Non sono proprio un esperto informatico e quindi mi guardo bene dal parlare di software o diavolerie tecnologiche.
Però Firefox mi piace, perchè funziona bene e - soprattutto - perché adoro il software libero e la filosofia che lo ispira.
Per questo ho aderito alla campagna per il lancio di Firefox 3, che punta a diventare il programma più scaricato in un giorno.
Prenotate anche voi il dowload cliccando qui sotto e spargete la voce. Firefox se lo merita.

Download Day - Italian

Via Luca Conti. (Il Daje è un marchio registrato)





Quello dell’emergenza, ultimamente, è un concetto ampiamente diffuso dai mezzi di informazione.
L’emergenza rifiuti, l’emergenza sicurezza, l’emergenza rom.
C’è un’emergenza per tutto. Anche se in realtà ci sono dati oggettivi che smentiscono la gravità di certi fenomeni.
"Ma l’emergenza - obietta qualcuno - non si valuta sulla base dei dati, ma sulla percezione che i cittadini hanno di quel fenomeno".
Allora, visto che a formare la "percezione" contribuiscono i mezzi di informazione (è chiaro che se ogni giorno spari un titolo su un fatto che non esiste, alla fine la gente comincia a percepirlo), mi sento di sostenere l’appello rivolto ai giornalisti da altri giornalisti.
Riguarda, in particolare, il modo in cui i media stanno trattando le notizie che riguardano gli immmigrati e soprattutto i rom.
Ma può essere estesa a molti altri temi trattati dai giornali e telegiornali.
Le parole sono importanti. Se usate male possono scatenare razzismo e intolleranza.
E mi sembra che dal rapporto sui diritti umani di Amnesty International l’Italia non esce molto bene.

 

Grazie a Gilioli per la segnalazione. La foto dei bambini rom è di Giosabba.





Oggi ho dato un’occhiata al nuovo sito internet del Tg1 e mi sembra piuttosto interessante.
Ora non vorrei passare per aziendalista (quando c’è da criticare lo faccio) ma, secondo me, ci sono diverse novità che - in un panorama dell’informazione così ingessato e conservatore - potrebbero servire a rinnovare il Tg1 (la Rai?).
Provo ad analizzarle.
1. I blog del Tg1. E’ singolare - ma sicuramente positivo - che proprio il Tg più "istituzionale" della Rai sia il primo ad aprirsi a questo nuovo strumento di comunicazione. La Repubblica e L’Espresso, ad esempio, hanno una piattaforma di blog, ma i cosiddetti "blog d’autore" sono di personaggi di diverso tipo, tra i quali c’è anche qualche giornalista del gruppo (Mario Tedeschini LalliAlessandro Gilioli, Federico Rampini, Vittorio Zambardino, solo per citare quelli che leggo abitualmente).
Lo stesso vale per La7, sulla cui piattaforma non ci sono blog del Tg7 (ma ci sono, ad esempio quello di Mario Adinolfi e quello del nuovo leader della "sinistra dajista", Zoro). Il Tg5 non mi sembra abbia blog redazionali.
Il Tg1, che io sappia, è l’unica redazione ad avere dei blog di testata: quello del direttore, Gianni Riotta; "Passato/presente", di Roberto Olla; "Fa’ la cosa giusta", di Giovanna Rossiello; quello dell’inviato Pino Scaccia, che non è proprio un blogger di primo pelo e che credo abbia avuto un ruolo importante nell’apertura di questa piattaforma del Tg1 (è solo una mia idea, ma non ho nessuna conferma).
Presentando il nuovo sito del Tg1, Scaccia dice: "Una maniera per noi di guardare cosa c’è dall’altra parte del teleschermo, ma soprattutto l’occasione per chi assiste di non essere più soggetto passivo ma di intervenire con consigli, suggerimenti e critiche".
Scusate se è poco.

2. I commenti. La formula del blog, consente di commentare i post, l’impostazione del sito, ma anche gli stessi servizi del Tg e le scelte redazionali. Che i telespettatori abbiano una gran voglia di dire la loro sull’informazione del servizio pubblico, lo dimostra il gran numero di commenti al video nel quale Riotta presenta il sito. Molte segnalazioni dei telespettatori sono già state recepite e hanno contribuito a migliorare la qualità del sito (resta ancora da risolvere il problema - direi piuttosto grave - che impedisce di vedere i video con il Mac). Altre, si spera, serviranno a migliorare anche la qualità del Tg1. Non sarà street-journalism, ma è di sicuro un primo passo verso la partecipazione dei cittadini.

