Arriveranno da tutta Italia e si riverseranno nei vicoli dei Sassi, gli antichi e suggestivi rioni materani.
Si riconosceranno immediatamente perché pronunceranno parole tipo: Twitter, plug-in, page rank e altri incomprensibili termini.
Tra loro si rivolgeranno domande come: "hai aggiornato la release di Word Press?", oppure "hai scaricato le foto su Flickr?".
I blogger sono persone strane, è vero. Ma non sono pericolose e possono anche risultare simpatiche.
Il 3 maggio si incontreranno a Matera - dalle 10 alle 18 alle Monacelle – e discuteranno di tecnologie, internet, innovazione, di vecchi e nuovi modi di comunicare, lavorare, fare affari, divertirsi.
Ne discuteranno tra loro e con tutti i cittadini che vorranno partecipare al secondo BarCamp di Matera, la prima città del mezzogiorno d’Italia a ospitare una manifestazione del genere.
Il BarCamp è una "non-conferenza", nel senso che il tema del dibattito non è imposto da chi organizza ma è deciso da chi partecipa.
Si prende un post-it, ci si scrive sopra il titolo e l’ora in cui si intende fare l’intervento e si incolla in bacheca.
Il dibattito su ogni singolo tema dura pochi minuti, poi chi è interessato ad approfondire si sposta in un’altra sala.
 
Tenere un BarCamp in una città del sud, vuol dire anche riflettere sulle opportunità di sviluppo offerte dalla rete, da internet. Vuol dire raccontare ai giovani materni, lucani, italiani, che si può anche lavorare sfruttando le potenzialità della rete.
Ma nel barCamp a raccontare sono le esperienze di chi ce l’ha fatta.
 
Il concetto di "rete" ha anche ispirato gli organizzatori della manifestazione che hanno cercato di coinvolgere tutti i soggetti presenti sul territorio, perché se si lavora insieme si lavora meglio.
Così è arrivata la disponibilità del complesso "Le Monacelle", che ospita la manifestazione; ci saranno i ragazzi dell’Istituto Alberghiero di Matera che gestiranno il buffet offerto agli ospiti da un gruppo di giovani imprenditori di Lauria, "La compagnia del Cavatappi" (vendono prodotti tipici lucani va internet), da "Tesori di Lucania" e dall’Associazione per la valorizzazione del pane di Matera; le guide della Cooperativa Artezeta accompagneranno gli ospiti alla scoperta delle bellezze storiche e artistiche della città; Videouno curerà la diretta dell’evento che sarà trasmessa dal MioTg; poi l’acqua Gaudianello, l’Apt di Basilicata, le associazioni Blues On, Amici del Turista e Egghia, Exent, Trend Expo.

Qui finisce il comunicato stampa, ma se volete saperne di più leggete qui, se ancora vi dovete prenotare andate sul wiki.
Se ancora non siete soddisfatti, rivolgetevi a Clara che si è dovuta sobbarcare da sola l’organizzazione dell’intera manifestazione, in maniera impeccabile (con il supporto del suo tesoro e di Catepol & husband), fino a fornire ai partecipanti le previsioni del tempo su Matera!
In chiusura, per chi non lo sapesse, aggiungere che nel primo MateraCamp (avevo saputo della sua esistenza da Diego) è iniziata la mia avventura da blogger.
Se questo è il risultato, pensateci bene prima di venire!

La mia prima partecipazione a un BarCamp - in veste di cronista - l’ha immortalata Stefano Epifani.




"Alfredo scappa, stanno arrivando, ti vengono a prendere".
A dare l’allarme era la mamma, Annunziata, tutto il giorno affacciata alla finestra per controllare l’arrivo della polizia.
Le retate scattavano soprattutto nelle giornate in cui si tenevano le adunate fasciste.
Per evitare "sorprese" arrestavano chiunque fosse sospettato di tramare contro il regime.

 

Ho provato a raccogliere qualche informazione su mio nonno Alfredo.
Mi dispiacerebbe se si perdesse la memoria di questi piccoli eroi di periferia, che hanno sacrificato tutto per farci vivere in un Paese libero e democratico.
Non ho trovato molto su di lui, giusto qualche aneddoto raccontato da mio padre e da mia zia Anna, ma continuerò a cercare.
Intanto, in questo 25 aprile, mi piace parlare un po’ di lui.
Le note biografiche che seguono sono tratte dal libro di Gianni Rivolta "I Ribelli di Testaccio, Ostiense e Garbatella dal Biennio Rosso alla Liberazione".
La foto segnaletica della polizia fascista l’abbiamo trovata in un archivio storico dei perseguitati politici, insieme a tanti altri documenti dell’epoca.

