Torno a scrivere dopo una lunga pausa e pubblico un comunicato dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.
Lo faccio per far capire, a chi ancora non lo avesse ben chiaro, che qualcuno continua a lavorare per mettere in ginocchio la Rai.
I giornalisti - che ogni giorno ci mettono la faccia e prendono anche gli schiaffi - vorrebbero un servizio pubblico migliore.
Qui si parla di "digitalizzazione", cioè di una cosa che le reti concorrenti hanno già fatto da anni.
In Rai se ne discute.
"Troppi ritardi, troppe ombre sulla digitalizzazione in Rai dei quali non siamo e non saremo complici.
La ripercussione è molto grave su tutta l’azienda in prospettiva a medio termine.
Ma rischi e disagi sono notevolissimi ed attuali, al Tg2 e a Rai News 24.
Pur nel contesto di un governo aziendale scaduto e da tempo in fase di ordinaria amministrazione, occorre una scossa.
Se questa dovrà nascere da uno sciopero dei giornalisti, saremo pronti.
Intanto l’Usigrai avvia una fase di mobilitazione e chiede un urgente incontro sul tema al massimo livello.
Anche la politica, pero’, non puo’continuare con i suoi balletti e le sterili contrapposizioni.
Occorre subito un accordo bipartisan per una legge da approvare in tempi rapidissimi – e c’e’ la prova provata che tutto si puo’ fare in Parlamento in men che non si dica – che dia autonomia e certezza di governo al Servizio Pubblico radiotelevisivo".
P.S. Scusate se non ho molto tempo per scrivere, ma sto organizzando un matrimonio. A presto.
Torno per l’ultima volta - lo giuro - sulla vicenda che ha coinvolto il blog olimpico della Rai e sulle polemiche feroci che si sono abbattute su Giampiero De Luise, il giornalista incaricato di gestirlo.
Con una sintesi straordinaria Luca De Biase ha riassunto la storia e ha messo in evidenza "i pregiudizi reciproci" tra giornalisti e blogger, che impediscono di ragionare con obiettività sui fenomeni che riguardano la rete.
Io ho deciso di andare a verificare di persona come stanno realmente le cose.
Non conosco personalmente De Luise, ma ho scoperto che è un giornalista impegnato da undici anni nello sviluppo dei new media, in un’azienda che - pur essendo arrivata per prima - non ha mai investito molto in questo settore.
De Luise - in veste di sindacalista - si è anche impegnato per migliorare la qualità dell’informazione di Raisport, pagando in prima persona le sue battaglie.
Faccio questa premessa, perchè trovo veramente intollerabile l’aggressione subita da questa persona, da parte di chi ha usato il blog olimpico della Rai come valvola di sfogo contro la Rai.
Tra i tantiblog che si sono occupati della vicenda - oltre a quelli che ho già citato - oggi ho letto quello di Aghost che dice: "in Rai non hanno ancora ben chiara la distinzione tra blog e forum".
Io credo, invece, che molti blogger non abbiano ben chiara la distinzione tra la Rai e le persone che lavorano in Rai, magari portando avanti ogni giorno delle piccole e invisibili battaglie, per offrire agli utenti un servizio pubblico migliore.
Non voglio difendere l’azienda per la quale lavoro, che altre volte ho criticato.
Non voglio neanche star qui a spiegare quali sono i problemi che ogni giorno - dietre le quinte - affrontano le persone che danno il massimo per soddisfare i bisogni dei telespettatori, degli ascoltatori e - perchè no - degli utenti che seguono le Olimpiadi in rete.
Dico solo che De Luise sta gestendo da solo il blog olimpico - oltre al sito di Raisport, con i sei canali streaming (oltre a Raidue e Rasport Più) che trasmettono in diretta ogni evento olimpico - passando 14 ore delle sue giornate pechinesi davanti al monitor e non in un albergo a cinque stelle, come vorrebbe far credere un quotidiano che, guarda caso, appartiene allo stesso editore del gruppo televisivo concorrente della Rai.
Continuo a credere che i blog possano rappresentare utili strumenti di informazione, ma serve la collaborazione, un lavoro comune di blogger e giornalisti, non il pregiudizio e l’arroganza.
Io per aprire questo blog ho chiesto aiuto a chinesa più di me e continuo a farlo ogni volta che mi trovo in difficoltà.
Senza queste persone, non ce l’avrei mai fatta. Non voglio fare una difesa d’ufficio di un collega - che, tra l’altro, non ne ha bisogno - ma mi piacerebbe che certi blogger, riconoscessero ai giornalisti le loro competenze.
