Mi rendo conto che oggi per essere considerati bravi giornalisti è sufficiente pubblicare le notizie cancellate da direttori, come Minzolini, sempre impegnati a dare una rappresentazione della realtà distorta e di parte.
In questo desolante panorama informativo, Enrico Mentana è diventato il direttore del Tg più apprezzato in Italia. Ha avuto il merito di prendere un Tg dagli ascolti bassissimi e portarlo a livelli mai raggiunti dal notiziario de La7.
Lo ha fatto proponendo un telegionale quasi monotematico (in gran parte è occupato dalla pagina politica), pieno di suoi commenti (molto poco anglosassone anche in questo), ma forte del fatto che alla stessa ora sulla principale rete Rai andava in onda un Tg a dir poco imbarazzante. Circostanza che gli ha permesso di far passare quasi inosservata l’assenza, dal suo Tg, di notizie relative alla vita di questo Paese, ai lavoratori che perdono il posto, che si arrampicano sui tetti o sulle gru, agli studenti che protestano (degni di attenzione solo se si spaccano vetrine o si incendiano auto).
Detto questo, lo ringraziamo infinitamente di aver cercato di bilanciare in qualche modo un’informazione per la quasi totalità controllata da un gestore unico, proprietario di un impero televisivo e in grado di piazzare suoi uomini di fiducia in tutti i posti chiave della Rai (che sono ancora tutti lì).
Un merito che, tuttavia, non dà il il diritto a Mentana di andare contro le regole: ebbene sì, valgono anche per lui.
Regole stabilite dai contratti, dallo statuto dei lavoratori, dalle leggi di questo Stato (almeno finchè Marchionne e i suoi seguaci non le cancelleranno).
Il direttore del Tg La7, invece, è sempre stato piuttosto insofferente alle relazioni sindacali e lunedì scorso ha negato al comitato di redazione - il Cdr, l’organismo sindacale dei giornalisti - di leggere un comunicato nel corso del Tg. Non entro nel merito del contenuto, ma è importante ricordare che lo stesso comunicato è stato letto - perché è previsto dalle regole (art. 34 del CCNLG) e non perché i direttori sono più magnanimi - nei Tg della Rai, di Mediaset, di Sky e pubblicato sui quotidiani.
Mentana, invece, forte dello share (mi ricorda un Presidente del Consiglio che si faceva forte del voto del popolo) ha deciso che lui poteva essere esonerato dalla lettura di questo comunicato, perché era noioso, perché avrebbe rovinato il “suo” telegiornale.
Inevitabilmente - e secondo me giustamente - il Cdr sostenuto dall’Associazione della Stampa Romana ha fatto quello che fa in questi casi un sindacato: ha minacciato una azione legale.
Apriti cielo! Chi può permettersi di criticare il direttorissimo… ah no, quello era l’altro… insomma, è bastata la minaccia di una denuncia per comportamento antisindacale (art. 28 dello statuto dei lavoratori) per attribuire a Mentana il diritto di fare il suo editoriale… no, il suo comunicato, nel suo Tg - ovviamente senza replica o contraddittorio - per dire che si dimetteva perché quei cattivoni del sindacato avevano osato imporgli il rispetto di una legge, a lui, al migliore, ma figuriamoci!
E poi per dare più forza alle sue ragioni, ha detto in diretta (mentendo) che il presidente di Stamparomana, Paolo Butturini, aveva “confermato la denuncia”. In realtà, lo stesso Butturini aveva spiegato che la denuncia era stata solo minacciata e che, comunque, c’erano tutti i presupposti per presentarla.
Al termine di una tesissima assemblea di redazione, i giornalisti del Tg La7 hanno approvato un comunicato nel quale si chiedeva a Mentana di rimanere, ma di rispettare le regole, come fanno tutti i comuni mortali, almeno quelli onesti.
A quel punto, ad assemblea conclusa, il direttore ha convocato nella sua stanza un manipolo di fedelissimi e ha dettato loro un nuovo comunicato - approvato da un’altra assemblea, mai convocata - nel quale la redazione prendeva le distanze dall’iniziativa di Stamparomana.
Anche in questo caso mi torna alla mente l’ex direttore del Tg1 che inviò i suoi fedelissimi a raccogliere firme a suo sostegno, inserendo in una lista nera chi si fosse rifiutato di firmare.
Lungi da me la tentazione di difendere Minzolini (che la Rai avrebbe dovuto cacciare prima dell’intervento della magistratura, semplicemente perché perdendo ascolti stava danneggiando l’azienda). Ma mi domando perché il richiamo alle regole vale solo per alcuni. Quale diritto divino assegna a Mentana la possibilità di andare contro la legge? Perché nella redazione de La7 non dovrebbero valere le regole che valgono in tutte le redazioni giornalistiche?
