E’ iniziata da poco la seconda giornata del Citizen Media Summit e dopo la sessione di ieri mi sono reso conto che la presunta guerra tra bogger e giornalisti è una prerogativa tutta italiana.
Ory Okolloh - blogger Keniana - ha spiegato che nel suo blog ha raccontato e documentato le violenze che si sono scatenate dopo le ultime elezioni nel suo Paese e che molti giornalisti l’hanno aiutata a raccogliere il materiale pubblicato.
Alaa Abdel Fatah - che abbiamo intervistato - ci ha detto che in Egitto i blogger e i giornalisti sono perseguitati allo stesso modo: se parlano finiscono in carcere, spesso torturati.
Clothilde Le Coz di Reporters sans Frontières ha spiegato che la sua organizzazione (che è un’organizzazione di giornalisti) da anni assiste legalmente centinaia di blogger, perseguitati dai regimi dei rispettivi Paesi.
Insomma, dove la libertà di informare è un bene prezioso, si lavora tutti insieme per difenderlo, blogger e giornalisti.
Purtroppo, dall’Italia - oltre a noi - di blogger e giornalisti ne sono arrivati pochini.
C’è Eleonora Pantò che oggi presenterà la versione italiana di Global Voices e Sara Tescione di Radio Radicale.
Anche lei, come me, è venuta di sua sponte e a sue spese.
Nessuna testata giornalistica italiana ha ritenuto questo evento degno di un inviato.
Intanto, Diego continua a fare live blogging.
 

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I try to translate for Global Voices friends.

The second day of Citizen Media Summit Just started.
After the session of yesterday, I realized that the war between bloggers and journalists is only an italian prerogative.
Ory Okolloh - a Kenian blogger - explained that on her blog she told and documented the violence unleashed after the last elections in her country and she said that many journalists helped her to collect the published material.
Alaa Abdel Fatah - we interviewed him - told us that Egypt bloggers and journalists are persecuted in the same way: if they describe only the facts they are imprisoned, or tortured.
Clothilde Le Coz, from
Reporters sans Frontières, explained that her organization (which is a journalists organization) for  many years legally assisted hundreds of bloggers, persecuted by the regimes of their countries.
In short, where information freedom is a valuable asset, all together - bloggers and journalists - are working to preserve it.
But from Italy - besides us - few bloggers and journalists arrived in Budapest.
There is
Eleonora Pantò, that today will present the Italian version of Global Voices and Sara Tescione, from Radio Radicale.
She is here - like me - by her own and paying by own pockets.
No Italian mainstream media covered this event with a reporter.
Meanwhile, Diego continues
live blogging.

Photos by Madmonk and Maneno.org





Fa un certo effetto entrare in contatto con tante persone alle quali è negato un diritto elementare come la libertà di parola.
Certe cose noi le diamo sempre per scontate.
Qui al Citizen Media Summit - organizzato da Global Voices (qui la versione italiana) - si parla di tortura e carcere come se si commentasse la semifinale degli Europei.
Se volete seguire in diretta l’iniziativa, c’è una diretta streaming, oppure il live blogging di Diego (grazie al quale sto capendo di cosa si parla).
Più tardi provo a riordinare le idee sue questa esperienza, finora molto bella. E siamo solo al primo giorno.

E su Flickr c’è la prova della nostra presenza a Budapest. Sullo sfondo, intenti a seguire il dibattito. Qui si lavora!

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Translation by Babelfish (excuse me sorry for mistakes)

It makes a sure effect to meet many people to which an elementary right, like the word freedom, is denied. For Italians such item are discounted.
At the
Citizen Media Summit - organized by Global Voices - they speak about torture and jail as we can speak about European Soccer Championship.
You can follow summit by web streaming, or by Diego’s live blogging (that helps me to understand what speakers are talking about).
Later I’ll try to reorder my thoughts on this experience, up to now very interesting one.
And it’s only to the first day.





A volte capita che torno ad appassionarmi al mio lavoro.
Ogni tanto torno a occuparmi dei problemi delle persone, a raccontare il disagio dei più deboli, a denunciare i disservizi, a dare voce a chi subisce i soprusi.
A volte mi capita di fare il giornalista sul territorio - o nella fanga, direbbe Zoro - con gli stessi stimoli che mi hanno spinto, tanti anni fa, a fare questo mestiere.
Non capita spesso, ma quando capita il tempo della mia vita privata si riduce sensibilmente.
Per questo motivo ho smesso di scrivere su queste pagine e ho anche dimenticato - il 21 giugno - di festeggiare il primo anno di vita del mio blog.
Spero che la passione per il mio lavoro non passi mai, ma spero di trovare anche il tempo per coltivare questo spazio, che mi sta aiutando anche a fare meglio il mio lavoro.