E che, magari, prima di scatenare i linciaggi, andassero a verificare come stanno le cose e scegliessero con cura l’obiettivo delle loro invettive.
E’ morto Franco Sensi.
Il Presidente del terzo scudetto della Roma (nella stagione 2000-2001).
E’ stato il secondo scudetto che ho festeggiato.
L’altro è stato nel 1983 mentre il primo - nel 1942 - non me lo ricordo perchè avevo -25 anni.
Nel 2001 Andreotti gli propose di candidarsi a Sindaco.
Lui rispose: "fare il Presidente della Roma è come essere il Sindaco della città".
Sarà per lo spirito agonistico del momento, forse per la voglia di non perdere una sfida.
Sta di fatto che la redazione di Raisport - anzi Giampiero De Luise - ha ricominciato timidamente a scrivere sul blog della Rai, dedicato all’Olimpiade di Pechino.
Mi piace credere che i responsabili del blog abbiano valutato a mente fredda la bufera che si è abbattuta su di loro e le critiche - quelle costruttive - nei confronti di un esperimento che onestamente non era partito proprio bene.
Sono contento che questo esperimento vada avanti e mi auguro che si prendano in considerazione anche le riflessioni circolate in questi giorni nei blog che si sono occupati della vicenda (Massimo Mantellini, Dario Salvelli, Auro, Marta, Cristiano, Marina, Stefano, Generazione Blog, Vincenzo, Sghedo).
Ci sono parecchi spuntiinteressanti e ragionamenti - dalla "partesana" della blogosfera - che puntano a costruire invece di distruggere.
I giornalisti (una generalizzazione che ha lo stesso valore di "blogosfera") forse capiscono poco dei meccanismi della rete e l’esperimento olimpico della Rai lo ha dimostrato.
I blogger forse conoscono meno alcuni meccanismi dell’informazione.
Probabilmente, mettendo insieme le diverse competenze diventeremo tutti un po’ più bravi.
E magari i blog si trasformeranno in utili mezzi di informazione.
P.S. Mi sono permesso di riunire i link dei blog che hanno affrontato l’argomento, visto che nel servizio di tracciamento delle discussioni di BlogBabel - tanto rimpianto quando BB aveva chiuso - non c’è traccia di questa discussione.
Sicuramente dipende dal fatto che gli autori non hanno messo i feeds, i tags, gli scripts, i widgets, i pings, i freaks, i Chips e tutti gli altri accessori che non possono mancare in un blog di qualità.
Torno a scrivere dopo una breve pausa estiva e lo faccio perchè l’Olimpiade di Pechino ha messo in evidenza ancora una volta come uno strumento libero, democratico e partecipativo - come è il blog - possa essere usato in maniera illiberale, antidemocratica e volgare.
Mi riferisco a quanto sta accadendo sul blog che la Rai ha aperto, per stabilire un rapporto tra i giornalisti inviati ai Giochi e gli utenti. Al primo post, tra i tanti complimenti per l’iniziativa, sono comparsi i primi insulti nei confronti della Rai e dei giornalisti che stanno seguendo l’Olimpiade.
E il testo del primo post era semplicemente: "Presto i commenti dei nostri inviati a Beijing2008".
Nel secondo post, Giampiero De Luise - inviato della Rai a Pechino, incaricato di curare il blog - risponde alle critiche e fornisce spiegazioni alle richieste di chiarimento dei lettori più educati.
Ma inesorabili arrivano altri commenti violenti, insulti, ingiurie che costringono De Luise - nel terzo e ultimo post - a chiudere le comunicazioni, dopo aver cancellato i commenti più volgari.
Tanto per non sembrare aziendalista - e chi mi segue sa bene che non lo sono - premetto che secondo me la Rai poteva anche investire un po’ di più sul blog olimpico, visto che ha messo una sola persona a gestirlo.
Premetto anche che De Luise forse poteva andare avanti, cancellando i commenti ingiuriosi e continuando a tenere aperto un canale con i telespettatori più civili, anche quelli critici (come del resto ha fatto nel secondo post).
Ciò detto, mi sembra assurdo che gli utenti della rete, così forieri di modernità e innovazione, non abbiano apprezzato lo sforzo della Rai - un’azienda che sta attraversando un momento poco felice - di aprire un canale informativo attraverso un blog, per coprire un evento così importante cone l’Olimpiade (coperto, tra l’altro, anche con una rete televisiva analogica, una sul digitale terrestre, una sul satellite e otto canali streamig in internet).