3. L’informazione del web. Questo è un mio vecchio pallino: cercare un linguaggio giornalistico del web. Sicuramente ci vorrà del tempo, ma credo che sul sito del Tg1 ci sia qualcosa di nuovo anche in questo senso. Ad esempio - a differenza di quanto si può vedere nel Tg - il sito ospita interviste inedite, documenti, speciali. Un giornalista televisivo, di solito, ha a disposizione un minuto - al massimo un minuto e mezzo - per raccontare un avvenimento. Sul web ora c’è la possibilità di consultare tutto il materiale che - per esigenze di sintesi - non è stato trasmesso nel Tg. Al suo debutto, il sito del Tg1 presenta uno speciale dedicato al Festival di Cannes e uno speciale-web del Tg1 Economia.

4. L’archivio. Il patrimonio di immagini e documenti conservato negli archivi della Rai è la nostra memoria storica. Iniziare a mettere a disposizione dei cittadini i servizi del Tg (disponibili anche in podcast), mi sembra un importante passo avanti. Per consultare le teche della Rai, in ogni caso, c’è anche un servizio apposito.

Lo ammetto, non sono novità sconvolgenti, ma sono contento che la Rai - l’informazione della Rai - abbia iniziato a confrontarsi in maniera più seria di quanto non abbia fatto finora, con questo mezzo.
Sono contento come giornalista della Rai, come blogger, ma soprattutto come cittadino.





Prima delle elezioni i mezzi di informazione hanno dato ampio risalto alle aggressioni e agli episodi di violenza commessi da immigrati, al punto da farle diventare "emergenza".
Nelle ultime 48 ore a Roma si sono verificate due aggressioni: la prima nei confronti di commercianti stranieri nel quartiere del Pigneto; la seconda nei confronti di un conduttore radiofonico dell’emittente DeeGay.it.
I tg della sera hanno dato la notizia in questo modo.

Tg3 delle 19.00
Primo titolo e apertura dedicata ai due episodi di violenza, con un servizio di cronaca di Isabella Mezza, la notizia letta in studio da Maria Cuffaro sui commenti politici, un’intervista al sindaco Alemanno e un’altra intervista - sempre sull’argomento - a Giovanna Melandri.

Tg1 delle 20.00
Nei titoli non c’è traccia della notizia. Apertura dedicata all’emergenza rifiuti (si si, anche questa è "emergenza"), con intervista al procuratore antimafia Pietro Grasso e diretta da Montecitorio di Bruno Luverà sui commenti politici, compreso un servizio sulla summer school della fondazione Italiani Europei di D’Alema e sullo studio sui parlamentari italiani elaborato dalla fondazione "Rodolfo De Benedetti", con intervista al direttore della fondazione, Tito Boeri. A seguire: servizio su una donna trovata morta nel lago d’Iseo; l’aggressione di un ragazzo in discoteca di Frosinone, probabilmente ad opera dei buttafuori; poi - finalmente - la notizia dell’aggressione al Pigneto, con tanto di diretta dalla manifestazione antirazzista, organizzata nella zona: ma della manifestazione non si vede neanche un’immagine e Carlotta Mannu lancia un servizio realizzato da lei stessa, nel pomeriggio, con le interviste agli immigrati aggrediti, al sindaco Alemanno (che ha condannato il gesto), agli abitanti del quartiere. Poi si torna in studio e Attilio Romita anticipa la notizia dei premi assegnati ai film italiani a Cannes. Dell’aggressione al dj gay neanche l’ombra.

Tg2 delle 20.30
Non ho fatto in tempo a vedere i titoli, ma la notizia è arrivata subito dopo l’apertura dedicata alla rivolta contro le discariche a Napoli (trattata con un servizio di cronaca di Fabio Chiucconi e la stessa intervista del Tg1 a Pietro Grasso, realizzata da Francesca Ghidini.
Il servizio è stato lanciato da Maria Concetta Mattei, evidenziando che il raid del Pigneto non avrebbe una matrice politica. Nel servizio viene ribadito lo stesso concetto (diffuso dalla polizia), riportando anche il commento del sindaco Alemanno. Nel servizio, l’episodio del Pigneto viene messo in relazione all’aggressione del dj, con tanto di commento della ministra Carfagna: "quello che è accaduto è gravissimo. L’orientamento sessuale non può essere motivo di discriminazione".





