Diego - nell’ormai mitica ultima puntata (per ora) di Tolleranza Zoro - sostiene che io sono comunista.
E’ vero, lo ammetto, in passato lo sono stato.
E non me ne vergogno, perchè non ho mai fatto cose del tipo mangiare bambini, invadere l’Ungheria, prendere a picconate in testa i Trotzkisti.
Ora comunista non lo sono più - o almeno non voto un partito che si chiama comunista - però…
Farsa o tragedia?
…non sono comunista, però non posso accettare la posizione assunta dall’unico partito di centrosinistra che siede in Parlamento sul caso di Eluana Englaro.
Un tema - quello dell’eutanasia - che in tutti i Paesi europei (che non vanno presi a modello solo per fare le telefonate all’avversario quando si perdono le elezioni) segna il confine tra destra e sinistra, tra riformisti e conservatori.
Un tema di quelli che fanno l’identità di un partito. Ma il Pd ha scelto l’astensione.
Non dico altro. Posso solo calarmi nella tragedia descritta dal bellissimo post di Matteo.
Peccato che non siamo a teatro.
Le mondine
…non sono comunista, però mi vengono le lacrime agli occhi e la pelle d’oca se mi trovo di fronte qualcuno che crede ancora che la politica sia uno strumento di partecipazione, utile a far vivere meglio tutti. Qualcuno che per difendere quella bella idea di politica ha sofferto, ha pagato un prezzo altissimo.
Così, di ritorno dalla bella gita a Gressoney, ci siamo fermati a Torino perchè Valeria ci aveva suggerito (praticamente costretto) di andare a vedere il concerto delle Mondine di Novi, "Di madre in figlia" (in scena, con loro anche la fisarmonica di Alberto).
Approfittando dell’ospitalità della "Casa del Popolo Suzukimaruti", ci siamo ritrovati in Piazza San Carlo a cantare "Bella Ciao", con quelle signore che hanno passato i migliori anni della loro vita con i piedi nell’acqua (nella fanga), sfruttate e sottopagate.
Confesso che con il compagno Enrico abbiamo anche alzato il pugno chiuso.
Sircana e Aborigena
…non sono comunista, però in fondo sono un romantico e quando ho letto che il buon vecchio Sircana ha una spiccata vena poetica, mi sono domandato se tra le sue odi ci sia anche qualche verso dedicato alla sua vecchia fiamma, Aborigena.
Segni del destino
…non sono comunista, però le tentazioni sono forti. L’altro giorno eravamo in giro per Roma in cerca di una casa nuova.
Siamo entrati in un vecchio appartamento sulla Trionfale, tutto da ristrutturare.
Entro in camera da letto e - dietro l’armadio - trovo una foto gigante con cornice di legno.
Palmiro mi guarda e dice: prendila!

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9 commenti a "Spigolature rosse"
Al posto di comunista potresti adoperare, con il medesimo effetto, il termine popolare, nel senso di popolo, contrapposto a salottiero, nel senso di merchant bank dalemian-fassinian-consortiana. E’ tutta qui la crisi della sinistra.
Era una domenica di fine estate 1964, io avevo 6 anni e mio fratello 4. Da Garbatella a Piazza Venezia, l’autobus era il 92, poi due passi tra la folla, “abbarbicati” a mamma e papà, fino a Botteghe Oscure. E mio padre che si rigirava fra le mani una foto di Togliatti e piangeva, e noi non capivamo perché. Lo avremmo capito solo molto tempo dopo. Se sono ancora comunista? Perché non dovrei? In fondo tifo per una squadra che si chiama Internazionale…
Ciao e buone vacanze a tutti
Francesco
[...] forte. E allora, in attesa di darvi aggiornamenti sull’uscita del documentario, eccovi il post di Alfredo su domenica, e alcune foto raccolte in giro per la rete o uscite dalla mia piccola [...]
Mio caro comunista, non potevo non cogliere questo tuo post per mondine.it!
la tua amica, comunista anch’ella un pochino.
Non sono poi tanti i pezzi di storia di cui essere orgogliosi, comunisti o no. E comunque il rock, se vuoi il mio parere, è sopravvalutato.
