Torno per l’ultima volta - lo giuro - sulla vicenda che ha coinvolto il blog olimpico della Rai e sulle polemiche feroci che si sono abbattute su Giampiero De Luise, il giornalista incaricato di gestirlo.
Con una sintesi straordinaria Luca De Biase ha riassunto la storia e ha messo in evidenza "i pregiudizi reciproci" tra giornalisti e blogger, che impediscono di ragionare con obiettività sui fenomeni che riguardano la rete.
Io ho deciso di andare a verificare di persona come stanno realmente le cose.
Non conosco personalmente De Luise, ma ho scoperto che è un giornalista impegnato da undici anni nello sviluppo dei new media, in un’azienda che - pur essendo arrivata per prima - non ha mai investito molto in questo settore.
De Luise - in veste di sindacalista - si è anche impegnato per migliorare la qualità dell’informazione di Raisport, pagando in prima persona le sue battaglie.
Faccio questa premessa, perchè trovo veramente intollerabile l’aggressione subita da questa persona, da parte di chi ha usato il blog olimpico della Rai come valvola di sfogo contro la Rai.
Tra i tanti blog che si sono occupati della vicenda - oltre a quelli che ho già citato - oggi ho letto quello di Aghost che dice: "in Rai non hanno ancora ben chiara la distinzione tra blog e forum".
Io credo, invece, che molti blogger non abbiano ben chiara la distinzione tra la Rai e le persone che lavorano in Rai, magari portando avanti ogni giorno delle piccole e invisibili battaglie, per offrire agli utenti un servizio pubblico migliore.
Non voglio difendere l’azienda per la quale lavoro, che altre volte ho criticato.
Non voglio neanche star qui a spiegare quali sono i problemi che ogni giorno - dietre le quinte - affrontano le persone che danno il massimo per soddisfare i bisogni dei telespettatori, degli ascoltatori e - perchè no - degli utenti che seguono le Olimpiadi in rete.
Dico solo che De Luise sta gestendo da solo il blog olimpico - oltre al sito di Raisport, con i sei canali streaming (oltre a Raidue e Rasport Più) che trasmettono in diretta ogni evento olimpico - passando 14 ore delle sue giornate pechinesi davanti al monitor e non in un albergo a cinque stelle, come vorrebbe far credere un quotidiano che, guarda caso, appartiene allo stesso editore del gruppo televisivo concorrente della Rai.
Continuo a credere che i blog possano rappresentare utili strumenti di informazione, ma serve la collaborazione, un lavoro comune di blogger e giornalisti, non il pregiudizio e l’arroganza.
Io per aprire questo blog ho chiesto aiuto a chi ne sa più di me e continuo a farlo ogni volta che mi trovo in difficoltà.
Senza queste persone, non ce l’avrei mai fatta.
Non voglio fare una difesa d’ufficio di un collega - che, tra l’altro, non ne ha bisogno - ma mi piacerebbe che certi blogger, riconoscessero ai giornalisti le loro competenze.
E che, magari, prima di scatenare i linciaggi, andassero a verificare come stanno le cose e scegliessero con cura l’obiettivo delle loro invettive.
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37 commenti a "A ciascuno il suo"
Scusa sir, non ho mai insultato De Luise, non è mio costume, ho solo usato un po’ di ironia. E me la sono presa non tanto con lui quanto con la Rai, come del resto hanno fatto molti altri.
Parli di arroganza ma mi pare che chi ha peccato in questo senso è stato proprio il tuo collega, quando ha deciso di chiudere il blog (alla faccia del servizio pubblico!). Dici che è da solo a gestire il blog? E a noi cosa interessa? La Rai spende milioni di euro per fare programmi assolutamente cretini, non poteva metterci qualche altro giornalista? Tanto più che stiamo parlando di un’olimpiade, non del torneo di bocce di Lamporecchio.
Certamente sono stato usati toni sopra le righe nei commenti (non da me, ripeto), ma su internet capita, e la reazione offesa di De Luise, che evidentemente non conosce il mezzo, ha solo peggiorato le cose.
Ci sono tanti tuoi colleghi giornalisti che si cimentano con un loro blog, e i commenti sono quasi sempre civilissimi. Forse loro hanno un approccio diverso oppure no? Se il blog olimpico si è trasformato in “ufficio reclami” forse qualcuno, anziché fare l’offeso, avrebbe dovuto chiedersi il perché, non ti pare? Parli poi di “collaborazione” tra blogger e giornalisti, ma quando mai? I tuoi colleghi sono spesso in prima fila per pregiudizio, spocchia e mancanza di umiltà. Peccato che la collaborazione la si invochi poi, dopo essere scivolati malamente per terra nella foga di sbattere la porta in faccia ai lettori.
E poi c’è la questione fondamentale del canone. Se tu fossi abbonato, per legge, al mio blog, o a quello di chiunque altro, avresti tutti i sacrosanti diritti di incazzarti quando si scrivono cretinate o il servizio non è ritenuto all’altezza. Di solito funziona così. Solo nell’Italia dei carrozzoni pubblici il “cliente” è considerato l’ultima ruota del carro, un rompiscatole da zittire o ignorare.
aghost, ancora con sta’ polemica sul canone!! e poi, ci sono giornalisti cretini e blogger cretini, così come ci sono giornalisti in gamba e blogger in gamba. parlare male della rai di questi tempi è come sparare sulla croce rossa. è vero, il servizio pubblico fa tante cazzate, deve ancora scoprire le potenzialità del web, manda allo sbaraglio un (solo!) giornalista per gestire il blog olimpico, ma fa tante cose grandiose (chissà per quanto tempo ancora).
Alfredo, se vai a vedere altri blog con tantissimi lettori e tantissimi commenti, ti accorgi che la situazione è sempre la stessa: diventano una palestra per sfogare frustrazioni più o meno legittime, e un palcoscenico dove esibire il più sfrenato narcisismo.
Non è una “intollerabile aggressione”, non è un problema della RAI o di De Luise. E’ un problema del mezzo, che non si presta bene ai grandi numeri.
La questione in realtà è semplice: la RAI è un servizio pubblico che noi stessi cittadini alimentiamo con un balzello. Data questa premessa, è ovvio che le pretese siano maggiori rispetto ad altre emittenti.
