Il giornalismo, la blogosfera, i cambiamenti del sistema dell’informazione.
Sto cercando di ragionare su questi temi da diversi giorni, anche leggendo gente che su questi temi ragiona già da molto tempo, come Antonio Sofi, Giuseppe Granieri, Massimo Mantellini e Giovanni Calia (ce ne sono sicuramente altri, ma ho iniziato da loro), o conversando di domenica mattina con Pino Scaccia sul suo blog.
Credo che su questi temi nessuno abbia la verità in tasca e che ci si trovi ancora in una fase di ricerca.
In “Blog Generation”, Granieri parla del “problema dell’ornitorinco”, cioè della necessità di riadattare di continuo le nostre categorie di interpretazione, per spiegare la “rete”.
Credo che l’ornitorinco sia ancora tutto da definire e mi rendo conto che io - blogger di "primo pelo" - sono una delle persone meno adatte a farlo.
Da giornalista, però, mi pongo ogni giorno il problema di capire come sta cambiando il mio lavoro, con l’avvento delle tecnologie e - soprattutto - con la nascita dei blog.
Sono tanti gli argomenti da affrontare. Inizio da quello già sollevato nel
precedente post e ripreso da Giovanni e dai sui commentatori: l’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti e - come proposto provocatoriamente da Giovanni - la nascita di un Ordine dei Blogger.
Credo che il discorso si debba muovere su due binari distinti: da una parte la tutela di chi scrive (giornalista o blogger che sia), dall’altra la tutela dei lettori.
Il primo problema, secondo me, è di natura sindacale, più che "ordinistica".
Chiunque presti la sua opera intellettuale a un editore ha il diritto di essere pagato e tutelato.
Finché qualcuno guadagnerà sul lavoro degli altri, avrà il dovere di pagarlo.
C’è poco da aggiungere.
Il secondo tema, invece, credo sia molto serio.
Io immagino l’Ordine come un organismo di autocontrollo, che sottragga i giornalisti a pressioni e forme di condizionamento da parte del potere politico.
Questo non significa - come dicono molti - difendere una casta, ma difendere l’autonomia dei giornalisti, quindi la libertà di stampa, quindi il diritto dei cittadini ad essere informati, nel rispetto di un solo criterio: la verità.
Non sono così ingenuo da non rendermi conto che oggi l’Ordine dei giornalisti non svolge questa funzione ed è proprio per questo che ho chiesto provocatoriamente: "a cosa serve l’Ordine dei Giornalisti"?
Sono convinto che per scrivere e informare ci si debba assumere delle responsabilità e - quindi - accettare il rispetto di alcune regole.
Non è possibile insultare o diffamare qualcuno senza pagarne le conseguenze.
E’ vero che l’Ip permette di individuare l’autore degli articoli pubblicati sui blog, ma credo (lo dico senza alcuna cognizione tecnica) che non sia impossibile nascondere la propria identità.
E questo è un problema. Non so se un Ordine dei blogger possa risolverlo, ma - sono d’accordo con Giovanni e anche con Mantellini - il problema ce lo dobbiamo porre.
Di sicuro, è necessario ridefinire la figura del giornalista: non possiamo più ignorare l’esistenza di nuove forme di comunicazione. Se lo facessimo rischieremmo di restare esclusi dal sistema dell’informazione. Non oggi, forse, ma tra qualche anno sarà così.
I miei sono pensieri sparsi, lanciati lì per discutere. Possibilmente evitando toni accesi o volgarità. Grazie.
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18 commenti a "Mestieri che cambiano"
Più che creare un ordine dei blogger, penserei a come sopprimere l’ordine dei giornalisti. Il diritto di cronaca è garantito dall’articolo 21 della Costituzione. L’Ordine dovrebbe vigilare sull’attività giornalistica. Ma mi pare che lo faccia di rado. Ci sono tante definizioni del mestiere di giornalista. Io credo che le sue principali missioni debbano essere quelle di indagare e selezionare le notizie. Che nell’era del web sono diventate tante e, spesso, incontrollate.
Luca
Mi riservo un commento articolato più in là, ma l’ordine dei blogger no, l’ordine dei blogger no, vi mando un virus!
