blog dayNon amo i giochini che servono solo a racimolare link.
Però questa volta voglio partecipare, perchè mi fa piacere citare i miei cinque blog preferiti (non me ne vogliano gli altri amici).

http://zoro.blog.excite.it/
ovvero, colui che mi ha introdotto nella blogosfera (maledetto a te!)
http://www.bookcafe.net/blog/
ovvero, colui che della blogosfera mi sta facendo capire qualcosa
http://estrablog.net/wp/
ovvero, colui che mi sta facendo capire come la blogosfera interagisce con la vita reale
http://oltreilponte.blogspot.com/
ovvero, colei che nella blogosfera libera tutte le sue migliori energie (come se non bastassero quelle che mette nella vita di tutti i giorni)
http://distrattadiprofessione.wordpress.com/
ovvero, colei che nella blogosfera ci mette del sentimento





E’ morto Franco Carlini. Lo conoscevo solo di nome, ma non avevo mai letto niente di suo.
Il triste evento mi ha portato sulle pagine del suo blog e ho trovato diverse riflessioni sul giornalismo, come questa.
Leggendo i commenti al suo post e anche i commenti lasciati al mio post precedente, mi sembra di assistere a uno scontro tra blogger e giornalisti che - a mio avviso - non ha ragione di esistere.alpi-hrovatin
Come giornalista, non credo di poter essere accusato di corporativismo, visto che ho più volte parlato di abolizione dell’Ordine dei Giornalisti. Come ho più volte parlato della necessità di ripensare la professione giornalistica, in funzione dei new media e - soprattutto - della nascita dei blog.
Ma se è giusto che i giornalisti si confrontino con questo fenomeno - che inevitabilmente sposta le frontiere dell’informazione - allo stesso tempo è giusto che i "blogger di professione" (non so se la definizione è corretta, ma ci siamo capiti) si confrontino con il giornalismo, analizzandolo nel suo complesso.
cirielloE’ facile dire "i giornalisti non sono liberi, non raccontano la verità e pensano solo a influenzare il nostro modo di pensare".
Non voglio scomodare la memoria di chi ha perso la vita per raccontare la verità, ma mi limito a ricordare il lavoro di tanti giornalisti che - anche in Italia - realizzano inchieste che raccontano i mali del nonstro Paese, senza timori, senza preoccuparsi di scomodare il potente di turno.cutuli
Non basta avere la libertà di scrivere ciò che si vuole, per essere gio
rnalisti. E’ un mestiere come un altro e - come ogni mestiere - richiede delle nozioni tecniche, tanta passione e un po’ di talento personale.
Io uso il computer da quando avevo dieci anni (qualcuno ricorda il Commodore Vic 20?), ma non mi considero un informatico.
Proviamo a discutere senza dogmatismo.
Il tema è troppo importante per essere ridotto all’ennesimo "scontro di civiltà".





Il giornalismo, la blogosfera, i cambiamenti del sistema dell’informazione.
Sto cercando di ragionare su questi temi da diversi giorni, anche leggendo gente che su questi temi ragiona già da molto tempo, come Antonio Sofi, Giuseppe Granieri, Massimo Mantellini e Giovanni Calia (ce ne sono sicuramente altri, ma ho iniziato da loro), o conversando di domenica mattina con Pino Scaccia sul suo blog.

stainoCredo che su questi temi nessuno abbia la verità in tasca e che ci si trovi ancora in una fase di ricerca.
In “Blog Generation”, Granieri parla del “problema dell’ornitorinco”, cioè della necessità di riadattare di continuo le nostre categorie di interpretazione, per spiegare la “rete”.
Credo che l’ornitorinco sia ancora tutto da definire e mi rendo conto che io - blogger di "primo pelo" - sono una delle persone meno adatte a farlo.