Ora, fatta questa doverosa premessa, mi spiace ma quel blog è stato davvero un fallimento su tutti i fronti, e ha mostrato il fianco di una RAI (sportiva, perlomeno) che non sa più che pesci pigliare. Ripeto che stiamo parlando di giornalisti di una emittente nazionale , non di un giornalino scolastico, quindi le scuse accampate del tipo “eh, ma il signor De Luise non sa cosa è un blog e come funziona” non reggono per nulla. E’ il suo lavoro sapere come funzionano i mezzi di informazione e no… non siamo più a inizio 20esimo secolo e sarebbe ora che il signor De Luise, al pari di molti altri, si aggiornasse un po’. Fare un confronto tra il blog RAI e quello CNN (entrambi dedicati alle olimpiadi) è tempo sostanzialmente sprecato, perché come già detto il blog RAI non contiene NULLA… nessuna informazione… niente di niente. Non si capisce nemmeno il perché sia stato aperto, sinceramente.
Alle critiche la RAI (nella persona di De Luise, naturalmente) ha saputo rispondere come fa da sempre (casi vari Sanremo su tutti) ovvero facendo l’offesa, quando invece un qualunque professionista vero sa che alle critiche si risponde con un miglioramento e con un servizio. Se qualcosa non funziona (e che qualcosa non abbia funzionato è evidente a tutti) si deve rispondere correggendo, comprendendo dove si è sbagliato e modificando di sostanza l’offerta. Il blog andava gestito!
Quel che da ancor più fastidio di questa storia comunque, e mi spiace dirlo, è veder ancora accampare scuse e rimbalzare le incompetenze (perché non saper usare un media fondamentale quale internet nel 2008 è particolamente indicativo da questo punto di vista) di quella che ormai è una classe giornalistica inadeguata e non al passo coi tempi, specchio di una realtà italiana che DEVE cambiare… sempre che si voglia fare informazione.
gaspar, non sono d’accordo
Chi ha detto che il blog non si presta bene ai grandi numeri? Dipende da come lo gestisci: se al call center di telecom Italia, o dell’Enel, metti una sola persona a rispondere, poi non puoi dire “il call center” non è un mezzo adatto ai grandi numeri…
Al fine di esplicare meglio ciò che dicevo sopra…
1) Esempio di giornalismo al passo coi tempi e che nel 2008 sa usare internet:
http://olympics.blogs.cnn.com/
2) Esempio di giornalismo non al passo coi tempi e che nel 2008 non sa ancora usare internet:
http://pechino2008.blog.rai.it/
Ciascuno tragga le proprie conclusioni.
marco/cav, non so se l’esempio che hai fatto (cnn) va tanto bene: quasi tutti i post hanno pochissimi commenti. E stiamo parlando della cnn!
E’ la natura dei due blog a essere diversissima, seppur le intenzioni avrebbero dovuto essere le stesse, ovvero dare uno spazio ai giornalisti per raccontare ancor più da vicino le olimpiadi.
Ove si differenziano è proprio nell’uso che è stato fatto del mezzo internet: dove infatti i giornalisti CNN hanno mostrato contenuti VERI e propri, De Luise (che scopro ora, come scritto qui - http://www.blog.raisport.rai.it/archives/000420.php - appartenete alla “redazione internet di Rai Sport”… vien spontaneo chiedersi come vengano selezionate le persone, dato che questo signore non sa nemmeno far uso di un blog pur ricoprendo quel ruolo, ma tant’è…) ha invece scritto… nulla.
Addirittura all’inizio il blog si è presentato con un post senza categoria il cui contenuto era solamente “Presto i commenti dei nostri inviati a Beijing2008″ e con una pagina “Info” che riportava ancora il contenuto di default di Wordpress (tale pagina è stata tolta o ieri o l’altro ieri, non prima), il tutto naturalmente “Engineered by Rainet” (se lo davano in mano a un ragazzino qualunque glielo avrebbe impostato meglio).
Il fulcro della discussione è quello esplicato da tale Alessandro, in questo commento (http://pechino2008.blog.rai.it/2008/08/18/da-pechino/#comment-1199): “Queste pagine sono, ovviamente, l’unico mezzo che abbiamo per farvi capire che qualcosa non va e non per parlare di sport; per quello esistono già altri forum e blog certamente più curati e degni.
Il blog della RAI è nato senza alcuna pretesa (tralasciando quella assurda di ricevere complimenti) ed invece di essere zeppo di notizie esclusive (siete la rete olimpica ve ne rendete conto) è zeppo del nulla, di quel nulla che voi avete creato non postando… e poi vi lamentate di quello che leggete”.
Il confronto tra i due blog (CNN e RAI) è sì impietoso, ma mostra una sostanziale differenza tra giornalismo all’avanguardia, e giornalismo arretrato.
Qualche risposta e qualche chiarimento.
@Aghost forse mi sono espresso male, ma quando parlavo di insulti e di aggressioni non mi riferivo di certo a te che, al contrario, hai usato toni molto pacati.
Facevo solo riferimento alla tua frase: “in Rai non hanno ancora ben chiara la distinzione tra blog e forum”.
Ecco, mi sembra che la confusione la faccia chi identifica la Rai con i lavoratori della Rai.
Le critiche non vengono rivolte all’azienda, ma ai giornalisti che ci lavorano, che ci mettono la faccia e che, magari, si incazzano tutti i giorni con i loro capi perchè vorrebbero lavorare meglio e offrire un servizio più qualificato. E ti assicuro che capita spesso, a molti di noi.
In questi giorni ho letto commenti di una violenza e di una volgarità inaudita, da parte di gente che - ben nascosta dietro un nick - si permette di insultare professionisti che stanno lavorando per coprire al meglio un evento importante e complesso come le olimpiadi.
Ha ragione @Pino: ci sono giornalisti bravi e meno bravi, ma a volte è sufficiente che un telecronista sbagli un nome - magari in una fase concitata di una gara - per essere impallinato come se avesse commesso il più grande torto per l’umanità.
Gli utenti, l’ho detto più volte, hanno tutto il diritto di criticare la Rai (e possono farlo scrivendo a dirigenti, ai direttori di testata, alla commissione di vigilanza, al corecom), ma non è accettabile che i lavoratori di questa azienda vengano trascinati nel fango.
@Marco/Cav Non ho detto “eh, ma il signor De Luise non sa cosa è un blog e come funziona”.
Il collega sa benissimo cosa sia un blog, visto che per Raisport segue proprio l’informazione on line da tanti anni.
Ho detto che se la Rai lo lascia solo a fare un lavoro immane, lui non può diventare il capro espiatorio. Semmai è la vittima.
