Scrive Mantellini:
"Oggi mia moglie mi diceva che il figlio di una vicina di casa di sua madre (bravo ragazzo laureato in Scienze della Comunicazione che sogna di diventare giornalista) scrive finalmente sulla stampa locale alla bella cifra di 2,5 euro ad articolo. Poi mi ha detto: ma a te Il Sole 24ore invece quanto ti paga?".
Aggiungo che qualche sera fa parlavo con una mia amica, corrispondente di un importante quotidiano regionale. Lei è più fortunata, perchè mi diceva che per ogni articolo riceve 6,5 euro.
Se ne scrive 100 in un mese (più di tre al giorno, per sette giorni su sette), arriva all’incredibile cifra di 650 euro, al lordo delle spese (telefono, benzina, connessioni internet, ecc.).
Io guadagno sicuramente di più (prevengo commenti volgari), ma sicuramente meno di un qualsiasi professionista e per arrivare a percepire uno stipendio "normale" ho fatto il precario per quindici anni.
In ogni caso, la maggior parte dei giornalisti, incassa le cifre astronomiche della mia amica e del figlio della vicina di casa della mamma della moglie di Mantellini.
E da 1.072 giorni è scaduto il contratto nazionale di categoria (se date un’occhiata, potete leggere anche le tariffe minime).
Sapete perchè gli editori non vogliono rinnovarlo? Perchè un giornalista precario, si ricatta più facilmente.
Che si sappia in giro.
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12 commenti a "Ma quale casta?"
In generale in ogni ambiente un precario è più comodo. Credo che lo sappiamo tutti… purtroppo.
Nell’informazione, nella sanità, nelle istituzioni pubbliche il precario è fa comodo per vari motivi: il primo è che costa di meno (e meno male che avevano detto che i precari sarebbero costati di più), il secondo perché si crea il volgare ricatto che se quel lavoro non lo fai tu ce n’è un altro pronto a prendere il tuo posto.
La logica pervesa è proprio questa: creare insicurezza, servitù, incertezza.
Ma questo governo in due anni non ha fatto niente per limitare i danni. Né governi futuri lo faranno. Il precariato, ormai, da noi è di casa.
In generale in ogni ambiente un precario è più comodo. Credo che lo sappiamo tutti… purtroppo.
Nell’informazione, nella sanità, nelle istituzioni pubbliche il precario è fa comodo per vari motivi: il primo è che costa di meno (e meno male che avevano detto che i precari sarebbero costati di più), il secondo perché si crea il volgare ricatto che se quel lavoro non lo fai tu ce n’è un altro pronto a prendere il tuo posto.
La logica pervesa è proprio questa: creare insicurezza, servitù, incertezza.
Ma questo governo in due anni non ha fatto niente per limitare i danni. Né governi futuri lo faranno. Il precariato, ormai, da noi è di casa.
Bacini
Conosco il dramma di tanti giovani aspiranti giornalisti, in tanti “lavorano” “a gratis” sia nei tre quotidiani locali che nei tanti periodici che, grazie a Dio, sono sorti in Basilicata.
Da un certo punto di vista è normale che essi facciano della sana gavetta, si facciano le ossa, si diceva una volta. Ma ci sono anche casi di ottimi giovani giornalisti che campano da anni a 5 euro ad articolo. Mio figlio, terzo anno di Scienze della Comunicazione, per qualche anno ha coltivato l’idea di intraprendere la carriera giornalistica, a 14 anni lo “obbligai” a scrivere sul sito della Federazione Pallacanestro che io gestivo artigianalmente, scrisse di basket su un noto portale per un paio d’anni, vinse pure il concorso della Cupola Verde, poi all’improvviso non ne ha più voluto sapere.
Forse ha fatto bene, spero che scelga una specializzazione post laurea breve che gli consenta di lavorare (non da precario!!) in Basilicata. Per i giornalisti con posto fisso non c’è spazio per tutti quelli che vogliono farlo di mestiere……
Se scrivo ogni tanto da qualche parte lo faccio soprattutto per divertimento e per passatempo, conoscendo e vedendo con i miei occhi la condizione di molti giornalisti precari. Anch’io ero più o meno come il figlio di astronik, laurea in scienze della comunicazione, vincitrice del concorso Cupola verde e altri articoletti in giro.
Ma col cavolo che studio e mi metto a fare la giornalista!