Da giornalista, però, mi pongo ogni giorno il problema di capire come sta cambiando il mio lavoro, con l’avvento delle tecnologie e - soprattutto - con la nascita dei blog.
Sono tanti gli argomenti da affrontare. Inizio da quello già sollevato nelSciopero precedente post e ripreso da Giovanni e dai sui commentatori: l’esistenza dell’Ordine dei Giornalisti e - come proposto provocatoriamente da Giovanni - la nascita di un Ordine dei Blogger.

Credo che il discorso si debba muovere su due binari distinti: da una parte la tutela di chi scrive (giornalista o blogger che sia), dall’altra la tutela dei lettori.

Il primo problema, secondo me, è di natura sindacale, più che "ordinistica".
Chiunque presti la sua opera intellettuale a un editore ha il diritto di essere pagato e tutelato.
Finché qualcuno guadagnerà sul lavoro degli altri, avrà il dovere di pagarlo.
C’è poco da aggiungere.

Il secondo tema, invece, credo sia molto serio.
Io immagino l’Ordine come un organismo di autocontrollo, che sottragga i giornalisti a pressioni e forme di condizionamento da parte del potere politico.
Questo non significa - come dicono molti - difendere una casta, ma difendere l’autonomia dei giornalisti, quindi la libertà di stampa, quindi il diritto dei cittadini ad essere informati, nel rispetto di un solo criterio: la verità.
Non sono così ingenuo da non rendermi conto che oggi l’Ordine dei giornalisti non svolge questa funzione ed è proprio per questo che ho chiesto provocatoriamente: "a cosa serve l’Ordine dei Giornalisti"?

giulianoSono convinto che per scrivere e informare ci si debba assumere delle responsabilità e - quindi - accettare il rispetto di alcune regole.
Non è possibile insultare o diffamare qualcuno senza pagarne le conseguenze.
E’ vero che l’Ip permette di individuare l’autore degli articoli pubblicati sui blog, ma credo (lo dico senza alcuna cognizione tecnica) che non sia impossibile nascondere la propria identità.
E questo è un problema. Non so se un Ordine dei blogger possa risolverlo, ma - sono d’accordo con Giovanni e anche con Mantellini - il problema ce lo dobbiamo porre.

Di sicuro, è necessario ridefinire la figura del giornalista: non possiamo più ignorare l’esistenza di nuove forme di comunicazione. Se lo facessimo rischieremmo di restare esclusi dal sistema dell’informazione. Non oggi, forse, ma tra qualche anno sarà così.

I miei sono pensieri sparsi, lanciati lì per discutere. Possibilmente evitando toni accesi o volgarità. Grazie.





Enzo BaldoniIl 26 agosto di tre anni fa - in Iraq - fu ucciso Enzo Baldoni.
Era un giornalista. Uno che voleva raccontare a tutti i costi l’orrore della guerra. Anche a costo di lasciarci la pelle.
Oggi lo ricorda - sul suo blog - un altro bravo giornalista, l’inviato del Tg1 Pino Scaccia.
E ricorda quando Renato Farina - un’agente segreto mascherato da giornalista, ora radiato dall’Ordine - lo sbeffeggiava dalle pagine di Libero
.
Enzo non c’è più.
Farina ancora scrive su Libero.
«Renato Farina - ha detto il direttore di Libero Vittorio Feltri - scriverà per noi in base alla Costituzione, che consente fino a ora la libera espressione del pensiero. Non ha attività redazionali o incarichi gerarchici, perciò credo che abbia il diritto di dire quello che pensa».
Mi chiedo: a cosa serve l’Ordine dei Giornalisti?





blogdinnerVisto che la cena di ieri sera è andata bene e ci siamo divertiti (foto qui e qui), si sta organizzando il bis.
L’appuntamento è per l’8 settembre a Scanzano Jonico.
I motivi della scelta e le modalità di partecipazione, li spiega Giovanni che ne sa di più.
Partecipate numerosi





