Ho deciso che - a scopo terapeutico - racconterò su queste pagine come si lavora nella redazione di un telegiornale.
Oggi vi racconterò come si fa a nascondere l’errore di un giornalista cialtrone, che per semplicità chiameremo Zucchina.
Perché l’esperimento riesca, è necessaria la presenza di altre due persone: il conduttore (che per semplicità chiameremo Drake) e un caposervizio (che per semplicità chiameremo Capo).
Zucchina scrive un pezzo, travisando completamente la notizia. Registra l’audio e lascia il servizio al montatore, per completare il lavoro.
Drake sta ricontrollando i testi che dovrà leggere nel telegiornale e si accorge che nel pezzo di Zucchina c’è un errore grossolano, praticamente una notizia completamente sbagliata.
Visto che ormai Zucchina è a casa, Drake cerca di rimediare all’errore mettendo la notizia corretta nel lancio del servizio (il “lancio” è quel testo letto in studio dal conduttore del telegiornale, per introdurre il servizio che segue).
Drake avvisa il Capo, spiegando la situazione e dicendo che la notizia – quella vera – l’ha messa almeno nel lancio.
Il Capo legge il lancio e poi legge il testo del servizio.
Nota che le cose non quadrano, “ci sono due notizie diverse” (e certo, te l’aveva già detto Drake!).
Ci pensa un attimo e poi la decisione: “è meglio che sul lancio ti tieni più sul generico, sennò contraddici quello che c’è nel servizio. Sai, dobbiamo salvaguardare il giornale”.
Drake prova a obiettare: “veramente noi dovremmo salvaguardare i telespettatori, dovremmo dare le notizie vere, non le cazzate che ha scritto Zucchina”.
Ma il Capo è inflessibile: “stavolta non siamo d’accordo, fai come ti dico”.
Agli ordini!
Naturalmente, ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è puramente casuale.
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20 commenti a "Blog terapy"
… premetto che il nome di fantasia “Zucchina” non mi piace proprio molto, ma è una cosa mia, anzi della mia famiglia
ma questo centra poco. La cosa sorprendente è che il racconto sia puramente “casuale” mah…. sti giornalisti sempre pronti ad inventare storie…
;-D
Potevo chiamarlo “mandarino”, ma in fondo sono tutti nomi di fantasia, come le storie che racconto!
Figurati se possono succedere veramente cose del genere!
;-P
La tua storia è un cliché comune a molti ambienti di lavoro ove esistono i capi.
Uhm, io è meglio che non parlo, sennò faccio venire un quarantotto… Il mondo è pieno di zucchine, basta non farsi infilzare. Sulla fenomenologia dei “capi”, meglio stendere un pietoso velo.
Efffessss!
Pesantissimo…..
Chi, nell’ambiente di lavoro, non ha problemi con i propri superiori?
Per un po’ di tempo reagivo SIR DRAKE, poi ho cambiato tattica e per non farmi il sangue amaro ho adottato il noto detto:
attacc u ciucc dov vol u padrone!
Mi trovo benissimo!
Si sa che ogni ambiente di lavoro ha le sue pecche, però il tema del post non era “la stronzaggine dei capi”, ma piuttosto “come si fa a nascondere l’errore di un giornalista cialtrone“.
Non è un po’ più serio il problema?
Se il racconto fosse vero, la qualità dell’informazione non ne uscirebbe bene.
Zucchina … vuota
cavoli!
e io che sogno di fare la giornalista..la mai prof di tecnica editoriale mi dice ….ci sara sempre la linea editoriale da salvare!
no ti prego gornalista del nuovo millennio …dimmi che nn è vero!
purtroppo la qualità dell’informazione (del tg regione basilicata e non solo) non ne esce bene a prescindere dalle zucchine. ci sono i travisamenti causati da superficialità o distrazione che sono negativi, ma non scordiamoci quelli deliberatamente “disonesti” nei confronti degli utenti, i servizi su commissione, quelli omissivi ecc ecc . il modo in cui toghe lucane è stato trattato ne è solo l’ultimo e più clamoroso esempio.
ex sognatrice
Bè… non posso certo darti torto totalmente. Però nel tempo ho imparato una cosa… che parlare dal punto di vista della responsabilità (nel tuo caso del direttore) è sempre diverso…
Racconto un fatto che uscì sulla stampa un paio di anni fa per la pubblicazione di una lettera inedita.
Togliatti scriveva a un critico cinematografico che si diceva comunista e che aveva recensito in modo troppo severo un film che invece il partito stesso aveva sostenuto…
Togliatti gli scrisse + o meno così (parafraso ma non esagero): “sei un imbecille… Se il film è nostro è nostro…. Se sei dei nostri parli bene del film.. O la tua criticità è al servizio del partito oppure mettiti in un altro partito”.