@Gaspar Sicuramente tu conosci il mezzo meglio di me e di certo non è facile gestire grandi numeri in rete. Forse, la Rai ha sottovalutato le conseguenze dell’apertura del blog e non ha previsto una figura professionale, tipo un “community manager” (figura della quale ignoravo anche l’esistenza), a gestire e moderare i commenti.
Probabilmente il blog della Cnn è gestito proprio da una figura del genere (e magari da altre cento persone che ci lavorano) e per questo ci sono pochi commenti.
Detto questo, io credo che la Rai - blog a parte - stia seguendo le olimpiadi molto bene e la maggior parte dei giornalisti inviati a Pechino stiano lavorando con grande serietà e professionalità.
Se devo giudicare dalla copertura dell’Olimpiade, il canone lo pago volentieri.
Caro Marco, il canone Rai non è un balzello è il prezzo da pagare per avere un servizio radiotelevisivo pubblico, che serve a garantire la libertà e la democrazia nei Paesi civili.
Le critiche sono legittime, ma quelli che si scagliano contro la Rai dovrebbero anche domandarsi: che tipo di informazione avremmo se non ci fosse un servizio pubblico?
In risposta al suo quote… trovo assai difficile considerare il suo collega una vittima, a meno che davvero sia stato obbligato con la forza e contro suo volere a prendere in carico quel blog. Nel momento in cui però uno si assume una responsabilità, e questo vale in ogni lavoro, allora ne deve sopportare il peso perché questo fa appunto parte del lavoro. Penso che se il signor De Luise non si sentisse in grado di coprire quel ruolo, volendo, avrebbe potuto rifiutarsi. In caso contrario naturalmente le cose cambiano, ma su questo non posso esprimermi.
Resta comunque che non vi è stato nemmeno un tentativo da parte di De Luise di usare quel blog per dire qualcosa sulle olimpiadi. Il post di apertura poi si poteva almeno argomentarlo un attimo di più e su questo credo che anche lei converrà. Sulla questione che De Luise sa cosa è un blog, mi spiace, ma temo sia difficile e questo a causa delle sue stesse parole. Vi è un’incomprensione di fondo sull’uso del media “internettiano” che è evidente pressoché a tutti.
Il lato triste della vicenda è che ancora una volta in pochissimi si domanderanno cosa non è andato bene, mentre gli altri cercheranno di porsi sulla difensiva (come peraltro anche lei sta facendo)… l’errore è degli altri e non proprio, così come solo alla RAI un responsabile non è responsabile…
Alla sua domanda “che tipo di informazione avremmo se non ci fosse un servizio pubblico?” rispondo semplicemente con un’altra domanda: perché per lei deve essere necessariamente peggiore? Non abbiamo sufficienti esempi esteri da cui prendere esempio?
Alfredo, ciao.
Nell’altro post ‘Rimonta olimpica’ avevi chiuso in modo esemplare. Se tra blogger e giornalisti cominciasse a nascere un processo sinergico ne beneficerebbero tutti.
Alla fine di luglio i tre capintesta del Washington Post sono andati a New York per far visita ai diretti concorrenti del New York Times. Oggetto: discutere le best practices del giornalismo nell’era digitale e - specialmente - valutare l’esperienza del giornale di New York che già da tre anni ha integrato il prodotto e quindi il lavoro delle redazioni online e di carta. Questo ho letto nel blog di Todeschini, via N.Y. Observer.
Se l’han fatto loro, perchè non possiamo farlo noi?
L.
mi sono fatto un’idea abbastanza precisa di tutta la vicenda, e non penso di essere troppo lontano dalla realtà.
Del resto le parole stesse di De Luise sono rivelatrici: basta leggere i suoi post… Dice che il blog è nato senza nessuna pretesa (e si vede!). Poi, quando fa l’indignato speciale e sbatte la porta, scrive, salutando i lettori, che lui ha cose ben piu “serie” di cui occuparsi. Insomma dai, mi pare chiarissimo: a casa mia si chiama mancanza di considerazione e rispetto del proprio pubblico.
Faccio un po’ di spostamenti con i commenti, altrimenti diventa complicato seguire il filo del discorso su post diversi.
Copio di seguito i commenti lasciato nel post precedente da Giampiero De Luise e da Marco/Cav….
Beh, non pensavo di diventare tanto famoso per “quello che non ho scritto…”. Non sarebbe questo un ottimo spunto di riflessione? Volevo in primo luogo ringraziare l’ospite che è stato così gentile da prendere le mie difese, dimostrandosi decisamente “controcorrente”. Grazie veramente di cuore, anche perchè nel web sei l’unico.
E allora un argomento di discussione lo lascio proprio in questo spazio: mettiamo il caso che uno di voi si fosse presntato davanti a una platea per parlare di sport e prima ancora di aprire bocca fosse stato subbissato da fischi e insulti. E nonostante l’accoglienza, fosse comunque andato avanti presentandosi e cercando di instaurare lo stesso un rapporto nonostante un clamoroso crescendo di improperi e maledizioni (sì anche quelle, a un padre di famiglia di 40 anni con moglie e figlia piccola…).
Che cosa avreste fatto voi in queste condizioni?
Sareste rimasti imperterriti a parlare sperando che le vostre parole nel fragoroso turpiloquio potessero raggiungere qualche ascoltatore interessato?
Io ho preferito uscire di scena, sottolineando la “surrealità” dell’atmosfera. E di questo ho chiesto anche scusa…
Se qualcuno di voi, dopo aver letto tutti e 1.500 messaggi (senza contare i 640 post che ho cancellato perchè “non pubblicabili”) fosse così gentile da spiegarmi dove ho sbagliato, ve ne sarei molto grato.
Un ultimo elemento per poter valutare al meglio: io non sono stato inviato a Pechino per moderare il blog. Nella scaletta dei miei impegni questa attività era la n.30.
Un saluto a tutti e grazie per l’ospitalità.
Giampiero
Gentile Giampiero,
mi chiedo se stiamo ancora parlando di professionismo o meno. Intendiamoci, una reazione umana è comprensibile e anche convidivisibile, ma al di là di questo vi è un aspetto di professionalità che ciascuno di noi sul suo lavoro dovrebbe avere. Io non critico la sua reazione (anzi, la condivido), ma critico il fatto che non ha fatto nulla per cambiare la situazione.