Amo il mio lavoro, anche perchè mi permette di conoscere persone di ogni tipo.
Questi incontri, a volte, mi lasciano dentro la sensazione di aver vissuto istanti irripetibili, in compagnia di personaggi unici.
Mi è accaduto a luglio dello scorso anno, quando ho intervistato Carlo Colombaioni, un clown, un artista vero.
Un uomo straordinario, che forse non finirà mai nei libri di storia, nonostante abbia fatto qualcosa di importante per l’umanità: ha regalato sorrisi.
Lo faceva con semplicità, con trucchi e giocolerie talmente semplici e ingenui da sembrare impossibili, in questi nostri tempi così complessi.
A Potenza è salito sul palco per l’ultima volta, grazie a Marianna, Cico e Sara che lo hanno invitato, a fare quello che sarebbe stato l’ultimo atto di una vita spettacolare.
Era vecchio, stanco, malato e si muoveva a fatica trascinando la gamba che si era slogato il giorno prima.
Nonostante tutto era lì, perchè quello era l’unico luogo in cui poteva realizzare il sogno della sua vita: far ridere.
Alla fine dello spettacolo era stremato, ma non si è sottratto neanche all’intervista di chi voleva sapere qualcosa di più, di chi gli avrebbe rivolto le domande che gli avevano già rivolto migliaia di volte, in tutto il mondo.
Anche a Potenza si è concesso fino in fondo, come avrà fatto fino all’ultimo istante della sua affascinante vita, finita giovedì scorso.
Non riesco a immaginare un funerale triste per un clown, per questo gli dedico una risata: lo scopo della sua vita.





Ho telefonato al mio amico interista Giovanni per complimentarmi per lo scudetto.
Noi siamo fatti così, non strappiamo gli scudetti degli avversari.

P.S. Giovanni non mi ha risposto. Ma io ho chiamato, la Tim mi è testimone.





I mezzi di informazione hanno dato grande risalto al fatto che il prezzo del gasolio sia stato allineato - per la prima volta -  a quello della benzina.
In viaggio verso Roma, ascoltavo la notizia alla radio smentita ad Anagni, area di servizio Shell "La Macchia est": gasolio € 1.462, benzina € 1.450.

 





I prodigi della tecnologia continuano ancora a stupirmi.
Già mi sembrava un miracolo riuscire a ricevere e inviare posta elettronica dal telefono, ora dal BlackBerry posso anche visualizzare il mio blog in un formato più leggero, ideale per chi si connette con dispositivi mobili (pda, cellulari, wap, symbian, Nokia n95, ecc.).
Ovviamente questa scoperta non è farina del mio sacco. La notizia l’ho appresa dal blog di Daniele Salamina e la trasformazione di Sirdrake.tv in blog-mobile non poteva che essere opera della mia fantastica webmastra Monica, che per fortuna ogni tanto torna da Roma!
Ora lo sapete: se proprio non riuscite a fare a meno di me, potete leggermi anche dal cellulare!





Questa twittata di Enrico - mentre Al Gore presentava a Roma la versione italiana di Current Tv - mi ha dato lo spunto per rimettere le mani su un post che sto cercando di scrivere da un po’ di tempo.
Non ho la minima intenzione di dare un giudizio su questo nuovo prodotto editoriale che, del resto, ha appena aperto.
Ma da quando ho iniziato a frequentare internet - visto il lavoro che faccio - mi sono chiesto quali caratteristiche dovesse avere il giornalismo "del" web e non "sul" web (la stessa differenza evidenziata da Enrico).

Cosa vuol dire?
La carta stampata ha un suo linguaggio, una sua tecnica, caratteristiche diverse dal giornalismo televisivo o da quello radiofonico.
Un settimanale è diverso da un quotidiano o da un mensile.
Il mezzo utilizzato per fare informazione condiziona il modo di fare informazione, al punto che oggi non si parla più di giornalismo, ma di giornalismi.
Ma esiste un giornalismo del web?

Da quello che ho potuto vedere fino a oggi, girando un po’ in rete, mi sembra che - almeno in Italia - i linguaggi dell’informazione siano ancora legati ai media tradizionali.