Alfredo Di Giovampaolo - Nato a Roma il 5 marzo 1907, ope­raio delle officine del Gas, abitava a via G. Miani, tra Ostiense e San Saba. La polizia politica lo teneva sotto controllo.
Dopo l’arresto alle Tre Rose Alfredo verrà condannato a 3 anni di confino a Ponza, che fortunatamente gli verranno tramutati in 2 anni di ammonizione e poi addirittura verrà prosciolto con l’amnistia della fine del 1932.
Va ad abitare in via del Gazometro 19, a due passi dalle offi­cine del Gas dove lavorava. Ma anco­ra nel ‘37 finisce nelle maglie del­l’Ovra.
Questa volta il Tribunale Speciale non fa sconti. Di Giovampaolo viene condanna­to a 2 anni di reclusione che sconterà nelle carceri di Civitavecchia.
Per la famiglia sono anni di miseria e di stenti. La moglie Gina Corsinovi lavora per 10 lire al giorno nello sta­bilimento di mattonelle Aicardi­Capolino al Forte Portuense, ha due figli piccoli, Bruno e Anna, e solo di affitto per la casa di via della Magliana 35, dove la famiglia si era trasferita, paga 80 lire al mese.
«Mio padre - racconta il figlio Bruno - si prestava sempre ad aiutare tutti, di carattere era buono, anche se nello stesso tempo era un tipo molto determinato. Infatti all’epoca era campione laziale di pugilato. Quando uscì dal carcere, venne vigilato per qualche anno e non venne più assun­to all’officina del Gas. Comprò un camion e con altri soci distribuiva la farina dei Mulini Biondi, ma la tbc, che aveva contratto in carcere, lo costrinse al ricovero al Forlanini, dove finì in stanza con Pio Minù un altro antifascista dell’Ostiense. Tra un ricovero e l’altro, insieme a Mario Carrani operò coi Gap della II zona tra Trastevere e Monteverde. La mia famiglia in quel periodo, in seguito allo straripamento del Tevere, si tra­sferì ad Anagni. Facemmo ritorno a Donna Olimpia nel 1941 e il 29 novembre del 1952 mio padre morì. Per tutto quello che aveva fatto gli fu riconosciuto l’assegno mensile come perseguitato politico».

Anche se non ci sono fisicamente, cerco di partecipare in questo modo all’iniziativa promossa da Alberto e Valeria.





Dopo aver visto l’ennesima creazione di Diego ho iniziato a piangere.
Ancora non ho capito se per le risate o per la disperazione!
Per la serie: "una volta avevo una reputazione", ecco la nona puntata di Tolleranza Zoro.

 





Chissa’ se il 25 aprile saranno in piazza con Beppe Grillo, contro i giornalisti.

Intanto, "dalle parti di Mosca - ricorda Pino Scaccia - sono stati eliminati oltre quaranta giornalisti dal crollo dell’Unione Sovietica, quindici nell’era di Putin".





Quando ho aperto questo blog, mi ero ripromesso di non parlare di politica.
Credo che la politica la debbano fare i professionisti della politica. Io faccio un altro mestiere.
Ma alla vigilia delle ultime elezioni ho deciso di dichiarare il mio voto (o il mio "non voto"), perchè ho creduto profondamente nella possibilità di cambiare.
  Ho trascorso gli ultimi giorni di campagna elettorale a Roma e - insieme a Diego - ho rivissuto i giorni della passione politica, quella che avevamo dentro vent’anni fa (anche qualcuno di più) e che - se stimolata nel modo giusto - è sempre pronta a saltare fuori.
Quella passione mi aveva spinto a cercare di convincere tutti gli indecisi, gli amici che volevano votare "la vera sinistra", quelli che non volevano votare. Sul blog, in chat fino alle due di notte, al telefono, al bar.
Ero anche fiducioso, ma è andata male e mi dispiace per le persone, gli amici, i conoscenti, che ho assillato in questi giorni.
Non faccio analisi del voto, perchè non vedo a chi possa interessare la mia analisi del voto.
Condivido completamente quella di Enrico (compreso il seguito), quella di Diego sul blog de La 7 (che parla del drammatico problema del rinnovamento della classe dirigente) e aggiungo solo poche righe che ho scritto tra i commenti del post di Monica (che condivido).