Rispondere a tono non serve mai a nulla, perché in parte ha ragione lei: un blog non è un forum in quanto tale. Tra tanti commenti illeggibili ce ne è uno che in questi giorni mi ha colpito sul blog di Pechino 2008, ovvero questo: “Queste pagine sono, ovviamente, l’unico mezzo che abbiamo per farvi capire che qualcosa non va e non per parlare di sport; per quello esistono già altri forum e blog certamente più curati e degni. Il blog della RAI è nato senza alcuna pretesa (tralasciando quella assurda di ricevere complimenti) ed invece di essere zeppo di notizie esclusive (siete la rete olimpica ve ne rendete conto) è zeppo del nulla, di quel nulla che voi avete creato non postando… e poi vi lamentate di quello che leggete”.
E’ difficile dare torto a questa persona: di contenuti non ve ne sono proprio. Se ci fa caso, il suo post di oggi ha attirato discussioni oltre che qualche lamentela (che fanno parte del gioco, ahimè), mostrando che gli utenti, se ne avessero avuto l’occasione, si sarebbero anche dedicati ad altro. Purtroppo è giunto un po’ troppo tardi per cambiare la situazione.
Il fatto poi che dica che il blog era solo uno degli ultimi impegni di cui lei si doveva occupare preoccupa molto a proposito dell’intenzione della RAI (o meglio, di qualche suo dipendente/dirigente, dato che parliamo di persone e non di entità superiori non meglio definibili), la quale ha aperto un blog, come mezzo d’informazione, senza nemmeno preoccuparsi di gestirlo a dovere. Un tale pressapochismo, nonché incompensione del media “internettiano”, da parte della rete pubblica ha mostrato il fianco a critiche e attacchi.
Che sia colpa sua, con tutto il rispetto naturalmente, o meno ha poca importanza al fine della discussione (anche se non sarebbe male appurare di chi era la responsabilità ultima… e spero non si arrivi a dire che nessuno era responsabile, altrimenti sarebbe la solita storia “statale”). C’è da prender atto, ancor prima di mettersi sulla difensiva, di uno o più errori che hanno minato (più o meno giusto che sia) l’immagine del lavoro di un’azienda, ovvero la RAI. Il che è un peccato, oltre che un’occasione persa, dato che gli eventi legati a questo blog olimpico hanno anche in alcuni casi tolto la scena ad altri lati positivi dell’operato dei giornalisti RAI. La buona riuscita di un lavoro lo si ottiene sin dalle basi, dai particolari… per quanto insignificanti possano apparire. E un blog, purtroppo, non lo è perché gli utenti di internet sono assai più esigenti di altri.
Preoccupa anche che in RAI (o chi per essa, ovviamente) nel 2008 avanzato si sottovaluti tanto internet come mezzo informativo, ma tant’è. Questo è solo l’ultimo dei problemi.
In chiusura, a livello personale mi spiace sinceramente che lei sia finito in mezzo a quel vortice di insulti e offese, ma secondo me più che rispondervi si doveva fare mente locale, capire cosa non andava e (con massimo professionismo) cambiare il tiro…
Come? http://olympics.blogs.cnn.com/ E’ davvero così irraggiungibile per noi italiani aspirare a qualcosa di simile?
Un saluto cordiale,
Marco
io capisco lo sconforto di chi si sente attaccato come “rappresentante” di qualcosa che non dipende da lui.
Ho fatto, molto tempo fa, l’agente straordinario alle Poste, il postino in parole povere e potete immaginarvi quante lamentele mi sono sentito quando consegnavo una lettera in ritardo o cose del genere. Ma sapevo che se quello che mi dicevano era detto a me ma rivolto alle Poste, quello che rispondevo io era “cosa” mia, l’aveva detta il postino, non le Poste.
La stessa cosa deve essere chiara al giornalista, che ha messo il suo nome sotto ogni post e che ha detto “ho cose più SERIE da fare”.
Dice che è stato subissato di offese e non lo discuto, ma dal primo post del 5 agosto al secondo del 10 ha di certo dato il fianco ad un comportamento simile.
Senza contare che quello che avrebbe detto lui, sarebbe stato in prima pagina, i commenti invece sarebbero certo stati in secondo piano. Come avere un microfono in confronto a gente che ha giù la voce. Dire di non parlare perchè “subissato” da fischi mi sembra una bella scusa per liberarsi dell’impegno numero 30 in favore degli altri 29.
Se quello che ha fatto nel blog è veramente il massimo che poteva fare, con gli strumenti ed il tempo a sua disposizione, non dovrebbe certo sentirsi toccato dalle critiche ben sapendo di chi è la colpa.
Se invece si sa che si poteva fare meglio, si sentono come personali anche le critiche.
Non mi sembra giusto crocifiggere il solo de Luise, tuttavia le sue parole qui confermano la mia tesi esposta in un commento precedente.
La Rai ha messo su il blog col massimo del pressapochismo e della faciloneria. E i risultati si sono visti. Capisco che alla tv di Stato non siano abituati a confrontarsi col pubblico, ma l’aver messo in piedi un blog in modo tanto superficiale dimostra anzitutto scarsa professionalità.
E che dire di De Luise quando afferma che il suo impegno per il blog era al 30° posto? (trentesimo) A questo punto sarei curioso di conoscere gli altri 29…
De Luise si lamenta anche del fatto di essere stato travolto dalle contumelie quasi ancor prima di cominciare. Non pensa che forse era necessario prepararsi un po’ prima, cioè mettere qualche straccio di contenuto nel blog che desse subito spunto alle discussioni?
L’aver messo un post iniziale tipo “salve, a breve i primi post…” è un’altra mancanza di rispetto del pubblico: è come dire “quando abbiamo tempo e voglia, mettiamo qualcosa dai…”.
Sarebbe come iniziare un telegiornale con la sedia vuota e la scritta “a breve qualche notizia”… Chi farebbe un tg simile?
Ma quelli dell’abbonato sono come al solito ragionamenti oziosi, Ia Rai ha sempre ragione. De Luise e soci sono assolutamente certi di non aver commesso alcun errore, e la colpa è tutta dei blogger brutti sporchi e cattivi
ahimè, De Luise ha centrato il problema. Non è un discorso di professionalità o meno. Nessuno mette in dubbio la qualità del giornalista.
Il fatto è che la Rai considera il web come un “male necessario”. Ha i suoi siti proprio perchè non può farne a meno, ma poi invita le redazioni a gestirli per puro volontariato. Non come lavoro “importante” ma “di serie B”, “quando avanza un pò di tempo”. Non c’è coordinamento generale, non c’è policy.
I risultati si vedono. Purtroppo si sono visti anche a Pechino.