Voglio parlare di libertà e informazione, perché ho appena letto il comunicato di Bolognetti, Cappato e Turco sulla Compagnia delle Opere) del 25 agosto.
Un piccolo esempio per comprendere il meccanismo perverso della comunicazione. E per capire che il vittimismo è quasi sempre la voce del carnefice: in questo caso proprio i “nostri” radicali.
scusate…il blog per leggere il commento è http://www.pinosuriano.blogspot.com
complimenti per le prime 5000 visite
pulceallorecchio
Non cancello i commenti #3 e #4 perchè mi sono dato la regola di non censurare nessuno (a meno che non si scada nella volgarità).
Gradirei, però, che si rimanesse nel tema proposto e che - soprattutto - si discutesse senza dogmatismi e senza esasperare i toni.
Vittima, carnefice, meccanismi perversi! Si parlava di informazione, non di Sodoma e Gomorra.
Proviamo ad abbassare un po’ la voce, magari ci si sente meglio.
Per urlare c’è tanto spazio fuori. Grazie
@pulceallorecchio
Grazie, a te e a chi si è sorbito le 5000 pagine
Il “mestiere” di giornalista è profondamente cambiato in questi ultimi anni. Le nuove tecnologie, internet sopratutto, ha creato una specie deregulation, nel senso che scrive un sacco di gente che non è iscritta all’Ordine e quindi non si sente obbligata al rispetto di regole e la deontologia è un accessorio.
Certe volte è più credibile l’informazione libera, alternativa di quella ufficiale fatta da giornalisti profesionisti. Ma è facile passare dall’informazione al caos informativo.
Così, a pelle, penso che l’Ordine sia un organismo superato o da riformare radicalmente.
Porrei l’accento sui tanti precari che bazzicano nelle redazioni, pagati molto di meno dei contrattualizzati, ricattatibili (e spesso ricattati) e molto sfruttati….
Astronik, ma di quale deregulation stai parlando? Le regole sono sempre quelle. Chi diffama a mezzo stampa paga salato, sia che lo faccia da un sito internet, sia che lo faccio dal palchetto di un comizio. Le nuove tecnologie hanno portato la piazza su internet, ma sempre piazza è. Prima c’era il ciclostilato, il volantino, il giornalino della parrocchia o della sezione. Oggi c’è il blog. Io tutta questa passione per la libertà “vigilata” proprio non la capisco. Il germe corporativo è molto più diffuso di quanto immaginassi.
Segnalo questo articolo a tema di Franco Carlini tratto da Visionpost.
http://www.visionpost.it/index.asp?C=10&I=1734
chiedo scusa anche a te, come ho fatto con radiopalomar..
Sono da poco nella blogsfera e non conoscevo questa regola non scritta…
Nè volevo esasperare i toni, solamente volevo rendere l’idea della serietà della questione..
Scusa ancora e spero di non averti offeso.
ah..quello del commento di primo: sono pino suriano dei commenti su bolognetti che volevi censurare. a presto
continua commento di prima: sono pino suriano del commento su bolognetti che volevi censurare. Scusa ancora e a presto
Pino sei perdonato, nulla di grave.
hem.. http://www.pasteris.it/blog/2007/08/30/sopravvivere-al-giornalismo-20/
Vi segnalo anche questo saggio breve di Antonio Sofi a proposito del giornalismo nell’era dei blog:
http://www.webgol.it/campogiornalistico
Giovanni C.
Blogger Vs Giornalisti
[..] E’ morto Franco Carlini. Lo conoscevo solo di nome, ma non avevo mai letto niente di suo. Il triste evento mi ha portato sulle pagine del suo blog e ho trovato diverse riflessioni sul giornalismo, come questa. Leggendo i commenti al suo post e anche i [..]
Più che ad un ordine io penserei ad una associazione autoregolamentata, senza i vincoli della legge, e che modelli gli standard richiesti agli associati in base alle evoluzioni della rete ….
Una associazione seria è più forte di un ordine professionale (che poi, tra poco, spariranno anche quelli che ci sono …)
Ely
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