Ci sono le edizioni on line dei quotidiani (Repubblica, Corriere della Sera, su tutti), che pur con qualche differenza (aggiornamenti in tempo reale; archivio a disposizione dei lettori; forum dei lettori) ricalcano il modello delle versioni cartacee. E’ apprezzabile comunque il lavoro fatto - anche a livello sindacale - per integrare le due redazioni (cartacea e on line).

Per quanto riguarda la televisione, dopo una serie di esperimenti poco edificanti, ora c’è Current.
Le risposte di Al Gore alle domande dei giornalisti e dei blogger, su alcuni aspetti fondamentali, sono state piuttosto evasive.
Anche a me ha lasciato molte perplessità (ma sono sempre pronto a farmi smentire dai fatti, ci mancherebbe).
Soprattutto su tre aspetti:

1. Gore ha detto che il 30 per cento della programmazione sarà garantita dai video realizzati dai telespettatori/reporter. Per una Tv che trasmette 24 ore su 24, il 30 per cento equivale a 7 ore di programmazione quotidiana. Siamo sicuri che in Italia ci siano tanti video-maker capaci di garantire una tale quantità di prodotto, con una qualità (tecnica e giornalistica) accettabile? E poi, i reportage giornalistici inviati a Current da chi saranno valutati?  Nelle Faq ho trovato questa frase: "potete inviare un pod, o anche solo una parte di esso affinché venga valutato dal team che si occupa del Collective Journalism. (…) Per caricare un pod è necessario leggere ed accettare il codice etico del Collective Journalism. (Il codice etico è ancora presente sulla pagina di upload? Non credo. Se non c’è, potete non prendere in considerazione questa parte)". Io questo codice etico non l’ho trovato, ma in conferenza stampa, il direttore Tommaso Tessarolo ha detto che "gli unici criteri di selezione saranno la tutela dei bambini (non li chiamate minori per favore) e il buon senso". Mi sembra un po’ poco per garantire la qualità dell’informazione.

2. E’ stata posta una domanda sulla tutela (anche legale) che avranno gli autori dei video trasmessi da Current.
Gore ha risposto che non hanno mai avuto problemi del genere, ma che saranno pronti a difendere i reporter.
Anche questa risposta mi ha lasciato un po’ interdetto, perchè ho avuto l’impressione che si ignorasse completamente la legislazione italiana sulla stampa. Chi pensa che la libertà di stampa significhi pubblicare tutto, senza regole, mi spaventa come quelli che censurano.

3. L‘ultimo aspetto su cui rifletterei (ce ne sarebbero altri ma mi sono già dilungato troppo, per i miei gusti) è relativo al mezzo impiegato: è vero che Current sarà on line, ma principalmente sarà trasmessa su un canale tv satellitare del bouquet di Sky.
Non ho ancora capito se sarà "in chiaro" o a pagamento (e in questo caso non mi sembrerebbe una bella cosa).
Ma mettiamo da parte questo aspetto.
Mettiamo da parte il fatto che in Italia l’editore di Sky, Rupert Murdoch, è un monopolista della Tv satellitare, dunque non proprio un modello di libertà di stampa e democrazia.
Mettiamo da parte il fatto che Gore abbia scelto di andare in televisione, nonostante abbia detto in conferenza che internet è la libertà e che la televisione è in mano ai poteri economici e politici.
Messo da parte tutto questo, si torna al discorso inziale: cosè Current? Web-tv o tv-on-web?

Direi la seconda e mi dispiace che uno con i soldi di Gore (che ha eluso anche la domanda di Alessio sui finanziatori di Current) avrebbe potuto sperimentare di più.
Avrebbe potuto investire di più sulla ricerca di un nuovo modo di fare informazione, di un nuovo giornalismo del web che - prima o poi - conquisterà il primato sui media tradizionali (non credo che li annienterà, ma sicuramente li metterà in crisi).
Staremo a vedere. In bocca al lupo a chi c’è dentro.

P.S. Sull’argomento mi farebbe piacere conoscere l’opinione di chi ha assistito alla presentazione di Current (e ha fatto la cronaca live su Twitter).  Esperti della materia, studiosi del web e illustri colleghi giornalisti. Senza impegno eh!





Da tre giorni sto cercando di buttare giù due righe sul MateraCamp, ma i tanti post, i commenti, le foto messe in rete dai tanti partecipanti mi hanno impedito di farlo.
Sto facendo una full-immersion di emozioni. Quelle che abbiamo vissuto in quei due-tre giorni trascorsi a Matera.
Non mi metto a linkare tutti perchè non ce la faccio fisicamente, ma sono convinto che il MateraCamp è andato così bene perchè ha partecipato tanta bella gente.
Tutti stanno parlando di queste giornate in termini esaltanti e non dico altro. Solo due cose.