Io però non capisco una cosa: quando parlate di “RAI”, parlate di una entità che ha una vita propria, o di un insieme di persone che insieme (con le loro azioni e decisioni) portano avanti un lavoro? Perché se la “RAI” resta quella famosa “entità” allora non vi sarà mai responsabilità… le cose andranno sempre così perché la “RAI” fa sì che ciò avvenga e dinanzi a critiche e lamentele nessuno reagirà (al fine di crescere intendo). Come atteggiamento è sicuramente statalista, ma non è che qui si sta migliorando la situazione, eh. Anzi, con questi post l’immagine della RAI sta solo peggiorando ulteriormente e si sta sempre più mostrando un’azienda (e dunque delle persone) sempre più allo sbando.
Si continua a mancare il vero problema…
Senza la pretesa di tracciare un bilancio della discussione, interessantissima, direi che sono state dette un sacco di cose giuste. Ed altre criticabili ma comprensibili considerato il pulpito di chi le ha dette, sia egli giornalista o fruitore del servizio. Soprattutto, si è entrati nel merito di quella che dovrebbe essere l’informazione Rai sul web, tralasciando gli insulti al povero De Luise e all’azienda e tralasciando, quindi, la maggioranza rumorosa e becera che popola la Rete.
Capisco, per comune militanza, il fastidio di Alfredo e Pino quando tocca affrontare critiche, anche irridenti, al lavoro svolto in Rai, quando ben sappiamo quanta fatica tocchi ad ognuno di noi cercare di cambiare il pregiudizio generale applicandosi al massimo a livello personale. Provo fastidio quando viene sollevato, immancabilmente, il discorso del canone: a conti fatti, con il singolo importo si paga un’ora di funzionamento di una telecamera. Con quello che costa Sky, valutato il grado di preparazione dei due staff giornalistici, forse la Rai offre ancora un miglior rapporto tra qualità e quantità dell’offerta e prezzo.
Sul web, certo, si può fare di più: lasciare De Luise da solo è stata una leggerezza da parte di quella che non è un’”entità”, ma una realtà fatta di persone con nomi e cognomi che però alla fine rimangono dietro le quinte, mentre a prendere gli schiaffi ci andiamo noi.
Io credo che alla fine la Rai non sia molto diversa da tante altre aziende, ma spararle addosso è più facile, trascurando le tante, tantissime cose pregevoli; dagli sforzi tecnici imponenti a costi molto bassi (lo ripeto) per gli utenti, alla preparazione di tanti professionisti a fronte di poche mancanze che vengono sempre, impietosamente, messe a nudo per il piacere di criticare.
Scusate la prolissità.
@radiowaves. A Sky si può decidere se abbonarsi o meno. Io non l’ho fatto. La RAI, al di là che la si guardi o meno o che piaccia il servizio da lei offerto, la si DEVE pagare, altrimenti prima giungono le lettere minatorie della RAI stessa, poi i controlli e la multa finale. Non vi è libertà di scelta. E non serve nemmeno avere una televisione in casa, perché ora basta avere un PC per dover pagare quel “balzello” (se non erro le cose dovrebbero stare così… correggetemi se sbaglio).
Dimentichi questa sostanziale differenza.
Oltretutto non paragonerei l’offerta RAI con Sky…
Alla frase circa gli schiaffi, beh… siete giornalisti. Il vostro mestiere si presuppone che lo conosciate a menadito, o perlomeno dovreste farlo. Se accettate un incarico che vi metta in piazza, sapete nel momento in cui lo accettate che siete voi a mettervi in gioco per primi. Accettare di gestire quel blog ha comportato una presa di coscienza di un impegno che altrimenti (ripeto, salvo obblighi perentori di cui non posso essere a conoscenza, ovviamente) andava rifiutato sapendo di non poterlo onorare sia per conoscenze limitate circa il mezzo informatico in sé (cosa comunque piuttosto grave), sia per mancanza di tempo.
Se io a lavoro prendo un impegno e non lo onero, e funziona così in ogni campo, ho errato io a prendere sulle mie spalle troppo.
Ad ogni modo, come detto più volte, qui la questione è che voi giornalisti (parlo al plurale dato che ora siete in 4 della RAI se non erro) non state affatto prendendo visione dei problemi che si sono manifestati in questa occasione, ma anzi, li state ignorando completamente mettendovi solo e unicamente sulla difensiva. E, perdonatemi, ma questo non è affatto da professionisti.
Continuo a ripetere che non state comprendendo il problema alla base e che state peggiorando la vostra immagine post dopo post…
per radiowaves: qui non c’entra il fatto che il canone costi poco o tanto, quanto che sia OBBLIGATORIO! Questo è il vizio originale che non può essere ignorato. Poteva avere un senso quando la rai era l’unico mezzo di informazione, ma oggi non più. Il cosiddetto servizio pubbico attuale è indecente, e io devo avere il diritto, se lo reputo tale, di non pagarlo. Perché mai devo pagare quizzoni e compensi folli a gente che non mi piace e per programmi che mi fanno venire il voltastomaco?
Se poi consideriamo l’informazione è anche peggio: i partiti sono incistati nella rai e i telegionarli sono confezioni indigeste di paccottiglia propagandistica quasi come in Urss o a Cuba. Il fatto che a Madiaset sia di gran lunga peggio, non è una buona ragione per tenere in piedi un carrozzone organico ai partiti. Se voglio essere informato mi rivolgo altrove, grazie ai giornali e a internet si può trovare un’informazione meno pilotata e molto più varia. Sfatiamo anche questo mito del servizio pubblico, oggi non ha più una seria ragione di esistere, perlomeno quello che fa la Rai.