Sono contento che Stamparomana abbia preso una posizione netta nei confronti delle violazioni di Mentana. Vuol dire che il mio sindacato tutela i miei dirittti, indipendentemente dalla controparte: se un direttore non rispetta le regole deve essere criticato, si chiami Minzolini o Mentana, Masi o Mineo, Preziosi o Berlinguer.
Il direttore del Tg La7 dimostrasse di essere veramente un bravo giornalista, cominciando a confontarsi con le persone che ogni giorno mandano in onda il “suo” telegiornale.
Sappiamo che Mentana è il migliore di tutti, ma ogni tanto i migliori devono abbassarsi al livello più basso. Se non lo fanno vuol dire che hanno paura di avvicinarsi troppo a chi è più in basso e magari, da vicino, scoprire di non essere veramente i migliori.
Dal 13 settembre scompariranno dal palinsesto di Raitre le edizioni notturne dei telegiornali regionali (quelle delle 00.10). Lo ha deciso - alla faccia del federalismo - la dirigenza della Rai senza alcuna spiegazione, senza confronto con il sindacato e senza alcun preavviso ai telespettatori.
Dopo le proteste delle sedi regionali, il Cda ha proposto di trasferire i Tg regionali della notte su Rainews, canale che secondo gli annunci dovrebbe diventare il canale di punta all news della Rai che, fino ad oggi, non è visibile neanche in tutto il territorio nazionale.
I giornalisti della Tgr e della Rai contestano questa decisione e l’Usigrai ha minacciato una giornata di sciopero.
Riporto di seguito i comunicati del Comitati di Redazione e dell’Usigrai sulla vicenda, nell’ordine in cui sono stati pubblicati.
Comunicato Cdr di Cagliari
Cari colleghi, prendiamo atto che sulla terza edizione del telegiornale regionale non ci sono ancora comunicazioni ufficiali. Sapere pero’ che è sparita dai palinsesti è sufficiente: l’azienda ha deciso di cancellarla. Il cdr di Cagliari ritiene che non si possa far passare altro tempo senza reagire.
La risposta delle redazioni, del coordinamento dei cdr e dell’esecutivo dev’essere la piu’ forte possibile e coinvolgere gli utenti, la politica, la societa’ civile. Chiudere le edizioni alle 20 e’ una scelta suicida. Percio’ pensiamo che contestualmente alla ripresa del confronto con la testata e l’azienda per la verifica di organici e mezzi debba ricominciare la mobilitazione in difesa degli attuali spazi e la battaglia per riavere una collocazione adeguata,almeno prima della mezzanotte.
Quanto all’ipotesi ventilata di un passaggio sul canale digitale Rai news potrebbe essere un’idea soltanto dopo il completamento dello switch-off in tutte le regioni e nell’ambito di un progetto editoriale credibile.
Dobbiamo poi fare in modo che i contratti per Buongiorno Regione siano firmati prima della partenza della nuova stagione, e ricordare alla testata e all’azienda che Buongiorno Italia era un progetto sperimentale da sottoporre perciò al confronto prima di un’eventuale ripresa.
Comunicato del coordinamento dei Cdr della Tgr
Cari colleghi, condividendo le vostre preoccupazioni sull’ipotesi di cancellazione della Terza edizione del Tg, vi comunichiamo che da ieri sono in corso riunioni in azienda proprio su questo argomento. Ciò su sollecitazione del segretario Usigrai che ha espresso all’azienda la ferma contrarietà delle redazioni a qualunque ipotesi di ridimensionamento della informazione regionale. In attesa degli esiti di questi incontri abbiamo scelto di non intervenire ufficialmente con comunicati. Sarà nostra cura informarvi prontamente sull’esito delle trattative. Resta inteso che se non ci dovessero essere proposte convincenti saremmo pronti ad adottare qualunque iniziativa sindacale per evitare lo smantellamento della tgr. Per mercoledì prossimo è comunque già fissata una prima riunione tra Rai e Usigrai per discutere i palinsesti autunnali. Se le trattative non dovessero portare ad alcun esito, chiederemo di arrivare a questa riunione con una procedura di conciliazione già aperta in vista di un eventuale sciopero.
Comunicato del segretario dell’Usigrai Carlo Verna
Cari Colleghi, in queste ore ci sono febbrili consultazioni e divergenti opinioni in Azienda sulla questione della terza edizione. Un incontro con l’Usigrai è fissato per mercoledì 8 settembre ma sviluppi potrebbero essercene anche nelle prossime ore. Ove ci fosse chiusura da parte dell’Azienda avvierei anticipando l’assemblea dei Comitati di Redazione , la procedura per lo sciopero. Resta inteso che si tratterebbe di un atto indispensabile e tuttavia non vincolante per l’assemblea che sarà convocata all’esito delle comunicazioni aziendali.
