Non voglio aggiungere molto al dibattito aperto dal V-Day di Beppe Grillo.
Voglio solo dire che anche stavolta mi trovo d’accordo con Michele Serra.
Ogni volta che ragiono su qualcosa, lui scrive esattamente quello che penso. Ma è solo un caso, credetemi.
Però qualcosa l’avevo già detta in uno dei miei primi post.
Possiamo dire che Beppe Grillo è un qualunquista e alcuni passaggi del suo manifesto politico confermano questa impressione (soprattutto quando dice che "dal ‘43 a oggi in Italia non è cambiato niente").
Possiamo dire che con i "vaffanculo" non si fa politica.
Sono d’accordo.
Rimane il fatto che Grillo ha portato in piazza migliaia di persone e ha raccolto 300 mila firme, per chiedere che i parlamentari condannati escano dal Parlamento (ditemi se in un Paese normale si devono raccogliere le firme per chiedere una cosa del genere!).
Vogliamo bollare tutte queste persone come qualunquiste e populiste, senza capire che esprimono un disagio nei confronti della politica?
E se qualcuno provasse ad ascoltarle?
P.S. E intanto Beppe Grillo conferma di essere un qualunquista.
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11 commenti a "Tutti qualunquisti?"
Azzardo un commento qualunquista: la gente è stanca, non ne può più, e il V-Day lo ha dimostrato. Ma quando si è stanchi e non se ne può più, né si progetta né si costruisce. E questo in politica è assai dannoso.
Non vorrei che, a furia di stancarsi indignandosi e d’indignarsi stancandosi, la gente finisca per risolvere tutto passando dal V-Day, al V-Minute; dato che vorrebbe, in verità, un “V…” al minuto. Ma poi? Che accade dopo? Cordialità.
Da qualunquista convinto invito il Palazzo ad ascoltare qyuesti 300.000………
Ciao Alfredo,
ho letto l’articolo di Michele Serra e mi è sembrato di capire, in un primo momento, che lui non affermi di ritenere Grillo un qualunquista, tutt’altro
[copio e incollo: ...Almeno due dei tre punti in oggetto (negare ai condannati il diritto di rappresentare il popolo, impedire alle segreterie dei partiti di nominare di straforo i candidati senza passare attraverso il vaglio degli elettori) sono molto difficilmente liquidabili come "qualunquisti"...].
Chiude con il suo scetticismo sul fatto che il movimento nato intorno al V-day si possa materializzare in una proposta seria e concreta per la politica attuale (e qui si contraddice, insinuando l’accusa di “qualunquismo politico”).
Ma l’evidenza dei fatti dimostra il contrario.
La ricaduta politica c’è eccome.
Non si può negare il fatto che i blogger abbiano IMPOSTO, con la raccolta di 300.000 firme (inclusa la mia) la discussione in parlamento di regole che andrebbero a modificare radicalmente la “direzione” della vita pubblica.
Con stima, Giulio.
p.s.: non riesco a caricare, con il tuo link, il video di Grillo “qualunquista”
p.p.s.: chiudo chiarendo la mia posizione sul V-day. Penso che questa raccolta di firme sia una provocazione e l’auspicio è che almeno qulcosina venga “aggiustata”. Personalmente non vieterei ai condannati di candidarsi (però con un sistema elettorale dignitoso), ma li obbligherei, in campagna elettorale, a informare i propri elettori dei fatti di rilevanza penale (ok pe il terzo grado solamente) che li riguardano. Sarebbe giusto. Non credi?
Il V-Day è una eruzione cutanea momentanea. Ma può fare infezione. E la politica ufficiale sbaglierebbe di grosso a liquidare come qualunquismo la protesta popolare. I processi si governano, non si additano. Il popolo non è una claque che partecipa a comando versando l’obolo di 1 euro.
Anche io ritengo quella di Michele Serra la lettura più corretta dell’evento.