E domani si parte, alla scoperta di Global Voices!

La foto è di Francesco.




Si sa che la realtà percepita è diversa dalla realtà reale.
Ma ormai, lo sanno tutti: quella che conta è la realtà percepita.
Avevo percepito che la classifica del campionato di calcio di serie A fosse diversa da quella pubblicata da tutti i mezzi di informazione.
Oggi arriva la conferma dall’Adiconsum, che rende nota la classifica, "depurata" dagli errori arbitrali.
Così cambiano le prime posizioni:
1a Roma 87
2a Juventus 86
3a Inter 76
4o Milan 72
5a Fiorentina 62

La sera del 14 aprile scorso - al Killer Beer con Diego, Antonella, Marta, Arturo e Alessandro - ho cercato di dimostrare che il Pd aveva vinto le elezioni (la scena è stata immortalata nelle foto scattate da Marta).

 

Vuoi vedere che anche la mia percezione dei risultati elettorali alla fine si rivelerà esatta?
Ebbene si, Veltroni è il Presidente del Consiglio percepito!

 

 





Nei mesi scorsi - in piena campagna elettorale - siamo stati travolti dai titoli (di giornali e tg) sulle tante emergenze nazionali: l’emergenza sicurezza (ancor più grave se i reati erano commessi da stranieri), l’emergenza salari (con le famiglie che non arrivavano a fine mese), l’emergenza infortuni sul lavoro, l’emergenza rifiuti in Campania.
Per giorni e giorni l’informazione italiana ha scelto di occuparsi di un tema - o di un altro - in maniera massiccia, come se ci fosse stato un accordo tra tutte le testate per la scelta degli argomenti.
Già, la scelta.
Ma chi sceglie le notizie in Italia? Chi detta l’agenda ai giornali e ai telegiornali?
Perchè in questi giorni la stampa è concentrata - all’unisono - sul grande tema delle interecettazioni telefoniche?
Come mai oggi alla criminalità, agli stipendi bassi (sempre più bassi a causa del costo del gasolio), agli infortuni sul lavoro e ai rifiuti in Campania si dedica sempre meno spazio?
All’inizio dell’anno Luca De Biase si domandava: “l’informazione che emerge dal medium che stiamo costruendo mettendoci in rete, può arrivare a influire sull’agenda del paese”?
A me sembra che neanche l’informazione tradizionale sia più in grado di condizionare le scelte della politica, l’agenda del Paese.
Piuttosto è il contrario: l’informazione è al traino della politica e non riesce più - tranne qualche rara eccezione - a spingere la politica a occuparsi dei temi che stanno a cuore ai cittadini.
Ormai è uno stanco rituale: l’emergenza pirati della strada (con la terribile variante dell’emergenza Suv); d’estate c’è l’emergenza caldo e l’emergenza siccità; d’inverno arriva l’emergenza maltempo e - se venerdì prossimo perdiamo anche con la Romania - allora si che ci piomberà addosso la vera l’emergenza Nazionale.





C’è un libro di Marco Travaglio che mi ha colpito in maniera particolare: La scomparsa dei fatti.
Dimostra - dati alla mano - che l’informazione oggi è completamente concentrata sulle opinioni piuttosto che sulle notizie, i fatti.
Così, anche a proposito di un prospettato ritorno all’energia nucleare, il dibattito nel nostro Paese è ancora una volta tutto ideologico.
Essere favorevoli o contrari al nucleare è un atto di fede!
Nel 1987 ho sostenuto il referendum contro il nucleare e - sembrerà strano - oggi non mi pento di averlo fatto.
Non perchè sono della squadra degli antinuclearisti (se iniziassimo a studiare seriamente il modo per produrre energia dall’atomo in maniera pulita, sarei ben felice), ma perchè - oggi come allora - i rischi sono ancora tutti presenti e perchè il nucleare non è neanche così conveniente da un punto di vista economico.
Lo dice Jeremy Rifkin in un articolo segnalato da Sergio (ogni tanto fa anche qualcosa di buono).
Tra le tante cose interessanti che dice - che invito a leggere - affronta un problema irrisolto: l’eliminazione delle scorie.
Il ministro Scajola ha annunciato dal Giappone che l’Italia tornerà al nucleare, perchè serve energia pulita, ma di scorie non ha parlato.
Nè lui, nè tutti coloro che - ogni giorno sulla stampa - sostengono la necessità di tornare al nucleare.
Le scorie non esistono, neanche nei mezzi d’informazione (la scomparsa dei fatti).
Eppure il problema è ancora irrisolto, anche in America: "davvero l’Italia - dice Rifkin - crede di poter far meglio di noi? L’esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".
Dove le vogliamo mettere queste benedette scorie?
Se non stanno bene nel deserto del Nevada, in quale regione italiana possiamo immaginare di realizzare un deposito di rifiuti radioattivi?
 