Premetto che quanto dici è la pura verità. Condivido in toto la sintesi che hai fatto sul concetto di precarietà…. un precario è carne da macello, nient’altro! Poi mi vengono in mente personaggi arcinoti del piccolo schermo, tipo un tale che pare un maggiordomo ed ha il cognome di insetto; un tizio con il baffo, che separa con un J. il nome dal cognome…. oppure alcuni individui della carta stampata (ancheh qui l’elenco sarebbe lungo, per cui voglio risparmiare il tuo stomaco e quello dei tuoi ospiti). Insomma, la casta è proprio quella di questi personaggi a libro paga. E’ anche per colpa loro che chi non si piega è destinato a soccombere.
Perché un gran numero di giovani lucani vogliono fare i giornalisti ? Semplice, perché sono un po’ di anni che in Basilicata esiste la facoltà di Scienze della Comunicazione (oltre a scuole di giornalismo e master vari) che in qualche maniera indirizza “inutilmente” verso questa professione. Inutilmente, ovviamente, solo perché non c’è proprio spazio: piccola regione, poca popolazione, pochi lettori e pochi giornali (anche se c’è un gran proliferare di nuove testate “a gratis”).
Perché è stata istituita questa facoltà io non lo so ma so bene un’altra cosa: dopo la legge n.150 del 2000 tutti gli Enti hanno istituito i famosi U.R.P. e, così come si assolvono tutte le “formalità” negli enti pubblici, sono stati riempiti alla meglio con personale già in ruolo previo corso di “aggiornamento” di una settimana. Sarebbe stata un’occasione di occupazione per tanti giovani laureati proprio in “comunicazione” provenienti proprio da quella facoltà voluta dal governo regionale… macché !
Provate a fare un giro per tutti gli URP e cercate questi giovani laureati: avrete delle belle sorprese.
Dunque, mi chiedo, tutti questi giovani laureati (ne sono stati sfornati un bel po’) cosa fanno ? Oltre a continuare a fare nulla, oppure barista, cassiere, commessa, qualcuno più fortunato il ragionieri o il geometra, quelli più ostinati riempiono “a gratis” le pagine di tanti giornali locali.
E allora qual è il problema di cui occuparsi: la casta o la disoccupazione ? la casta o il lavoro nero ? la casta o le scelte politicamente “corrette” dei nostri governati sul futuro dei giovani lucani ?
Si lo so il mio commento è off topic ma era anche uno sfogo e come tutti gli sfoghi è sempre fuori luogo.
C’è di peggio (scusatemi, salto a piè pari i commenti ma tanto se ne parla così spesso).
C’è che per avere il tesserino ti devono assumere per due anni, altrimenti ciccia. C’è che non ti assumono in nessun modo, neanche se implori pietà in ginocchio o sei un promettente futuro Pulitzer.
C’è che è un circolo vizioso: se non hai il tesserino non ti assumono, se non ti assumono non hai il tesserino.
C’è che ho fatto sei mesi di stage all’Ansa e un mese fa una mia ex collega ancora si ricordava di me, e mi ripeteva - ancora - che ero bravo. C’è che me lo dissero già dal secondo giorno di stage. C’è che facevo di tutto. C’è che però “non assumevano”. Non assumevano me, ma il figlio di un altro giornalista Ansa che NON aveva studiato per questo lavoro aveva il posto riservato (che poi poveraccio, a me piaceva pure… era un bravo ragazzo), e me lo si diceva davanti.
C’è che se non t’assumono devi raccogliere gli articoli, firmati e pagati. C’è che non ti pagano, per scrivere gli articoli. C’è che al massimo te li devi pagare tu, i contributi, trovando uno compiacente che ti fa scrivere articoli firmati. C’è che però o lavori gratis e ti prendi il tesserino di PUBBLICISTA (neanche di professionista), oppure ti guadagni da mangiare.
C’è tutto questo. Io c’ho rinunciato. Non so se diventerò mai “giornalista” e in che modo. Il giornalista è chi ha il tesserino, e io non ce l’ho. Per ora mi definisco “comunicatore”, “creatore di contenuti informativi”.
Ma sono incazzato, tanto.
Ho scelto un lavoro in cui è impossibile “realizzarsi” se non si è “figli di”, o se non si è ESTREMAMENTE fortunati. Se si è gente che lavora, gente che si impegna, ma non si hanno santi in paradiso… non c’è trippa per gatti.
Ecco, prima del problema degli stipendi - che c’è - vediamo di risolvere questa stortura.
Perché è un insulto, uno schiaffo alla miseria.
La casta c’è, ed è nauseante il modo in cui prende il giro chi non ne fa parte ma vorrebbe fare questo mestiere.
purtroppo, il dramma del precariato ha un doppio risvolto, particolarmente negativo nell’informazione, e cioè quello della qualità… una forza lavoro precaria ha ovviamente sempre più difficoltà, nonostante impegno e motivazione, a garantire un lavoro di qualità… e ovviamento tutto questo incide sul prodotto, no?