Torno dopo una settimana di assenza dal blog, per parlarvi dell’ultimo libro che ho letto: Lucani altrove. Un popolo con la valigia (Ed. Memori).
Lo ha scritto Renato Cantore, caporedattore del Tg Regionale della Basilicata della Rai.
cantore“Ma è il tuo capo - direte voi - c’è un conflitto di interessi”.
Chi mi conosce, sa bene che se non avessi apprezzato il libro - oltre a dirglielo in faccia - non ne avrei neanche parlato.
Invece il libro mi è piaciuto, perché racconta storie curiose,  a volte divertenti, spesso commoventi.
Le storie dei lucani che - dal’800 a oggi - se ne sono andati dalla Basilicata e hanno fatto fortuna altrove.
Le storie delle “Basilicate” che si possono trovare in ogni parte del mondo, dove vivono 800 mila lucani (per chi non lo sapesse in Basilicata ce ne sono circa 600 mila).
C’è la storia di chi - partito da Rapone alla volta di New York - si è inventato una scuola guida per poveri e con la patente ha dato loro un mestiere per vivere. Oggi è miliardario.
C’è la storia del giovane musicista di Pisticci che - a Toronto, in Canada - ha messo su un’emittente radiofonica, che ancora oggi - cinque anni dopo la sua morte - trasmette in 33 lingue diverse e occupa un centinaio di persone.
Poi ci sono i giovani contadini di Muro Lucano, Genzano, Montemilone, Palazzo San Gervasio,  che presero un treno diretto in Belgio, per farsi inghiottire nelle viscere della terra, a lavorare nelle miniere.
Oppure il frate cappuccino di Montescaglioso, che andò in Mozambico, non a predicare il vangelo ma a farlo vivere nelle 270 cooperative formate con le donne di quel paese. Nelle società di credito etico, che hanno aiutato quelle donne e i loro bambini a trovare una strada verso la salvezza. Non quella eterna, ma almeno quella terrena.
Storie di piccoli grandi eroi, che hanno affrontato viaggi estenuanti, umiliazioni e stenti, discriminazioni.lucanialtrove
Nel libro queste storie sono raccontate come in un diario (inutile dire che è scritto bene, visto che è scritto da un giornalista :P) e parlano di Lucani di talento, che hanno saputo portare le loro idee innovative anche in Paesi molto innovativi e lì si sono affermati, si sono distinti.
Sullo sfondo, la storia drammatica dell’emigrazione che ancora oggi continua a svuotare i piccoli centri lucani e del mezzogiorno.
Un secolo fa, la scelta di partire era dettata dalla miseria. Ci voleva coraggio per lasciare tutto e andare verso l’ignoto. Non tutti ce l’hanno fatta.
Ma perché i giovani lucani continuano a partire anche oggi? Perchè non spendere il loro talento nella propria terra, “una terra - come scrive con ironia Lina Wertmuller, nella prefazione del libro - rimasta fortunatamente indietro, dove l’avanzare della cosiddetta civiltà, che altrove ha provocato grandi disastri, non ha ancora cancellato in maniera irreparabile quel mondo antico di straordinaria e segreta bellezza, rappresentato dai nostri paesi”.
Ma dove andate ragazzi? C’è tanto da fare qui.





Ogni anno la casa mi si riempie di uova di pasqua dell’Ail, dell’Ant, di sciarpe di Telethon, di Azalee dell’Airc e di tanti altri oggetti-simbolo della solidarietà nei confronti di chi soffre.
Ieri ero in viaggio e mentre ascoltavo Dispenser mi è arrivato un suggerimento su come investire il mio “budget solidale”.
logoKivaHanno parlato di Kiva, un’associazione che raccoglie micro finanziamenti, destinati a imprenditori dei Paesi in via di sviluppo.
Funziona così: Esmel Adel, 37enne della Costa d’Avorio, mantiene i suoi quattro figli vendendo carne arrostita e cibi cucinati. Ha deciso di ampliare la sua attività e chiede un prestito di 650 dollari.
Ognuno di noi può contribuire al suo progetto, anche con un prestito minimo di 25 dollari.
Esmel ci informerà su un blog sull’andamento della sua iniziativa e - appena possibile - ci restituirà i soldi ricevuti in prestito.
A questo punto potremo decidere se reinvestire il capitale in altri progetti, oppure se recuperare i nostri soldi.
Mi sembra un bel sistema per contribuire allo sviluppo dei paesi più poveri, senza ingrassare le banche.
loghelawe
E a proposito di solidarietà, segnalo anche una bella iniziativa degli amici di Alcatraz che -  con il Centro Ghélawé - stanno costruendo un Centro di ricerca, formazione e sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento nel villaggio di Loto, in Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo.