E poi lo vedete come va sempre a finire? I giornalisti del monopolio televisivo pubblico hanno sempre ragione, tanto sono mantenuti dal canone che sei costretto a pagare, quindi o mangi sta minestra…
Un’impressione che mi sono fatto da un po’ di tempo a questa parte è che tutti sputano addosso alla Rai ma poi tutti la guardano. Capisco, è l’onda del momento che rende più facile urlare un vaffanculo in mezzo ad una folla piuttosto che discutere. Sui giornalisti mantenuti dal canone ho già detto prima: con quello che paghiamo (lo paghiamo tutti, mi sembra inutile sottolinearlo, no? A parte i tanti evasori, che poi spesso sono i primi critici) si paga sì e no mezza giornata di lavoro di un tecnico. Sull’obbligatorietà si potrebbe aprire una lunga discussione: a parte il fatto che è una tassa di possesso sull’apparecchio, dobbiamo decidere se uno Stato degno di questo nome è ancora tenuto a fornire un servizio pubblico accessibile a tutti oppure no. Se lo è, l’emissione deve essere in chiaro e disponibile a chiunque; fornirla gratuitamente mi sembra ormai una chimera antieconomica che forse si potevano permettere giusto le citate Urss e Cuba. Se non lo è, criptiamo tutto e largo a chi ha qualche migliaio di euro all’anno per ascoltare Caressa e Bergomi. Un’altra cosa a cui penso spesso con grande divertimento è questa: in Italia siamo 56 milioni di commissari tecnici e di giornalisti. Io non mi sognerei mai di spiegare ad un cardiochirurgo come intervenire, o di correggere il disegno di un architetto, mentre sembra che tutti siano in grado di fare il mio mestiere e di insegnarmelo. E’ seccante, ma possiamo farcene una ragione.
mi sono letta con calma post e commenti.
l’unica cosa che mi viene da dire
… e che sti blogger si pigliano un po’ troppo sul serio
Caro Marco, ha ragione quando afferma che la differenza tra un prodotto e un “buon” prodotto sia proprio nei particolari. Ma l’elemento che in questo caso è sfuggito a molti (a dire il vero non a tutti) è la “mastodonticità” dell’evento, che tra le altre cose (e anche questo non è un particolare trascurabile) si è svolto in Cina.
Il fuso orario di sei ore ha costretto tutti a un impegno “full time”, 24 ore su 24. Perchè se un evento europeo ti permette di tirare il fiato la notte, qui proprio nel momento in cui dovresti dormire sei invece costretto ad affrontare le fasce di maggior ascolto.
Sono anche convinto del fatto che altre tv abbiamo proposto un’offerta migliore, ma anche qui le variabili non sono trascurabili. Avere a disposizione più canali, più personale e più mezzi non è una differenza irrilevante. Anche un’azienda privata o comunque con una “struttura politico-amministrativa” più snella opera comunque in condizioni diverse dalla nostra. Tutti sanno in quali mari naviga l’Azienda e non è pensabile pretendere di mettere sullo stesso piano soggetti che sullo stesso piano non ci possono proprio stare.
Se poi vogliamo fasciarci la testa e discutere di quanto sarebbe “bello il mondo senza problemi” e intavolare il discorso su questioni di principio, tutto è lecito. Ma ripeto, tutto è lecito nei limiti del rispetto e dell’educazione, che nell’approccio con tutto il personale impegnato in questa trasferta è mancato da parte di molti utenti che hanno scritto nel blog.
A pertire dai colleghi giornalisti della carta stampata che hanno dipinto la spedizione Rai come “l’allegra brigata dei vacanzieri”. Ma siete veramenti convinti che il canone RAI possa coprire tutte “le bizzarrie” che i nostri “amici” colleghi raccontano sulla Rai?
Inoltre avete mai pensto a cosa vuol dire per ognuno di noi lontano dalla famiglia per un mese, impegnato a lavorare 12/14 ore al giorno, a volte costretto a saltare dalla copertura mattutina a quella notturna nell’arco di una sola giornata, sentirsi dire “sei un incompetente, uno smidollato, un ladro?
E poi perchè? Perchè è andata in onda la partita di calcio invece della scherma, o la scherma al posto del calcio… ma li avete letti davvero tutti i messaggi del blog? I giornali hanno fatto una selezione “pretestuosa” degli interventi; nessuno dei colleghi si è preso la briga di contare quanti utenti volevano il calcio in tv e quanti invece lo volevano abolire dalle Olimpiadi. Nessuno ha contato quanti volevano le “finestre” nella contemporaneità di due eventi importanti, e quanti ci hanno insultato perchè le abbiamo fatte.
Queste non sono cose da poco e secondo me la professionalità sta proprio dal saper mediare tutta questa valanga di elementi, non dal saper mantenere in modo più o meno corretto un blog.
Poi ribadisco che è comunque lecito non considerare questi problemi e giudicare il prodotto in maniera asettica con una votazione insufficiente. Ma subire insulti non è accettabile; questo prescinde ogni tipo di professionalità.
Essere dei professionisti non vuol dire che tutto il resto del mondo può sputarti addosso senza che tu possa difenderti (questo succeddeva ai tempi della schivitù e gli schiavi non erano certo dei professionisti!).
Ma se a scuola gli insegnanti dei vostri figli oltre a giudicarli con un 4 dicessero anche loro che sono degli imbecilli e dei mascalzoni, voi sareste d’accordo con il loro metodo di giudizio?
Oppure, in una scuola privata, pretendereste che i vostri figli fossero sempre promossi a pieni voti perchè corrispndete all’istituto una retta?
Comunque non voglio annoiarvi oltre, vi esorto solo a “guardare la luna e non a fissare soltanto il dito di chi la indica”.
Ultima annotazione, tanto per “smitizzare” il concetto dell’”erba del vicino è sempre più verde”… parlando con un collega spagnolo, gli ho riassunto la vicenda del blog. Lui mi ha guardato stupito e mi ha risposto: “ma voi pubblicate tutti gli interventi?” Io ho risposto di sì, fatti salvi quelli ingiuriosi e con turpiloquio”. Lui si è messo a ridere e mi ha candidamente confessato che nelle community della sua emittente (TVE) il 90% dei messaggi dei detrattori vengono “cassati”.
Vi saluto e vi ringrazio per l’attenzione.
Scusate, ho dimenticato un altro elemento di riflessione: avete mai visto in Rai un programma che giudica il lavoro dei colleghi della carta stampata? Quello che scrivono, come lo scrivono, dove alloggiano quando sono in trasferta? Avete mai visto programmi Rai nei quali viene chiesto loro di dare conto dei “soldi pubblici” che i loro editori percepiscono dallo Stato? Avete mai fatto un conto di quanti giornalisti Rai scrivono sui quotidiani e di quanti colleghi della carta stampata vengono “invitati” (con tanto di gettone di presenza” ) nelle trasmissioni della tv pubblica? Se noi replicassimo alle “ingiurie” scritte da un collega sul suo giornale verremmo subito accusati di “utilizzo indebito del mezzo pubblico”. Per loro invece è “libero esercizio della critica”. In altre parole equivale a picchiare un uomo con le mani e i piedi legati…
Scusate ancora per l’intrusione…
Laura: lapidaria ed efficace
. Discorso ampio, naturalmente, non certo riferito a chi è intervenuto in questo post. Ma quanto lo condivido…
Laura: lapidaria ed efficace
. Discorso ampio, naturalmente, non certo riferito a chi è intervenuto in questo post. Ma quanto lo condivido…
Giampiero: un libro stampato.