Insomma… se appartieni a qualcosa, se credi a quella cosa e ne sei responsabile devi pur cedere ogni tanto…Anche alla verità e all’opinione.
Solo i liberi pensatori dicono sempre la verità, ma raramente costruiscono qualcosa.
scusate, ma come dice giustamente sir drake il problema non sono i capi. il problema è la credibilità di questo mestiere, fatto in tanti casi onestamente, con scrupolo, professionalità, attenzione e soprattutto ascolto; e in tanti casi no, anche perchè a volte i giornalisti (o certi giornalisti) si credono un po’ più in alto di chi li legge,di chi chiede un loro intervento, di quelli che criticano (quando è il caso) nei loro servizi.
si chiama “mancanza di umilità”.
a sir drake la mia ammirazione per il coraggio. la “casta” non è solo quella dei politici…
sempre la ex sognatrice
brava ex sognatrice.
dopo il successo del libro LA CASTA,vorrei che si scrivesse un altro libro sulla casta dell informazione in italia.
abbiamo dei giornalisti ridotti a maggiordomi con un vassoio in mano che girano da questo a quel salotto.assurdo
Vedo che il qualunquismo (anonimo) è sempre in agguato!
Se ci mettiamo a cercare le varie “caste” sparse per il Paese, non la finiamo più.
I giornalisti non sono diversi dai ragionieri, dai notai, dagli impiegati, o dai cittadini, anche quelli che scendono in piazza al grido di “vaffanculo” e poi votano le persone che hanno appena insultato.
Se vogliamo parlare di qualità dell’informazione, sono disposto a farlo senza timori e senza pregiudizi.
Ma se ci mettiamo a fare demagogia, allora posso citare giornalisti come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni, o gli altri 98 giornalisti che - solo quest’anno - hanno perso la vita per dire la verità. Altro che vassoi e maggiordomi!
Con la loro verità non hanno costruito niente?
Io credo che abbiano dato un esempio, di come si può fare questo mestiere senza “appartenere a qualcosa”.
Un esempio che mi rende orgoglioso di essere un giornalista.
Alfredo, hai fatto bene a citare i giornalisti che hanno perso la vita per dire la verità ; così anche chi non ricorda, non vuol ricordare , non sa o classifica tutti allo stesso modo si renderà conto che c’è chi ama la propria professione, chi lavora e anche bene. Forse spesso si perde di vista che l’informazione è un grande servizio per tutti e che non tutte le persone sono uguali. I giornalisti sono professionisti (informare è il loro lavoro) non persone da contestare solo perché “conosciute”, non sono diversi da altri professionisti che svolgono il loro lavoro .
Anna
Mi auguro di non passare tutta la vita (nè di morire) per dare un esempio di come “di come si può fare questo mestiere senza appartenere a qualcosa”. Tu sì???
Voglio fare come Astronik e citare un detto popolare:
“Gira e vota la Zucchina, semp…”
Ooops, credo di aver sbagliato ortaggio!
O no?
divertente aneddoto … e gran prova di “trasparenza” … forza e coraggio, forza e coraggio … e lo sai lo dice uno che proprio non vi vuole tanto bene
ciao alfredo ..sono giovanna l’anonimo del commento 12..quella del qualunquismo secondo te,dei vassoi e maggiordomi secondo me.
non ho un blog ,non voglio scrivere il mio cognome ..quindi spero che qst possa bastarti per farti capire che nn sono una qualunquista.
allora.quando parlo di maggiordomi e vassoi non mi riferisco a te naturalmente poiche ti seguo al tg ,sul blog ,ti considero un giornalista onesto e serio ..altrimenti non verrei a leggere il tuo blog.non ho tempo da perdere ,quindi cerco di fare solo cio’ che mi arricchisce.
poi.parlo di maggiordomi e vassoi riferendomi al tuo capo ..che in nome di una linea editoriale preferisce dare una notizia non esatta.dimenticandosi che l unico a cui deve dare conto e’ il suo lettore,ascoltatore o cittadino ..come cavolo lo vogliamo chiamre lo chiamiamo ..ma la sostanza è’ quella secondo me.
quindi.quando parlo di maggiordomi non mi riferisco ai giornalisti morti in mome di un’informazione giusta,trasparente e onesta.mi sembrava scontato .non lo era.
buona giornata
avere un buon capo o un cattivo capo capita a tutti. Ma qui stiamo parlando di chi decide cosa tutti noi - in un certo modo- dobbiamo sapere. E’ come se un medico falsificasse una diagnosi per coprire la zucchina di turno . L’unico vantaggio è che in questo caso- molti, ma non tutti- possono andare a vedere qual è la notiza vera altrove. Molti, ma non tutti, però. Ciao Tì.
Sir Drake, leggo con qualche giorno di ritardo questo post e mi viene in mente ciò che dici sempre a Elena: Como, Potenza? Nessuna differenza!
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