Babelfish (excuse me sorry for mistakes)

Some conclusive considerations about the beautiful experience in Budapest.
Maybe within the next few years the movie that
Diego and I filmed - before, during and after (getting around the city by a naziskin taxi-driver) the Citizen Media Summit, organized from Global Voices - will be ready.
I came back home glad to met much interesting people, many blogger which have found the way to make blog an useful instrument, making it to become means of information, in that countries where information freedom is denied.
Then, coming back in Italy, I discovered that a sicilian journalist,
Carlo Ruta - who didn’t use blog (today darkened) like means of information, but he made it a useful instrument - was condemned for “clandestine press “ crime.
I always thought that blog used as a newspaper had to be restricted exactly like newspapers.
But Ruta’s blog wasn’t a newspaper. It was, instead, a collection of many interesting documents about Mafia and about the murder of
Giovanni Spampinato - reporter for L’Ora and L’Unità - killed in 1972.
It’s possible to support the cause of Carlo Ruta with a
petition, by Giornalismi.info.
Then I have discovered also that Italian Government doesn’t want to discuss in Parliament the law with which they want to arrest journalists who publish phone interceptions.
Not by a bill,
best a decree.
Law decree has immediate effect and - since on other call interceptions between Berlusconi and Rai management could be published by newspaper  - it is better to make soon.
Then I thought to
Alaa - young Egyptian blogger - arrested in order to have manifested in favour of magistrates.
I thought to the words of
Luis Carlos - from Venezuela - who explained as Chavez "wanted to change the constitution outside the rules but with elections", thanks to a massive presence on all net televisions.
Or Chinese, Iranian, Syrian young bloggers who every day try to elude censorship that before stopped press and now blocks (it tries to block) also internet.
But in Italy there is the democracy, is all an other history, true?

I don’t add to other, but only these two movies, in which we are interviewed from Eleonora, translator of the Italian version of Global Voices that perhaps, in the next few years, could become also in Italy an important information and communication instrument.
Attention please: we "granted” interview at the end of the meeting, when we were a lot tired and without make-up!

Complete reportage from Citizen Media Summit 2008 is on Radio Radicale siteweb. By Sara Tescione.





E’ iniziata da poco la seconda giornata del Citizen Media Summit e dopo la sessione di ieri mi sono reso conto che la presunta guerra tra bogger e giornalisti è una prerogativa tutta italiana.
Ory Okolloh - blogger Keniana - ha spiegato che nel suo blog ha raccontato e documentato le violenze che si sono scatenate dopo le ultime elezioni nel suo Paese e che molti giornalisti l’hanno aiutata a raccogliere il materiale pubblicato.
Alaa Abdel Fatah - che abbiamo intervistato - ci ha detto che in Egitto i blogger e i giornalisti sono perseguitati allo stesso modo: se parlano finiscono in carcere, spesso torturati.
Clothilde Le Coz di Reporters sans Frontières ha spiegato che la sua organizzazione (che è un’organizzazione di giornalisti) da anni assiste legalmente centinaia di blogger, perseguitati dai regimi dei rispettivi Paesi.
Insomma, dove la libertà di informare è un bene prezioso, si lavora tutti insieme per difenderlo, blogger e giornalisti.
Purtroppo, dall’Italia - oltre a noi - di blogger e giornalisti ne sono arrivati pochini.
C’è Eleonora Pantò che oggi presenterà la versione italiana di Global Voices e Sara Tescione di Radio Radicale.
Anche lei, come me, è venuta di sua sponte e a sue spese.
Nessuna testata giornalistica italiana ha ritenuto questo evento degno di un inviato.
Intanto, Diego continua a fare live blogging.
 

********

I try to translate for Global Voices friends.

The second day of Citizen Media Summit Just started.
After the session of yesterday, I realized that the war between bloggers and journalists is only an italian prerogative.
Ory Okolloh - a Kenian blogger - explained that on her blog she told and documented the violence unleashed after the last elections in her country and she said that many journalists helped her to collect the published material.
Alaa Abdel Fatah - we interviewed him - told us that Egypt bloggers and journalists are persecuted in the same way: if they describe only the facts they are imprisoned, or tortured.
Clothilde Le Coz, from
Reporters sans Frontières, explained that her organization (which is a journalists organization) for  many years legally assisted hundreds of bloggers, persecuted by the regimes of their countries.
In short, where information freedom is a valuable asset, all together - bloggers and journalists - are working to preserve it.
But from Italy - besides us - few bloggers and journalists arrived in Budapest.
There is
Eleonora Pantò, that today will present the Italian version of Global Voices and Sara Tescione, from Radio Radicale.
She is here - like me - by her own and paying by own pockets.
No Italian mainstream media covered this event with a reporter.
Meanwhile, Diego continues
live blogging.

Photos by Madmonk and Maneno.org