Torno dopo una settimana di assenza dal blog, per parlarvi dell’ultimo libro che ho letto: Lucani altrove. Un popolo con la valigia (Ed. Memori).
Lo ha scritto Renato Cantore, caporedattore del Tg Regionale della Basilicata della Rai.
“Ma è il tuo capo - direte voi - c’è un conflitto di interessi”.
Chi mi conosce, sa bene che se non avessi apprezzato il libro - oltre a dirglielo in faccia - non ne avrei neanche parlato.
Invece il libro mi è piaciuto, perché racconta storie curiose, a volte divertenti, spesso commoventi.
Le storie dei lucani che - dal’800 a oggi - se ne sono andati dalla Basilicata e hanno fatto fortuna altrove.
Le storie delle “Basilicate” che si possono trovare in ogni parte del mondo, dove vivono 800 mila lucani (per chi non lo sapesse in Basilicata ce ne sono circa 600 mila).
C’è la storia di chi - partito da Rapone alla volta di New York - si è inventato una scuola guida per poveri e con la patente ha dato loro un mestiere per vivere. Oggi è miliardario.
C’è la storia del giovane musicista di Pisticci che - a Toronto, in Canada - ha messo su un’emittente radiofonica, che ancora oggi - cinque anni dopo la sua morte - trasmette in 33 lingue diverse e occupa un centinaio di persone.
Poi ci sono i giovani contadini di Muro Lucano, Genzano, Montemilone, Palazzo San Gervasio, che presero un treno diretto in Belgio, per farsi inghiottire nelle viscere della terra, a lavorare nelle miniere.
Oppure il frate cappuccino di Montescaglioso, che andò in Mozambico, non a predicare il vangelo ma a farlo vivere nelle 270 cooperative formate con le donne di quel paese. Nelle società di credito etico, che hanno aiutato quelle donne e i loro bambini a trovare una strada verso la salvezza. Non quella eterna, ma almeno quella terrena.
Storie di piccoli grandi eroi, che hanno affrontato viaggi estenuanti, umiliazioni e stenti, discriminazioni.
Nel libro queste storie sono raccontate come in un diario (inutile dire che è scritto bene, visto che è scritto da un giornalista :P) e parlano di Lucani di talento, che hanno saputo portare le loro idee innovative anche in Paesi molto innovativi e lì si sono affermati, si sono distinti.
Sullo sfondo, la storia drammatica dell’emigrazione che ancora oggi continua a svuotare i piccoli centri lucani e del mezzogiorno.
Un secolo fa, la scelta di partire era dettata dalla miseria. Ci voleva coraggio per lasciare tutto e andare verso l’ignoto. Non tutti ce l’hanno fatta.
Ma perché i giovani lucani continuano a partire anche oggi? Perchè non spendere il loro talento nella propria terra, “una terra - come scrive con ironia Lina Wertmuller, nella prefazione del libro - rimasta fortunatamente indietro, dove l’avanzare della cosiddetta civiltà, che altrove ha provocato grandi disastri, non ha ancora cancellato in maniera irreparabile quel mondo antico di straordinaria e segreta bellezza, rappresentato dai nostri paesi”.
Ma dove andate ragazzi? C’è tanto da fare qui.
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14 commenti a "Lucani dove?"
La tua recensione è talmente esaustiva che mi risparmio di comprare il libro….
Oggi i giovani lucani emigrano non per miseria ma per disperazione.
Senza lottare nemmeno tanto per pretendere che qui da noi si creino le condizioni per rimanere……
I proventi del libro vanno a qualche associazione di emigrati?
Comunicazione di servizio.
Da più parti pervengono appelli per favorire l’incontro (reale non virtuale) dei blogger lucani.
Qualcuno ha proposto un incontro conviviale.
Se per voi va bene mi auto-nomino coordinatore dell’iniziativa ed invito blogger e visitatori a contattarmi per proporre una data e un locale dove incontraci. Non per campanilismo ma sarebbe preferibile incontrarci a Potenza in modo che chi proviene dalle periferie (che brutto termine) è più favorito.