 





Il nostro Presidente del Consiglio oggi ha ricordato a tutti qual è la nuova emergenza nazionale: la pubblicazione delle intercettazioni.
I mafiosi vengono scarcerati dopo una condanna?
I processi cadono in prescrizione?
Ancora non sono stati svelati i tanti misteri italiani?
Ecco finalmente la causa: la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche da parte dei giornalisti.
Cinque anni di carcere. Questa è la giusta punizione per chi si ostina a voler "propalare" notizie assolutamente irrilevanti.
Tipo il colloquio tra un dirigente della Rai e un Presidente del Consiglio; oppure le telefonate tra un dirigente sportivo che cerca di truccare le partite dello sport più amato dagli italiani; o ancora le amichevoli chiacchierate tra leader politici che si spartiscono poltrone e incarichi di potere.
Che diamine, basta con questa violazione della privacy!
Fatevi i fatti vostri!





La sua prima apparizione il "daje" l’ha fatta nell’ultimo video di Diego, poi è diventato il tormenone del Materacamp.
L’ideologo del "dajismo", Antonio Sofi ha iniziato a definirne i contorni e la prospettiva ideale.
Da quel momento è stato un crescendo inarrestabile: su Facebook è partita la Fondazione Daje, poi c’è stato il primo incontro pubblico e infine la consacrazione su La Repubblica, con l’articolo di domenica scorsa, a pagina 11.
 

E’ un gioco goliardico, o una cosa seria? Il dubbio ronza in testa a più di qualcuno. Chissà.
Ma intanto, l’articolo di Repubblica non è sfuggito all’apparato di un Partito Democratico, che ancora non sembra aver capito perchè ha perso le elezioni e - tantomeno - come vincere le prossime.
Mi ha sorpreso la reazione di Gianni Cuperlo, che era stato pure indicato da Diego - nella sua ospitata a Matrix - tra i giovani dirigenti che potrebbero guidare il partito verso nuovi successi.
In un passaggio del post scritto oggi - al secondo capoverso - il buon Gianni (che fu anche il mio ultimo segretario nazionale della Fgci) liquida con una battuta quello che Repubblica chiama "fenomeno".
Non capisco, francamente, perchè un giovane dirigente di partito non senta il bisogno di ragionare un po’ su questa voglia di partecipazione delle persone. Che è diversa dalla protesta "vaffanculista" alla Grillo, che non pensa di risolvere i suoi problemi in maniera con spranghe e bastoni, che non si rifugia nel comodo astensionismo.
No, il "popolo" della Fondazione Daje - in gran parte - ha votato Veltroni e continua ad aspettarsi da questo Partito Democratico un po’ di risposte chiare. Vorrebbe  dei dirigenti che - quelle poche volte che si trovano in strada, tra la gente - si fermassero ad ascoltarla, invece di andare a cercare i fotografi e le telecamere, come ha fatto Rutelli in visita nel mercato di via Orvieto a Roma (lo ha documentato Diego in un video presentato in anteprima nella Daje Night).
Invece niente. Arrivano gli sberleffi, al massimo una pacca sulla spalla ("Zoro - alias Diego Bianchi - l’autore di un blog strepitoso e di una serie di filmati assai divertenti sul Pd").
Come a dire: si è un bravo ragazzo, ma lui gioca. Noi facciamo politica.
E poco importa se anche uno come Mattia (altro ex fgci, che invece di farsi trovare un lavoro dal partito ha preferito andare avanti con le sue forze) scrive nei commenti di Cuperlo: "per quanto riguarda la critica di Diego, era chiaro che le tue fossero solo delle battute, ma andando oltre alle battute puoi raccontarci qui sul blog cosa intendi fare per superare questa situazione? Diego qualcosa sta smuovendo, io sono scettico, ma almeno qualcosa fa. Tu cosa pensi di fare"?
Ecco, bella domanda. Voi che fate la politica sul serio, cosa pensate di fare?

"Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso".
F. Guccini - L’Avvelenata