Sul tema della discussione di qualche sera fa (della quale prometto a breve un montaggio video), interviene anche Dario, sostenendo una tesi che mi sento di condividere: se a Porta a Porta si parla di internet in maniera poco corretta (per usare un eufemismo), non è per screditare i blog a vantaggio dell’informazione tradizionale, ma solo per scarsa conoscenza.
Scrive Dario:

Ci circondano tanti Bruno Vespa, i vostri amici usano Twitter, o scrivono su un blog, sanno cos’è MySpace, o usano MSN?
Se la risposta è NO allora non c’è da stupirsi del vespaio che vi ronza nell’orecchio, nè bisogna proteggersi troppo dai pungiglioni ma essere disposti per quanto possibile all’apertura: in un Paese che è uno degli
ultimi posti in Europa per la banda larga, l’ADSL e l’Internet veloce, vuoi che ci si continui a stupire a bocca aperta?

E a dimostrare per l’ennesima volta che i giornalisti non ce l’hanno con i blog, arriva Netmonitor, una bella iniziativa di Repubblica.it.
  Si tratta di un blog - curato da giornalisti - che racconta le prossime elezioni politiche e la campagna elettorale, attraverso l’occhio dei blog.
L’iniziativa è molto interessante e - oltre a dare "visibilità della rete come spazio pubblico", come diece Giuseppe - credo che rappresenti uno dei pochi esempi in italia di integrazione tra una testata giornalistica e i blog.
Tuttavia, leggendo i primi post di Netmonitor - e soprattutto i commenti - mi convinco sempre di più che la completa libertà di espressione non è sempre un vantaggio.
In nome della libertà di espressione, a volte, si da spazio a chi vuole solo creare confusione, limitando la libertà di chi vuole discutere seriamente.
Tutto ciò rende la sfida di Repubblica - e di Vittorio Zambardino, che cura la nuova iniziativa editoriale - ancora più difficile e stimolante.
In bocca al lupo!





Quello che vedete qui sotto è il commento lasciato su Twitter da Andrea Beggi, al termine della diretta streaming di ieri sera su Mogulus.

Non possiamo che essere felici di come è andata la prima "prova tecnica di trasmissione", di un qualcosa che ancora non abbiamo ben definito, ma che sembra interessante.
Informazione? Discussione? Approfondimento? Confronto?
Ancora non ci è ben chiaro l’intento di questo esperimento.
In ogni caso, ieri sera si sono connesse più di cinquanta persone, per seguire la nostra discussione sul rapporto tra giornalismo e web, tra giornalisti e blogger.
Non voglio entrare nel merito del tema trattato, ma voglio ragionare sulle possibili prospettive di questa iniziativa, partita quasi per caso da Antonio e me, rilanciata da Gigi e portata avanti da Matteo, Donato e tanti altri (scusate se non cito tutti).
Mi interessano, piuttosto, alcuni aspetti che spero vengano approfonditi nelle prossime trasmissioni.
La domanda che mi ronza in testa è: come vogliamo continuare a usare il mezzo, per discutere e confrontarci, o per informare?
La differenza non è da poco e, forse, proprio da qui nascono molte incomprensioni tra giornalisti e blogger, tra old e new media.
Credo che questo possa essere il tema della prossima puntata (se siete d’accordo) e cerco di spiegare meglio cosa intendo.
Se decidiamo di utilizzare la rete (la web tv) per discutere guardandoci in faccia, rendiamo più forte il socialnetwork. E questo è sicuramente un aspetto interessante.
Ma il target sarebbe sempre lo stesso: i frequentatori della rete.
Ci accontentiamo di questo?
Io no: a me piacerebbe "esportare" nella società civile l’innovazione di cui la rete è portatrice.
E’ più o meno quello che sta dicendo da un po’ di tempo anche Luca De Biase, con il discorso sull’agenda-setting (come può fare la rete a incidere sulle scelte della politica?).
Se continuiamo a parlare tra di noi, questo non avverrà mai o, comunque, avverrà molto lentamente.
Allora - direte voi - come pensi di allargare la cerchia?
Ovviamente non ho risposte, anche perchè questo mezzo lo sto ancora scoprendo.
Da giornalista, però, mi sono posto il problema di come si può utilizzare questo mezzo per informare e non solo per comunicare (che finora mi sembra l’impiego più diffuso).
Secondo me, colmare un vuoto informativo (tutto da individuare) può servire a suscitare l’interesse nei confronti del web, anche da parte di chi non ha un blog, non usa twitter o gli altri socialnetwork.
Dare notizie che gli altri media non danno, può servire ad allargare la cerchia, a contaminare e innovare la real life, attraverso la rete, con la rete.

Se volete, dite la vostra.
In ogni caso, credo dovremmo ringraziare tutti Bruno Vespa, per averci offerto lo spunto! 

