Non so se c’è ancora qualcuno che viene a leggere questo blog, praticamente abbandonato da un anno.
Il tempo a disposizione è sempre meno e poi trovo sempre più difficile credere che a qualcuno possano interessare le cose che scrivo qui.
In ogni caso, in questi due giorni mi sono piovute addosso due notizie che mi hanno reso felice e mi hanno spinto a tornare da queste parti.
La prima notizia riguarda la scoperta del tesoro segreto di Calisto Tanzi.
La seconda, è la condanna del Ministero della Difesa Italiano a risarcire i familiari di un militare sardo, probabilmente morto perché contaminato dall’uranio impoverito.
Due notizie diverse che hanno un punto di partenza comune: l’inchiesta di un giornalista.
Un giornalista della Rai, Sigfrido Ranucci.
Fu lui che dal 2003 - con una serie di inchieste realizzate per Rainews24 - iniziò a rompere il silenzio sulle tante malattie e morti sospette, che potevano essere collegate all’impiego di ordigni all’uranio impoverito, durante le guerre in Bosnia e in Iraq.
E sempre Sigfrido - stavolta per Report, programma di cui è autore insieme a Milena Gabanelli - ha ipotizzato l’esistenza di un tesoro nascosto dall’uomo che ha portato al fallimento la Parmalat. Il tesoro c’era e la Procura di Parma lo ha trovato.
Perché mi hanno reso felice queste notizie?
Perché ogni tanto ho bisogno di sapere che ha ancora senso fare il giornalista.
Documento approvato all’unanimità dall’assemblea nazionale dei Comitati di redazione delle testate Rai.
"Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo.
L’assemblea nazionale dei Comitati di Redazione chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual è il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare - con tutti i punti di vista - i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese.
Un impegno che mai può venir meno. Mai può ci si può permettere di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura.
Lo stesso vale anche per il Tg2 - responsabile di analoghe omissioni - per ogni testata nazionale Rai, radiofonica o televisiva, e per tutte le redazioni regionali.
Vale per tutti i giornalisti del servizio pubblico, anche per quelli che - come probabilmente sta accadendo ad Augusto Minzolini - ancora non si sono resi conto del ruolo che ricoprono e dell’impegno che devono assumere di fronte a chi paga il canone.
Si legano i temi delle notizie omesse in questi giorni dal direttore del Tg1 a quelli del Ddl Alfano sulle intercettazioni che, dopo il voto di fiducia raccolto alla Camera, si appresta ad approdare in Senato.
L’Assemblea dei Cdr Rai da mandato all’Esecutivo Usigrai di attuare tutte le forme di mobilitazione necessarie".
Da bambino in casa ascoltavo spesso questa canzone, ovviamente senza capirne il senso.
Ma mi attirava questa voce profonda, decisa, fiera.
Poi mio padre mi spiegò che parlava di un operaio che si vergognava di dire al figlio che era stato licenziato, perchè aveva scioperato.
Soltanto alla fine del racconto si convince e dice alla moglie di richiamare il bambino:
"O cara moglie io prima ho sbagliato,
di’ a mio figlio che venga a sentire
che ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà".
Oggi quella voce profonda, decisa e fiera - quella di Ivan Della Mea - si è spenta.
E forse si è spenta per sempre anche quella politica che era animata da valori, ideali di giustizia, libertà.
Da persone che arrivavano a rischiare il posto di lavoro, o la vita, perché tutti avessero pari diritti, pari opportunità.
Probabilmente la mia è solo retorica.
Ma ogni tanto preferisco ricordare a me stesso che ci potrebbe ancora essere una speranza.
Nel 1974 De Andrè raccontava come si poteva "morire per delle idee".
Oggi dobbiamo raccontare come si muore per un parcheggio.
Come passa il tempo.
Non sarò originale, ma per me De Andrè è stato molto più di un cantante.
Il vuoto dei nostri giorni, senza di lui è ancora più vuoto.
La regia di questo video è di Gabriele Salvatores.
Nel mondo le cose non vanno troppo bene e la situazione è sempre più difficile, soprattutto per quella parte di umanità che già soffriva prima.
E allora - se è vero che un regalo è un gesto d’amore - quest’anno sarebbe il caso di regalare un po’ d’amore a chi ne ha conosciuto poco.
Ad esempio a una bambina di nome Natalia.
Questa è la sua storia - raccontata sul bellissimo blog di Lorenzo Cairoli - che voglio rilanciare anche qui.

La foto è di Sean Shimmel.
Ho ricevuto un messaggio nella posta di Facebook da parte di un ragazzo lucano - che ora vive a Milano - che, tra le altre cose, mi segnalava un fatto sconcertante.
Oggi mi sono recato al Policlinico di Milano in Via Sforza 35 per donare il sangue.
Sono andato via dal Poli con un grande disappunto senza aver potuto donare il sangue!
Perchè, mi chiedi?
Perchè sono omosessuale!
Non mi hanno neanche prelevato il sangue per vedere se era infetto, ma mi hanno detto "siccome tu sei Omosessuale non puoi donare il sangue, perchè sei considerato una categoria a rischio".
Io ero esterefatto perchè davvero non ero al corrente di questa forma di discriminazione legalizzata.
Io non potrò MAI donare il sangue! Ciò è di una violenza inaudita.
E che ne è allora dell’omosessuale e di chi invece ha rapporti omosessuali?
Che ne è dell’uomo sposato che non dichiara di avere rapporti omosessuali (se ce li ha) e dona il sangue?
Come decide il medico scientificamente se uno è omosessuale o no?