Comunicato del Cdr di Campobasso
Siamo estremamente preoccupati per la conferma della chiusura della terza edizione del telegiornale regionale. La scelta, a nostro parere, impoverisce ulteriormente l’offerta informativa della Rai. Essere costretti a chiudere le redazioni alle 20, sicuramente, non è una decisione editoriale strategica, così come non ci sembra opportuno trasferire la terza edizione sul canale digitale di Rai News in assenza di un progetto editoriale serio e possibilmente condiviso. L’idea potrebe essere ripresa solo dopo il completamento dello switch-off.
Siamo convinti che una risposta forte dell’Usigrai, del coordinamento dei cdr, dei cdr, unitamente agli altri sindacati aziendali, possa fare recedere l’azienda da questa inaccetabile decisione.
Comunicato del Cdr di Roma
Il Cdr del Tg Lazio esprime la sua netta contrarietà all’ipotesi di soppressione della terza edizione del Tgr.
Quale obiettivo si intende perseguire cancellando dal palinsesto un Tg che dura appena quattro minuti? Quale importante programma andrà ad occupare quello spazio?
Ci viene il sospetto che, come avvenuto già tre anni fa, l’obiettivo di questa operazione sia la cancellazione progressiva degli spazi informativi regionali. All’epoca il tentativo fu respinto dal Direttore Angela Buttiglione, che riuscì a tenere in vita la terza edizione (pur se ridotta da sette a quattro minuti).
Oggi ci aspettiamo una risposta altrettanto netta e decisa da parte della Direzione della Tgr.
Da parte nostra non c’è una chiusura pregiudiziale rispetto a ipotesi di soppressioni e spostamenti su altre reti dei Tg, ma siamo disposti a discuterne – come chiediamo da tempo – solo nel quadro di un progetto complessivo di rilancio dell’informazione.
Per noi sono altre le priorità della Tgr:
- l’avvio del processo di digitalizzazione;
- la dotazione di strumentazioni tecniche moderne;
- la copertura di tutto il territorio nazionale del segnale digitale terrestre;
- la ridefinizione degli organici delle redazioni regionali, a fronte dell’ipotesi di avvio di una nuova produzione (Buongiorno Italia) che – va ricordato con forza – a maggio di quest’anno è stata realizzata in via sperimentale, a costo zero, con il preciso impegno da parte dell’azienda e della testata di ridiscutere il progetto prima dell’avvio;
- le risorse da destinare a Buongiorno Regione, in attesa della selezione.
Senza affrontare questi temi, la soppressione della terza edizione dei Tg Regionali diventa solamente un modo per indebolire una testata che – nel panorama dell’informazione italiana – rappresenta una specificità della Rai, rispetto alla concorrenza.
Auspichiamo, dunque, che l’Usigrai continui ad opporsi con fermezza a qualsiasi piano di ridimensionamento della Tgr e che costringa l’azienda a confrontarsi una volta per tutte su un piano industriale che fino ad oggi rimane vago e indefinito.
Comunicato Cdr di Milano
Anche il CdR di Milano non puo’ che essere fortemente preoccupato per il futuro delle nostre redazioni e della Tgr nel suo complesso. Le “voci” ci preoccupano tanto quanto quello che dicono.
Riteniamo stupefacente infatti che, a ridosso dell’avvio dei palinsesti, non ci siano comunicazioni ufficiali: solo “voci”.
Un chiacchiericcio che sembra ben poco consono alla gravita’ delle tante questioni aperte che attendono risposte
Terza edizione del Tg: vogliamo davvero chiudere la bottega dell’informazione regionale alle 20? Oppure trasferirla su Rai News che in alcune regioni non si vede?
E la terza edizione del Gazzettino E “Buongiorno Europa”, prima e storica finestra sul continente della redazione milanese?
Non meno cruciali sono le risposte che attendiamo sugli organici di “Buongiorno Regione” e “Buongiorno Europa”, quest’ultima, lo ribadiamo anche noi con forza, realizzata in via sperimentale.
E sempre in tema di organici, ricordiamo che Milano e’ sotto di tre unita’.
Ultima, ma non meno importante, la questione tecnica, legata a macchine ormai da buttare, in attesa di una digitalizzazione che sembra non cominciare mai.
Comunicato del Cdr di Pescara
Lo spostamento della terza edizione alle 22.30 significherebbe di fatto l’oscuramento e la collocazione in clandestinita’ di un segmento del palinsesto della Tgr cui non si puo’ rinunciare.E che sta avvenendo,cosa non meno grave,al di fuori di un tavolo di confronto preventivo tra azienda, testata e sindacato.Chiediamo all’Esecutivo un immediato intervento per bloccare questo colpo di mano contro l’informazione regionale.