Credo che l’innovazione non vada d’accordo con il pregiudizio e l’ideologia e invece, troppo spesso, mi trovo a leggere nei blog parole intrise di pregiudizio e di ideologia, a partire da quello che guida le miglioriclassificheitaliane e insulta i giornalisti nelle piazze.
Credo che le novità vadano valutate positivamente, a prescindere.
Poi si può criticare e - nel caso di un servizio pubblico - è un diritto criticare.
Ma credo che, con la chiusura del blog olimpico della Rai, si sia persa una bella occasione per far capire alla Rai che il blog può essere uno strumento utile a migliorare l’informazione, a stabilire un rapporto diretto e uno scambio con chi, di solito, è solo utente passivo dell’informazione.
Questo, almeno, è il motivo per cui io - da giornalista della Rai - ho deciso di aprire un blog.
Forse lo stesso motivo per cui lo hanno fatto altri colleghi come Sandro Ruotolo, Pino Scaccia e Pino Bruno e per cui lo ha fatto il direttore del Tg1, Gianni Riotta.
Spero che - dopo questa brutta esperienza - i dirigenti di Viale Mazzini e i direttori di testata abbiano ancora voglia di investire uomini e mezzi per informare attraverso i blog.
Venti giorni fa, nel Tg della Basilicata abbiamo dato notizia dell’arresto di un professore dell’ateneo lucano, per molestie sessuali nei confronti delle proprie studentesse, in cambio di buoni voti agli esami.
La notizia, ovviamente, è stata ripresa dall’Ansa, da tutti i quotidiani locali e anche da Tele Norba.
Nessuna traccia sulla stampa nazionale.
Oggi - dopo venti giorni, al limitar del mese di luglio - La Repubblica si accorge del fattaccio e lo pubblica, con tanto di foto del Prof che palpa la sua allieva.
Si scatena il putiferio: la nostra redazione viene tempestata di telefonate dalle testate nazionali della Rai.
Su quella che - solo dopo venti giorni - è diventata una notizia, si buttano a pesce anche il Tg5 delle 20, Sky Tg 24 (con tanto di inviato a Matera) e - neanche a dirlo - Studio Aperto.
Evidentemente, ogni notizia ha la sua stagione: tette e culi vanno forte solo in piena estate.
Non un giorno prima, non un giorno dopo.
"Di che mi dovrei vergognare?
Anzi in quelle intercettazioni, sì mi ci riconosco".
(intervista al Corriere della Sera dell’1.7.2008)
Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha respinto la richiesta di licenziamento di Agostino Sacca’ - Direttore di Rai Fiction - avanzata dal Direttore Generale, Claudio Cappon, per motivi disciplinari.
Ai dipendenti Rai non resta che adeguarsi alle decisioni dei dirigenti e Carlo Verna - segretario dell’Usigrai - avanza una proposta:
"E adesso ci sia un indulto disciplinare in Rai. Dopo l’esito del caso Saccà (…) formalizzeremo, provocatoriamente, la richiesta la prossima settimana in Paritetica, la riunione periodica tra azienda e sindacato. (…) Uguaglianza e uniformità di trattamento impongono quantomeno una sanatoria per chi ha compiuto piccole trasgressioni, o magari è sotto procedimento disciplinare per aver esercitato diritti d’opinione (è il caso, per esempio, di Loris Mazzetti) che l’azienda non vuole riconoscere".
P.S. Qualcuno è in grado di spiegare la spiegazione fornita dal "comunista gentiluomo", Sandro Curzi, per la sua astensione?
L’archeologia è una delle mie tante passioni e in questi giorni mi ha colpito l’accesa disputa tra Salvatore Settis e Gabriella Carlucci: roba da brividi.
Molti conoscono la Carlucci - oggi Deputato della Repubblica - per meriti artistici (Portobello, Festivalbar, Cantagiro, Sanremo e poi addirittura Cocco, Giallo, Luna di Miele e Buona Domenica).
Forse non tutti sanno, invece, che Salvatore Settis è uno dei maggiori archeologi italiani e che - tra le altre cose - dirige la Scuola Normale Superiore di Pisa ed è presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali.
Proprio in questa veste, si è permesso di scrivere un articolo sul Sole 24 Ore (ripreso da Sos Patrimonio), nel quale - in sintesi - diceva: il Ministro Biondi vuole investire sui beni culturali, ma il Governo Berlusconi ha tagliato praticamente tutti i fondi destinati alla gestione, al recupero e alla tutela del nostro patrimonio storico e culturale. L’On. Carlucci dalle pagine del suo blog non risponde nel merito delle accuse mosse da Settis, ma ne chiede direttamente le dimissioni.
