Amo il mio lavoro, anche perchè mi permette di conoscere persone di ogni tipo.
Questi incontri, a volte, mi lasciano dentro la sensazione di aver vissuto istanti irripetibili, in compagnia di personaggi unici.
Mi è accaduto a luglio dello scorso anno, quando ho intervistato Carlo Colombaioni, un clown, un artista vero.
Un uomo straordinario, che forse non finirà mai nei libri di storia, nonostante abbia fatto qualcosa di importante per l’umanità: ha regalato sorrisi.
Lo faceva con semplicità, con trucchi e giocolerie talmente semplici e ingenui da sembrare impossibili, in questi nostri tempi così complessi.
A Potenza è salito sul palco per l’ultima volta, grazie a Marianna, Cico e Sara che lo hanno invitato, a fare quello che sarebbe stato l’ultimo atto di una vita spettacolare.
Era vecchio, stanco, malato e si muoveva a fatica trascinando la gamba che si era slogato il giorno prima.
Nonostante tutto era lì, perchè quello era l’unico luogo in cui poteva realizzare il sogno della sua vita: far ridere. 
Alla fine dello spettacolo era stremato, ma non si è sottratto neanche all’intervista di chi voleva sapere qualcosa di più, di chi gli avrebbe rivolto le domande che gli avevano già rivolto migliaia di volte, in tutto il mondo.
Anche a Potenza si è concesso fino in fondo, come avrà fatto fino all’ultimo istante della sua affascinante vita, finita giovedì scorso.
Non riesco a immaginare un funerale triste per un clown, per questo gli dedico una risata: lo scopo della sua vita.
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7 commenti a "Una risata per Carlo"
Meraviglioso post alla memoia, Alfredo.
Grazie per la bella lettura.
Post emozionante e avvincente, sembra una fiaba e forse lo è.
Bellissimo! Il sorriso è il dono più bello che possiamo fare a chiunque, non costa niente ed è come il primo raggio di sole dopo un temporale! Ciao Ciao!
Mi accodo alla risata. Dato che nella vita di tutti i giorni cerco di non farmi mancare mai una risata, stavolta la voglio regalare a chi ne ha regalate tante.
Credo che nell’aldilà potranno essere felici di avere un nuovo amico con cui ridere.
Io non dimentico Miloud, che voleva andassi a lavorare con lui a Bucarest. Facile per me, no? che ridere…
I clowns, sin da bambino, mi hanno sempre suscitato tenerezza, perchè ho sempre pensato che dietro la loro goffagine, dietro gli enormi sorrisi stampati sui loro volti, si nasconde un animo sensibile, romantico e forse tanta tristezza che solo la risata strappata ad un bambino o ad un pubblico inconsapevolmente in sintonia con questo mix di sentimenti, può lenire.
Pur non conoscendolo, voglio ringraziarlo di cuore per ogni sorriso regalato.
Ehi, complimenti per il blog… riesco a visitarlo solo adesso!
E grazie per il “pensiero” a Carlo, che mi ha lasciato come sospesa sulla punta del tendone con gli occhi sgranati e le gambe penzoloni… e se ne è andato a far ridere Cristi e Madonne…
Mi manca molto, come quando lui era in Francia ed io nel cuAH-EHMore della Basilicata e aspettavo occasioni speciali, per incontrarlo e fargli mille domande e prendermi millecento cazziatoni… ma questa volta mi sa che non torna…
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