Comunicato dell’esecutivo nazionale Usigrai
Da lunedì 13, con la partenza dei nuovi palinsesti, scompare la terza edizione dei telegiornali regionali.
E’ questo il segnale più grande della riduzione degli spazi informativi nel servizio pubblico: l’informazione regionale chiude alle 20, il Tg1 perde l’edizione della mezza sera, il Tg2 avrà 80 minuti in meno a settimana, mentre Rai News, ancora attende un rilancio più volte annunciato.
Una perdita secca per i telespettatori e un ridimensionamento del servizio pubblico.
Di fronte a questa situazione l’Usigrai ha annunciato uno sciopero di tutte le redazioni regionali e la convocazione dell’assemblea nazionale dei Comitati di Redazione.
Inaccettabile è il metodo dell’azienda che, da un lato, ha presentato un piano industriale definito dallo stesso direttore generale un “cantiere aperto”, sul quale però mai ci siamo confrontati; dall’altro prende singole decisioni al di fuori di un disegno complessivo sull’informazione.
L’Usigrai da tempo chiede un confronto serio per affrontare anche i gravi problemi di bilancio della Rai. Il direttore generale Masi ci dimostri con un segnale forte di essere in grado di governare la piu’ importante azienda culturale del Paese.
Non vogliamo una Rai che navighi a vista. Chiediamo un progetto organico e serio, in grado di dare un futuro alla Rai.
Comunicato del coordinamento dei Cdr della Tgr
Prima il ridimensionamento ora la proposta di sfratto immediatamente esecutivo di un Tg dalla terza Rete.
La compressione, nella passata stagione, di rubriche storiche della Tgr ( Est Ovest e Levante) e la fusione di altre (I nostri soldi e Tgr Agricoltura) hanno configurato già un pesante impoverimento del servizio pubblico sul territorio.
La cancellazione della terza edizione della Tgr e, dopo la protesta dell’Usigrai, l’ipotesi di trasferimento della stessa sul canale digitale di Rainews configura un ulteriore danno.
I giornalisti della Tgr sono pronti ad accettare qualunque nuova sfida, purchè il canale digitale sia visibile su tutto il territorio nazionale – non, come ora, a macchia di leopardo – e dopo la presentazione di un progetto complessivo sull’informazione regionale.
Invece la Rai decide di trasferire la terza edizione su Rainews in tutta fretta senza un adeguato preavviso ai telespettatori. In pratica uno sfratto dalla Terza Rete, alla quale la Tgr ha dato e continua a dare un significativo contributo in termini di share. Inoltre è confermata la cancellazione di Neapolis e Buongiorno Europa, altre due rubriche storiche della Tgr, e del canale Rai Med.
Tutto questo avviene dopo che il Direttore Generale della Rai si era impegnato a non toccare alcuno spazio informativo senza preventivo confronto con il sindacato affermando, a supporto, che l’approvazione dei palinsesti da parte del C.d.A. era solo l’apertura di un “cantiere” nel quale ogni decisione non sarebbe stata comunque definitiva.
Chiediamo infine alla Direzione della Tgr di farci sapere cosa intenda fare per difendere il ruolo, la qualità e gli spazi dell’informazione regionale e per rimanere in linea con un piano editoriale, approvato neanche un anno fa, e sulla base delle decisioni aziendali, profondamente snaturato.
Comunicato del Cdr di Aosta
Anche la redazione di Aosta esprime forte preoccupazione per l’ipotesi sempre più concreta di soppressione della terza edizione del tg regionale. Non si può immaginare di bloccare l’attività redazionale alle 20 per riprenderla il mattino successivo: sarebbe come rinunciare per 8 ore al giorno alla funzione di servizio pubblico che l’informazione regionale svolge. La soluzione, peraltro comunicata con ritardo, di trasferire la terza edizione sul canale all news pare assai raffazzonata, soprattutto se si considera che non tutte le regioni sono digitalizzate: avremo cittadini e redazioni di serie A con diritto ad un’informazione completa e cittadini e redazioni di serie B, con informazione ridotta? Il tutto a fronte di un risparmio scarsamente significativo per l’azienda che però rischierebbe di dare adito a ulteriori riduzioni in un organico che per quanto ci riguarda è già ampiamente al disotto del minimo tollerabile. Una situazione decisamente inaccettabile a pochi giorni dalla ripresa dei palinsesti autunnali, che ci vede come sempre pronti ad affrontare gli impegni, nonostante siano diventati sempre più gravosi per le redazioni,senza alcuna indicazione certa sui contenuti, o sull’indirizzo editoriale che la testata si propone di seguire. Ci associamo quindi alle iniziative di protesta e di lotta che verranno intraprese dall’Usigrai per dire un no deciso al taglio della terza edizione e delle rubriche. All’azienda chiediamo di lasciarci continuare a svolgere il nostro lavoro.