 





In rete si torna a parlare di rapporto tra blog e giornalisti.
Ad acendere la miccia è stato nientemeno che Bruno Vespa, per le affermazioni - sue e dei suoi ospiti - nella puntata di Porta a Porta del 21 febbraio, dedicata al delitto di Perugia.
Il passaggio incriminato è quello riportato nel video qui sotto.

 

Gigi ha lanciato la proposta e io ho dato la mia disponibilità per discuterne - stasera, alle 22 - in diretta streaming su Mogulus (resa possibile dal grande Manfrys).
Per partecipare - anche in chat - collegatevi a quell’ora.
Ci saranno - oltre a Gigi, Manfrys e me - anche  Catepol, Markingegno e…
 





Scusate questa deriva personalistica, ma sul mio blog non posso evitare di annotare una giornata che dimenticherò difficilmente.
Ieri ho finito di lavorare e sono andato con Mariangela alla libreria Feltrinelli di Via Appia Nuova.
C’era la presentazione del nuovo libro di Daniel Pennac, "Diario di scuola" e Stefano Benni doveva leggerne alcuni brani. E noi ormai seguiamo Stefano ovunque vada, perchè è un amico, uno scrittore geniale (come Pennac) e un bravissimo attore.

Entrare in quel posto mi da sempre un po’ di emozione e non solo perchè amo le librerie.
Da giovane (pochi mesi fa), organizzai un corteo degli studenti del quartiere, per impedire che quella libreria chiudesse. Volevano metterci una jeanseria.
All’epoca si chiamava "Tuttilibri" ed era l’unica libreria fuori dal centro storico di Roma.
Per noi era un punto di riferimento.
Quella battaglia fu vinta e - anche se ora è stata rilevata dalla Feltrinelli - quella libreria esiste ancora.

La seconda emozione l’ho provata nel vedere le centinaia di persone presenti e che - dopo la fine della presentazione - sono rimaste altre tre ore ad aspettare che Pennac mettesse il suo autografo sulla propria copia del libro.
E’ sempre bello vedere quanto gli italiani amino la cultura, quanto riescano ancora a provare ammirazione per uno scrittore e non solo per le "star" della televisione, o per i calciatori (per quanto Totti…).
In un epoca in cui sembra non esistano più punti di riferimento - dopo la morte di gente come Pasolini, Moravia - fa sempre un certo effetto.

Poi la cena indimenticabile, in un ristorante fantastico (per chi ama la cucina romanesca).
A tavola con noi, la signora Inge Feltrinelli, la nostra amica Gabriella (che ha una passione senza limiti per Pennac ed è arrivata da Alcatraz), Monica, Stefano Benni, Daniel Pennac e sua moglie Minne.
Con Gabriella ci guardavamo e dicevamo: ma è tutto vero?
Un pezzo di storia dell’editoria italiana che mi chiedeva del mio lavoro e del Nero d’Avola e raccontava di "quella sera a casa di Vittorini, con Montale, quando la moglie di Vittorini ci preparò la cassoeula".
Pennac che voleva vedere le foto dei nostri otto cani e due gatti, con una semplicità e una umiltà che solo il talento ti può concedere.
Lo stesso talento di Benni che, in francese, parlava della bruttezza di Tommasina a Pennac e sfotteva Mariangela.
Tutto perfetto, se non fosse per l’attesa vana di un taxi, che riportasse in albergo gli illustri ospiti.
Mentre li accompagnavo verso Piazza del Popolo, Pennac osservava ammirato le bellezze di Roma.
E lungo il tragitto, dal sedile dietro, la Inge diceva "li abitava Moravia, qui c’è la casa di Arbasino".
In quel momento non sapevo se ringraziare i tassisti per avermi regalato quel supplemento di serata, o  vergognarmi per l’ennesima dimostrazione di provincialismo, di una città unica al mondo che meriterebbe qualcosa di meglio.





P.S. A proposito di amici famosi, questa sera alle 21 su La7 (devo fare pure pubblicità alla concorrenza) c’è Diego, ospite alle Invasioni Barbariche. Io avevo mantenuto il riserbo, ma visto che qualcuno ha spifferato, lo dico pure io.





Per chi non lo avesse ancora capito, il tema è: conoscere per deliberare.
Chiaro?
Forza, ripetete con me:

conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare
conoscere per deliberare

Se qualcuno non riesce ad afferrare il senso di questo post, non si preoccupi: la mente umana è un grande mistero!





Da oggi - ma solo per quindici giorni - sono in distacco all’agenzia della Tgr, a Roma.
Da qui si seguono tutti gli avvenimenti che interessano le sedi regionali e che si svolgono a Roma (conferenze Stato-regioni, vertenze sindacali al ministero, incontri istituzionali, ecc.).
Quindi - amici sparsi per l’Italia - da un momento all’altro potrebbe apparire un mio servizio nel vostro Tg regionale!





