Oggi ho dato un’occhiata al nuovo sito internet del Tg1 e mi sembra piuttosto interessante.
Ora non vorrei passare per aziendalista (quando c’è da criticare lo faccio) ma, secondo me, ci sono diverse novità che - in un panorama dell’informazione così ingessato e conservatore - potrebbero servire a rinnovare il Tg1 (la Rai?).
Provo ad analizzarle.
1. I blog del Tg1. E’ singolare - ma sicuramente positivo - che proprio il Tg più "istituzionale" della Rai sia il primo ad aprirsi a questo nuovo strumento di comunicazione. La Repubblica e L’Espresso, ad esempio, hanno una piattaforma di blog, ma i cosiddetti "blog d’autore" sono di personaggi di diverso tipo, tra i quali c’è anche qualche giornalista del gruppo (Mario Tedeschini LalliAlessandro Gilioli, Federico Rampini, Vittorio Zambardino, solo per citare quelli che leggo abitualmente).
Lo stesso vale per La7, sulla cui piattaforma non ci sono blog del Tg7 (ma ci sono, ad esempio quello di Mario Adinolfi e quello del nuovo leader della "sinistra dajista", Zoro). Il Tg5 non mi sembra abbia blog redazionali.
Il Tg1, che io sappia, è l’unica redazione ad avere dei blog di testata: quello del direttore, Gianni Riotta; "Passato/presente", di Roberto Olla; "Fa’ la cosa giusta", di Giovanna Rossiello; quello dell’inviato Pino Scaccia, che non è proprio un blogger di primo pelo e che credo abbia avuto un ruolo importante nell’apertura di questa piattaforma del Tg1 (è solo una mia idea, ma non ho nessuna conferma).
Presentando il nuovo sito del Tg1, Scaccia dice: "Una maniera per noi di guardare cosa c’è dall’altra parte del teleschermo, ma soprattutto l’occasione per chi assiste di non essere più soggetto passivo ma di intervenire con consigli, suggerimenti e critiche".
Scusate se è poco.

2. I commenti. La formula del blog, consente di commentare i post, l’impostazione del sito, ma anche gli stessi servizi del Tg e le scelte redazionali. Che i telespettatori abbiano una gran voglia di dire la loro sull’informazione del servizio pubblico, lo dimostra il gran numero di commenti al video nel quale Riotta presenta il sito. Molte segnalazioni dei telespettatori sono già state recepite e hanno contribuito a migliorare la qualità del sito (resta ancora da risolvere il problema - direi piuttosto grave - che impedisce di vedere i video con il Mac). Altre, si spera, serviranno a migliorare anche la qualità del Tg1. Non sarà street-journalism, ma è di sicuro un primo passo verso la partecipazione dei cittadini.

3. L’informazione del web. Questo è un mio vecchio pallino: cercare un linguaggio giornalistico del web. Sicuramente ci vorrà del tempo, ma credo che sul sito del Tg1 ci sia qualcosa di nuovo anche in questo senso. Ad esempio - a differenza di quanto si può vedere nel Tg - il sito ospita interviste inedite, documenti, speciali. Un giornalista televisivo, di solito, ha a disposizione un minuto - al massimo un minuto e mezzo - per raccontare un avvenimento. Sul web ora c’è la possibilità di consultare tutto il materiale che - per esigenze di sintesi - non è stato trasmesso nel Tg. Al suo debutto, il sito del Tg1 presenta uno speciale dedicato al Festival di Cannes e uno speciale-web del Tg1 Economia.

4. L’archivio. Il patrimonio di immagini e documenti conservato negli archivi della Rai è la nostra memoria storica. Iniziare a mettere a disposizione dei cittadini i servizi del Tg (disponibili anche in podcast), mi sembra un importante passo avanti. Per consultare le teche della Rai, in ogni caso, c’è anche un servizio apposito.

Lo ammetto, non sono novità sconvolgenti, ma sono contento che la Rai - l’informazione della Rai - abbia iniziato a confrontarsi in maniera più seria di quanto non abbia fatto finora, con questo mezzo.
Sono contento come giornalista della Rai, come blogger, ma soprattutto come cittadino.