Comunicato del Cdr di Milano
Quale progetto editoriale, quale obiettivo, quale logica si celano dietro l’idea di trasferire la terza edizione dei TG regionali su Rainews?
Forse solo l’intento di smontare un pezzo alla volta, anziché rilanciare, l’informazione regionale, come lascia pensare la cancellazione di alcune rubriche e l’accorpamento di altre.
Oppure dietro tutto cio’ non c’e’ nessun intento, nessun obiettivo, nessun progetto editoriale?
Spostare la terza edizione su un canale che in molte regioni non si vede è una beffa nei confronti degli spettatori, una mancanza di rispetto nei confronti di chi a quell’edizione lavora, un danno per il servizio pubblico.
Come CdR di Milano ci sarebbe piaciuto che la Direzione di testata e il Sindacato avessero discusso e fatto chiarezza sulla situazione qualche tempo fa, non a ridosso della partenza dei palinsesti. Con un confronto preventivo serio e non “last minute”.
E come CdR della redazione di Milano non accetteremo in silenzio spostamenti di canali o cancellazioni di rubriche, come la storica “Buongiorno Europa”.
Comunicato del Cdr di Torino
L’assemblea di redazione della Tgr del Piemonte, all’unanimità, esprime la sua totale contrarietà allo spostamento della terza edizione del Tg regionale su Rai News24 a partire da lunedì 13 settembre, dunque senza neppure una settimana di preavviso. Uno sfratto esecutivo dalla rete, nata nel 1975 con legge dello Stato, in realtà proprio per dare corpo e voce all’informazione regionale.
La disapprovazione per queste scelte aziendali è tale da indurre molti colleghi a dichiarare di non essere disponibili ad andare in onda in questa nuova collocazione, che penalizza sia chi realizza il prodotto sia gli spettatori, che da lunedì in quasi tutte le regioni si troveranno privati di uno spazio informativo del servizio pubblico.
L’assemblea non comprende quali reali motivi abbiano indotto l’azienda a prendere questa decisione, che non contribuisce a contenere i costi, ma che interviene dopo la cancellazione, l’accorpamento e la riduzione del budget di molte rubriche, nonostante la TGR sia in termini di ascolti, seconda solo al Tg1.
Soprattutto ci rammarichiamo del fatto che si è consolidata negli ultimi tempi una prassi aziendale, basata su decisioni repentine, adottate senza confronto e progettualità. Ricordando che il piano editoriale da noi approvato non contiene nessuna delle produzioni che ci sono state imposte, l’assemblea chiama tutti i colleghi ad esprimere concreta solidarietà alle redazioni che di fatto da lunedì chiuderanno l’informazione regionale alle 19,58 e chiede in nome dell’unicità della testata diffusa sul territorio nazionale di non andare in onda sul canale digitale con la terza edizione, quantomeno fino a quando tutte le sedi avranno identiche opportunità.
Naturalmente, diamo mandato all’esecutivo dell’Usigrai di intraprendere tutte le iniziative necessarie a sostegno di queste richieste.
Comunicato del Cdr di Bolzano
Secondo il Cdr di Bolzano, l’ipotesi di spostare la terza edizione del tg regionale su Rainews24 appare del tutto priva di una logica che non sia quella di prendere in giro redazioni e pubblico.
Infatti è impossibile per qualunque persona di buon senso non notare che:
- vista l’attuale diffusione del digitale terrestre, il tg regionale non potrebbe essere visto nella maggioranza delle regioni;
- anche nelle regioni servite dal digitale terrestre, andare in onda su Rainews 24 richiederebbe per ogni sede Rai un adeguamento tecnico che nessuno ha ancora realizzato;
- tutti i disagi legati al trasferimento dell’edizione notturna da Rai3 a Rainews 24 non verrebbero nemmeno controbilanciati da una collocazione oraria più vantaggiosa rispetto all’attuale.
Se invece la decisione presuppone la volontà dell’azienda di trasferire tutta l’informazione regionale all’interno di un canale all news, lo si dica chiaramente, presentando un progetto non improvvisato e discutendone preventivamente col sindacato.
Per quanto riguarda nello specifico Bolzano, aggiungiamo che – in base allo Statuto d’autonomia – cancellare un appuntamento informativo dalla terza rete per spostarlo altrove richiederebbe la preventiva consultazione della Provincia autonoma. Inoltre, visto che in Alto Adige vanno in onda sulla terza rete anche i tg in lingua tedesca e ladina, risulterebbe compromessa l’idea di un unico canale informativo trilingue per tutti gruppi etnico-linguistici della Provincia.