Sono contento che la discussione stia procedendo con grande civiltà ed educazione, ma non posso evitare di fare alcune riflessioni.
Chi è la Rai?
La Rai è un’azienda guidata da un Consiglio di Amministrazione che viene nominato dai partiti politici mandati in Parlamento dagli italiani, anche da quelli che sparano contro la Rai.
Il Cda nomina i dirigenti delle varie strutture e delle testate giornalistiche.
A guidare le testate giornalistiche (Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Raisport, Grr, Televideo, Rainews24, ecc.) ci sono i direttori, poi i vicedirettori, poi i caporedattori, poi i vicecaporedattori, poi i caposervizio, poi i vice e poi i redattori che sono quelli che - più di tutti - ci mettono la faccia.
Chi gestisce la Rai?
Forse a qualcuno è sfuggito un particolare: negli ultimi anni, la scena politica è stata dominata da un signore che è proprietario del principale gruppo concorrente della Rai. A qualcuno è sfuggito l’insignificante dettaglio che a dirigere la Rai sono stati messi dirigenti di Mediaset, o dirigenti che concordavano con Mediaset i palinsesti o, addirittura, i servizi dei telegiornali.
Una situazione che l’Usigrai - il sindacato dei giornalisti della Rai - ha più volte denunciato.
Il canone
Lo ha già detto @Radiowave, il canone serve a pagare una minima parte dei costi di una struttura complessa come quella della Rai.
Rispetto a questo, personalmente credo che la struttura vada snellita e resa più agile.
Ma sono convinto che il servizio pubblico debba essere pagato anche dai cittadini, per evitare che l’informazione risponda esclusivamente a interessi economici.
Marco/Cav se a te piace un sistema informativo del genere, io rispetto le tue idee, ma non sono d’accordo. Me lo concedi?
Poi, potremmo discutere di quanto il servizio pubblico, negli ultimi anni, sia divenuto sempre più simile alla tv commerciale. Ma per questo, sarebbe sufficiente riflettere sul punto precedente, relativo a “chi comanda in Rai”.
Chi ha ragione?
Mi sembra che nessuno dei colleghi intervenuti in questo dibattito, me compreso, abbia voluto difendere a spada tratta l’azienda.
Rileggendo bene i commenti (e prima di parlare sarebbe sempre meglio leggere bene), mi sembra di cogliere parecchie critiche nei confronti della Rai, da parte di persone che all’interno dell’azienda, lo ripeto, cercano ogni giorno nel loro piccolo di rendere un servizio migliore ai cittadini.
Nessuno di noi si è sottratto al confronto con i “blogger”. Siamo qui a discutere con tutti, senza la pretesa di avere ragione.
Non a caso, abbiamo deciso di aprirci un blog. Proprio perchè, professionalmente, questa sfida ci interessa.
E non sto qui a riprendere la polemica sulla professionalità, che i sembra assulutamente stupida, come lo sarebbe se io mi mettessi a discutere della professionalità dei traduttori. Ognuno faccia il suo mestiere, Marco/Cav, e pensi alla propria professionalità.
E comunque, per la precisione, i nostri blog non sono mantenuti dal canone!
Collaborazione
L’ho detto nel primo post che ho scritto sull’argomento e lo ribadisce @Lorenzo Cairoli, giornalista e blogger esperto: sarebbe bello collaborare, giornalisti e blogger, per far diventare i blog utili strumenti di informazione (adesso non lo sono Marco, fattene una ragione. Le informazioni le trovi sui siti dei media mainstreaming, non nei blog. A parte qualche rara eccezione).
Io accetto la sfida e credo anche i colleghi che sono intervenuti in questi giorni.
P.S. C’è un giornalista della Rai, che risponde al nome di Pino Scaccia, che ci sta informando sul suo blog sulla situazione in Georgia. Lo sta facendo lavorando tra i carri armati e le bombe, non in un albergo a 5 stelle. Come lo faceva Ilaria Alpi e altri colleghi che ci hanno lasciato le penne. Proviamo a riflettere, prima di dire che i giornalisti sono delle merde.
In risposta a Giampiero De Luise
Le sue ragioni personali possono essere condivisibili, il lato professionale no. Quello proprio no.
Noto che con molta facilità, e me ne spiaccio io stesso, sia lei che i suoi colleghi qui presenti state continuamente rimbalzando responsabilità e problemi a entità superiori non meglio identificate. La colpa o è della RAI, in quanto tale, o di coloro che vi hanno criticato amaramente. Un po’ di autoanalisi non l’avete nemmeno considerata per un attimo, il che se penso al ruolo che ricoprite lo trovo assai grave.
Fermo restando che sul blog olimpico molti commenti sono stati davvero di livello infimo, lei e i suoi colleghi vi state concentrando solo e unicamente su quelli per dimostrare che nulla è andato storto, che si è fatto tutto ciò che si poteva e nulla più si poteva. Continuate ad appellarvi a una televisione pubblica come la salvezza dell’informazione libera e poi ignorate modelli (citare la CNN è davvero impietoso a questo punto, ma tant’è) che funzionano mille volte meglio del vostro. E senza tutti questi problemi.
Mi spiace, caro Giampiero, ma anche il suo comportamento su quel blog è stato causa di quelle lamentele. Lei dice che avrebbe voluto discutere di olimpiadi con i frequentatori, ma lei stesso non ha proposto nessuno spunto tale da poter permettere ciò ai frequentatori. Come lei stesso ha fatto notare, un blog non è un forum: non tutti possono dare via a una discussione, infatti, ma serve che qualcuno dia uno spunto riflessivo (chi scrive sul blog) da cui poi gli altri partano. Se lei pensava che il blog si autogestisse come può capitare su un forum, allora lei stesso non ha compreso cosa differenzia un blog da un forum, sebbene l’abbia detto lei stesso.
Le faccio notare che lei fa parte della redazione internet della RAI, che si è assunto comunque una responsabilità, e che il suo lavoro è quello di fare il giornalista. Se non le piace viaggiare il mondo e restare lontano dalla sua famiglia, ricevere critiche, o non le va di imparare a usare internet come mezzo informativo, sono certo allora che in RAI sapranno trovarle miglior collocazione, adeguata alle sue esigenze. In caso contrario… è il suo mestiere, e ci si augura che nessuno debba insegnarle come affrontarlo.