Veltroni va ringraziato per avere finalmente spostato l’Italia verso il bipolarismo.
Non è scomparsa la sinistra. Sono scomparsi i partiti massimalisti e minoritari di una sinistra che è rimasta indietro di trent’anni.
La sinistra c’è. E’ nel Pd e deve fare in modo che questo nuovo partito diventi il riferimento per chi - nel nostro Paese - crede ancora nella nella giustizia sociale, nel rispetto dei diritti, nella solidarietà.
La sinistra c’è e deve fare in modo che nel Pd ci sia sempre meno spazio per gente come la Binetti.
Forse un errore di Veltroni è stato questo: provare a far convivere nel Pd anime troppo diverse, fino a essere accusato di «ma-anchismo».
Può essere vero, ma è anche vero che si partiva da una convivenza ancora più allargata e abbiamo visto a cosa ha portato.
Per ora più di questo non si poteva fare.

Aspettiamo la prossima e ricostruiamo l’alternativa, partendo da tre certezze: i sindaci di Pignola, Pietrapertosa e Castelluccio Superiore, sono del Pd!
Vi pare poco?

 





Non voto per chi dice che un mafioso è un eroe.
Non voto per chi minaccia la guerra civile.
Non voto per chi - accusato di voler  truccare le elezioni - invece di spiegare come stanno le cose, dice di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia.
Non voto per chi ha varato una legge elettorale che ci impedisce di scegliere i candidati e garantisce l’ingovernabilità.
Non voto per chi si è alleato solo per occupare poltrone ed è già pronto a spaccare la sua coalizione, portandoci di nuovo alle urne tra pochi mesi (perché non ha voluto  cambiare la suddetta legge).
Non voto per chi specula sulle disgrazie delle persone, per fare propaganda elettorale (a proposito, dove è andata a finire la cordata?).
Non voto per chi - dopo aver detto che il Capitano è fuori di testaminaccia la signora Totti, ricordando che lavora nella sua televisione.
Non voto i partiti che non hanno alcuna possibilità di fermare le persone che non  voglio vedere al Governo.
Però voto.
Perché non è vero che sono tutti uguali.

 

Se siete ancora indecisi, pensateci bene.
Astenersi equivale a votare per chi è più distante da noi.
Se non vi ho convinto io, leggete cosa dicono Sandro Ruotolo e Marco Travaglio (via Stellavale).
E come non condividere anche le motivazioni di Suzukimaruti?

La Foto di Zoro è di Antonio Sofi
La vignetta su Totti è di Molly Bezz

 





E’ amico mio eh! Che si sappia in giro.

 

Sulla performance di Luca Luciani non voglio infierire.
Dico solo che, secondo me, l’aspetto più inquietante della vicenda non è la gaffe su Austerlitz-Waterloo, ma il fatto che le grandi aziende italiane siano nelle mani di gente del genere.
Se questi sono i nostri manager, perchè stupirsi del tracollo di Alitalia e di altri grandi gruppi industriali.
Potrei fare altri esempi, ma tengo famiglia e mi astengo.

 





Impegni di famiglia mi impediscono di continuare a lavorare per il MateraCamp, in programma il prossimo 3 maggio.
Mi dispiace molto, ma sono sicuro che l’agguerrito staff  organizzativo farà del suo meglio, per garantirvi un ottimo soggiorno in una città unica al mondo (non a caso è patrimonio dell’Unesco).
Continuate ad iscrivervi sul Wiki ufficiale e ricordatevi di prenotare un posto letto, altrimenti rischiate di dormire nella Gravina.
Spero di essere con voi almeno in quei giorni.

 

Di sicuro non riuscirò ad essere al TwitterCamp, organizzato dall’attivissimo Gigi il quale - a parte il colore del pigiama che dovranno indossare i partecipanti quando andranno al letto - mi sembra che abbia già previsto tutto ciò che serve a rendere perfetta una manifestazione.
Si svolgerà il 18 aprile a Venezia e - anche in questo caso - sarà una bella occasione per vedere tanta gente simpatica e una città splendida (non a caso è patrimonio dell’Unesco).
Poi, se non ci sono io, è un altro buon motivo per andarci!