Naturalmente, il Cdr di Bolzano ritiene ancora più negativa l’ipotesi di una cancellazione tout court della terza edizione. Siamo infatti del tutto contrari a ogni impoverimento dell’offerta informativa regionale, fra l’altro in contraddizione con quanto invece si sta facendo nella fascia mattutina. Auspichiamo che anche il Direttore della Tgr intervenga presso i vertici aziendali per difendere la propria testata.
Se l’azienda ritiene davvero che un tg regionale costituisca soltanto un’intrusione sgradita nel regolare palinsesto della terza rete, noi rispondiamo che, al contrario, l’informazione locale non fa altro che connotare la specificità della Rai come servizio pubblico.
Se poi ci si illude di riuscire in questo modo a risparmiare qualche soldo, si tenga presente che il risparmio di personale sarebbe minimo o addirittura nullo. E’ infatti impensabile sguarnire le redazioni dopo le ore 20. Non solo perché ridurrebbe la nostra capacità di coprire adeguatamente le notizie e di svolgere anche funzione di agenzia per i tg nazionali, ma anche perché vorrebbe dire ignorare il lavoro che va fatto per impostare e preparare Buongiorno Italia e Buongiorno regione.
Infine, una considerazione generale: non ci si può ridurre a discutere tutto questo all’ultimo momento. Il servizio pubblico non può andare in ferie. Se sono stati i vertici aziendali a ritardare il confronto per metterci di fronte al fatto compiuto, occorre che il sindacato risponda con tutti gli strumenti a sua disposizione.
Comunicato del Cdr di Rainews
Lo spostamento di una edizione dei tg regionali su Rainews dimostra ancora una volta l’improvvisazione con cui si muove la direzione generale della Rai e la scarsa considerazione verso gli utenti del servizio pubblico radiotelevisivo. Senza un progetto, senza una vera sinergia tra Rainews e la TGR, una edizione del Tg regionale trasmessa su Rainews appare solo una operazione vuota di contenuti e che risponde a logiche che nulla hanno a che fare con rilancio che da oltre un anno e mezzo attendiamo per il canale all-news della Rai. La nuova stagione televisiva sta iniziando e mentre tutti si organizzano noi siamo ancora senza risposte sulle risorse e i mezzi coi i quali affrontare l’agguerrita concorrenza. Condividiamo dunque la preoccupazione espressa dai colleghi delle sedi regionali e dall’Usigrai nei confronti di quello che appare più uno “sfratto esecutivo” da Raitre che un possibile sviluppo di opportunità e spazi per Rainews, per le sedi regionali, e per la Rai nel suo complesso.
Il comunicato della Federazione Nazionale della Stampa Italiana sullo sciopero dei giornalisti del 9 luglio (con una stringata rassegna stampa internazionale sulla protesta contro la "legge bavaglio"):
La straordinaria adesione, ben oltre il 90 per cento, allo sciopero indetto dalla Fnsi ha dimostrato che c’è un problema enorme posto dal ddl, fatto di censura preventiva attraverso carcere per i giornalisti e pesanti multe per gli editori, che va ben oltre qualsiasi considerazione di natura corporativa. Pochissimi giornali erano in edicola ieri ma tutti, nei loro commenti sulle motivazioni dello sciopero, hanno ammesso che il testo di legge Alfano è sbagliato.
Le ragioni del no al ddl risultano, dunque, unificanti per la professione giornalistica e assai allarmanti per i cittadini, che hanno mostrato sensibilità e indignazione nelle tante manifestazioni fin qui svolte in tutta Italia e all’estero. Tutto ciò sia nei comportamenti collettivi di ieri davanti alle edicole, quasi vuote dei giornali, sia davanti ai silenzio delle tv, radio e per la prima volta della rete web.
Una giornata straordinaria di protesta che per il sindacato dei giornalisti significa lo sciopero più partecipato degli ultimi quindici anni. Basti pensare ai tanti giornali che, in occasione di altri scioperi non hanno mai perso l’occasione di porsi contro il sindacato ed andare in edicola. Pure l’adesione di tutta l’emittenza radiotelevisiva, anche di quella dove era più complicato organizzare la pratica dello sciopero, è stata eccezionale. L’adesione inoltre dei new media, il mancato aggiornamento dei siti, e la partecipazione corale dei colleghi dei periodici (che non potevano impedire l’uscita delle riviste in un solo giorno) sono stati la testimonianza di una rigorosa protesta civile e morale.
Non è sfuggita la novità della giornata di ieri agli osservatori di tutto il mondo, che hanno considerato il silenzio di ieri una delle principali notizie dell’informazione mondiale: innumerevoli gli approfondimenti chiesti direttamente alla Fnsi da primarie testate della Francia, della Germania, del Canada, dell’Argentina, degli Usa, della Colombia, della Corea del Sud, dell’Australia, del Venezuela, della Gran Bretagna, del Belgio. Totale la solidarietà della Federazione mondiale (Ifj) e di quella europea dei giornalisti (Efj).
