Scusate questa deriva personalistica, ma sul mio blog non posso evitare di annotare una giornata che dimenticherò difficilmente.
Ieri ho finito di lavorare e sono andato con Mariangela alla libreria Feltrinelli di Via Appia Nuova.
C’era la presentazione del nuovo libro di Daniel Pennac, "Diario di scuola" e Stefano Benni doveva leggerne alcuni brani. E noi ormai seguiamo Stefano ovunque vada, perchè è un amico, uno scrittore geniale (come Pennac) e un bravissimo attore.

Entrare in quel posto mi da sempre un po’ di emozione e non solo perchè amo le librerie.
Da giovane (pochi mesi fa), organizzai un corteo degli studenti del quartiere, per impedire che quella libreria chiudesse. Volevano metterci una jeanseria.
All’epoca si chiamava "Tuttilibri" ed era l’unica libreria fuori dal centro storico di Roma.
Per noi era un punto di riferimento.
Quella battaglia fu vinta e - anche se ora è stata rilevata dalla Feltrinelli - quella libreria esiste ancora.

La seconda emozione l’ho provata nel vedere le centinaia di persone presenti e che - dopo la fine della presentazione - sono rimaste altre tre ore ad aspettare che Pennac mettesse il suo autografo sulla propria copia del libro.
E’ sempre bello vedere quanto gli italiani amino la cultura, quanto riescano ancora a provare ammirazione per uno scrittore e non solo per le "star" della televisione, o per i calciatori (per quanto Totti…).
In un epoca in cui sembra non esistano più punti di riferimento - dopo la morte di gente come Pasolini, Moravia - fa sempre un certo effetto.

Poi la cena indimenticabile, in un ristorante fantastico (per chi ama la cucina romanesca).
A tavola con noi, la signora Inge Feltrinelli, la nostra amica Gabriella (che ha una passione senza limiti per Pennac ed è arrivata da Alcatraz), Monica, Stefano Benni, Daniel Pennac e sua moglie Minne.
Con Gabriella ci guardavamo e dicevamo: ma è tutto vero?
Un pezzo di storia dell’editoria italiana che mi chiedeva del mio lavoro e del Nero d’Avola e raccontava di "quella sera a casa di Vittorini, con Montale, quando la moglie di Vittorini ci preparò la cassoeula".
Pennac che voleva vedere le foto dei nostri otto cani e due gatti, con una semplicità e una umiltà che solo il talento ti può concedere.
Lo stesso talento di Benni che, in francese, parlava della bruttezza di Tommasina a Pennac e sfotteva Mariangela.
Tutto perfetto, se non fosse per l’attesa vana di un taxi, che riportasse in albergo gli illustri ospiti.
Mentre li accompagnavo verso Piazza del Popolo, Pennac osservava ammirato le bellezze di Roma.
E lungo il tragitto, dal sedile dietro, la Inge diceva "li abitava Moravia, qui c’è la casa di Arbasino".
In quel momento non sapevo se ringraziare i tassisti per avermi regalato quel supplemento di serata, o  vergognarmi per l’ennesima dimostrazione di provincialismo, di una città unica al mondo che meriterebbe qualcosa di meglio.





P.S. A proposito di amici famosi, questa sera alle 21 su La7 (devo fare pure pubblicità alla concorrenza) c’è Diego, ospite alle Invasioni Barbariche. Io avevo mantenuto il riserbo, ma visto che qualcuno ha spifferato, lo dico pure io.