…quindi niente di impegnativo.
Seguo a ruota Giovanni (che pensa a noi anche quando è in ferie) e vi propongo questo test psicologico.
Questo è il mio profilo che - secondo me - è molto vicino alla realtà.
Forse troppo… non ho tutte queste qualità…

Orientamento Funzione dominante Funzione d’appoggio Funzione terza Funzione inferiore Tendenza
Estroverso Intuizione Sentimento Pensiero Sensazione Percettiva


Questo tipo è motivato dalle novità e dalle possibilità che la sua intuizione riesce a cogliere. E’ curioso, entusiasta e pieno di interessi. Ha molti amici che lo apprezzano per le sue doti. E’ empatico, spesso divertente, capace di capire le motivazioni delle persone. E’ anche sensibile ai bisogni e ai sentimenti degli altri che spesso riesce a captare o a anticipare. Generalmente ama circondarsi di persone piuttosto che rimanere da solo. Attribuisce molta importanza al calore dei sentimenti ed è molto leale nei confronti dei suoi amici. E’ una persona sensibile che rischia a volte di prendere le cose in maniera troppo personale. E’ sensibile agli elogi di cui ha occasionalmente bisogno. Cerca di evitare le situazioni che comportano delle tensioni: fa fatica a sopportarle, a meno che non riesca a vederle come un problema interessante da risolvere. Ama infatti, come tutti i tipi intuitivi, affrontare e risolvere i problemi. Ai suoi occhi non c’è niente che non abbia una qualche soluzione! E’ dotato di molta fantasia e immaginazione e riesce spesso a trovare delle soluzioni brillanti e originali. E’ indipendente e non è un conformista. Difficilmente si lascia impressionare dall’autorità e dalle regole. Anzi, spesso usa la sua creatività per aggirare le regole se le considera inutili o superflue! La sua funzione inferiore è la sensazione. Questa situazione lo espone al pericolo di non avere i piedi per terra. Ha una gran quantità di idee ma può non essere in grado di valutare se sono realistiche e realizzabili. La sua incuranza nei confronti dei dettagli e dei fatti concreti puà portarlo a essere disordinato e a non trovare quello che cerca. Non è generalmente una persona precisa. Detesta la routine e le procedure complicate. Appena una cosa diventa ripetitiva, ha tendenza ad annoiarsi. Ha quindi bisogno di variare le sue attività. Appoggiandosi più al sentimento che non al pensiero, questo tipo rischia di non dedicare tempo sufficiente all’analisi dei problemi, saltando troppo rapidamente alle conclusioni e andando incontro a degli errori. Sul piano del lavoro è più adatto ad avviare dei progetti che a stabilizzarli o consolidarli. E’ comunque spesso una persona molto dotata, in grado di fare bene quello che le interessa. Sul piano delle relazioni di lavoro non incontra particolari difficoltà. E’ un entusiasta, è interessato ai rapporti interpersonali e sa trattare con le persone.




Licio Gelli“Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi, per ciascun quotidiano o periodico (…)
Ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di "simpatizzare" per gli esponenti politici come sopra prescelti (…)
In un secondo tempo occorrerà:
a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;
b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;
c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;
d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna".

 

(dal Piano di Rinascita Democratica della Loggia Massonica P2 di Licio Gelli)

 

 





Da Castelmezzano a Pietrapertosa è ancora più emozionante.
La discesa è più ripida, prendi maggiore velocità e appena parti ti trovi subito sospeso nel baratro.
Bellissimo