Aspetto vs osservazioni anche sulla mia mail astronik@alice.it . Passa parola.
Voi scrivete, io vi leggerò lunedì, sarò fuori per un secondo time out estivo.
Ciao.
La risposta al tuo sms è, ovviamentre, sì. Il libro è davvero ben scritto. Io ho avuto il piacere di leggerlo e lo sto pubblicizzando sul blog dell’associazione di cui faccio parte. Per te, invece, ho esaurito le parole di elogio. Posso aggiungere di aver imparato molto da te.
Luca
mi farebbe piacere leggerlo ma per me, lucano altrove, è un po’ difficile travarlo in australia. mi fa piacere però che cantore lo presenterà a casa mia il 2 settembre.
sento molto bene parlare di te, soprattutto da ragone. spero ci sarà l’occasione per fare due chiacchiere.
marcello
marcellocospite@hotmail.com
Credo che il libro si possa acquistare anche dal sito internet, ma lo scopo del mio post non era far pubblicità al mio capo.
Volevo aprire, piuttosto, una discussione sul tema trattato nel libro: l’emigrazione, soprattutto quella intellettuale.
Tra i veri personaggi raccontati da Cantore ce ne sono alcuni che hanno deciso di tornare e - sembrerà strano - ce l’hanno fatta anche in Basilicata.
Questo vuol dire che - se c’è del talento - si può anche decidere di non partire. Qui ci sono le opportunità, altro che disperazione, Astronik!
La disperazione era quella che spingeva un giovane sotto terra; o sulle Ande a dorso di mulo, dopo aver attraversato l’Oceano, senza sapere se l’avrebbe fatta. Credo che oggi le cose siano un po’ diverse.
@New Vagabond
Questa non l’ho proprio capita!
@Astronik
Per la cena ci sto, ma se nessuno comprasse più i ibri dopo aver letto le recensioni sarebbe triste!
Se è così ditemelo, perchè ho intenzione di scrivere un post sul libro di Granieri, ma non ho intenzione di danneggiarlo!
@Marcello
Ti aspetto in Basilicata per fare due chiacchiere. Il 2 settembre “a casa tua” dovrei esserci anche io, per Blogpolitik.
@Luca
Smettila, che poi dicono che ti pago per dire certe cose!!!
Fa piacere sentirti incoraggiare noi giovani lucani a non lasciare la nostra terra e farla crescere con le nostre idee e il nostro entusiasmo. E’ un tema che, personalmente, mi sta molto a cuore perché mi sforzo non poco nel “promuovere” la possibilità di creare qualcosa nella nostra Lucania. Malgrado tutto, molti ragazzi continuano ad andar via e sinceramente le risposte alla domanda “Perchè vanno via?” sono molte e poche al tempo stesso. Quello che è sicuro è che c’è poca voglia di lottare e soffrire.
Senza polemiche, eh…
Carlo Magni aka Luachan
Carlo, il fatto è che è più facile andare via che restare. Un periodo lontano da casa ci vuole, ma l’importante è trovare la forza di tornare. Presto ne parlerò da me, anche perchè spero di tornare il prima possibile.
Caro Sir Drake,
della tua recensione ho apprezzato soprattutto l’appello finale. perché è tuo, perché va al di là delle recensioni, per natura ingannevoli come la stagione dei monsoni in India.
Non è facile fare tanto, qui in Basilicata. Piucchealtro, non è facile cominciare a fare. Ecco perché tanti decidono di cominciare in quell’altrove descritto da Cantore.
Ecco però anche perché, in quell’altrove, spesso restano. Prigionieri delle loro sicurezze ormai raggiunte, o del timore che tornare potrebbe voler dire azzerare il contachilometri della vita, e delle speranze, quando ormai il motore di strada ne ha fatta troppa.
In ogni caso, non vedo l’ora di leggere il libro, scritto da una persona che stimo innanzi tutto come uomo.
Così come non vedo l’ora di spulciare i tuoi post. Conoscerti “così” sarà interessante almeno quanto lo è stato conoscerti dal vivo.
A poi,
Antonio.