Perchè?
"Per aver palesemente dimostrato - scrive la Parlamentare - di non condividere la linea di rilancio delle attività culturali disegnata del Ministro Bondi".
Più o meno dello stesso tenore il comunicato stampa di Francesco Giro, che di Bondi è Sottosegretario.
Leggendo gli interventi dei protagonisti di questa vicenda si scopre che:
Settis non ha accusato Bondi.
L’illustre docente si è limitato a fare i conti dei tagli previsti dal Governo.
Nessuno (né Carlucci, né Giro, né tantomeno Bondi) si è sognato di smentire - cifre alla mano - i tagli paventati da Settis.
L’uso della punteggiatura dell’On Carlucci è piuttosto disinvolto.
Per esprimere un parere sui primi tre punti, si può firmare la petizione promossa dal blog di Archeologia Italiana.
Per il quarto punto, sarebbe bene che l’On. Carlucci andasse a chiedere consigli al Prof. Settis, prima di cacciarlo dal Ministero.
P: con la Elena Russo non c’era più niente da fare? Non c’è modo…? S: no .. c’è un progetto interessante .. adesso io la chiamo .. P: gli puoi fare una chiamata? La Elena Russo; e poi la Evelina Manna. Non centro niente io, è una cosa … diciamo … di… S: chi mi dà il numero? P: Evelina Manna … io non c’è l’ho … S: chiamo .. P: no, guarda su Internet .. S: vabbè, la trovo, non è un problema … me la trovo io .. P: ti spiego che cos’è questa qui .. S: ma no, Presidente non mi deve spiegare niente .. P: no, te lo spiego: io stò cercando di avere … S: Presedente, lei è la persona più civile, più corretta.. P: allora … è questione di .. (parola incomprensibile, le voci si accavallano) …. S: ma questo nome è un problema mio … P: io stò cercando … di aver la maggioranza in Senato … S: capito tutto … P: eh .. questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando …
Magnaccia e mignotte, accordi incrociati tra aziende concorrenti, dirigenti-zerbino del premier di turno.
Come se nulla fosse accaduto.
Nonostante tutto, le uniche emergenze sulle quali si concentra la politica sono le intercettazioni e la legge blocca-processi.
Nessuno che si preoccupi della qualità del servizio radiotelevisivo pubblico.
Quello che segue è il comunicato stampa di Carlo verna, segretario nazionale dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai).
Lo pubblico, così, tanto per ricordare che ci sono anche giornalisti che hanno a cuore l’autonomia e la qualità dell’informazione.
"L’imbarazzante caso Sacca’ conferma quello che da sempre sosteniamo: senza un’indipendenza vera dai partiti la Rai muore.
Un fiume di intercettazioni telefoniche, dal tono piu’ che eloquente, non e’ bastato a consentire una valutazione serena e tempestiva sulla permanenza del dirigente.
La logica politica, che imponeva di “sedare e sopire”, ha prevalso su quella industriale.
Il Servizio Pubblico non reggerebbe altri tre anni di governo aziendale nominato con i criteri spartitori della Gasparri.
Il nuovo Cda non può continuare ad essere un “parlamentino”.
La politica, anziche’ litigare sul Presidente della Vigilanza, ragioni costruttivamente sulle regole per dare autonomia all’azienda.
Qualunque accordo sui nomi dei prossimi amministratori sarebbe una sconfitta per la Rai, per i suoi lavoratori, per gli abbonati e per il Paese".
P.S. Altro che Mastella, il Governo Prodi potrebbe essere caduto grazie all’intervento della signorina Manna. Hai capito?
Qualche riflessione conclusiva sulla bella esperienza di Budapest.
Probabilmente tra qualche anno sarà pronto anche il video che Diego e io abbiamo girato prima, durante e dopo (accompagnati in giro per la città da un tassista naziskin) il Citizen Media Summit, organizzato da Global Voices.
Sono tornato a casa contento di aver conosciuto tanta bella gente, tanti blogger che hanno trovato il modo per rendere il blog uno strumento utile, facendolo diventare un mezzo di informazione dove la libertà di informazione è negata. Poi, tornando in Italia, ho scoperto che un un giornalista siciliano, Carlo Ruta - che non usava il blog (oggi oscurato) come mezzo di informazione, ma lo aveva fatto diventare comunque uno strumento utile - è stato condannato per il reato di "stampa clandestina".
Ho sempre pensato che i blog utilizzati come un giornale dovessero essere regolamentati esattamente come i giornali.