Ora il Governo e il Parlamento italiani non possono sottrarsi, dunque, all’ascolto delle ragioni della protesta e di tanta attenzione internazionale, senza esporre il Paese ad altre brutte figure. I cittadini italiani intanto, anche chi non è solito informarsi con i giornali ma solo con la tv, con la giornata del silenzio di ieri sicuramente oggi ne sanno di più su un ddl del Governo che vuole circoscrivere e limitare il loro diritto a sapere e a conoscere fatti importanti per la vita individuale e comunitaria connessi alle inchieste giudiziarie.
La Fnsi dopo lo sciopero resta impegnata nella sua iniziativa incessante per fare arretrare la legge del silenzio di Stato e del bavaglio, pronta a ricorrere alla Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo se la legge dovesse essere approvata così com’è. E da oggi anche tutti coloro che hanno eccepito sul metodo della protesta potranno con il sindacato dei giornalisti irrobustire, di proposta e di iniziativa, la protesta che deve continuare e deve proseguire, non mancando ogni giorno di far conoscere e comprendere problemi e dubbi su questa legge.
La Fnsi è già in campo per nuove iniziative clamorose, se necessarie, possibilmente con gli editori che hanno condiviso le ragioni della protesta.
E questo che segue è il giornalismo che ci piace…. è la stampa bellezza!
Oggi l’Italia sta vivendo uno dei momenti più bui per la libertà di stampa e quindi anche per la democrazia.
Con il voto di fiducia del Senato sul disegno di legge sulle intercettazioni e sulla cronaca giudiziaria, il bavaglio all’informazione si avvia a diventare legge.
Con la nuova norma i cittadini non potranno più essere informati su ciò che accade nel Paese: niente più notizie su scandali, violazioni, abusi, stragi, truffe. La scure del silenzio di Stato cala sull’Italia.
I giornalisti della Rai avevano chiesto con forza al Senato di fermarsi, di non approvare una legge liberticida. Così non è stato.
L’Usigrai denuncia questo attacco al diritto-dovere dei giornalisti a informare, e al diritto dei cittadini a essere informati.
Siamo e saremo con la Federazione Nazionale della Stampa per ogni iniziativa di lotta, di testimonianza della verità dei fatti.
Ora il nostro appello è rivolto alla Camera e ai deputati: ripensateci!
Conosco un giornalista che ha deciso di iscriversi al sindacato mentre erano in corso le elezioni dei delegati al congresso Usigrai. Ma la sua adesione "era essenzialmente mirata al voto". Dopo aver depositato la scheda nell’urna ha ritirato la sua iscrizione.

Ho scoperto che c’è un altro giornalista che si è candidato alle elezioni regionali e contemporaneamente si è candidato per essere delegato al congresso Usigrai, "per difendere l’autonomia dei giornalisti dalla politica".
C’è poi quella giornalista che per accertare la correttezza delle notizie scritte da un collega telefona in Campidoglio e chiede "questo ha scritto che ha fatto tutto la Regione, mica sarà vero"? E poi, dopo aver "verificato le fonti", censura il pezzo.
Ma ho conosciuto anche un giornalista precario al quale è stato chiesto di firmare una lettera di solidarietà con un direttore, talmente fazioso che è stato messo sotto inchiesta da una Procura della Repubblica. Quel giornalista precario non ha firmato.
Credevo fosse un capitolo chiuso, ma sono tanti i motivi che mi hanno spinto a tornare all’impegno sindacale: ricomincio dal congresso.
Intanto mi guardo altri giornalisti.
Non so se c’è ancora qualcuno che viene a leggere questo blog, praticamente abbandonato da un anno.
Il tempo a disposizione è sempre meno e poi trovo sempre più difficile credere che a qualcuno possano interessare le cose che scrivo qui.
In ogni caso, in questi due giorni mi sono piovute addosso due notizie che mi hanno reso felice e mi hanno spinto a tornare da queste parti.
La prima notizia riguarda la scoperta del tesoro segreto di Calisto Tanzi.
La seconda, è la condanna del Ministero della Difesa Italiano a risarcire i familiari di un militare sardo, probabilmente morto perché contaminato dall’uranio impoverito.
Due notizie diverse che hanno un punto di partenza comune: l’inchiesta di un giornalista.
Un giornalista della Rai, Sigfrido Ranucci.
Fu lui che dal 2003 - con una serie di inchieste realizzate per Rainews24 - iniziò a rompere il silenzio sulle tante malattie e morti sospette, che potevano essere collegate all’impiego di ordigni all’uranio impoverito, durante le guerre in Bosnia e in Iraq.