Conosco bravi giornalisti e pubblicisti che scrivono quasi gratis per diverse riviste e/o quotidiani. E’ vero che la categoria è sfruttata e mal pagata..Mi risulta che la Regione Basilicata è ancora carente di una legge sull’editoria. Sarebbe ora che venga fatta!
Provo ad aggiungere qualcosa.
@Artarie sono perfettamente d’accordo con la definizione di precariato che hai dato. Rispetto al precariato nel giornalismo, continuo a credere che rappresenti anche un rischio per la democrazia, perchè oltre a far vivere male il giornalista senza contratto e sottopagato, mette in pericolo l’autonomia della stampa. Ripeto: un giornalista precario è un giornalista ricattabile e questo non è certo un bene per l’autonomia dell’informazione.
@Astonik Hai ragione: non bisogna confondere il precariato con la “gavetta”, a patto che in fondo al tirocinio si veda un sbocco lavorativo, anche lontano, ma che si veda. Mi dispiace che tuo figlio abbia mollato, ma forse - considerando il mercato dell’editoria lucana - credo che abbia fatto bene.
@Mirtilla ti posso chiedere una cosa? Se non vuoi fare la giornalista, non scrivere per passatempo. Così si riducono i posti di lavoro e si fa il gioco degli editori che fanno scrivere per pochi soldi, tanto trovano sempre qualcuno che lo fa gratis.
@Nathan2000 sai che non mi sottraggo alle critiche nei confronti della categoria, anzi. E’ vero che ci sono giornalisti come quelli che descrivi e io credo che siano la rovina della professione. Rappresentano solo una parte della categoria, ma spingono certi qualunquisti a fare le crociate contro la casta dei giornalisti. La maggior parte dei giornalisti è senza tutele.
@Vitocola il tuo commento non è affatto off topic. Credo che le scuole di giornalismo - soprattutto in un mercato senza sbocchi come quello della Basilicata - contribuiscano solo a sfornare una gran quantità di disoccupati. Alla fine del corso si può fare l’esame per diventare professionisti e questo rappresenta una grande attrattiva per molti giovani. Ma una volta ottenuto il fatidico tesserino, sei solo un professionista senza lavoro. Rispetto all’applicazione della legge 150, sono perfettamente d’accordo con te.
@Gattonero tocchi uno dei tasti dolenti e conosco benissimo la trafila che hai seguito. A me è successo lo stesso. Sono stato ESTREMAMENTE FORTUNATO, perchè mi sono trovato al posto giusto al momento giusto (anche se rivendico il coraggio di aver scelto di emigrare da Roma verso la Basilicata, sfidando me stesso e la sorte). Ma tutto quello che dici è vero. Solo in Italia per diventare giornalisti bisogna ottenere un contratto da giornalisti. E’ un paradosso e più di una volta mi sono espresso in favore dell’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, o almeno di una profonda riforma dell’accesso alla professione.
@Anna è esattamente quello che volevo dire. E poi tu il precariato lo conosci bene, vero?
@Viler non credo che serva una legge sull’editoria (non so neanche se esista), servirebbe solo a distribuire altri soldini a pioggia. Ci sono diversi periodici in Basilicata e credo prendano anche qualche contributo. Ma chi sono gli editori? Lo fanno perchè credono nel mercato editoriale, oppure perchè hanno altri scopi? Questo è un altro aspetto che non va ignorato: in Italia ci sono pochi editori puri. Per questo non hanno interesse a migliorare la qualità dei loro prodotti. Non sono interessati alle vendite, tanto riescono a guadagnare altrove.
Leggi e soldi per l’editoria uguale asservimento politico ed economico. Nella nostra regione proliferano periodici patinati di ogni fattezza che incamerano fior di quattrini dalla Regione Basilicata sotto forma di comunicazione istituzionale. Dove vanno a finire questi soldi? Basterebbe emendare la legge regionale stabilendo che i fondi sono commisurati al monte retributivo dell’editore. Niente soldi a chi non paga.
Tornando al discorso tesserino pubblicisti, vi sembra giusto che dopo due anni di sacrifici, una persona non possa iscriversi solo perchè adesso non sta lavorando a pagamento per nessuna testata? e’ capitato qualche tempo fa ad una persona che conosco…convinta di potersi iscrivere dopo aver fatto due anni continuati di pratica, si è sentita dire che siccome in quel momento non collaborava per nessuno (come se fosse facile trovare una collaborazione giornalistica a pagamento in Basilicata), non poteva presentare la pratica…così due anni di lavoro, con l’unico obiettivo del tesserino, sembrano andati in fumo…io mi auguro possa risolvere, anche se non so come, ma poi mi chiedo “perchè”?
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