Luca (lo chiamerò così per tutelare la sua privacy) mi chiedeva se potevo occuparmi della vicenda come giornalista.
La storia mi ha lasciato piuttosto incredulo e ho provato a documentarmi in rete, scoprendo che il Policlinico di Milano ha già avuto l’onore delle cronache nazionali (fin dal 2005) per questi casi di discriminazione nei confronti dei gay.
L’ex Ministro della Salute, Umberto Veronesi, aveva modificato la legge, sostituendo la frase "categorie a rischio" con "comportamenti a rischio" (che vuol dire avere rapporti non protetti - anche eterosessuali - con persone diverse).
Ma la direzione del Policlinico ha sempre continuato a giocare sull’ambiguità delle formule, impedendo di fatto agli omosessuali (quelli che dichiarano il loro orientamento sessuale) di donare il sangue.
Anche se i dati epidemiologici (Fonte Ministero della Salute) dicono che
nel 1997 la percentuale dei casi di Aids era infatti costituita per il 58,1% da tossicodipendenti e per il 20,7% da contatti eterosessuali e per il 15% omo/bisessuali;
nel 2007 i casi tra i tossicodipendenti sono diminuiti al 27,4% mentre i contatti eterosessuali sono passati al 43,7% e quelli omo/bisessuali al 22%.
Della vicenda non potrò occuparmi nel Tg della Basilicata, perchè il fatto si è svolto a Milano.
Ma prendendo spunto da questa storia - raccontata da un lucano - mi piacerebbe raccontare il disagio che vivono quotidianamente i giovani omosessuali della Basilicata.
Apparentemente non esistono, non se ne parla neanche, è una presenza invisibile.
Se qualcuno si rende conto di esserlo preferisce scappare, emigrare.
Ho provato a cercare qualche riferimento di associazioni, o gruppi, o locali della regione, ma non ho trovato nulla e neanche l’Arcigay ha una sede lucana.
Credo che la stessa situazione sia analoga a quella di altre regioni meridionali, ma per il momento mi interessa la Basilicata.
Sono già in contatto con altri ragazzi - oltre a Luca - disposti a parlare della loro condizione al microfono (con la garanzia dell’anonimato e senza il rischio di essere riconosciuti).
Se ci fosse qualcuno disposto a fare altrettanto - o se conoscete qualcuno che vive una particolare situazione di disagio, discriminato per la sua omosessualità - basta segnalarmelo lasciando un commento anonimo qui.
Provvederò io a ricontattare l’interessato tramite l’indirizzo mail (che deve essere inserito obbligatoriamente quando si commenta, ma che non viene pubblicato).
I suoi video sono arrivati in tv il 24 ottobre, nella nuova serie di "Parla con me", il programma di Serena Dandini.
Avrei voluto scrivere dell’esordio di Diego su Raitre, ma per pigrizia ho sempre rimandato.
Lo faccio oggi, mostrandovi - se non lo avete visto venerdi scorso in tv - la sedicesima puntata di Tolleranza Zoro: il segnale.
Secondo me è grandioso.
Già che ci sono, segnalo la nascita del blog della Fondazione Daje. Che cos’è?
La spiegazione la affido alle parole dell’ideologo:
"Intorno al Partito Democratico, dopo la sconfitta elettorale, sono spuntati come funghi fondazioni, associazioni, think-tank di ogni genere. La Fondazione Daje nasce da un video di Zoro e più che una vera fondazione è un gruppo di auto-aiuto politico in costante equilibrio tra cazzeggio e serietà. Perfetto per democratici afflitti dalla sindrome da PD moscio".
Torno a scrivere dopo una lunga pausa e pubblico un comunicato dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai.
Lo faccio per far capire, a chi ancora non lo avesse ben chiaro, che qualcuno continua a lavorare per mettere in ginocchio la Rai.
I giornalisti - che ogni giorno ci mettono la faccia e prendono anche gli schiaffi - vorrebbero un servizio pubblico migliore.
Qui si parla di "digitalizzazione", cioè di una cosa che le reti concorrenti hanno già fatto da anni.
In Rai se ne discute.
"Troppi ritardi, troppe ombre sulla digitalizzazione in Rai dei quali non siamo e non saremo complici.
La ripercussione è molto grave su tutta l’azienda in prospettiva a medio termine.
Ma rischi e disagi sono notevolissimi ed attuali, al Tg2 e a Rai News 24.
Pur nel contesto di un governo aziendale scaduto e da tempo in fase di ordinaria amministrazione, occorre una scossa.
Se questa dovrà nascere da uno sciopero dei giornalisti, saremo pronti.
Intanto l’Usigrai avvia una fase di mobilitazione e chiede un urgente incontro sul tema al massimo livello.
Anche la politica, pero’, non puo’continuare con i suoi balletti e le sterili contrapposizioni.
Occorre subito un accordo bipartisan per una legge da approvare in tempi rapidissimi – e c’e’ la prova provata che tutto si puo’ fare in Parlamento in men che non si dica – che dia autonomia e certezza di governo al Servizio Pubblico radiotelevisivo".
P.S. Scusate se non ho molto tempo per scrivere, ma sto organizzando un matrimonio. A presto.

"Intorno al Partito Democratico, dopo la sconfitta elettorale, sono spuntati come funghi fondazioni, associazioni, think-tank di ogni genere. La Fondazione Daje nasce da
Flickr/sirdrake
Facebook/Your Name
Twitter/sirdrake
YouTube/digiovampaolo
Last.fm/sidrake
Del.icio.us/a.digiovampaolo
GMail/Your Name
Technorati/sirdrake
MyBlogLog/sirdrake
Blog/Your Name