Dopo l’editto bulgaro, arriva l’editto lucano.
L’autore è il signor Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali della Basilicata.
Per esercitare il suo diritto alla censura preventiva, mi scrive una mail, chiedendo se il Tg della Basilicata ha intenzione di seguire l’iniziativa sulla legge 194 dell’onorevole Alfredo Mantovano, in programma per oggi a Potenza.
Questo lo scambio di mail tra lui e il sottoscritto:

Da: Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani
Inviato: venerdì 15 febbraio 2008 14.40

Alfrè, ma stasera lo fate uno spot al buon mantovano :-)

From: "Di Giovampaolo Alfredo"
To: "Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani"

Ovviamente si!
Io ieri ho provato a passare il tuo comunicato, ma credevo che fosse una cosa nuova.
Non possiamo riparlare di una denuncia di un anno fa.
Onestamente, dire che dopo un anno la giustizia italiana non si è ancora fatta sentire non è proprio una notizia.
Se c’è qualche iniziativa nuova, a costo di farmi fustigare con il cilicio di ***** (copro il nome per evitare di litigare con un collega, ndr.), ne parlerò nel Tg.
Almeno fino a domani, perché poi vado a Roma per due settimane.
Fammi sapere
;-)

Da: Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani
A: Di Giovampaolo Alfredo

La notizia caro alfredo è il reiterato boicottaggio della 194 in Basilicata.
O no?…

From: "Di Giovampaolo Alfredo"
To: "Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani"

La notizia è un fatto nuovo.
La violazione della 194 non è una notizia.
Se tu organizzi un comizio in piazza sulla violazione della 194 diventa una notizia!
OK?

A questo scambio epistolare segue una telefonata dell’autorevole esponente politico, che inizia a insultarmi ("tu sei peggio di tutti gli altri, perchè vuoi fare l’anticonformista ma poi ti comporti come loro") e a spiegarmi in maniera non proprio gentile che noi non sappiamo fare i giornalisti e che anche quando ci siamo occupati dell’inaugurazione dell’anno giudiziario non abbiamo dato la notizia più importante.
"La notizia - mi ha spiegato Bolognetti - era che Bolognetti (si si, parlava proprio in terza persona, ndr) ha chiesto che si faccia luce sulle vicende giudiziarie della Basilicata".

Qualche giorno fa, sul blog di Pietro si parlava di rapporti tra politica e informazione.
Ho scritto di non aver mai ricevuto pressioni in vita mia.
Ecco ora le ho ricevute. E pure gli insulti.
Non voglio aggiungere altro perchè non ho tempo da perdere, spero solo che i radicali e il "liberale" Bolognetti non prendano mai il potere in questo Paese.
La libertà di stampa sarebbe veramente in pericolo.





 

Questo blog aderisce alla campagna di Caterpillar "M’illumino di meno".





 

Era sola con il suo dolore.
Il dolore per aver perso il bambino che aveva desiderato.
Il dolore per aver scelto di non portare a termine la gravidanza, perchè un certificato le aveva detto che il suo piccolo sarebbe nato con gravi malformazioni psichiche.
Forse stava pensando che ci avrebbe riprovato, perchè lei e il suo compagno hanno tanto amore da donare a un figlio.
All’improvviso arrivano degli uomini in divisa che iniziano a interrogarla.
Poi interrogano la donna che è nel letto accanto al suo.
Altri agenti stanno interrogando i medici.
Sequestrano la cartella clinica. Portano via anche il feto.

Non è un romanzo di Kafka. E’ tutto vero.
E’ successo nella Clinica Ostetrica del Nuovo Policlinico di Napoli.
Gli agenti sono arrivati perchè hanno ricevuto una telefonata anonima: "stanno commettendo un infanticidio. Fate presto".
Era tutto in regola. Tutto si era svolto rispettando la legge.

 

Leggendo queste notizie sono rimasto profondamente indignato e disgustato.
Quella persona che ha chiamato la polizia quale Paese immagina per noi?
In che modo pensa si debba regolare la nostra società se non con le leggi dello Stato?
E’ stato un gesto d’amore infliggere a quella donna una violenza tanto grande, in un momento già così drammatico?
 





 

Mi ricordo le sue vignette su Paese Sera.
Poi l’ho conosciuto in uno dei "Venerdì culturali", che insieme a Diego organizzavamo nel Circolo "Woody Allen". Partecipò a una serata dedicata alla satira, insieme a Sergio Staino, ElleKappa, Paolo Hendel.
E’ morto Angese.
Non aggiungo altro alle parole di Jacopo.

Ciao Sergio