E sempre Sigfrido - stavolta per Report, programma di cui è autore insieme a Milena Gabanelli - ha ipotizzato l’esistenza di un tesoro nascosto dall’uomo che ha portato al fallimento la Parmalat. Il tesoro c’era e la Procura di Parma lo ha trovato.
Perché mi hanno reso felice queste notizie?
Perché ogni tanto ho bisogno di sapere che ha ancora senso fare il giornalista.
Documento approvato all’unanimità dall’assemblea nazionale dei Comitati di redazione delle testate Rai.
"Siamo tutti Tg1, siamo tutti, noi giornalisti della Rai, contro le scelte editoriali di chi occulta le notizie e rende agli italiani un pessimo servizio pubblico radiotelevisivo.
L’assemblea nazionale dei Comitati di Redazione chiede alla Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai di convocare il neo direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Comprenda, Minzolini, qual è il compito del direttore di una testata del Servizio Pubblico, tenuta a raccontare e rappresentare - con tutti i punti di vista - i fatti che hanno rilevanza nella vita del Paese.
Un impegno che mai può venir meno. Mai può ci si può permettere di tacere notizie o impedire una loro corretta e completa lettura.
Lo stesso vale anche per il Tg2 - responsabile di analoghe omissioni - per ogni testata nazionale Rai, radiofonica o televisiva, e per tutte le redazioni regionali.
Vale per tutti i giornalisti del servizio pubblico, anche per quelli che - come probabilmente sta accadendo ad Augusto Minzolini - ancora non si sono resi conto del ruolo che ricoprono e dell’impegno che devono assumere di fronte a chi paga il canone.
Si legano i temi delle notizie omesse in questi giorni dal direttore del Tg1 a quelli del Ddl Alfano sulle intercettazioni che, dopo il voto di fiducia raccolto alla Camera, si appresta ad approdare in Senato.
L’Assemblea dei Cdr Rai da mandato all’Esecutivo Usigrai di attuare tutte le forme di mobilitazione necessarie".
Da bambino in casa ascoltavo spesso questa canzone, ovviamente senza capirne il senso.
Ma mi attirava questa voce profonda, decisa, fiera.
Poi mio padre mi spiegò che parlava di un operaio che si vergognava di dire al figlio che era stato licenziato, perchè aveva scioperato.
Soltanto alla fine del racconto si convince e dice alla moglie di richiamare il bambino:
"O cara moglie io prima ho sbagliato,
di’ a mio figlio che venga a sentire
che ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà".
Oggi quella voce profonda, decisa e fiera - quella di Ivan Della Mea - si è spenta.
E forse si è spenta per sempre anche quella politica che era animata da valori, ideali di giustizia, libertà.
Da persone che arrivavano a rischiare il posto di lavoro, o la vita, perché tutti avessero pari diritti, pari opportunità.
Probabilmente la mia è solo retorica.
Ma ogni tanto preferisco ricordare a me stesso che ci potrebbe ancora essere una speranza.
Ho trovato questa notizia in rete e la riporto, così com’è, sapendo che ormai certe cose non fanno un grande effetto.
A me che faccio il giornalista, però, il rapporto annuale di Freedom House sulla libertà di stampa qualche preoccupazione la suscita.
Il nostro Paese, secondo lo studio dell’organizzazione non profit statunitense, è scivolato nella fascia degli Stati "Partly Free", per questi motivi:
Italy slipped back into the Partly Free range thanks to the increased use of courts and libel laws to limit free speech, heightened physical and extralegal intimidation by both organized crime and far-right groups, and concerns over media ownership and influence. The return of media magnate Silvio Berlusconi to the premiership reawakened fears about the concentration of state-owned and private outlets under a single leader.
Ovvero: L’Italia è scivolata nell’area dei Parzialmente Liberi grazie all’uso accresciuto delle corti di giustiza e di leggi contro la diffamazione per limitare la libera espressione, all’aumentata intimidazione di tipo fisico ed extralegale da parte della criminalità organizzata e di gruppi di estrema destra e a preoccupazioni relative alla proprietà dei media. Il ritorno del magnate dei media Silvio Berlusconi al governo ha risvegliato timori sulla concentrazione dei mezzi privati e posseduti dallo stato sotto il controllo di un unico leader.
La traduzione è di Sandro Brusco che sul blog Noise From America ha analizzato l’intero rapporto (spiegando con chiarezza anche il metodo seguito nella ricerca) e sviluppato una interessante discussione nei commenti.
Quella che segue è la mappa della libertà di stampa del 2009. In Europa, peggio di noi c’è solo la Turchia.
Nel 1974 De Andrè raccontava come si poteva "morire per delle idee".
Oggi dobbiamo raccontare come si muore per un parcheggio.
Come passa il tempo.
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