Personalmente ritengo che se questi ormai famosi 300.000 investissero le sezioni di partito e si iscrivessero in massa ai partiti, facendo politica attiva, militante e quotidiana, attraverso regole democratiche, invece di sbraitare e pendere dalla labbra di un intelligente comico, servirebbero meglio la causa del risveglio civile del Paese.
Inoltre l’ultima affermazione di Grillo sulla distruzione dei partiti è un’affermazione gravissima ed io che sono iscritto ad un partito mi sento offeso.
Avrei anche partecipato se fosse stato un “Mi importa Day”, insomma, un po’ più costruttivo …
Bignorebbe essere capaci di determinare fino a che punto il qualunquismo è necessario (a far detonare problemi affrontati poi con logiche diverse) e da che punto (in poi) comincia a diventare deleterio..
Mettiamola così: 300.000 italiani propongono di cambiare la legge nella direzione indicata da Beppe Grillo. Punto.
Non ce ne fraga nulla se Grillo è un populista o un qualunquista. Se non è coerente con il suo stile di vita.
Io ho firmato perchè quelle tre proposte mi vanno bene. Al Parlamento continuano a cazzeggiare e non mettono mano a nessuna riforma. Poi si lamentano che la gente si allontana dalla politica………..
Qualunquismo è il modo più semplice per archiviare senza vedere ciò che dietro quel palco e nelle tante piazze c’era.
Fermarsi sul blog di Grillo non ha senso. La scintilla ha dietro un motore: c’è qualcuno che ci ha creduto, che si è messo in gioco, e non solo per le firme ma per un bel po’ di quelle tante cose che nel meetup potentino non troverete in abbondanza.
Lì dentro c’è gente che di politica ha parlato e parla, e forse neanche se ne è resa conto.
Il dubbio è, se ora ne è consapevole.
E poi ditemi cosa è la politica.
Quoto, dal sito di Marco Travaglio:
V-DAY AFTER di marco travaglio
A vedere i telegiornali di regime, cioè praticamente tutti, sabato a Bologna e nelle altre piazze non è successo niente (molto spazio invece al matrimonio di Baldini, l’amico di Fiorello). A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell’”antipolitica”, del “populismo”, del “giustizialismo” e del “qualunquismo”. In un paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare “tutti ladri” è qualunquismo. E infatti, che il V-Day fosse antipolitico, populista, giustizialista e qualunquista, lorsignori l’avevano stabilito prim’ancora di vederlo, di sapere che cos’era. A prescindere. Non sapevano e non sanno (non c’erano) che per tutta la giornata, in 200 piazze d’Italia e all’estero, migliaia di giovani dei Meet-up grilleschi hanno raccolto 300 mila firme (ne bastavano 50 mila) in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in Parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi i propri rappresentanti sulla scheda elettorale. Cioè hanno esercitato un diritto previsto dalla Costituzione, quello di portare all’attenzione delle Camere tre questioni “politiche” quant’altre mai. E l’hanno fatto con l’arma più antica e genuina di ogni democrazia: la manifestazione di piazza. Quella piazza che, quando la occupano Berlusconi e Bossi e Casini e Mastella per chiedere cose incostituzionali, tutti invitano ad “ascoltare”. E quando la occupano un milione di persone, quasi tutte giovanissime, senza etichette né bandiere (tante erano mal contate, sabato, da Bologna a New York, se alle 20 i firmatari della petizione erano 300 mila, altrettanti erano ancora in fila a mezzanotte e molti di più avevano desistito per fare ritorno a casa) diventa un obbrobrio da ignorare e rifuggire. Mentre, nel V-Day after, riparto da Bologna per tornare a casa, chiamo Beppe Grillo per commentare a mente fredda: lui mi racconta, ridendo come un pazzo, che gli ha telefonato il suo vecchio manager, “Cencio” Marangoni, per dirgli che a Villanova di Bagnacavallo c’è ancora la fila ai banchetti. E a Villanova di Bagnacavallo sono quattro gatti, perlopiù di una certa età, e chissà come han fatto a sapere che c’erano i banchetti visto che non l’ha detto nessuna tv e quasi nessun giornale. Ma se a Villanova di Bagnacavallo si firma ancora, forse questa non è antipolitica: questa è superpolitica. E’ antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un’ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti? E’ antipolitica chiedere di restituire la sovranità al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purchè a scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi? E’ antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodichè si torna a lavorare o, se non s’è mai fatta questa elettrizzante esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri? E’ antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei? Chi era a Bologna in piazza Maggiore, o in collegamento nel resto d’Italia e all’estero, ha visto decine di migliaia di persone restare in piedi da mezzogiorno a mezzanotte. Ha sentito Grillo chiedere il superamento “di questi” partiti, i partiti delle tessere gonfiate, dei congressi fasulli, delle primarie dimezzate (vedi esclusione di Furio Colombo, Di Pietro e Pannella), della legge uguale per gli altri; smentire di volerne creare uno nuovo; e rammentare che gli “abusivi” da cacciare non sono ambulanti e lavavetri, ma politici e banchieri corrotti o collusi. Un economista, Mauro Gallegati, spiegare i guasti del precariato in un mercato del lavoro senza mercato e senza lavoro. Un grande architetto come Majowiecki illustrare i crimini cementiferi che i suoi colleghi seminano per l’Italia e per l’Europa con la complicità di amministratori scriteriati, e le possibili alternative verso un modo “leggero” di pensare e costruire città e infrastrutture. Alessandro Bergonzoni spiegare la partecipazione democratica con una travolgente affabulazione (“Chi è Stato? Io sono Stato”). Un esperto di energie alternative come Maurizio Pallante raccontare quel che si potrebbe fare nel settore ambientale ed energetico al posto di inceneritori, termovalorizzatori, centrali a carbone e treni ad alta velocità per le mozzarelle. I ragazzi di Locri lanciare l’ennesimo grido di dolore dalla Calabria della malavita e della malapolitica. Il giudice Norberto Lenzi rischiare il procedimento disciplinare per avvertire che il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi, anche a sinistra. Sabina Guzzanti prendere per i fondelli la deriva fuffista e conformista dell’informazione. I genitori di Federico Aldovrandi raccontare, in un silenzio misto a lacrime, la tragedia del figlio morto due anni fa durante un “controllo di polizia”. Massimo Fini tenere una lezione sul tramonto della democrazia rappresentativa citando Kelsen, Mosca e Pareto. Il giornalista Ferruccio Sansa sintetizzare la sua inchiesta sul “tesoretto” da 100 miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso dai concessionari, spesso malavitosi, dei videopoker e altri giochi, una mega-evasione fiscale scoperta dal pm Woodcock e dalla Guardia di Finanza, ma coperta da incredibili silenzi governativi. Alla fine ho parlato anch’io: ho ricordato Lirio Abbate minacciato dalla mafia; ho cercato di spiegare che la tolleranza zero deve cominciare, come nella New York di Giuliani, dai mafiosi e dai corrotti, non dai lavavetri e dagli ambulanti; e ho difeso Cofferati, che avrà tanti difetti, ma non quello di partire dai poveracci, visto che prima ha preteso legalità dagli imprenditori sullo Statuto dei lavoratori. Ho fatto parecchi nomi e cognomi, come tutti gli altri sul palco di piazza Maggiore. Ora scopro che fare i nomi sarebbe “qualunquismo”: e parlare in generale per non dire niente, allora, che cos’è? P.S. Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico “contro” Marco Biagi, ma “di” Marco Biagi. Il nome “Marco Biagi” non è mai strato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”. E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però “il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro”. Lo dico perché un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte “offese a Biagi”. Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più.
L’Unità 10 Settembre 2007
… qualunque qualunquista malato di qualunquismo cade nel protagonismo ogni oltre decenza…
musicamanovella
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ciao signorgiornalista
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