Continuo a ripetere che sia lei che i suoi colleghi non state minimamente capendo la situazione, e facendo gli offesi state ignorando il problema che ha scatenato tutto. Faceste parte della redazione di un giornalino liceale capirei, ma dato il vostro ruolo vi inviterei a riflettere molto più sulla vicenda in corso prima di dar di voi stessi un’immagine tanto poco professionale.
Cordiali saluti,
Marco
In risposta ad Alfredo (”Chi ha ragione?”)
Mi rendo conto che i miei toni in quest’area possono essere sembrati eccessivi e di questo me ne scuso. Il confronto “duro” però trovo che possa essere necessario in vari casi, e non lo evito sempre a priori. Ci tengo a chiarire questo punto perché non è l’offesa a cui voglio arrivare, ma a smuovere qualche animo che (personalmente) mi pare si stia perdendo nei meandri del proprio lavoro.
Che lei e i suoi colleghi critichiate per primi la RAI è chiarissimo, ma non lo condivido molto. Mi corregga se sbaglio, ma spesso l’attaccare l’azienda è anche un modo per deresponsabilizzarsi: in merito al caso in corso, quel blog… a chi è stato dato in gestione? Di chi era responsabilità gestirlo? In caso fosse stata del signor De Luise, allora mi spiace per gli attacchi che ha dovuto subire (e lo dico con la massima sincerità), ma il “fallimento” del blog deve ricadere su di lui. Era solo l’impegno 30esimo? Spiace anche qui… ma forse allora non era caso di non prendersi tanti impegni sulle spalle? Possibile che non si potesse dire “mi spiace, non posso occuparmene… metteteci qualcun altro”?
Per carità, non è che tutte le “colpe” della RAI (intesa come dirigenti che effettuano scelte errate) devono ricadere sui suoi dipendenti, non vorrei fosse così in nessun lavoro, ma bisogna anche dare il giusto peso a ciascuna cosa, e ciascuno deve assumersi le responsabilità date dal ruolo che ha assunto.
Non conosco l’ambito giornalistico per esperienza diretta lavorativa, e non voglio insegnarvi a svolgere il vostro mestiere, ma se davanti a tante critiche mostrate solo il lato offeso di voi stessi, e mancate quasi completamente in autocritica, allora state peccando sì professionalmente, ma in maniera tanto evidente che chiunque ve lo potrebbe far notare a ragione. Qualcosa è andato storto su quel blog, e ci sono molti fatti che lo dimostrano: rifaccio notare che non appena ieri il signor De Luise ha postato un intervento che riguardasse le olimpiadi, il tono dei commenti è variato tantissimo… la gente aspettava solo di parlare di olimpiadi, che voi gliene desta l’occasione (il blog non è un forum… vedere quanto scritto sopra a De Luise). Non l’avete fatto, siete stati criticati (parlo al plurale intendendo la “RAI” in sé) e avete risposto solo in toni offesi, quando in realtà fare gli offesi non solo non ha aiutato la vostra immagine, ma anzi… l’ha aggravata notevolmente.
Ciascuno tragga davvero ciò che più desidera da questa storia. A me, personalmente, spiacerebbe sapere che ne avete tratto solo offese personali e che non avete saputo filtrare i commenti “imbecilli” (mi si passi il termine) da tutto il resto. Anche qui quando vi si cerca di far notare con termini più civili che qualcosa non è andato rispondete solo con “colpa della RAI” o con “colpa dei blogger”.
Una nota a margine: internet nel 2008 è un mezzo d’informazione unico. I blog sono un fenomeno immenso che in moltissimi casi vengono usati anche per fare informazione, soprattutto all’estero, ma non solo. Spiace che in Italia certe cose vengano scoperte sempre tanto tardi…
Un saluto,
Marco
Mi scuso per il terzo intervento consecutivo… se fosse possibile unire questo a quello precedente ve ne sarei grato.
Ho letto purtroppo solo ora il PS nel commento di Alfredo (mi era sfuggito): non ho mai voluto dire che i giornalisti sono delle “merde”. Non voglio nemmeno dire che i giornalisti qui presenti sono “incompetenti”, perché non è proprio il caso ora di giudicare il vostro operato solo da questa vicenda. Dico che in questo particolare momento vi state imputando sulle offese che avete ricevuto, ignorando tutto il resto, quando invece dovreste fare l’esatto opposto… ovvero non dar peso agli ignoranti, e concentrarsi sulle critiche, perché solo accettando le critiche si può migliorarsi.
Sono lieto di venire a conoscenza del blog di Pino Scaccia, e anzi… vi porterei quello spazio come esempio di ciò che quello olimpico avrebbe dovuto essere (un blog che fa informazione), ma che non è stato.
Internet è un canale d’informazione, oggi come oggi, potentissimo e che vede un pubblico esigente come non mai. Non fate mai l’errore di sottovalutarlo.
Ritorniamo al solito punto… internet è ancora uno spazio privilegiato per pochi, e come tale sottovalutato dai media tradizionali.
Sono _totalmente_ d’accordo con te e con De Luise (e anche con Laura TS, anzi, soprattutto con lei), a prescindere dal livello di corruzione, reale o percepito, della RAI.
Personalmente, selezionerei a monte i commenti in ogni blog. Censura? Si`, ma ci vuole. Chi ha qualcosa di pesante da dire, lo puo` fare sul _suo_ blog con un trackback.
Quoto totalmente Vale.
Per me non si deve mette in dubbio la professionalità di Del Luise in quanto giornalista, ma l’aver sottovalutato la potenza comunicativa del mezzo blog.
Non si può aprire uno spazio su un evento di fama internazionale (tra l’altro su blog targato RAI) e non dedicargli il tempo e l’attenzione necessaria.
Troppo tempo era passato dall’inizio dell’olimpiade al secondo post, e dal secondo al terzo!
Apprezzo gli sforzi dei pochi in RAI che cercano una maggiore digitalizzazione, ma non si può aprire un blog per moda.
Se si apre lo si deve guidare, condurre e soprattutto bisogna proporre argomentazioni. Non bisognava lasciarlo in pasto agli utenti.
Le conseguenze sono davanti a tutti.
Questo commento è off topic, anzi non c’azzecca
proprio, ma siccome so che ti sposi volevo consigliarti questo post di Ninna che per te potrebbe essere veramente utile !
@VitoCola vuoi farmi impallidire??? Non raggiungerò mai quel livello di organizzazione!
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