Non sono comunista, ma i post dei comunisti e degli ex comunisti sono sempre molto interessanti.
non lo so se sono comunista e se lo sono mai stato per davvero. ma quando ero ragazzo lessi la storia di jan palach (www.janpalach.it) e ricordo che mi commosse e ricordo di aver pensato che valeva la pena essere giovani in quella maniera.
Come valeva la pena essere anziani nella maniera di quei vecchietti che avevano sempre qualche lotta da raccontarti, qualche punto di vista ideale (o semplicemente ideologico, chissà) che spiegava le ragioni di una vita, le ragioni di una lotta, le ragioni di chi almeno ci aveva provato a cambiare qualche cosa.
Non lo so se questo significa essere comunista (o esserlo stato). A me piace pensare di si.
io sono comunista. togliatti fu solamente il numero due del comintern, ed al momento di prendere in mano i fucili, dopo il suo attentato, si sbrigò a chiedere a tutti di stare fermi, di non muoversi. le storie delle mondine, dei partigiani, il vecchio al paese con il fazzoletto rosso e le feste dell’unità, fanno parte anche della mia storia, di quello che mi hanno raccontato. ma il comunismo non è un’etica, non è una morale. il pci ha sempre fatto finta di dimenticare la base razionale del comunismo, ossia lo studio materialista e dialettico della storia. e la sinistra italiana, visto che ha i propri principi basati solo su una confusa etica che a volte si scontra con il profitto e a volte no, ha fatto una gran cosa a togliere ogni appellativo ‘Comunista’ dai propri vessilli.
Caro Alfredo,
Dopo il bel regalo che ci hai fatto con il tuo splendido matrimonio in quel di basilicata colgo l’occasione per scrivere alcune considerazioni personali sul tema del comunista
Credo che tu sappia o comunque immagini che nutro profonda stima per te e per i tuoi trascorsi “comunisti” come per quelli di mio padre, di tuo padre di tua madre e di tutti i padri e madri che si sono fatti il culo…. sognando, e la necessità materiale di costruire un futuro migliore per i propri figli sognando sempre meno.
Tu avvezzo al parlare ed allo scrivere così come, ancora più importante, al leggere le sai tutte e probabilmente le sai bene.
Come sai ho vissuto e lavorato nella terra del “capitalismo irresponsabile” per parecchi anni e su ciò le so quasi tutte e quasi tutte bene.
Detto ciò ritorniamo ai nostri padri ed alle nostre madri ed alle storie che ci hanno raccontato, anch’io mi commuovo quando ricordo mia nonna raccontarmi dei bombardamenti a San Lorenzo con mio zio in braccio sotto gli archi di Piazza Lodi, o del terrore di sentir il passo cadenzato delle truppe naziste avvicinarsi, o di mio nonno volontario nella guerra d’africa che si vergognò a confessarmi se lì aveva ucciso qualcuno, salvo trovarsi deportato dopo l’armistizio.
Avendo girato e vissuto il mondo di storie ne ho ascoltate altrettante e ti confesso che mi sono commosso nondimeno, dall’immigrato ungherese scappato negli states nel 56 che ha lavorato e scioperato per decenni nei macelli di Chicago per le lotte per il minimum wage e per le condizioni di lavoro disumane, al portiere di condominio rumeno con figli che finalmente riusciva a vivere decentemente dopo aver passato mesi in centri di permanenza temporanea in austria e germania con moglie incinta e figlio di pochi mesi, all’avvocatessa quarantenne cecoslovacca fiera delle lotte del 68 nel loro paese raccontategli da suo padre e sua madre.
Spesso mi sono domandato quali fossero i sogni loro e dei loro padri e delle loro madri. Erano gli stessi sogni dei nostri padri e madri???
Forse c’è tutto un mondo fatto di sogni diversi dai nostri che ignoriamo o abbiamo ignorato o semplicemente non conosciamo.
Sogni per i quali avremmo dovuto altresì lottare.
No… sicuramente non siamo responsabili per sogni non realizzati o per libertà mancate.
Viviamo in un tempo in cui ritengo sia necessario chiederci per cosa sia giusto lottare…ma dobbiamo farlo in fretta.
con affetto
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