Ma in questo caso, non si trattava di un giornale, non c’era la cronaca periodica di qualche avvenimento. C’erano invece molti documenti interessanti sulla mafia e soprattutto sull’assassinio di Giovanni Spampinato - cronista de L’Ora e de L’Unità - ucciso nel 1972.
E’ possibile sostenere la causa di Carlo Ruta con una petizione promossa da Giornalismi.info.
Poi ho scoperto pure che il Governo italiano non vuole più discutere in Parlamento la legge, con la quale vorrebbe mandare in galera i giornalisti che pubblicano le intercettazioni.
Altro che disegno di legge, meglio un decreto.
Il decreto legge ha effetto immediato e - visto che sui giornali potrebbe finire anche qualche altra intercettazione dei colloqui telefonici tra Berlusconi e i dirigenti Rai - è meglio far presto. Allora ho ripensato ad Alaa, giovane blogger egiziano, arrestato per aver manifestato in favore dei magistrati.
Ho pensato alle parole di Luis Carlos che ha spiegato come Chavez stia cercando di cambiare la costituzione del Venzuela aggirando le regole, poggiandosi sulla forza elettorale acquisita grazie alla massiccia presenza su tutte le reti televisive.
Oppure ai giovani blogger cinesi, iraniani, siriani, che ogni giorno cercano di aggirare la censura che - dopo aver imbavagliato la stampa - blocca (o tenta di bloccare) anche la rete.
Ma in Italia c’è la democrazia, è tutta un’altra storia, vero?
Non aggiungo altro, se non questi due video, nei quali siamo intervistati da Eleonora, traduttrice della versione italiana di Global Voices che forse, nei prossimi anni, potrebbe diventare anche da noi un’importante strumento di comunicazione e di controinformazione.
Da tener presente che l’intervista l’abbiamo "concessa" alla fine del meeting ed eravamo molto stanchi e senza fondotinta!
Alfredo
Diego
Sul sito di Radio Radicale c’è anche l’ottimo reportage di Sara Tescione.
Ogni tanto anche una buona notizia.
Bentornata Ingrid!
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Translation by Babelfish (excuse me sorry for mistakes)
Some conclusive considerations about the beautiful experience in Budapest.
Maybe within the next few years the movie that Diego and I filmed - before, during and after (getting around the city by a naziskin taxi-driver) the Citizen Media Summit, organized from Global Voices - will be ready.
I came back home glad to met much interesting people, many blogger which have found the way to make blog an useful instrument, making it to become means of information, in that countries where information freedom is denied.
Then, coming back in Italy, I discovered that a sicilian journalist, Carlo Ruta - who didn’t use blog (today darkened) like means of information, but he made it a useful instrument - was condemned for “clandestine press “ crime.
I always thought that blog used as a newspaper had to be restricted exactly like newspapers.
But Ruta’s blog wasn’t a newspaper. It was, instead, a collection of many interesting documents about Mafia and about the murder of Giovanni Spampinato - reporter for L’Ora and L’Unità - killed in 1972.
It’s possible to support the cause of Carlo Ruta with a petition, by Giornalismi.info.
Then I have discovered also that Italian Government doesn’t want to discuss in Parliament the law with which they want to arrest journalists who publish phone interceptions.
Not by a bill, best a decree.
Law decree has immediate effect and - since on other call interceptions between Berlusconi and Rai management could be published by newspaper - it is better to make soon.
Then I thought to Alaa - young Egyptian blogger - arrested in order to have manifested in favour of magistrates.
I thought to the words of Luis Carlos - from Venezuela - who explained as Chavez "wanted to change the constitution outside the rules but with elections", thanks to a massive presence on all net televisions.
Or Chinese, Iranian, Syrian young bloggers who every day try to elude censorship that before stopped press and now blocks (it tries to block) also internet.
But in Italy there is the democracy, is all an other history, true?
I don’t add to other, but only these two movies, in which we are interviewed from Eleonora, translator of the Italian version of Global Voices that perhaps, in the next few years, could become also in Italy an important information and communication instrument.
Attention please: we "granted” interview at the end of the meeting, when we were a lot tired and without make-up!
Complete reportage from Citizen Media Summit 2008 is on Radio Radicale siteweb. By Sara Tescione.
POST DI PAOLO PIOL. EX COLLABORATORE DI PEDOFROCIO PAOLO BARRAI E QUASI STUPRATO OMOSESSUALMENTE DA PEDERASTA PAOLO BARRAI STESSO. su Blog libero, insulto libero