La prima: un ringraziamento a Clarita che si è trovata improvvisamente a gestire l’organizzazione una manifestazione complicatissima. Lo ha fatto in maniera impeccabile e sempre con il sorriso sulle labbra, anche se non è stata in Fgci.
E’ stata bravissima e con lei hanno dato il massimo anche il suo Gianfranco, la mitica Catepol con husband altrettanto mitico, Donato e gli altri blogger lucani che hanno lavorato per ospitare nel migliore dei modi i campers.
Si poteva fare di più? Meglio? Sicuramente si, ma per come sono andate le cose, tutti hanno dato il massimo.

La seconda: in questo MateraCamp ha prevalso l’aspetto "social", anche se nel dibattito non sono mancati interventi interessanti e appassionati, come quelli di Antonella e Marco, di Elena/Velas, di Alessio (anche se credo sarà migliore ciò che "presenterà" Magda tra un paio di mesi!).
Non voglio fare analisi sociologiche sul fenomeno (non ho neanche la lucidità necessaria per farlo), ma solamente sottolineare che molti dei partecipanti avevano voglia di conoscere, incontrare, re-incontrare, ascoltare, raccontare, ridere, rilassarsi.
Il contesto era quello ideale e ne abbiamo approfittato.
Con Mariangela siamo arrivati a Matera dopo un periodo difficile e abbiamo trovato persone bellissime: quelli che conoscevamo già, gli amici e quelli che abbiamo sentito subito vicini, con i quali abbiamo condiviso momenti intensi, anche di intenso cazzeggio, ma intensi.
Amici? Una definizione impegnativa dopo un solo incontro, ma io ho il brutto difetto di fidarmi delle mie emozioni e delle mie sensazioni. Diego è sicuramente un amico, lo era già prima.
Sono sicuro che Enrico, Diana, Stefano, la Signora Franca, la star Laura (non blogstar, solo star) e Antonio, lo diventeranno presto.

Ah dimenticavo una cosa importantissima: daje!!!!

Le foto sono di Giovy, Googlisti e Epifani (se non sbaglio)

[Aggiornamento] Ieri ho scritto di getto le mie impressioni a caldo (a caldo? dopo tre giorni!).
Oggi voglio aggiungere un saluto alle persone che ho incontrato a Matera e che mi ha fatto piacere rivedere.
Non è una classifica in ordine di importanza, ma rispetta solo l’ordine dettato dalla mia memoria.
Inizio da Susan, anche se non se lo meriterebbe per quello che vota.
Poi Giuseppe, che non conoscevo - né personalmente, né professionalmente - e che è stato una bella scoperta, sotto tutti i punti di vista.
Maxime, che avevo conosciuto a Roma, come il clan campano Manfrys-Lord Zarcon-Kiro.
Gigi e Donato, co-protagonisti della prima puntata del defunto web-to-web.
Le "virago" Marileda e Paola e poi i blogger lucani che - oltre a partecipare - hanno offerto il loro calore agli ospiti: Mirella (che è pure romanista, anche se deve essere rieducata sul rispetto della figura del Capitano), Carlo (che non ci ha fatto trovare l’agognato espressino al bar di DataContact, ma si è impegnato al massimo per soddisfare il nostro palato), Stefania (che ancora non si decide ad aprire un blog), Gioffry e i "potentini" Maria, Vito e Lorenza.
I due mini-blogger Riccardo e il mitico Sebi (che è pure amico mio!)
E ancora, Francesco della Compagnia del Cavatappi che ci ha sfamato, con un buffet meraviglioso e che - secondo me - resta uno dei più interessanti esempi di come, anche in Basilicata, si possa fare impresa sfruttando la rete. Mi piacerebbe che diventassero un modello per molti giovani lucani.
L’ultimo saluto a Giovy, che ci ha fatto la foto più poetica. Questa.

Tutti avranno pensato che si trattasse delle mani dei Silvia e Pietro, prossimi sposi .
In realta siamo noi.
Non avrei mai creduto di fare un post del genere.
Ma alla fine ho ceduto alla tentazione, perchè mi faceva veramente piacere salutare tutti e sicuramente qualcuno l’ho dimenticato.
Farò delle aggiunte day by day.