@Giovanni, sul fatto di fare esperienze fuori sono completamente d’accordo con te. E’ opportuno mettere per un po’ il naso fuori casa anche per capire come va il mondo fuori dalla nostra regione. Io stesso ho girovagato per l’Italia dal ‘98 al 2002 e poi, vuoi per una cosa e vuoi per un’altra, sono tornato a Matera.
L’anno scorso, di questi tempi, stavo per rilasciare Matera ma poi alla fine la mia lontananza è durata un mese e mezzo.
Chi più di me sa quanto difficile sia restare qui, voler creare qualcosa in questa terra? E’ una sfida, una partita di calcio in bilico fino al 90°: nessuno ti assicura che andrà bene, anzi la maggioranza ti dirà che fallirai. Ma è proprio questo il bello.
Da quando sono tornato, ho conosciuto vari tipi di gente: in gamba e senza scrupoli, creativa e di coccio, ma ho anche avuto la fortuna di rendermi conto che la gente con la voglia di crescere qui ce n’è ed è parecchia. Non siamo i soli a crederlo.
Io spero che tu riesca a tornare un giorno così da poter capire che sfatare il detto “nemo profeta in patria” non ha prezzo
come si fa a chiedersi - perchè i giovani emigrano?
secondo me per impostare correttamente ed onestamente una discussione bisognerebbe chiedersi - perchè restare in una delle regioni più arretrate d’europa? arretrata si badi bene non per le potezialità economiche ma per i parametri di senso civico, vitalità culturale, cura del bene pubblico.
Forte il tuo commento, signor anonimo.
Sarebbe utile sapere se sei lucano e perchè sei così arrabbiato con la Basilicata.
Così potremmo per “impostare correttamente ed onestamente una discussione”… che ne dici?
Mariangela
Partire alla ricerca di condizioni per mettere a frutto capacità, cogliere opportunità, guardare il mondo da prospettive nuove, diverse, inimmaginabili attraverso occhi,gusti,corpi e posti sempre diversi. Quello che ti porti dietro, a qualsiasi latitudine, è la tenacia, l’attenzione alla persona singola che hai davanti,non a un ruolo, a quello che si rappresenta in certi contesti; l’essere appassionato e ostinato,lungimirante:in tutto questo ho scoperto con naturalezza la mia “lucanità” e da “lucana fuori” (come ci definisce Giovanni) adesso so che è ciò che mi distingue e di cui vado più fiera.Le scelte singole sono sempre storie uniche, dettate dall’ambizione quanto dalle condizioni intorno.Facile cedere a commenti qualunquisti e dire che è facile partire e c’è dello stoicismo in chi resta.Vi assicuro che da dieci anni a questa parte ogni partenza è stata sofferta (ieri mi sono commossa come al primo treno) e ogni ritorno atteso con conti alla rovescia di mesi.Quest’estate mi è bastato uno sguardo al mare del Tirreno appena sveglia e a certi campi di grano giallo oro per dirmi: è questo che mi manca e di cui sento nostalgia ed è quello che non cambierà mai,fuori e dentro.Eppure il misto di malinconia e consapevolezza che sento mi dice che la strada per realizzarsi è ancora nel lento dondolìo di un treno e riesce a rendermi ancora più appassionata e forte, orgogliosa. Essere disposti a fare scelte coraggiose,verso sud o qualsiasi altra meta che ci faccia migliori: questo può cambiare le cose.Giovanna
Vorrei ringraziare Renato Cantore per aver scritto questo diario, perchè è riuscito ad aprire nella mia mente quel cassetto dei ricordi che col passare del tempo si stava chiudendo. Leggendo ho ricordato, ho pianto ma soprattutto mi sono reso conto di essere stato fortunato a poter rientrare nella mia terra.Quel vuoto dentro di me proveniva dalla lontananza. Non sono un adulatore ( anche perchè con il lavoro che faccio non ne ho bisogno), ma sono solamente un persona che dice quello che pensa. Grazie ancora e spero che Cantore non lasci la nostra regione perchè abbiamo bisogno di persone come lui se vogliamo cambiare e invertire la tendenza a partire e andare via.
DOMENICO
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